WTO (World Trade
Organization)
FAO (Food and
Agriculture Organization of the United Nations)
Biotecnologie e OGM (organismi geneticamante manipolati)
Il caso della carne agli ormoni (FAO/WTO)
LINK e DOCUMENTI VERTICE ANTILIBERISTA
CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO: lista delle multinazionali e dei gruppi da boicottare
APPROFONDIMENTI:
- Accordo sull'Agricoltura del WTO: multilaterale o multinazionale?(Accordo AoA)
- Crisi dei Wto Talks! di Aileen Kwa, Focus on the Global South
Quando si parla di globalizzazione neoliberista, si solleva la questione delle ricadute pericolose che ha sulla società civile un sistema economico che vuole imporre ovunque regole di promozione del libero commercio, la deregolamentazione dei movimenti di capitale su scala mondiale al fine di universalizzare il modello di crescita economica e di società occidentale, entrando così in conflitto con una sensibilità sociale e ambientale che tenta di ridurre al silenzio. A questo proposito non si può non citare il WTO, l'Organizzazione Mondiale del Commercio, che insieme all'FMI (Fondo Monetatrio Internazionale) e alla Banca Mondiale, compone un vero e proprio trittico di poteri globali, che controlla il mercato economico internazionale e dispone del nostro benessere, secondo la filosofia del profitto e dell'efficienza economica.
WTO (World Trade Organization) L'Organizzazione Mondiale del Commercio, il Wto (World Trade Organization), è una delle istituzioni simbolo della globalizzazione economica neoliberista: attiva dal 1995 ed erede dell'ex GATT (General Agreement on Tariffs) ha sede a Ginevra e si occupa del controllo delle regole del commercio mondiale, sostenendo una sostanziale abolizione di ogni tipo di dazio o tariffa alle frontiere. E' una vera e propria organizzazione sovranazionale dell'economia con personalità legale (conta 136 paesi membri, ultima la Cina e 33 nazioni ammesse come osservatori) e può imporre sentenze vincolanti ai propri paesi membri che in qualche modo violano le regole a favore di un regime internazionale di libero commercio.
Le sentenze vengono emesse da un tribunale composto da tre burocrati e non sono previste regole che sollevino problemi di conflitti di interesse: chi giudica non è vincolato a principi di tutela dei lavoratori, dell'ambiente o dei diritti umani. Di fatto ogni singola legge concernente la salute pubblica o la tutela dell'ambiente è seriamente destinata ad essere abrogata o rimossa in base agli accordi del WTO. I tribunali del WTO operano in segreto. Documenti, audizioni ed incontri sono confidenziali. E' concesso partecipare solo ai governi nazionali, nonostante sia messa in discussione una legge parlamentare. Non vi sono possibilità di appellarsi a corti e giurie esterne. Una volta che la sentenza passa in giudicato, i paesi condannati hanno un ristretto margine di tempo per adottare una di tre possibili ipotesi: " modificare il quadro giuridico nazionale al fine di adattarlo alla sentenza; " pagare delle multe di compensazione permanenti al ricorrente; " subire delle sanzioni commerciali non negoziabili. La prima è la strada normalmente percorsa e la posizione ufficiale degli Stati Uniti è che, di fatto, le leggi devono essere cambiate per assecondare la politica del WTO.
Sono quattro i settori principali su cui si concentrano i negoziati del WTO: l'agricoltura, i servizi (GATS), le misure relative agli investimenti commerciali, la proprietà intellettuale (i cosiddetti TRIPS), settore strategico che comprende i diritti d'autore, i brevetti industriali, le licenze, i marchi depositati, estendendosi anche alle specie vegetali e animali geneticamente modificate, così come ai processi biologici, che così divengono brevettabili.
L'arma più tagliente del WTO è l'accordo sulle Barriere Tecniche al Commercio, che può annullare le leggi degli Stati, quelle delle amministrazioni locali e persino le regole delle piccole organizzazioni non governative; colpisce particolarmente il diritto dei cittadini di sapere come sono fatte le merci che acquistano e da chi. Questo accordo riguarda proprio le etichette, che ci dovrebbero segnalare se nei giocattoli che diamo ai bambini sono presenti sostanze tossiche, se nei cibi che mangiamo ci sono ingredienti geneticamente modificati. Un esempio: l'accordo WTO sulle Barriere Tecniche al Commercio impedisce di rifiutarci l'importazione di palloni da calcio cuciti dai bambini sfruttati in Asia poiché un pallone è un prodotto e lo possiamo rifiutare solo se è di cattiva qualità, non se è fatto da piccoli schiavi. Etichettare le merci, così che il cittadino possa rifiutare quelle che violano i principi etici o di protezione dell'ambiente e della propria salute, è un diritto fondamentale che il WTO ci vuole togliere. In tutto ciò sono chiare le forti pressioni esercitate dai colossi industriali, dalle multinazionali, dalle lobby finanziarie.
