La guerra di Bush al terrorismo fissa gli Zapatisti tra i suoi obiettivi
di John Ross


SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS (9 ottobre) - Gli indigeni se ne stavano raggruppati fuori del negozio di elettrodomestici splendenti nella stretta via principale di questa vecchia città coloniale, attoniti davanti agli schermi televisivi nei quali i jumbo jet si conficcavano nei grattacieli che si sfrantumavano. "Pensavano si trattasse all'inizio di un film" ricorda di quella nera mattina di martedi il giovane commesso, "stavano parlando in lingua Tzotzil e non riuscivo a comprenderli".

Le risposte degli Indigeni agli eventi traumatici, anche per quelli più vicini a casa loro come i sette anni di sollevazione della vasta Armata Maya Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), sono spesso pesantemente velate qui in questo stato del Sud cronicamente impoverito e profondamente indigeno. "Partecipavamo ad un incontro di donne e ci dissero che i Nord Americani erano stati bombardati. All'inizio non capimmo perché sono sempre i Nord Americani a bombardare altra gente" ricorda "Irene", un membro di un collettivo artigiano della municipalità Zapatista autonoma di Aldama, sulle montagne. Nel 1994, durante i primi giorni della campagna militare messicana contro i ribelli Zapatisti, elicotteri costruiti dagli USA sganciarono diverse bombe e caccia di fabbricazione svizzera lanciarono missili americani nei e attorno ai villaggi dei ribelli.
L'11 settembre, quando alcuni uomini di Aldama arrivarono ad Ovantic, il più famoso avamposto dell'EZLN nell' Altos del Chiapas, il ristorante della Comunità era gremito e tutti gli occhi erano incollati all'unico schermo televisivo della città. "Un Compagnero scherzò dicendo che Bush era un 'chichiron' (cotica fritta) ma altri lo zittirono" ricorda "Manuel", "tutti percepirono che molte persone potevano aver perso la vita…"
Per tutte le montagne Maya e la selva del Chiapas, interi villaggi si raccolsero attorno a singoli schermi televisivi illuminati cercando un senso alle inquietanti immagini di quell'11 settembre. In alcuni, specialmente nelle molte comunità evangeliche che punteggiano la zona del conflitto, il Martedi Nero è stato visto come la fine del mondo - sincreticamente, le sacre scritture Maya anticipano la fine di questo mondo - e l'inizio del prossimo - tra il 2010 e il 2012.
In altri villaggi, osservarono gli addetti di un'organizzazione non governativa, l'atteggiamento era più "come si comporteranno ora I pazzi Gringos?". "Andiamo in molte comunità e ci chiedono di portare loro le cassette degli aeroplani" ci riporta Gustavo Castro, capo analista di un gruppo di esperti di San Cristobal, che si firma con le iniziali CIEPAC. " Gli indigeni non sono in grado di localizzare New York su una mappa e non sanno cosa fossero le twin towers ma si rendono conto che qualcosa è cambiato. Stanno assimilando le immagini e le stanno incidendo nella loro mente. Hanno capito che l'impero è vulnerabile, che gli Stati Uniti non sono invincibili. Questo può aiutarli o danneggiarli? Questo è quanto stanno valutando.
Sebbene l'attacco terroristico agli U.S.A. non abbia ancora provocato una risposta del Comando generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, il Subcomandante Marcos e I suoi compagneros sono stati senza dubbio colpiti come il resto del mondo dalle incredibili immagini trasmesse dai loro televisori in bianco e nero alimentate da batterie di automobile l'11 settembre. Riparati nei loro accampamenti di montagna, sopra al paesino dal nome evocativo di La Realidad ("La realtà") giù nella selva Lacandona, i ribelli del Comitato Clandestino Indigeno Rivoluzionario (CCRI) non hanno parlato per cinque mesi, dal 1 Maggio, da quando il congresso Messicano mutilò la legge sui diritti degli Indigeni per la quale avevano a lungo lottato.
