G8\Genova

 

 

Giovedi 15 novembre Giulietto Chiesa ha presentato a Roma, nei locali dell'associazione culturale "Il Baffo della Gioconda", il suo libro appena uscito per i tipi di Einaudi, "Il G8 a Genova ".
Riportiamo le parti salienti del suo intervento. Sicuri che il contributo di quello che una volta si sarebbe definito un "giornalista democratico" sia fondamentale per interpretare le contraddizioni che ci si presentano.
Dopo Genova, in tempi di guerre infinite e mistificazioni continue.
Con la rabbia che tutti ci portiamo dentro. Anche Giulietto Chiesa.

Chiesa aveva voluto essere a Genova. Ma non, come tanti suoi colleghi, nella zona rossa. Giulietto Chiesa, con il bagaglio della sua esperienza decennale e della sua attività di editorialista affermato e puntuale, ha voluto seguire da vicino i cortei ed avvicinarsi al movimento, del quale condivide la consapevolezza che "un altro mondo è possibile".
La prima domanda è proprio sul movimento di contestazione, su come abbia vissuto le giornate di Genova.

"Il movimento sta crescendo e da Genova è rimasto unito passando dalla marcia per la pace di Perugia fino a sabato scorso [si riferisce al corteo del 10 novembre, che ha portato 150.000 persone in piazza, NdR] a Roma. E' un movimento che sta crescendo nonostante nessuna forza di governo sembra averne colto la novità e le potenzialità, come qui in Italia dove la parte diessina ignora l'esistenza della globalizzazione. E' sicuramente un movimento nuovo perché rispecchia pienamente la molteplicità dei dissensi. L'assetto mondiale sta cambiando, e cambiano anche il modo di fare politica e gli stili di vita. Questo movimento rispecchia le contraddizioni che il sistema ha creato. Ma forse non ha ancora le idee chiare e gli obiettivi. E forse è giusto così.
Credo che debba ancora fare il suo corso, ma anche che possa crescere ulteriormente.
Volevo avvicinarmi ai contestatori, immaginavo che sarebbe successo qualcosa. Da anni mi occupo del problema della globalizzazione, leggo molto sull'argomento ed ho scelto di stare al di là della zona rossa. Nel libro riporto la mia personale esperienza, dettata dall'angoscia che sentivo e percepivo nell'aria. Si leggeva da tempo la grande tempesta che poi è stata. Ho cercato di riportare quelle sensazioni, quell'atmosfera di angoscia che si leggeva sui volti.
Il 20 luglio ho visto i carabinieri con i fucili puntati ad altezza uomo contro il corteo delle Tute Bianche, e ho avuto l'impressione che i comandanti dei carabinieri stessero aspettando per cominciare le cariche che la testa del corteo arrivasse nell'imbuto, nella strettoia della via. Non c'erano vie di fuga, ma 20mila manifestanti che non potevano indietreggiare, né fuggire in nessuna direzione, bloccati da una parte dalle abitazioni e dall'altra dalla ferrovia. E' stata una tragedia e quelli che avrebbero dovuto gestire l'ordine pubblico sono stati degli incapaci; il corteo era pronto solo a difendersi, ma sembrava una guerra e quando non c'è modo di difendersi devi attaccare. Avrei fatto lo stesso.
Nella terza giornata, al corteo dei 300.000, non c'era ragione perché ci fossero le cariche.
Io c'ero a seguire il corteo, che è stato attaccato da tutte le parti, indiscriminatamente, tra i tantissimi giovani assolutamente pacifici, famiglie intere con bambini e persone anziane. Ero lì ed ho visto l'orrore senza una ragione.
Era necessario che il governo dimostrasse all' Europa intera di poter gestire "l'ordine pubblico".
Non c'era ragione di spezzare quel corteo e farlo disperdere.

Il libro è stato scritto prima dell'attacco di New York, durante l'estate, e in una parte si legge "con questa politica di estensione della globalizzazione arriveremo ad uno scontro di civiltà". Tra l'altro è uscito anche un libro in questi giorni "Afghanistan anno 0" curato da te e da Vauro, anche questo scritto prima dell'attacco alle Twin Towers.

"Sono stato più volte in Afghanistan con Vauro quest'anno. A febbraio siamo stati in un Paese dimenticato, nessuno ne parlava. Da anni vige il silenzio. Il regime talebano rendeva tutto più austero. Ho avuto la sensazione di trovarmi in un luogo cruciale, un grande nodo. Con il mio lavoro di corrispondente ho avuto modo di visitare più volte il paese prima e dopo l'inizio dei bombardamenti. [...]
Credo che i fatti di Genova prima e l'11settembre ora fanno parte di un progetto politico "preventivo".
La guerra in Kosovo è stata una guerra preventiva, una roulette russa, non vi era nessun vero obiettivo, ma dei messaggi preventivi, uno di questi all'Europa. Milosevic e bin Laden sono due loghi, come quelli di cui parla Naomi Klein, due simboli con un enorme valore spettacolare. Il messaggio è di chiara sfida e vendetta al comunismo e la Jugoslavia rasa al suolo era già stato un chiaro avvertimento. D'altronde gli analisti americani sapevano già da tempo che sarebbe arrivata la crisi americana e si stavano preparando da tempo per non perdere totalmente consensi.
Tutti questi fatti mi hanno fatto spesso pensare a Carl Kraus, che in un libro intitolato "Gli ultimi giorni dell'umanità", scritto poco tempo prima dello scoppio della prima guerra mondiale, denunciava quanto nessuno stesse percependo la gravità del momento storico.
Scrisse, in definitiva, un saggio con posizioni in netto contrasto ai media del tempo. Oggi mi sento di dire che i giornalisti e il sistema dei media sono tra i primi responsabili di ciò che è accaduto e di ciò che sta accadendo oggi. [...]
Dal punto di vista dell'informazione non ci sono precedenti nella storia.
Il potere di diffusione è enorme. Il mondo può sapere ciò che decide un ristretto gruppo di persone. Ma l'immagine di ciò che accade è completamente distorta, falsificata e addirittura in molti casi rovesciata. Le notizie in tutti i principali telegiornali non dicono essenzialmente nulla: si fa pubblicità ai dischi, ai concerti e ai film. Questa si chiama pubblicità, non è più notizia.
In Afghanistan ci sono stato anche dopo che sono iniziati i bombardamenti, sul fronte.

