BRUCE SPRINGSTEEN

The rising


Tom Joad cammina incredulo tra le macerie delle Twin Towers e tenta di capire.
Ma non aspettatevi inni alla vendetta contro Bin Laden o ballate pacifiste. Springsteen ha lo sguardo, ingenuo e sincero, di un americano di provincia che crede che Seattle sia solo una cittadina a nord della costa orientale.
Tuttavia questo bifolco dal cuore tenero e gli stivaloni da cow boy prova a ragionare, con la chitarra in mano (e in un brano, Worlds Apart dialoga con un coro pakistano).
Ne viene fuori un'America piena di macerie, anche senza attentatori islamici (My city of ruins è stata scritta prima dell'11 settembre).
'The rising' è un disco con molte contraddizioni (per quanto l'invito alla 'resurrezione' della title track sia da leggere in funzione antiBush, suona un tantinello retorico) ma suonato coi controcoglioni, che chiunque abbia a cuore lo stato della musica 'rock' in tempi di campionatori e suonerie da cellulare in hit parade farebbe bene ad ascoltare.
Il professore sale in cattedra.
E noi, che siamo semprte stati seduti negli ultimi banchi dell'aula del rock'n'roll a lanciargli le palline di carta, dobbiamo ammettere che le sue lezioni ci piacciono.
Tanto di cappello.

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