Allora c'è una domanda che sorge spontanea: i diversi paesi che nel 1994 aderirono a tutti gli accordi del WTO, erano consapevoli di quello che stavano accettando? In effetti il WTO fu istituto con regolare voto parlamentare da parte dei Paesi membri, ma in una totale assenza di dibattito politico e pubblico. In Spagna il testo fu approvato addirittura durante una nottata e in Corea del Sud il ministro dell'Agricoltura, che aveva promesso di mantenere le protezioni sul mercato nazionale del riso, fu costretto alle dimissioni.
L'Organizzazione
del Cibo e dell'Agricoltura delle Nazioni Unite è stata la prima agenzia specializzata
delle nazioni Unite fondata dopo la II Guerra Mondiale. Ufficilamente è nata
nel 1945, pochi giorni dopo la stessa Onu, con il compito di innalzare i livelli
di nutrizione e gli standard di vita, di migliorare la produttività agricola,
e le condizioni di vita delle popolazioni rurali.
L’origine della Fao risale
al periodo coloniale, quando, con il conseguimento dell'indipendenza dei Paesi
del terzo Mondo, molte amministrazioni decisero di mettere i propri "esperti"
al servizio della Fao.
Oggi, la FAO è la principale agenzia
delle Nazioni Unite per l’agricoltura, la silvicoltura, la pesca e lo
sviluppo rurale.
Otto sono i dipartimenti in cui si
articola: amministrazione e finanza, agricoltura, economico e sociale, pesca,
foreste, affari generali e informazione, sviluppo sostenibile e cooperazione
tecnica.
E’ una struttura inter governativa:
ne fanno parte 180 paesi membri, più un'organizzazione, la Comunità Europea.
La
Fao è gestita dalla Conferenza dei Paesi membri, che si raduna ogni due anni
al fine di controllare il lavoro fatto e approvare programma e bilancio per
il biennio che segue. Alla Conferenza spetta il compito di eleggere un Consiglio,
composto da 49 Paesi membri, e il Direttore Generale. Dal 1994, a capo dell'agenzia
c'è il dott. Jacques Diouf, originario del Senegal.
La specifica
priorità dell’organizzazione è incoraggiare l'agricoltura e lo sviluppo
rurale, una strategia a lungo termine per aumentare la produzione di cibo
e la sicurezza del cibo, allo stesso tempo impegnandosi nella protezione delle
risorse naturali.
La concezione di sviluppo dell'agenzia
Fao fu modellata nel periodo coloniale, e da allora è cambiata ben poco: allora
come oggi, si vedeva la chiave dello sviluppo agricolo nell'incoraggiamento
all'esportazione dei prodotti e nell'adozione delle tecniche moderne
di coltivazione.
La produzione
di cibo è aumentata in una percentuale senza precedenti dal 1945 (stando a
ciò che dice la FAO). Fin dai primi anni ‘60, la proporzione
della gente affamata nei paesi in via di sviluppo, si è ridotta all'incirca
del 50-20%. Malgrado questi miglioramenti sostenuti dalla FAO, più di 790
milioni di persone nei paesi in via di sviluppo, più della popolazione totale
del Nord America e dell’europea Occidentale, soffrono ancora la fame.
l'Organizzazione raccoglie, analizza
e diffonde informazioni; consiglia i governi in materia di politiche e di
pianificazione; serve da foro internazionale per dibattere i problemi alimentari
e agricoli ed approvare norme ed accordi internazionali; fornisce assistenza
diretta allo sviluppo. Interviene inoltre attivamente nei momenti di crisi,
quando produzione e distribuzione alimentari vengono sconvolte dai disastri
provocati dall'uomo o dalla natura, come le guerre, la siccità e le invasioni
di insetti nocivi.
