Fuori dall'angolo
Sabato 10 novembre, ore 14 e 53: il corteo, aperto dallo spezzone delle Donne in nero per la pace, avanza anticipatamente da Piazza Esedra fino all'inizio della stazione Termini, per consentire alle persone in arrivo di infilarsi nei ranghi già gremiti. E' il segnale, semplice ma significativo, del clamoroso successo. E' l'uscita definitiva dalla paralisi emotiva, dall'angolo mediatico e politico, è una seconda Seattle per il movimento antiliberista italiano.
La tensione delle ultime ore (dai proclami cileni di alcuni teppisti in divisa alle temute infiltrazioni di provocatori ben addestrati) si smorza nei volti stanchi ma (ora) sorridenti dei compagni e delle compagne che da settimane hanno lavorato alla costruzione di questo appuntamento, compiaciuti e gasati per le notizie rassicuranti che arrivano dall'adunata ducesca di piazza del Popolo, e che parlano di un "derby" stravinto alla grande: 150 mila a 30 mila appena.
Una manifestazione politica di maturità, una festa consapevole, un flusso di comunic-azione altra, un dispiegarsi della potenza delle moltitudini, una dichiarazione di conflitto sociale che da Genova non ha smesso di seminare disobbedienza in un mondo sfregiato dalle ingiustizie. L'aria frizzante che gira tra i sounds del corteo, tra le mille facce di un popolo di mille popoli, che ha praticato e vissuto una gigantesca "ricomposizione sociale" di massa, collocando naturalmente nella critica generale al dominio liberista tutti gli elementi singolari -interessi, bisogni, desideri- che compongono il movimento.
Un idillio? Meglio, un'apocalisse della "politica", una moltitudine che riprende voce e anima dopo lo sgomento e le vertigini dell'undici settembre, ripartendo proprio dal sentiero di Seattle, Praga, Porto Alegre e Genova, dalla capacità di mettere in relazione e di valorizzare le tante opposizioni che in ogni angolo del mondo sperimentano una nuova società, solidale, sostenibile e giusta, pratiche di conflitto poliglotte che riescono ad esprimere codici, linguaggi ed esperienze diverse e distanti: dal contadino indiano allo studente italiano, fino al lavoratore asiatico.
Ma questa giornata ci offre un dato politico incontestabile, ci segnala la definitiva separazione (esattamente postfordista) tra il mondo della rappresentanza istituzionale (l'amministrazione, l'avevamo chiamata) e la società in carne ed ossa. Ad una imbarazzante unanimità guerrafondaia, suggellata (in)felicemente dal tour militar-patriottardo del vertice ulivesco - quel che resta della "sinistra" moderata si era già liquefatto nelle ultime 48 ore..- fa da contraltare il sussulto della società civile organizzata e non, che non ci casca nel trappolone del nemico costruito in provetta, e che sente la puzza di apprendisti stregoni (CIA e Bin Laden) mettendo a fuoco, con estrema lucidità, cause e responsabilità di eventi e tragedie.
Una prova di maturità che spiazzerà ancora una volta i vassalli dell'Impero, che manderà in crisi gli strateghi della funesta ideologia bipartisan, che farà impazzire gli aguzzini della "Diaz" e tutti gli sciacalli che erano pronti a riesumare il consunto clichè criminalizzazione-militarizzazione-repressione, alla vana ricerca di una qualche specie di "avanguardia" da stroncare. Stiano tranquilli, non troveranno null'altro che un nuovo mondo in cammino.
La redazione di Altremappe