Gli Zapatisti sono stati ripetutamente etichettati come terroristi dai Messicani e dalle autorità statunitensi -una recente pagina web della U.S. Drug Enforcement Administration li bolla come tali, allo stesso modo di Diego Fernandez de Cevallos, leader di maggioranza del senato per il partito di estrema destra Azione Nazionale o PAN del presidente Vicente Fox. Il precedente presidente, Ernesto Zedillo, presumeva che l'EZLN fosse un'organizzazione terrorista durante i primi giorni del collasso economico del 1995 ed inviò trentamila soldati nella selva per assicurare i suoi leader alla giustizia. Ci fu una retata di ventuno sostenitori Zapatisti e furono incriminati - "terrorismo" è normalmente accostato a "sedizione", "sovversione" e "cospirazione" nelle documentazioni processuali messicane. Venti dei terroristi accusati sono stati assolti in seguito da tutte le accuse (un militante che confessò di aver abbattuto un palo dell'elettricità con un furgoncino, fu condannato).
Capo dei "terroristas" Zapatisti era Javier Elorriaga che passò quindici mesi dietro le sbarre prima che le accuse si dissolvessero. Dalle maniere gentili, fumatore di pipa, intellettuale di Mexico City, Elorriaga è ancora incredulo sulle accuse di terrorismo: "Non sono un terrorista - l'EZLN è stato storicamente sempre contro il terrorismo…".
Se il terrorismo viene definito come l'uso di violenza mortale contro la popolazione civile con il fine di seminare paura e dubbio su un governo che non può più proteggere I propri cittadini, allora gli Zapatisti sono stati più terrorizzati che terroristi. La famosa sollevazione dei ribelli del 1 gennaio 1994 nelle prime ore dell'accordo di libero commercio nord Americano (North American Free Trade Agreement, NAFTA), era diretta contro le forze militari e di polizia che soppressero i movimenti sociali indigeni per decenni, e non contro i civili - infatti, furono i militari e la polizia che si resero responsabili di quasi tutte le perdite civili durante i 12 giorni di combattimenti. Dopo meno di due settimane di rivolta armata, gli EZLN acconsentirono alla richiesta della società civile di far tacere le loro armi e cominciare un dialogo con il Governo. Poi ci furono pochi incidenti di conflitti armati da quel momento.
Sebbene la guerra di terrorismo e di guerriglia siano divenuti sinonimi nella guerra del presidente USA George Bush contro la prima, non tutti i guerriglieri sono terroristi - e l'EZLN non è né l'uno né l'altro. Militarmente, gli Zapatisti si considerano un esercito che affronta il nemico sul campo di battaglia - l'EZLN rimane in guerra con il governo Messicano. Dalla prima settimana della rivolta del 1994 quando alcuni gruppi dell'estrema sinistra cercarono di mostrare la loro solidarietà facendo saltare in aria banche e parcheggi sotterranei, l'EZLN ha ripetutamente condannato gli attentati come provocazioni che portano solo più repressione contro le loro basi - gli Zapatisti preferiscono la pressione della massa collettiva, anziché atti individuali di terrorismo, come la via più efficace per ottenere cambiamenti sociali.
In un violento scambio di battute nel 1996 con l'Esercito Popolare Rivoluzionario o EPR, un gruppo considerato responsabile di molteplici attentati a imboscate mortali nelle quali dei civili furono uccisi (cinque membri di un gruppo separato sono a tutt'oggi imprigionati per aver fatto saltare in aria delle banche lo scorso agosto), l'ammaliante portavoce dell'EZLN Subcomandante Marcos rifiutò seccamente l'aiuto dell'EPR: " non abbiamo chiesto il vostro aiuto e non vogliamo il vostro aiuto. Abbiamo obiettivi differenti. Stiamo lottando per la democrazia e la giustizia. Se mai arrivaste al potere, combatteremmo anche contro di voi….". Ma più recentemente, l'EZLN ha chiesto all'Esercito Rivoluzionario Popolare l'appoggio della ora moribonda legge sui diritti degli Indigeni.