In quanto istituzione, la Fao non deriva il suo potere e l'influenza
di cui gode dal fatto che amministri i fondi - i quali peraltro, paragonati
a quelli che sono gli standard nel mondo dello sviluppo internazionale, sono
tutt'altro che rilevanti- bensì piuttosto dal ruolo che svolge fornendo consulenza
e assistenza. Sebbene la Fao si presenti come “centro di informazione
per gli agricoltori, pescatori e selvicoltori”, i suoi principali clienti
sono i governi e gli enti di sviluppo internazionali. Attraverso il suo "Programma
per gli aiuti all’investimento", la Fao non solo elabora progetti
destinati ai governi del Terzo Mondo e le istituzioni di credito multilaterali,
ma aiuta i paesi in via di sviluppo anche a trovare capitali esteri disposti
a finanziarli.
DA DOVE PROVENGONO I FONDI FAO
Il bilancio
è approvato ogni due anni dalla Conferenza della Fao, sulla base delle proposte
del Direttore Generale. Il suo bilancio per l'esercizio biennale mobilita
ogni anno investimenti in favore dell'agricoltura e dello sviluppo rurale,
per il biennio 2000-2001 la Conferenza ha approvato un bilancio di 650 milioni
di dollari.
Il bilancio ordinario per il bienni è costituito quasi interamente dai contributi
obbligatori degli stati membri.
Il maggiore contribuente è rappresentato dagli Stati Uniti, che coprono un
quarto del bilancio ordinario (secondo il sistema di regole stabilito in materia
dall'Onu), quota che conferisce loro un’influenza considerevole. Gli
Stati Uniti insieme alla Germania il Giappone, il regno unito, la Francia
l'Italia e il Canada, contribuiscono al bilancio dell’organizzazione
nella misura di circa il 70%.
L'ammontare dei versamenti è stabilito
in base alla scala dei contributi dell'Onu, che in linea di principio è proporzionale
alle entrate nazionali dei paesi membri; pochi paesi in via di sviluppo contribuiscono
con una quota superiore al minimo dello 0,01%. Poiché il bilancio è stabilito
sulla base "un paese un voto", i governi del Terzo Mondo "dovrebbero"
essere in grado di far approvare i generosi aumenti di bilancio del direttore
generale, sapendo che la maggior parte dei fondi deve essere pagata dai paesi
ricchi.
Nessun paese è autorizzato a ritirare il proprio contributo
al bilancio ordinario. In teoria quindi i maggiori contribuenti devono mantenere
il proprio livello di contributi o ritirasi dall’organizzazione. Negli
anni Ottanta però gli Stati Uniti, in virtù del "peso" che rivestono
all'interno dell'Agenzia e con varie giustificazioni di natura tecnica, hanno
ugualmente sospeso i propri versamenti.
Oltre a questo bilancio di base la Fao, gestisce anche
dei fondi fiduciari che si basano su stanziamenti volontari da parte degli altri organismi dell'Onu e dei singoli paesi
membri.
Questi
contributi vengono utilizzati soprattutto per finanziare "programmi di
intervento" speciali.
Nel 1974 le Nazioni Unite ospitarono la prima conferenza
mondiale della FAO a Roma. Nel suo discorso alla conferenza, il Dottor Henry
Kissinger promise solennemente: "Entro una decade, nessun uomo, donna
o bambino andrà a letto affamato".
Oggi,
quasi 30 anni dopo, ci sono più persone che muoiono di fame che in qualunque
altro momento della storia umana, l'ambiente è più degradato che mai e le
condizioni per coltivare alimenti non sono mai state meno propizie.
La Fao di fronte all’evidente insuccesso della sua politica si è sempre
limitata a far ricadere le colpe sull' "enorme tragedia umana della mancanza
di risorse", o il fallimento dovuto a "contadini ignoranti"
che non applicano abbastanza vigorosamente le politiche neoliberiste e di
modernizzazione dell'agricoltura.
In realtà l'esistenza del Terzo Mondo e della sua fame endemica sono il prodotto
delle ingiustizie sociali di quei sistemi politici ed economici che basano
le loro scelte sul profitto e, conseguentemente, sulla creazione, sfruttamento
e perpetuazione della povertà di cui la FAO spesso si fa complice.
A testimonianza di ciò basti riflettere sull'accordo preso al vertice di Marrakesh
in Marocco il 14 aprile del 1994 nel quale la protezione ambientale fu considerata
un ostacolo al libero commercio e perciò messa sotto accusa; un accordo che
impose un aumento della competizione tra i Paesi del Terzo Mondo; un accordo
nel quale, i Paesi industrializzati detentori della tecnologia, impongono
al resto del mondo il cosiddetto "trade-related intellectual property
rights" più semplicemente la "proprietà intellettuale" e il
brevetto di tutte le forme di vita sui generis: in definitiva, in agricoltura
(ma non solo) significa la possibilità di brevettare sementi ottenute attraverso
l'ingegneria genetica, il che vuol dire dare alle aziende multinazionali il
monopolio sulla produzione di sementi definite "ad alto rendimento".
