Il movimento discute sull'opportunità di scendere in corteo a Napoli

27.08.2001 «Lo so, lo so benissimo, Napoli rischia di essere una trappola. Lo so che i nostri nemici vogliono prendersi una rivincita. Lo so che è difficile per il movimento ripetere i livelli giganteschi di mobilitazione che ci sono stati a Genova. E che deve trovare il modo per vivere non solo di eventi ma di vita quotidiana. Però se ci sarà il vertice Fao, a Roma, il movimento è in grado di portare in piazza, pacificamente, centinaia di migliaia di persone. Napoli? A Napoli è diverso... ». Così Luca Casarini in un'intervista rilasciata all'Unità sabato 25. Il portavoce delle Tute bianche, in realtà, riporta un dibattito che si è avviato nel movimento dopo Genova sull'opportunità di scendere in piazza e, soprattutto, sulle nuove forme di presenza militante da inventare per non disperdere il grande consenso accumulato in questi mesi. Gli stessi concetti sono stati ribaditi da Federico Mariani di Ya Basta in un'intervista a "La stampa". «È chiaro, il gioco del governo è criminalizzarci. A noi tocca uscirne. Non possono ricattarci e dirci “mai più in piazza”, noi non possiamo ignorare che un problema esiste[...] A Roma, se il meeting sulla fame alla fine si farà a Roma, non ci sarà nessuna zona rossa da violare. E statene certi, non faremo assedi. Stiamo studiando qualcosa di diverso, anch’io sono contro la sfilata-rito. E anch’io so che il mito del corteo fine a se stesso va superato»