POSSE
"Il lavoro di Genova"
E' l'inchiesta, uno strumento rigoroso dal punto di vista "scientifico"
e appassionato dal punto di vista "politico", che caratterizza
anche questo volume della collana Posse stampato per i tipi della manifestolibri.
Dopo averci condotto, col primo volume, nei meandri dell'Impero scosso
alle fondamenta dal terremoto di Seattle e dopo averci fatto percorrere,
col secondo, un itinerario seminale attraverso le metropoli del lavoro
diffuso, Posse cerca di cogliere gli aspetti caratterizzanti della moltitudine
che ha segnato i movimenti del 2001, passando per gli attacchi di Genova
e dell'11 settembre.
E proprio con la svolta autoritaria delle giornate di luglio (ma attenzione:
che rapporto si instaura oggi tra "disciplina" e "controllo",
"se l'esprimersi libero della soggettività è condizione
preliminare dell'accumulazione capitalistica che senso può avere
la repressione di essa?", si chiede giustamente Anton Monti nel
suo contributo) descritte dal diario di Don Andrea Gallo e con il terrore
di Ground Zero ("non vogliamo credere di avere generato questo
tipo di odio, ma lo abbiamo fatto", scrive un newyorchese
nelle prime pagine) si apre la rivista.
Questa necessaria introduzione narrata in prima persona è utile
a contestualizzare la ricchezza dell'indagine che si dipana nelle pagine
successive. Il movimento che, inaspettato ed innovativo, ha attraversato
La Sapienza durante l'anno appena trascorso si racconta e racconta le
forme che le lotte dei saperi e per la riappropriazione della conoscenza
si sono date. E tuttavia, come scrive Judith Revel, "augurarsi
un movimento studentesco oggi è un po' assurdo [
] perché
nulla distingue più dal punto di vista biopolitico -e del biosapere-
uno studente da un precario, una donna da lavoratore interinale".
Ma anche il disagio della formazione permanente e del lavoro immateriale
ultraflessibile non può che esprimersi attraverso descrizioni
soggettive ed in prima persona. E non potrebbe essere che così,
se parliamo di moltitudine come cooperazione di individualità
cooperanti, che condividono la trama produttiva dello sfruttamento senza
sosta e della conoscenza senza libertà (sempre a proposito di
ossimori
).
Posse è termine ambiguo: vuol dire "potere", nel senso
della possibilità e vuol dire "potere" nel senso della
"potenza". Che qui si voglia parlare di potenza, anzi di potenza
produttiva si intravede in maniera particolare nel terzo blocco di interventi,
dedicati al NoCopyright e al Software libero come strumento di produzione
autonoma sganciata dal capitale. E Toni Negri, uno degli animatori del
progetto editoriale, presentando questo volume al Forte Prenestino non
lascia dubbi: "Non si tratta di intraprendere una possibilità,
ma di esercitare una potenza".
POSSE
"Il lavoro di Genova"
Manifestolibri, 28.000