Questo è il
naturale sviluppo di una politica che si protrae da decenni e che iniziò negli
anni '60 nel programma denominato impropriamente e tendenziosamente come "rivoluzione verde". Queste
sementi "ad alto rendimento" rispondono bene solo con un massiccio
uso di fertilizzanti e pesticidi, con la conseguenza di accelerare il degrado
ambientale, la salinizzazione dei suoli, l'inquinamento delle fonti d'acqua
e la dipendenza dei contadini sia dalle forniture di sementi (controllate
appunto dalle multinazionali), sia dai sussidi per fertilizzanti e pesticidi.
Nel 1979 la Fao avviò un "programma di azione special"”
che aveva come fine quello di far sì che lo sfruttamento delle foreste a fini
commerciali servisse allo sviluppo delle comunità locali, attraverso l’aumento
dei redditi derivanti dalle attività legate alla foresta e la creazione di
nuovi posti di lavoro per le popolazioni. In quell’occasione anche la
Banca Mondiale fece presente la sua intenzione di votare una maggiore quota
dei suoi investimenti nel settore forestale ai programmi di "sfruttamento
del patrimonio forestale a fini sociali".
In verità il crescente interesse, nonché l'accettazione dei progetti sullo
sfruttamento commerciale del patrimonio forestale avevano ben poco a che fare
con i "fini sociali" di cui si era parlato. Erano invece strettamente
legati al fatto che numerosi ricchi paesi industrializzati avevano bisogno
di nuove risorse lignee, e le loro industrie affini (quelle della polpa di
legno e della carta) intuivano enormi possibilità di guadagno in quei paesi
sottosviluppati che avevano un patrimonio forestale. Le conseguenze di questa
politica hanno portato ad un disastro ambientale provocato dal disboscamento indiscriminato a fini commerciali, l’inquinamento
di numerosi corsi d’acqua a causa degli scarichi tossici provocati dalle
fabbriche di polpa di legno, l’espansione della silvicoltura a scopi
commerciali a discapito delle coltivazioni di prodotti commestibili più utili
alle popolazioni.
Questa
politica ha intensificato ed esteso la morsa della fame, incrementando quelle
forze che riducono la disponibilità di cibo per i poveri. É stata esacerbata
la mancanza di terra, l'ambiente è stato degradato, la ricchezza concentrata
sempre più in un minor numero di mani e sistematicamente ignorati i devastanti
risvolti ecologici.
Promuovendo
prodotti quali: fertilizzanti chimici, pesticidi e "semi potenziati"
la FAO ha consegnato i contadini nelle mani di chi controlla questi prodotti,
creando dipendenza dove esisteva indipendenza, obbligando i contadini a comperare
quello che prima era gratuito, incatenandoli in un circuito di diminuzione
del reddito, incrementando l'uso dei pesticidi e il debito.
La
scelta della FAO nel promuovere colture destinate all'esportazione ha ulteriormente
ristretto le ricadute sociali ed economiche dovute all'intensificazione dell'agricoltura.
In alcuni paesi praticamente tutta la migliore terra agricola è usata per
produrre raccolti da esportare, compresi prodotti non commestibili: dal garofano
al cotone, alla droga.
I beneficiari sono stati: le compagnie multinazionali e la classe politico-economica del Terzo Mondo.
La FAO non ha mai spiegato in modo soddisfacente come l'incoraggiare la produzione
di prodotti per l'esportazione sia compatibile con il suo obiettivo dichiarato
di "eliminare la fame e la povertà rurale". Per definizione, Il
cibo prodotto per l'esportazione non può essere mangiato da chi lo produce.
Questo può sembrare ovvio, ma non ha mai impedito alla FAO di incoraggiare
i contadini delle più povere e affamate nazioni del mondo a produrre raccolti
per l'esportazione. Il Terzo Mondo nel suo complesso esporta più cibo nei
paesi industrializzati di quanto non ne importi o ne riceva in "aiuti
contro la fame".
Ecco
il paradosso dell'agricoltura mondiale: il Nord ricco, nella sua abbondanza
produttiva detiene anche il primato della produzione di cibo per i poveri;
mentre il sud povero, con tutta la sua fame, produce il superfluo per i ricchi.
