FINO
ALL'ULTIMO RESPIRO di Jean-Luc Godard

A
bout de souffle, Francia 1960 - Regia di Jean-Luc Godard Interpreti
e personaggi: Jean-Paul Belmondo (Michel Poiccard/Laszlo Kovacs), Jean
Seberg (Patricia Franchini), Daniel Boulanger (ispettore di polizia),
Jean-Pierre Melville (Parvulesco), Liliane \Robin (Minouche) Soggetto:
François Truffaut Sceneggiatura: Jean-Luc Godard Fotografia: Raoul Coutard
Montaggio: Cécile Decugis e Lila Herman Musica: Martial Solal e Mozart
Produzione: Georges de Beauregard per la Société Nouvelle de Cinéma
Durata: 87'
Burrascosa
storia d'amore fra un impenitente ladro di automobili, omicida di un
poliziotto e una giovane studentessa americana incontrata in Costa Azzurra,
che lavora per l'Herald Tribune. I due vivono la loro breve avventura
a Parigi, fino a che lei si stufa e lo denuncia. A distanza di anni,
una delle più belle opere di Godard, mantiene ancora intatto il suo
fascino originale. Il film-manifesto della Nouvelle Vague racchiude
i tratti caratteristici del rivoluzionario movimento cinematografico
inaugurato dai giovani redattori dei Cahiers du cinema intorno ai primi
anni '60: budget ridotto, tempi ristretti di lavorazione, recitazione
semi improvvisata, riprese in esterni, ritmo veloce. Con Godard il cinema
incrina finalmente i tradizionali moduli visivi e inventa un linguaggio
nuovo, in aperta rottura con il cinema classico hollywoodiano, costruito
sulle esigenze della storia narrata. Qui l'azione è funzionale ai personaggi
e ai loro slanci, il montaggio (che è, come dice lo stesso Godard, ciò
che distingue il cinema dalle altre forme artistiche) diventa serrato
e sconnesso, i movimenti frenetici; gli attori puntano lo sguardo in
macchina e viene ripristinato il mascherino a iris in uso nel cinema
muto, contro ogni convenzione stilistica basata sull'illusione cinematografica.
A bout de souffle vinse il premio Jean Vigo, oltre a quello per la miglior
regia al Festival di Berlino ed ebbe un grandissimo successo di pubblico
e di critica. Il soggetto originale era di Truffaut e venne ceduto a
Cannes nel 1959, dove il regista presentava Les 400 coups, l'altro film-culto
della Nouvelle Vague. Godard era l'unico fra i giovani critici dei Cahiers
a non aver ancora esordito nel lungometraggio: interpreterà la storia
a modo suo, aggiungendo una serie di riferimenti cinefili, da Bogart
a Lang e costruendo la trama sui canoni dei noir- poilizieschi di serie
B. Belmondo, nella parte del criminale nevrotico e umorale, è in stato
di grazia.