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Università. Fiducia sul ddl Moratti. Scioperi e assemblee in tutta Italia
Mercoledì, 28 Settembre 2005 - 12:37 - 3734 Letture
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, ha posto la fiducia nell' aula del senato sul ddl sullo stato giuridico dei docenti universitari. La seduta è stata sospesa per la riunione dei capigruppo. La fiducia farà decadere gli 800 emendamenti presentati dai gruppi di opposizione.
E l'opposizione accusa: "Si sta consumando intorno all'università un vero e proprio golpe politico-istituzionale". Ma la stessa accusa viene da gran parte del mondo universitario sulla discussione sul disegno di legge sullo stato giuridico dei docenti.

In seguito a questa prepotenza gli atenei sono insorti nuovamente proprio alla vigilia dell'apertura degli anni accademici. Oggi sono annunciati scioperi, assemblee, occupazioni simboliche (più o meno) da parte dei docenti, e in particolare dei ricercatori. Una manifestazione è indetta a Roma sotto il Senato. Ieri si sono svolte manifestazioni a Milano, Firenze, Siena, Bologna, Padova, Palermo. Una delegazione dei ricercatori è stata ricevuta dal rettore della Sapienza di Roma. Una manifestazione è stata indetta a Torino da studenti, ricercatori e docenti e il rettorato del Politecnico ha deciso di sospendere l'attività didattica. Nessuna sospensione ufficiale delle lezioni invece all'Università che però condivide le motivazioni della protesta e giustificherà l'assenza del personale che vorrà aderirvi.
La rete nazionale dei ricercatori precari invita a "sommergere con una pioggia di e-mail" gli indirizzi di posta elettronica della presidenza del Senato.

Ma è una protesta che parte con l'appoggio degli stessi organismi accademici e dei rettori. Basti pensare che la riforma che dovrà regolare carriere e lavoro negli atenei italiani è stata ufficialmente bocciata da quasi tutti i senati accademici. Solo per fare un esempio: il corpo accademico dell'Università di Basilicata ha approvato all'unanimità un documento in cui invita ad aderire alla protesta di oggi e sollecita la Conferenza dei Rettori a "mettere in atto ogni forma di protesta, spingendosi fino alle dimissioni di tutti i rettori, per impedire l'approvazione della legge".

D'altra parte il presidente dei rettori italiani, Piero Tosi, pochi giorni fa nella sua relazione annuale alla presenza del ministro Moratti ha esplicitamente chiesto di fermare l'iter della riforma, e ora aggiunge: "La discussione è stata troncata, e questo aggarava il grande malessere che già c'è nelle università".

L'atto che ha fatto esplodere la protesta è stata la decisione del governo di portare direttamente in aula la già tanto contestata riforma, bloccando la discussione nelle commissioni del Senato e cercando così di arrivare direttamente al voto. Questo è avvenuto giovedì scorso, mentre il Senato era in piena bagarre per la discussione sulle dimissioni del ministro Siniscalco. Il disegno di legge, fermo in Commissione Cultura, è slittato silenziosamente in aula. Mancava il parere della Commissione Bilancio e gli emendamenti non erano stati neanche discussi.

Un testo che non piace a nessuno, alla minoranza, ai docenti, ai ricercatori, ai rettori, e anche ad una parte della maggioranza. Tant'è che gli emendamenti in Senato sono 650, e non pochi vengono dal centrodestra. La Camera l'ha approvato, ma il testo è talmente confuso e contraddittorio che lo stesso relatore di maggioranza ha proposto sostanziali modifiche. Ora, accusano, l'ennesimo colpo di mano della maggioranza: porre la fiducia per provare ad andare velocemente al voto.

da www.repubblica.it
 

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