I
problemi di agricoltura del Terzo Mondo sono intimamente legati ai rapporti
di forza politici. Qualsiasi esame della Fao e delle sue attività nel corso
degli ultimi 50 anni deve tenere nel giusto conto il fatto che essa opera
all’interno di un sistema mondiale orientato in favore dei benestanti,
dei potenti, del ricco Occidente, delle multinazionali. I suoi clienti principali
sono i ministeri dell’agricoltura, che in tutto il mondo tendono ad
un tipo di agricoltura estensiva e ad un orientamento commerciale. Per sopravvivere
con le inadeguate risorse del proprio bilancio regolare, la FAO è alla ricerca
permanente di fondi: dai governi dei paesi ricchi, dalle banche alle compagnie
transnazionali. Aspetto che non deve essere mai trascurato quando si critica
la FAO per i torti che commette, anche se questa considerazione non deve servire
a giustificare una condotta opposta agli scopi per i quali è stata fondata,
facendosi complice di quel sistema che mantiene i poveri “poveri”
e gli affamati “affamati”.
Gli organismi geneticamente
modificati sono parte essenziale di quel processo mondiale (composto dall'
allargamento su scala planetaria dei processi di produzione, dalla messa a
valore delle relazioni sociali, dall'accrescimento del ruolo della speculazione
finanziaria ) che siamo soliti chiamare, per convenzione e sintesi, globalizzazione
economica.
Si tratta della possibilità di modificare sistemi viventi (ed in particolare
il loro corredo genetico) per trarne nuova merce da immettere sul mercato.
La prima anomalia di fronte al quale ci si trova di fronte riguarda quindi
l'utilizzo massiccio e comandato della scienza per produrre profitto. Le pochissime
multinazionali che possono permettersi di investire ingenti capitali con prospettive
di guadagno a lungo termine si appropriano quindi della conoscenza (favoriti
dalle sempre più perverse e "feudali" norme sui brevetti)e
la ricerca scientifica diventa strumento di accumulazione capitalista invece
che mezzo per ampliare la conoscenza sociale ed il progresso. Ma il meccanismo
aberrante messo in piedi dall'ipercapitalismo neoliberista non pone solo questioni
fondamentali sul rapporto tra la scienza e la società e sulla necessità
che essa si sottragga ai dettami del mercato. Ci troviamo di fronte al'impossessamento
(impensabile solo fino ad una ventina di anni fa) da parte dei grandi gruppi
multinazionali di intere specie viventi, che da patrimonio millenario di popolazioni
e culture, diventano proprietà privata. E' facile immaginare quanto
tutto ciò sia disastroso per le già tragiche sorti delle economie
dei paesi del sud del mondo, che si vedono costrette a dipendere ulteriormente
dalle dinamiche del capitale globale (e le cui popolazioni, paradossalmente
si vedono ancora più defraudate del proprio lavoro, delle proprie conoscenze,
dei propri usi e costumi proprio sapere tradizionale).
Il terreno di conflitto apertosi a Seattle sul fronte della lotta alle biotecnologie
è importantissimo perchè accomuna i soggetti in lotta contro
il dominio del capitale, indicando come unica via da percorrere quella della
lotta al copyright, alla proprietà privata sulla conoscenza socialmente
prodotta. Solo riuscendo a focalizzare questa contraddizione "il movimento
dei movimenti" riuscirà infatti a dare una risposta all'altezza
della sfida.
Una risposta nè "idealista" (come quella di alcuni settori
del movimento ambientalista) nè "regressiva" (come quella
della Chiesa, contraria per principio al biotech), nè "protezionista"
(come quella degli ambienti più conservatori di certo sindacalismo
nostalgico, propugnatore di un impossibile ritorno della sovranità
agli Stati-nazione).
Gli OGM - Organismi Geneticamente Manipolati - sono organismi artificiali, spesso brevettati e dunque di proprietà privata di una azienda. Sono ottenuti inserendo nel patrimonio genetico dell'organismo "ospite" pezzi di DNA di organismi diversi.
Gli incroci tradizionalmente ci sono sempre stati in agricoltura, ma per quanto
riguarda gli OGM vi sono delle differenze sostanziali. Infatti, la tecnica
di incrocio tuttora utilizzata in agricoltura nel miglioramento delle varietà
vegetali e delle razze animali, si adotta per riprodurre piante e animali
migliorandone le caratteristiche attraverso accoppiamenti selettivi fra individui
tra loro fertili, generalmente appartenenti alla stessa specie.
