L'Ocse dà una mano al governo: in Italia serve più flessibilità del lavoro

04.09.2001 - Roma. Anche L'Ocse (l'Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico) reclama più flessibilità "in uscita" sul mercato del lavoro in Italia. Il rischio, secondo l'Ocse, è che le recenti riforme - incomplete secondo l'ente - congelino lo stato di fatto attuale: "Esistono ora in Italia due tipi di mercato del lavoro: uno è quello degli atipici", non garantiti dallo Statuto dei lavoratori, e l'altro è quello "dei protetti". E allora la soluzione che ci propone l'Ocse, per niente originale di questi tempi, è semplice: rendere unico questo mercato semplicemente abbassando i diritti di tutti. L'Ocse, in visita in Italia per l'annuale report, ripropone così la revisione delle norme sui licenziamenti, a pochi giorni dalle proposte del Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, riprese dal ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano. In realtà le argomentazioni fornite per giustificare queste posizioni sono piuttosto discutibili, oltre che rozze e ben poco argomentate. In pratica si dice: siccome in Italia 'la maggior parte dei posti di lavoro sono stati creati grazie a contratti atipici e le imprese tendono ad assumere, licenziare e riassumere con contratti atipici anziché trasformarli in rapporti di lavoro a tempo pieno e indeterminato', allora … meglio prevedere maggiore flessibilità in uscita, ossia maggiore facilità di licenziamento anche per i lavoratori più garantiti. Cioè? Sfugge, francamente, il nesso fra le due cose, nel senso che non si capisce perché un imprenditore che potesse licenziare più facilmente non dovrebbe continuare a scegliere i contratti 'atipici' che comunque garantiscono una flessibilità estrema e non sarebbero certo aboliti se licenziare diventasse più facile, e inoltre è evidente che questa sbandierata uniformità del mercato del lavoro (ammantata da ragioni di 'giustizia' e uguaglianza di trattamento) avverrebbe a costo di una perdita secca di un diritto (ad esempio quello della giusta causa in un licenziamento) che al contrario dovrebbe essere esteso piuttosto che limitato.