Da quando quella legge è stata massacrata dal congresso, l'EPR ha ripreso le sue attività in Chiapas ed è considerata responsabile di una serie di attacchi a convogli militari e di polizia tra Puerto Cate e Simijovel nelle montagne - in un terribile attacco, tre veicoli militari sono stati fatti saltare sulla strada.
Oltre a denunciare il terrorismo estremo, l'EZLN condanna il terrorismo di stato - sia quello degli elicotteri dell'esercito messicano forniti dagli USA che bombardano i villaggi indigeni del Chapas, sia quello delle Nazioni Unite che bombardano a tappeto la Serbia. L'EZLN una volta rifiutò di incontrare un alto ufficiale per i diritti umani delle Nazioni Unite per via dell'appoggio delle Nazioni Unite al bombardamento nei Balcani.
Come ad alimentare l'aura di Nostradamus, il Subcomandante Marcos talvolta profetizza una guerra mondalie molto simile a quella che Bush ha pianificato contro il terrorismo internazionale. In un documento ("Sette Pezzi di Neoliberismo", 1997), il Subcomandante descrive la globalizzazione come "la frammentazione dello stato-nazione", da ricomporre più tardi in una coalizione dominata dagli USA "tramite la violenza" - questa "megalopoli del potere" userebbe l'attacco terroristico come pretesto per conquistare il controllo economico del pianeta, uno scenario che richiama in modo inquietante le strategie di Bush nel congresso repubblicano per conquistare con una corsia preferenziale l'autorità di negoziare il trattato di libero commercio delle Americhe (ALCA in Spagnolo) e imporre il NAFTA sul continente intero, come presunto baluardo contro Bin Laden e la sua banda terrorista.
Nonostante la minaccia di una terza guerra mondiale e l'imminente trionfo della globalizzazione collettiva, l'EZLN rimane chiusa in una quiescenza mortale. Sicuramente i terroristi indigeni con i passamontagna sembrano aspettare un preciso segnale istituzionale - una decisione della Corte suprema messicana sulla validità della legge sui massacrati diritti indigeni che è passata al congresso ed è stata promulgata da Fox. "E' come se stessero dando un'altra possibilità al Sistema" si stupisce Castro, "gli Zapatisti hanno intrapreso la strada legale. Hanno dialogato, negoziato, firmato accordi e condotto proteste pacifiche - e sono sempre stati inculati. Vincente Fox dovrebbe esser loro grato per non essere terroristi".
Nel momento in cui si scrive, 320 appelli contro la legge sui diritti Indigeni sono stati inviati alla corte suprema del territorio da organizzazioni come il Congresso Nazionale Indigeno, le maggiori municipalità Indigene (contee), governatori dello stato e partiti politici. Un esempio: 250 municipalità indigene a Oaxaca hanno inviato così tante petizioni per bloccare la legge, che si è reso necessario affittare un furgoncino per trasportare le cinque tonnellate di carta fino a Mexico City e depositare gli appelli alla Corte. A Michoacan, piuttosto che aspettare una decisione della Corte, che dovrebbe essere presa all'inizio dell'anno prossimo, la Nazione Purepecha si è semplicemente dichiarata autonoma - l'autonomia indigena è stata stralciata dalla legge dal senato messicano.
L'autonomia indigena è un obiettivo Zapatista ma non il solo. Tuttora, rifiutando di parlare fino a quando l'alta corte non abbia valutato la costituzionalità della legge sui diritti indigeni, i comandanti si sono relegati in un angolo silenzionso in un momento nel quale molti sostenitori risentono profondamente dell'assenza della loro voce. "Dovrebbo stare al fronte contro la guerra imminente ma fanno orecchie da mercante" lamenta Noe Pineda, direttore delle comunicazioni del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolome di San Cristobal.
Nondimeno, la guerra di Bush contro il terrorismo potrebbe presto forzare i ribelli a parlare per la loro stessa sopravvivenza. Poiché il Chiapas è uno stato di confine con abbondanti risorse, è considerato come "zona strategica" per la sicurezza nazionale. Sebbene nessuna cifra sia disponibile, centinaia di truppe e agenti per l'immigrazione sono stati inviati precipitosamente a salvaguardare i confini meridionali a seugito degli attacchi del Martedi Nero. Ora a quanto si dice stanno rastrellando nella selva e nella sierra Arabi (13 Yemeniti sono stati recentemente presi a Palengeu), "terroristi" (non distinti dagli "Arabi" sebbene l'ultimo terrorista internazionale acciuffato in Chiapas fosse un Austriaco) e altri sovversivi.