Le immagini che mostrano in Italia sono completamente false, costruite dai fotografi e dai giornalisti. Ho assistito personalmente a questi momenti: basta chiederlo e il talebano si mette in posa. Quando sparano veramente la stampa non c'è perché dall'altra parte rispondono. Alla base i giornalisti vengono incoraggiati dai redattori che vogliono la notizia, lo scoop, non la vera informazione. Il quadro è triste perché veniamo sottoposti giornalmente a verità distorte, per tutto il tempo e non so quanto potremo andare avanti perché alla fine ciò di cui saremo convinti, non esiste.
Dall'11 settembre in Italia la classe politica di sinistra, presa solo dai problemi di politica interna, ignara dell'esistenza della globalizzazione ha appoggiato questa sciocca guerra, senza rendersi conto che è veramente più grande di noi.
Perché dopo aver abbattuto i Talebani, Bin Laden e tutta Al Qaeda bisognerà cancellare l'Iran, la Somalia e tutti quei paesi che storicamente non vogliono diventare province dell'Impero.

Stranamente i mass media non parlano delle cause che hanno messo in crisi il mondo.
La recessione economica è iniziata dall'interno dell'occidente, quando i tassi d'interesse sono scesi perché il costo del denaro ha iniziato ha perdere valore e sono diminuite le tassazioni sugli investimenti. Gli USA sono diventati il nostro modello economico di riferimento (deregulation, privatizzazioni su larga scala...), ma hanno 22mila miliardi di debito con il resto dl mondo.
Sono dati ufficiali, che nessuno rende noto perché sono soldi che non verranno mai restituiti.
Per questa guerra l'Italia ha praticamente mandato i nostri capitali che servono in realtà a garantire agli americani la terza macchina o il quinto televisore, il superfluo.
Io non credo che il presidente americano avrà mai il coraggio di apparire sugli schermi e dire agli elettori che il consumismo non può andare più avanti che la nazione sta consumando troppo e che tra poco una bottiglia d'acqua costerà quanto un chilo di carne.

Questa non è una guerra contro il terrorismo come ci fanno credere i media, è l'implosione, la grande recessione dei paesi occidentali.
Il denaro non vale più perché ne circola troppo, si consuma per tre.[...]
Bush ha creato in questi giorni, giusto per questa guerra, dei tribunali speciali, segreti, militari, composti esclusivamente da magistrati americani che possono condannare anche alla pena di morte.
Già ne avevamo avuto un assaggio quando durante la guerra in Kosovo è stato cambiato lo statuto della Nato senza consultare alcun parlamento, togliendogli definitivamente valore politico
Viviamo, per chi non se ne fosse accorto nell'Impero americano, dove la politica passa interamente attraverso la televisione. L'Europa dopo il conflitto in Jugoslavia non è più un'entità politica, ma solo geografica, perché è divenuta ormai una propaggine dell'Impero.
L'altra parte della ganascia per strozzare l'Asia Centrale, ricca di risorse minerarie e petrolifere, è la Cina, che ancora non fa parte dell'Impero. Gli USA hanno militarizzato e finanziato i Talebani quando il loro nemico comune era la Russia; ed ora gli si sono rivoltati contro perché dopo Uzbekistan e Turkmenistan vorrebbero anche Kabul.[...]
Finita la guerra fredda, abbattuto il muro dell'Unione Sovietica c'era la possibilità di creare un nuovo ordine mondiale ed invece ne hanno approfittato per unificare il mondo sotto il loro controllo. L'Unione Sovietica è stata dollarizzata e colonizzata dagli Stati Uniti, ma nessun giornale ha mai descritto questi momenti.
Il 6-8% della finanza mondiale viene dal riciclaggio di denaro sporco, dati della Banca Mondiale e del Fondo Monetario, e questi sono i soldi che si usano per munire di armi mezzo pianeta.[...]
L'informazione avrebbe un ruolo fondamentale, troppo importante, se la globalizzazione non l'avesse risucchiata.
Il dato più importante viene proprio dal movimento di contestazione, da quei 300mila che erano a Genova senza alcun movimento politico alle spalle.
La crisi sta producendo i suoi anticorpi naturali, che si stanno sviluppando, moltiplicando.
Le molteplici contraddizioni fanno si che il movimento sia un po' sbandato, ma dopo l'11 settembre continuerà a crescere."

Giulietto Chiesa
"G8\Genova"
Einaudi, L.18.000