NASCE IL GENOA LEGAL FORUM

4.8.2001 -Roma. Nasce il "Genoa Legal Forum". Anzi, è già nato nell’impegno di decine di giovani avvocati nei giorni dell’ira e della vergogna a Genova, quando quattro di loro finirono in ospedale, duramente percossi dalla polizia nonostante la pettorina "Lawyer" o forse per sua causa.
Oggi la struttura legale, decisa nell’ultima riunione del GSF, è stata battezzata in un’affollata conferenza stampa a Roma nello studio delle avvocate Simonetta Crisci e Maria D’Addabbo.
La sede è naturalmente a Genova, attiva anche in agosto per raccogliere, verificare e smistare denunce e testimonianze, presso la Lega Ambiente (tel 010.3109608-319168, E-mail lexglf@libero.it, mentre il GSF ha sede presso l’Ics genovese, tel 010.2468099-2771188). Gli avvocati genovesi si sono divisi per filoni d’indagine e denuncia: Raffaele Caruso per l’irruzione nelle scuole Pertini e Diaz, Lavinia Botto e Patrizia Maltagliati per le violenze durante i cortei, la stessa Botto e Patrizia Maltagliati per le torture agli arrestati a Bolzaneto e nelle altre caserme, Alessandra Ballerini e Marco Vano per l’espulsione degli arrestati stranieri, Laura Tartarini e Andrea Sandra per la tutela delle persone arrestate successivamente ai cortei.
Su questi ultimi 51 detenuti l’avvocato pisano Ezio Menzione ha lanciato un appello: non è detto che siano scarcerati come gli altri 230, potrebbero anzi "marcire in galera" come gli arrestati a Goteborg, in base al teorema per cui sarebbero loro i "cattivi". Anche per questo avvocati di altre città affiancheranno i colleghi genovesi quando, il 13 agosto, si discuterà in appello la scarcerazione o no dei 25 teatranti del gruppo "No Borders No Nations", i cui attrezzi da saltimbanchi (le clavette da far frullare in aria, ad esempio), verificati all’arrivo nella perquisizione del vicecapo della Digos genovese Perugini, sono poi diventati "armi improprie" all’atto della partenza da Genova. Menzione ha chiesto che si estenda la solidarietà di artisti, registi e gente di spettacolo.
Per loro e per gli altri detenuti, come per i 230 indagati ormai a piede libero (di cui metà scarcerati senza neppure interrogarli, tanto era evidente la strumentalità e casualità degli addebiti), le imputazioni sono violenza, resistenza e devastazione, con l’aggravante del reato associativo per puntellare accuse che non stanno in piedi, e con clamorose assurdità (un ragazzo accusato di tentato omicidio perché, stando in piedi nella strada, rischiava di intralciare la corsa di una moto della polizia!). La richiesta è dunque la liberazione di tutti gli arrestati.
Ma l’attività prevalente del Legal Forum sarà ribaltare le accuse di violenze sulle forze di polizia. Già oggi quasi tutti gli indagati, all’atto della scarcerazione, hanno verbalizzato le violenze cui sono stati sottoposti non solo nella caserma-lager di Bolzaneto, ma anche nel Comando dei Cc di S. Giuliano e poi nei cellulari e all’ingresso in carcere: già queste deposizioni possono sostanziare le sei istruttorie avviate a Genova.
In particolare Maria D’Addabbo ha denunciato che tutte le donne arrestate hanno subito pesanti molestie sessuali (i manganelli strusciati sul corpo, gli insulti e le minacce di stupro, la cartaccia sporca offerta alle donne che avevano le mestruazioni, i pestaggi nelle parti del corpo più sensibili…). Questi atti, sanzionati in Italia dall’art. 609 Cp (che considera molestia anche l’insulto e la pressione psicologica a sfondo sessuale), in altri paesi non sono classificati "molestie" ma "violenza sessuale" in piena regola: sarà interessante vedere quale legislazione si considererà applicabile, a fronte delle denunce che si stanno moltiplicando dall’estero. Al momento sono già cinque le denunce depositate per molestie sessuali a Bolzaneto, alle quali vanno aggiunte le notizie analoghe provenienti dal carcere di Voghera.
Le responsabilità delle forze di polizia – ha detto l’avvocata Simonetta Crisci – sono quelle dirette, "sovraordinate" (a carico cioè di chi ha disposto le violenze e gli abusi) e omissive, con particolare riferimento all’art.40 Cp che sanziona i funzionari e dirigenti che non si oppongano alla commissione di un illecito da parte dei loro sottoposti.
E’ importante che le denunce, già consegnate a decine ai giudici genovesi, si moltiplichino superando "il terrore che fa sì che molti si rifugino nell’aninimato o diano appuntamento agli avvocati in luighi segreti: non siamo in Cile, e sono utilissime tutte le testimonianze anche quando non si possano riconoscere personalmente i responsabili", ha detto l’avvocato romano David Terracina, che con Alessandra Ballerini di Genova sta preparando un dossier richiesto dal Segretariato di Amnesty International.