"Gli indigeni sono sempre considerati un rischio per la sicurezza nazionale" fa notare Marcos Macias, il primo indigeno che abbia mai guidato l'istituto Nazionale Indigeno, "noi siamo permanentemente sotto osservazione". In tempi di alta tensione, questi sospetti non rendono per niente più facile la vita ai ribelli Maya, molti accampamenti dei quali sono situati entro 20 Km dal confine militarizzato.
Inoltre, la campagna di Bush contro il terrorismo internazionale richiederà molta benzina per far andare la macchina della guerra e gli insediamenti nella selva dell'EZLN sembra che stiano proprio sopra importanti depositi di combustibili fossili. Marcos una volta si vantò che le riserve potenziali fossero paragonabili a quelle del Golfo Persico. Gli incrementati sforzi da parte dell'amministrazione Fox di sfruttare il petrolio, il gas naturale e le riserve di uranio nella terra autonoma Zapatista dietro l'apparente cooperazione con la guerra di Bush porterà inevitabilmente alla resistenza indigena in questo angolo del Chiapas. Dietro la dottrina di Bush "o con noi o con i terroristi", la resistenza a sostenere gli sforzi della guerra di Whashington potrebbe essere considerata equivalente al terrorismo stesso.
Le nuvole di guerra che si addensano e l'acuirsi della recessione mondiale hanno colpito il Chiapas come una tonnellata di pietre. Il turismo, la seconda industria dello stato, ha collassato a seguito dell'attacco terrosistico ed il prezzo del caffè, fattore chiave del'export agricolo del Chiapas, è crollato al più basso livello in una generazione, spingendo 500 contadini indigeni al mese nel flusso migratorio verso gli Stati Uniti. Intere comunità estese come il Nuevo Huistan vicine al cuore della selva, e San Juan Chamula sulle montagne, dipendono ora dai condoni del "Norte". In entrambe queste comunità , sostiene Fray Bart's Pineda, le famiglie dicono di non aver notizie dei loro uomini dal Martedi Nero.
La fiamma Zapatista montò all'inizio nella regione dieci anni fa quando il mercato del caffè crollò e il NAFTA minacciò la coltivazione di mais dei Maya. Ma ora, con l'EZLN che ha giurato il silenzio, gli osservatori come Pineda e Castro sentono che l'EPR cercherà di riempire il vuoto. "Questo è il momento in cui il vero terrorismo potrebbe iniziare" dice con inquietudine Pineda.
Sebbene il mondo sia dominato dalla visione di superpotenza di Whashington, sette anni di lotta indigena, che gli Zapatisti hanno definito "guerra contro l'oblio", contiene una lezione per coloro che stanno per far piombare il pianeta in un eccesso di vendetta globale.
Alla vigilia di Natale del 1997, 46 membri de "Las Abejas" ("Le Api"), un collettivo di coltivazione del caffè e di raccolta del miele organizzati dalla diocesi di San Cristobal e simpatizzante della causa Zapatista, furono massacarati da fanatici Presbiteriani, membri dell'allora dominante (da 71 anni) Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), un atto disegnato dalla polizia militare e di stato per separare gli Zapatisti dalle loro basi civili sulle montagne. Data l'esiguità della comunità degli Abeja, le uccisioni possono essere considerate come un atto di terrore comparabile a dieci disastri del Workd Trade Center. Tuttavia, il ritorno di centinaia di famiglie Abeja negli ultimi mesi alle comunità dalle quali furono una volta costretti a fuggire sotto minaccia di morte, sembra sottolineare che un pochino di riconciliazione è ancora possibile tra i terrorizzati ed i terroristi.

tratto da La Jornada, 9 ottobre 2001
traduzione italiana da Z-Net Italia