La rivoluzione verde
Rivoluzione verde: Incremento della produzione agricola ottenuta mediante tecniche di coltivazione moderne. Immesse nel mercato le nuove qualità di cereali, grano, riso, granturco, oltre alla crescita rapida hanno reso possibile non più un solo raccolto annuale ma bensì due o tre. Il raggiungimento di questi risultati ha fatto parlare di "rivoluzione verde", una rivoluzione che però, a dispetto degli ottimi risultati sul piano economico e della produzione, richiede un alto sfruttamento del terreno ed un uso continuato di pesticidi e fertilizzanti. La "Rivoluzione Verde". adottata dalla FAO negli anni Cinquanta, e dettata da interessi economici e politici di grandi multinazionali come la fondazione Ford e Rockefeller e agenzie finanziarie internazionali quali la Banca Mondiale. La rivoluzione verde consisteva nell'uso massiccio, nell'agricoltura dei Paesi in Via di Sviluppo, di sementi ibride nutrite con grandi quantità d'acqua e fertilizzanti che davano raccolti mai visti. Una sintesi estrema per capire meglio la strategia della rivoluzione verde:
La FAO consigliava ai governi dei Paesi in Via di Sviluppo l'approccio alla rivoluzione verde quale soluzione ultima al problema dell'alimentazione;
La BANCA MONDIALE: prevedeva crediti agevolati sulle spese iniziali che i PVS avrebbero dovuto sostenere per sviluppare questa innovazione agricola;
I GOVERNI dei PVS: accettarono "consigli e crediti". Arrivaroni i prestiti dalle agenzie finanziarie internazionali. La rivoluzione verde era in marcia e i Paesi in via di sviluppo si indebitarono fino al collo;
Le MULTINAZIONALI: stile Ford e Rockefeller, tra le altre, lanciarono sul mercato i loro prodotti. Kit comprendenti: semi ibridi ad alto rendimento, fertilizzanti ad alto rischio;
Le POPOLAZIONI RURALI: dei PVS subirono l'alienazione dalle loro colture e culture agricole. L'utilizzo delle nuove sementi come il riso IR8, che garantisce tre raccolti annui, se da un lato è venuto incontro ai problemi di sottoalimentazione nei PVS , dall'altro ha presentato un alto costo sociale ed ambientale. Il programma di innovazione agricola prevedeva infatti:
1) l'incremento nell'uso dei fertilizzanti, portati a 70-90 kg/ha nei paesi sviluppati e a circa 25 kg/ha in quelli in via di sviluppo;
2) un maggior utilizzo di pesticidi;
3) l' aumento dell'irrigazione e quindi la necessità di utilizzare potenti pompe idrauliche;
4) una sostenuta meccanizzazione delle pratiche agricole. Dopo i primi grandi successi, le produzioni si sono assestate sui nuovi livelli di produzione che potevano essere incrementati solo con un ulteriore aumento della quantità di fertilizzanti e pesticidi mentre doveva essere potenziata l'irrigazione. Gli agricoltori dovevano impegnarsi con nuovi investimenti, i piccoli proprietari già indebitati non sono riusciti a fare fronte alle nuove necessità, sono stati costretti a vendere le proprie terre. Gli agricoltori con maggiori disponibilità finanziarie per contro hanno acquistato a basso prezzo questi piccoli appezzamenti, ampliando le loro già grandi aziende. Il divario tra piccoli e grandi proprietari è progressivamente aumentato, in breve la rivoluzione che doveva sfamare i poveri e garantire una equa distribuzione delle risorse e delle terre è diventata accessibile solo ai ricchi.