Inizia il percorso del Roma Social Forum

06.09.2001 Non è bastata la sala della Promoteca del Campidoglio, a contenere le più di 2000 persone che hanno partecipato, ieri pomeriggio, all'assemblea che ha iniziato il percorso del Roma Social Forum. Oltre cento hanno aderito, e numerosi sono stati gli interventi da parte dei più disparati segmenti del "fare società" romano: solo l'idiota malafede di molti giornalisti può parlare di "spaccature nel movimento". "A pensare a quanti siamo viene il mal di testa", ironizza Piero Bernocchi dei Cobas, "No il mal di cuore", lo corregge Peppe Mariani a nome dei Verdi. A introdurre è stato Guido per R.A.G.E., la Rete AntiGlobalizzazione Economica che in un certo senso del Roma Social Forum è stata l'anticipazione per numero di adesioni ma anche per il metodo collettivo e plurale. E infatti ha precisato che non esiste una struttura predeterminata, un programma d'intervento, perche il forum sociale è un'esperienza in itinere che cammina domandando(si), che non nasce solo per organizzare la manifestazione del 10 novembre (che comunque ci sarà, così come si andrà a Napoli perchè nessun movimento può accettare diktat, come è stato sottolineato da tutti gli interventi) ma per riprodurre percorsi di autogoverno, di disobbedienza all’impero del mercato, di costruzione di un altro mondo, qui ed ora. Giancarlo Onorati, portavoce di Crocevia, che sta organizzando con centinaia di ONG e associazioni contadine di tutto il mondo l'appuntamento tematico che si terrà in contemporanea con il vertice FAO di novembre, ha dato la sua piena adesione. Molto importante l'adesione della FIOM di Roma, che ha ricordato le passate spaccature tra il mondo del sindacalismo confederale e il mondo dell'autorganizzazione come un momento da superare, un errore da non commettere più attraverso l'orizzonte comune della contestazione al neoliberismo. Gli ha fatto eco la corrente "Lavoro e società-cambiare rotta" della CGIL, aggiungendo che i divieti di manifestare sono un attacco anche alle possibilità di conflittualità sociale che si aprono in autunno. "Sarebbe uno sbocco naturale del nostro movimento lottare contro la privatizzazione della scuola che vuole portare avanti la Moratti", ha infatti detto Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas Scuola, ponendo l'accento sull'importanza di un fenomeno che non è analizzabile in base alle esperienze precedenti ("non è il '68, non è il '77: è un percorso inedito, e chi vuole trovare la violenza vada a cercarla dai sadici che stavano a Bolzanet, che hanno fatto irruzione alla Diaz, che hanno aggredito i cortei di Genova"). "Rivendichiamo l'importante percorso che ha portato a Genova, che a Roma ha fatto nascere R.A.G.E., che ci porta a confrontarci a rete e a porci come soggetto plurale" ha detto il responsabile romano del'ARCI Giustini, ribadendo una scelt pacifica e non violenta che sta nel codice genetico della sua assoziazione. E poi Patrizia Sentinelli della Federazione romana del PRC ("il movimento non si fa imporre scadenze e metodi di lotta da nessuna repressione"), Franco Russo del Forum Ambientalista (che ha posto l'accento sul'invasione pacifica di Napoli contro la NATO), Vincenzo Miliucci della conferazione Cobas (che ha ricordato "l'esperienza libertaria e comunarda" dell'autogoverno municipale), le Donne in Nero ("a breve ci sarà l'anniversario della strage di Sabra e Chatila: non ci dimentichiamo dell'arroganza militare di Isarele e del suo ruolo di appogio allo scudo stellare di Bush"), Attac Roma, la Rete Lilliput ("non ci dimentichiamo di evidenzire sempre i nostri contenuti"). Uno splendido mosaico di facce, un coro a più voci che non si è lasciato intimorire dalla mastodontica violenza di Genova e dalla spropositatata campagna mediatica contro il diritto al dissenso. Un percorso che orgogliosamente rivendica di essere all'inizio e di non volere farsi incasellare in nessuno schemino precostituito. Una creatura tentacolare e a più teste che raccoglie la sfida, con un occhio a Porto Alegre (e non a caso molti hanno ricordato l’esperienza del bilancio partecipativo, da riprodurre a Roma) e uno alle contraddizioni del locale. E non è che un debutto.