Per raccogliere e confrontare denunce e testimonianze, e indirizzarle alla magistratura genovese (ma anche alla commissione parlamentare d’inchiesta) in tempo utile per prevenire la possibile archiviazione da parte del Procuratore capo di Genova, il Legal Forum ha attivato riferimenti in numerose città. A Roma oltre allo studio Crisci-D’Addabbo, che coordina il lavoro nella capitale, sono attivi gli studi legali Terracina, Sodano, Lucentini, Salerni e Romeo. A Milano i riferimenti sono, oltre a Giuliano Pisapia che fa da consulente nazionale, glki avvocati Piscopo e Vanni. A Bologna ci si può riferire agli avvocati Bruno, Gamberini e Prosperi, a Torino a Massimo Pastore e Roberto La Macchia, a Napoli a Liana Nesta e Angiolo Cutolo, a Firenze a Eriberto Rosso e Pier Matteo Lucibello, a Modena a Fausto Gianelli, a Pisa a Ezio Menzione, in Sicilia a Fulvio Vassallo. Per le spese legali è stato attivato anche un conto bancario, il n. 6135980 della Cassa di Risparmio di Genova intestato a don Antonio Belletto.
Oltre al coordinamento delle denunce, l’attenzione del Legal Forum si appunterà in particolare su qlcune questioni.
La prima è la sospensione delle garanzie costituzionali operata dalla Procura di Genova con il divieto agli avvocati di incontrare i propri assistiti "non per poche ore, come afferma il Procuratore capo, ma per 24-30 ore", ha detto l’avvocato genovese Piero Augustoni: "La motivazione era logistica, ovvero non c’erano stanze per i colloqui a Bolzaneto e San Giuliano: ma le stanze per la tortura, quelle certo che c’erano! Se ci avessero lasciati entrare, non sarebbe successo ciò che è successo". Il Legal Forum chiederà di intervenire nell’indagine avviata dal Csm contro il Procuratore capo di Genova, senza escludere la richiesta alla magistratura torinese di indagare penalmente sui colleghi genovesi.
La seconda violazione palese di ogni garanzia consiste nella distruzione dei cinque computer di Indymedia e dei due computer usati dal Servizio legale del GSF nella scuola Diaz, con il furto degli hard-disk e di centinaia di foto che documentavano le responsabilità delle forze di polizia. Uno dei giovani massacrati nella scuola Pertini, poi operato in ospedale, aveva con sé le foto dell’assassinio di Carlo Giuliani, sequestrate come i 19 rullini di un fotografo al quale la polizia ha rotto un piede a calci e bastonate. Di questo, ha detto l’avvocato Menzione, saranno chiamati a rispondere i responsabili politici, ben oltre il Capo della polizia De Gennaro. Del resto la perquisizione nelle due scuole avvenne senza alcun mandato: il sostituto di turno, chiamato al telefono, non venne a verificare ciò che accadeva, e agli avvocati che protestavano capitò (come a Maria D’Addabbo) di essere trascinati via per i capelli. Era chiaro che uno degli obiettivi era far sparire le prove delle responsabilità di agenti e funzionari: lo stesso è poi avvenuto "a valle" dell’irruzione, con il lavaggio delle macchie di sangue dalle pareti per prevenire "indidenti probatori" e con la difficoltà di molte vittime, fra cui la ragazza la cui maschera di sangue è nel sito di Indymedia, di ottenere i referti medici.
La terza questione, sulla quale si registrano già le proteste di numerosi consolati (anche per la violazione della Convenzione internazionale del 1963 sulle prerogative consolari) è l’espulsione degli arrestati stranieri all’atto della scarcerazione, senza farli parlare con gli avvocati e quindi senza possibilità di opposizione o di ricorso, applicando a molti cittadini europei le procedure sommarie previste per gli extracomunitari. Anche su questo stanno pervenendo dall’estero le prime denunce, che si affiancheranno a uno specifico esposto delle associazioni antirazziste in Italia.
Infine Fabio Marcelli, membro dell’Associazione internazionale Giuristi democratici, ha annunciato per l’inizio di ottobre la convocazione a Genova della prima sessione di un Tribunale internazionale sui fatti di Genova, che concluderà poi i suoi lavori a Ginevra e nel quale saranno chiamati a collaborare premi Nobel e personalità indipendenti. L’iniziativa, proposta da un gruppo di avvocati tedeschi, potrà essere anche l’occasione per pubblicizzare il Libro bianco sulle violenze di polizia che è già in fase di avanzata preparazione a Genova. Nel frattempo, oltre ad Amnesty International, gli avvocati genovesi stanno lavorando per attivare la Commissione per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa e l’Alto Commissariato per i diritti umani dell’Onu di Ginevra, oltre alla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo (attivabile a processi "nazionali" conclusi, ma già fin d’ora per quegli abusi che non siano procedibili per la legislazione italiana). Per questo lavoro, che farà capo allo studio dell’avvocato bolognese Gamberini, si è offerto di collaborare anche Antonio Cassese, già giudice italiano nel Tribunale internazionale dell’Aja.
In generale, la ricostruzione dei fatti dimostra la preordinazione degli abusi e delle violenze. Se sarà difficile risalire ai responsabili diretti (che picchiavano per lo più a volto coperto, e tenendo le vittime faccia al muro o a testa bassa per non essere visti), per alcuni si è già potuto risalire al nome attraverso la firma dei verbali di arresto. Le denunce e le testimonianze, già oggi molte decine, devono diventare centinaia in agosto e nelle prime settimane di settembre, quando perverranno anche molte denunce attese dall’estero. Ma a parte le responsabilità personali, quelle politiche – hanno concluso i legali del Legal Forum – sono già evidenti, non sono limitate all’apparato di Ps e non si fermano al livello dei funzionari rimossi in questi giorni.
(Resoconto a cura di Dino Frisullo – Roma, 4.8.01)