LA DIFESA DI GIANCARLO MATTIA, L'"AVVOCATO PSICHEDELICO"

A differenza di altri imputati, Giancarlo Mattia, 52 anni, malato di cuore e ciononostante detenuto a Viterbo per il blitz anti-no global del Sud, ha preferito ieri rispondere alle domande del giudice Nadia Plastina. La scelta non sorprende chi lo conosce da tempo. Infatti, nel giro underground/libertario, Giancarlo è conosciuto da sempre come l'"avvocato psichedelico",
per via della sua precedente professione forense, del look hippie radicale stile Topanga Corral-Canned heat - per che ne sa di hard-freaks-, e di un ridicolo rapporto poliziesco di tanti anni fa che lo segnalava appunto come l'"avvocato psichedelico". Giancarlo, oggi insegnante di Teologia morale presso l'Istituto superiore di Scienze religiose di Catanzaro, uomo coltissimo, ha voluto iniziare a smontare questo castello accusatorio, orrendo nelle sue 359 pagine di presunzioni spesso basate su tautologie - ma di questo parleremo analiticamente nei prossimi giorni -, così pericoloso nella sua spettacolarità/fragilità.
E così, con il piglio di sempre, tranquillo, monacale, passandosi la mano nella folta barba bianca, Giancarlo, assistito da Carlo Petitto, si è addentrato sulle questioni giuridiche, politiche e nei fatti, mettendo più volte il giudice nella posizione di doversi bloccare nel confronto per "non parlare di politica" o adducendo motivazioni di età e generazionali, quando non riusciva a star dietro alla complessità dell'esposizione.
Probabile obiettivo dialettico dell'Avvocato psichedelico - o Mister Natural, per chi ne sa invece di fumetto underground - è stato sgretolare il rozzo teorema "attivisti politici = terroristi", così elementarmente presente delle pagine dell'accusa, che utilizza simbolicamente nomi o fatti quali "Renato Curcio" o "delitto D'Antona" e li mischia ai recenti eventi di movimento, forzandoli in una lettura pazzesca - e uso questo termine nel senso di Lovecraft - della realtà. Curcio viene presentato al lettore dell'atto di accusa come l'essenza del "terrorista", un Hannibal Lecter rivoluzionario rosso, e chiunque si sia avvicinato a lui, specie se in una cella come si imputa a Giancarlo Mattia, un "fiancheggiatore" del terrorismo. Forse il magistrato non legge giornali e non sa che da anni Curcio non è più "Hannibal the Red Cannibal", ma è fuori di cella, fa l'editore con discreto successo e presenzia a convegni, dibattiti e conferenze su temi di interesse pubblico. Ma non è questa l'unica mostruosità. Infatti nell'accusa si imputa a Giancarlo di essere pregiudicato per reati di "terrorismo". E qui si chiude il cerchio. Forse si cercava il Grande Vecchio dei nuovi ribelli: lunga barba bianca, in gabbia con Renatino ed anche ex-BR. Ma purtroppo per il giudice, l'abito non fa il monaco, e l'Avvocato psichedelico con candore e precisione dichiara di non essere mai stato in cella con Curcio né di essere mai stato condannato per reati con finalità di terrorismo.
Non si capisce francamente come il Tribunale di Cosenza, così attento a registare le telefonate della gente, non si sia premurato di andare a consultare il casellario giudiziario dell'imputato o i registri carcerari. Ma tant'è. Forse anche in questo caso fa fede l'autocertificazione. E' proprio vero che bisogna difendersi dalla burocrazia.
Ma per cosa fu condannato veramente il socialmente pericoloso Giancarlo Mattia, oggi teologo? A un anno di reclusione, ampiamente sforato con la carcerazione preventiva, per "cospirazione politica mediante accordo". Questo reato era molto di moda negli anni Settanta. Lo conobbero anche Bifo e la redazione di Radio Alice. Fu proprio nel giro bolognese che si destrutturò il termine "cospirazione", indicandolo come la pratica di "respirare insieme": "Ci condannano perché respiriamo insieme". Ci viene da dire che questo è l'unico vero deja-vù del passato. Peccato che la vittima non sia la "società", ma il movimento. Di quel reato ne ho parlato molto con Giancarlo anni fa, ma in termini scherzosi. Mi ha sempre detto: "Sono stato l'unico in Italia a essere condannato per cospirazione dopo Gramsci". Il caso fu così clamoroso che a difenderlo si scomodò un grande avvocato e personaggio pubblico come Giacomo Mancini. Ma forse in Calabria essere difesi da Mancini non era "onorevole". Fa piacere sapere che oggi il reato di "cospirazione politica mediante accordo" non esiste più. Ma non è tanto bello essere condannati per qualcosa che poi sparisce dall'ordinamento.
In ogni caso Giancarlo ha spiegato al giudice, sempre grazie alla teoria dell'autocertificazione, di non essere stato giudizialmente implicato con le BR, ma bensì con l'Autonomia del Sud, quella di Piperno, tanto per capirci.
Ora, per ogni lettore che abbia un minimo di cultura e conosca la storia politica di questo paese, appare evidente come questa non sia la riedizione del 7 aprile, ma una sorta di sua mostruosa estensione. Tanto che la "cospirazione politica mediante accordo" è diventata il nuovo reato virtuale di "cospirazione politica mediante per associazione". Peggio di un incubo! Ci vorrà un forte dosaggio psichedelico e creativo per sconfiggerlo.

[da www.decoder.it]