Intervista a Cristiano Godano e Riccardo Tesio dei Marlene Kuntz
Della vacuità dell'arte
Siamo arrivate ad Enzimi intorno alle quattro e mezzo di pomeriggio, in perfetto orario per ritirare i pass dall'ufficio stampa. Problemi all'entrata: telefonate al "tale responsabile", credito del telefonino ormai azzerato, facce storte. Non ci avranno mica preso per due fan scatenate?!? Entriamo e ci rendiamo conto che l'ufficio stampa in realtà non esiste: cominciano a sballottarci da un posto all'altro, anzi da un responsabile all'altro…ma c'è da dire che qui chiunque abbia un cartellino si sente immancabilmente responsabile di qualcosa; continuano ad arrivare notizie incerte sulla disponibilità dei Marlene a rilasciare interviste (ma non ci avevano detto che era tutto confermato?). Si fanno le otto di sera e cerchiamo di capire se è il caso di lasciar perdere: la noia ci sta consumando e cominciamo a pensare che un'attesa così lunga non se la meritano neanche i Rolling Stones! Non sappiamo nemmeno con chi prendercela, continuiamo a vagare, mentre gli stands di Enzimi assumono inesorabilmente l'aspetto sinistro di corridoi kafkiani. D'altronde ci sostiene l'amore per l'arte…arrivano i fantomatici pass, mentre inizia il concerto del gruppo spalla. Ci facciamo strada a fatica tra una folla di ragazzine in lacrime che invocano già i Marlene…l'imbarazzo ci assale, rimpiangiamo la genuinità dei "ragazzi sonici" durante il concerto "Materiale resistente", nel 1995 in occasione del cinquantenario della Resistenza. Dopo un'oretta circa inizia il tanto atteso marlenico concerto: fans in delirio, spettacolo imbarazzante. Con benedizione finale del pubblico da parte del cantante. Finalmente rientrano nel backstage: dopo ben sette ore eccoci arrivate, confuse e infelici, al fatidico momento dell'intervista…
Qui ad Enzimi abbiamo scelto di intervistare i Blonde Redhead, per la scena musicale internazionale e i Marlene kuntz, per quella italiana…tra l'altro queste due band hanno condiviso, con le dovute differenze, un percorso artistico simile per quanto riguarda la composizione dei brani: dalla canzone destrutturata, ricca di scorci sonici ad una composizione del brano costruita attorno al testo, che si realizza in una maggiore attenzione alla melodia, alla forma-canzone. Come valutano oggi i Marlene questo percorso? La forma-canzone è il risultato, l'obiettivo di un percorso prestabilito o costituisce un approdo inaspettato?
Riccardo Tesio La forma-canzone ci ha sempre interessato, fin dagli esordi, da Catartica per intenderci… con gli anni abbiamo focalizzato meglio il nostro lavoro per arrivare all'essenza della composizione: la canzone che affronta un certo tema, la musica che lo insegue, che aderisce a delle visioni. La struttura dei brani è diventata man mano più lineare e semplice anche se già nel primo album ci sono delle canzoni così…
Cristiano Godano Si, già in Catartica c'è una forte componente melodica, d'altronde siamo sempre stati sensibili alla forma-canzone. Comunque ogni disco è principalmente il risultato di quello che noi siamo in quel momento, nell'istante stesso della creazione, al di là degli obiettivi che ci prefiggiamo. Non credo ai cambi radicali, alle evoluzioni inaspettate: credo che nel proprio arco ci sono un certo numero di frecce e quello è il potenziale in dotazione fin dalla nascita , una serie di fascinazioni ben precise, che non si può che coltivare… poi si migliora e il fatto di affrontare la forma canzone, di puntare all'essenzialità, in un certo senso è anche indice di maturità, è quasi una dichiarazione: siamo in grado di dominare le nostre emozioni e di convogliarle in umore ben preciso che nasce dal testo; la musica lo asseconda… si può sempre crescere se si lavora con molta abnegazione, amore, cosa che nei marlene, devo dire, succede.. si può solo migliorare, ma non cambiare radicalmente e ci sarà sempre qualcosa che renderà i MK riconoscibili, distinguibili da altri gruppi; penso agli scrittori che mi piacciono: c'è tutta una serie ben precisa di ossessioni, di suggestioni, sempre le stesse e nel percorso artistico di questa figure non manca una bellissima e fantastica evoluzione!
