Nuovi attacchi alle foreste pluviali brasiliane

7.9.2001 - Brasilia. Alla fine del mese di agosto Greenpeace ha denunciato il nuovo tentativo della lobby agraria brasiliana di indebolire il codice di protezione forestale. Obiettivo degli agrari è quello di eliminare le norme che vietano di disboscare quote superiori al 5% delle proprietà terriere. Al momento né il settore privato né il governo hanno la minima idea dell'estensione delle proprieta' private in Amazzonia. Una apposita Commissione di inchiesta del Parlamento Brasiliano ha recentemente scoperto che oltre 100 milioni di ettari di terreno (20% dell'Amazzonia legale) erano in realta' terreni pubblici, "privatizzati" con falsi certificati. Dati recenti ottenuti con immagini satellitari, rivelano che nel 2000 la crescita del tasso di deforestazione delle foreste primarie dell'Amazzonia è aumentato del 15%, per un'area di 590.000 chilometri quadrati. Una significativa parte di questa deforestazione è stata realizzata appunto dai proprietari terrieri, per trasformare la foresta in allevamenti e piantagioni. Questa deforestazione senza controllo ha già raggiunto in 30 anni un'estensione pari all'intero territorio della Francia. Recenti sondaggi rivelano che la maggioranza dei brasiliani richiede la preservazione della foresta amazzonica. Infatti, la distruzione della foresta arricchisce solo alcune ristrette elite di proprietari terrieri e impresari del legno, mentre le comunita' che abitano la foresta e vivono dei suoi prodotti, si oppongono alla deforestazione, che distrugge il loro mondo e le loro risorse. In Amazzonia, le aree protette oltre ad essere eccessivamente ridotte (appena l'11,1%) esistono solo sulla carta. La maggioranza delle terre indigene non sono state ancora demarcate, malgrado la legge lo preveda.