Leggevamo un'intervista che hai rilasciato (mi rivolgo a C.G.) al sito www.pickwick.it, in cui affermavi di non essere interessato alla scena musicale italiana e di prediligere l'ascolto di musica classica e di artisti rodati come Nick Cave e Neil Young…tuttavia, ritenete che ci sia qualche artista emergente, in Italia e all'estero, che può destare interesse?
C.G. La nuova generazione rockettara italiana non mi appartiene e francamente non mi interessa… e noi non ne facciamo più parte. Anche la questione delle etichettature, dei movimenti in cui si identificano (e vengono identificati..) questi gruppi emergenti, mi puzza un po'…questo benedetto "post rock", per esempio, mi sembra essere solamente un insieme di stilemi, di cose ben precise che definiscono quel genere, allo stesso modo anche la scelta di non cantare, è in linea: non c'è nulla di personale! E comunque ho sempre avuto effettivamente poco interesse per la scena italiana, ne ho ascoltata pochissima, parlo del rock.. mancano gruppi che dimostrino di avere una personalità particolare. Tra i pochi che seguo da tempo, ci sono gli Uzeda (di Catania), anche se appartengono ad una generazione ancora più vecchia della mia. Anche loro per certi versi potrebbero rientrare in un genere, alcune cose che fanno sono molto "americane", ma dal vivo ti accorgi che sono molto più bravi dell'80% dei gruppi che loro venerano, tra cui gli stessi Shellac.
I Marlene Kuntz, pur non essendo un gruppo militante alla Rage against the machine, sentono una qualche affinità, per forme e contenuti, con il movimento di contestazione che è cresciuto da Seattle in poi?
R.T. I Marlene Kuntz come progetto sono stati sempre al di fuori della politica, siamo semplicemente un gruppo musicale, un progetto culturale: vogliamo scindere le due cose.
C.G. Le scindiamo non perché ci impaurisce schierarci, dire come la pensiamo, ma perché non siamo interessati alla cultura italiana (???) Ci sono esempi di artisti impegnati che hanno fallito rischiando di essere molto ipocriti e la storia li ha condannati. Se pensiamo a Sartre che ha appoggiato il comunismo e quando si accorse che ciò che stava appoggiando stava mietendo vittime, non se la senti di dire agli operai come stavano le cose… (!)
Ma siamo in un momento storico e culturale completamente differente! E poi non ne facciamo semplicemente una questione di militanza: diversi eventi ci coinvolgono da vicino… siamo sensibili a certi contenuti…
C.G. Non credo…e poi in Italia se dici qualcosa, sei subito soggetto a un'interpretazione sbagliata, c'è tutta una impostazione culturale di un certo tipo, sai.. Io credo che bisogna essere molto informati su certe cose…
Ecco…forse è questo il problema!
C.G. Beh, forse non lo siamo abbastanza...
R.T. Credo che non dovremmo approfittare della posizione privilegiata in cui siamo per dire delle cose che non ci competono. Singolarmente abbiamo delle nostre idee, ma esternarle potrebbe essere un modo per creare una empatia con il pubblico, del tipo: i MK dicono questa cosa può essere perché diventa una questione di comodo, per cementarti con chi ti ascolta…
Ma le idee personali si possono riflettere su delle scelte che parzialmente possono avere un valore "politico", per es. lavorare con un'etichetta indipendente, per un'artista, o fare consumo critico, nella vita di tutti i giorni…ce lo chiedevamo anche con i Blonde Redhead..
R.T. Si. certe considerazioni si possono riflettere sulla vita di tutti i giorni, sulle scelte che uno fa…
Appunto, ci riferivamo ad affinità per "forme e contenuti", a una certa sensibilità, non ad un'aderenza in toto ad un percorso politico…
C.G. Sicuramente la scelta di non stare con una major è fortemente caratterizzata…la nostra situazione non è totalmente indipendente, siamo distribuiti dalla Virgin ma lavoriamo comunque con Sonica. C'è da dire però che una major sa distribuire meglio i suoi prodotti e quindi la nostra musica: da questo punto di vista la nostra scelta è dettata da esigenze che con l'arte in sé non hanno nulla a che fare. Resta il fatto che la gestione di quello che fai, anche in una major, dipende da quanto hai le spalle larghe. E la libertà d'azione è quello che c'interessa principalmente…
(…)
DISCOGRAFIA:
Catartica ('94) Il Vile ('96) Come Di Sdegno ('96) Petali di Candore (VHS '97) Ho Ucciso Paranoia ('99) Ho Ucciso Paranoia + Spore ('99) H.U.P. Live in Catharsis ('99) H.U.P. Live in Catharsis + In Video ('00) Che Cosa Vedi ('00) Spore ('01)