Al contrario, la manipolazione
genetica "combina" organismi che in natura non possono fecondarsi:
batteri con cereali, pesci con fragole, scorpioni con piante, ecc.
Gli OGM sono il frutto di ricombinazioni artificiali del materiale ereditario ottenute mediante l'inclusione di frammenti di DNA di un organismo donatore in un organismo ospite che in natura non potrebbero in alcun modo scambiarsi il materiale ereditario. L'inclusione della caratteristica di resistenza al freddo indotta nelle fragole attraverso l'inclusione della sequenza di DNA che nei pesci artici determina una maggior tolleranza alle basse temperature non sarebbe mai stata possibile con le tecniche di incrocio finora utilizzate in agricoltura. Per questo motivo sostenere che gli OGM si sono sempre creati non ha alcun fondamento.
Uno dei problemi più
grandi riguardanti la sperimentazione degli OGM è la contaminazione
ambientale che queste specie producono e di cui non si conoscono gli effetti
a lungo termine.
Il rilascio in natura di OGM tramite coltivazione e allevamento o contaminazione
accidentale può produrre effetti irreversibili sugli ecosistemi. Diversamente
da un inquinante chimico, gli OGM possono riprodursi e moltiplicarsi, estendendo
la propria presenza sia nello spazio che nel tempo e sfuggendo a qualsiasi
controllo.
Al contrario di quello che i fanatici sostengono, gli OGM non sono in alcun
modo un "progresso", così come non lo è lo sviluppo
di centrali nucleari per produrre energia.
Un reale progresso è quello orientato verso un'agricoltura e produzione alimentare in armonia con l'ambiente e priva di residui chimici. Con gli OGM non si hanno nè vantaggi ambientali nè sanitari, al contrario si orienta la ricerca verso la direzione opposta adattando gli organismi viventi alle esigenze della chimica (per esempio, rendendo alcune colture agrarie tolleranti a particolari erbicidi).
IL BUSINESS DEL TRANSGENICO
Ciò su cui raramente si punta al contrario l'attenzione è il grande business che sta dietro queste sperimentazioni e che interessa soprattutto note multinazionali, un esempio è la Monsanto.
La Monsanto è una industria che ha costruito parte del suo successo aziendale sulla chimica e oggi rivalorizzata grazie alle biotecnologie, le quali naturalmente vengono presentate come tecnologie rispettose dell'ambiente e capaci di lenire gli impatti negativi dei pesticidi. Monsanto è la multinazionale diventata famosa per aver prodotto l'Agente Arancio, il defoliante tossico e cancerogeno usato nella guerra del Vietnam; successivamente si è concentrata sui PCB, i pericolosi composti organoclorurati più nocivi del DDT ora vietati pressoché ovunque, ma che continueranno per millenni ad inquinare fiumi e mari, a causa della loro persistenza.
Il grande business della Monsanto è oggi quello biotecnologico, per il quale ha sostenuto grandi investimenti finanziari per esempio, legati all'acquisizione di numerose società di ricerca titolari di brevetti che devono entro breve termine assicurare la remunerazione del capitale impegnato per evitare la bancarotta.
Una tale scommessa spiega l'arroganza che contraddistingue questa multinazionale nel sostenere la promozione delle colture transgeniche.
Il processo di concentrazione oligopolistica dell'industria biotecnologica interessa anche altre multinazionali impegnate in fusioni societarie fra giganti o nell'assorbimento di piccole aziende di ricerca. Il controllo in poche mani dei brevetti biotecnologici e delle sementi che ne derivano, mette in serio pericolo quell'agricoltura plurale, sostenibile e 'bio-diversa' che tutt'ora occupa il 50% della forza lavoro mondiale, per la quale l'accesso alla terra e alle risorse genetiche è letteralmente fonte di sopravvivenza. Ecco perchè la Monsanto viene portata ad esempio di una politica commerciale sensibile alle sole logiche del mercato e indifferente alle molteplici conseguenze negative di carattere ambientale e socio-economico.
SOIA E MAIS
Circa il 60% dei prodotti trasformati presenti sugli scaffali dei nostri supermercati contiene almeno un ingrediente originato da una di queste due colture. Si tratta di piante che danno un prodotto - il seme, per quanto vi siano utilizzazioni agricole anche delle altre parti del vegetale - estremamente duttile e poliedrico, capace di dar luogo a numerose applicazioni sia nell'industria agroalimentare che mangimistica. Queste virtù rendono inoltre il mais e la soia particolarmente vocate al commercio internazionale e si può dire che svolgano un ruolo da apripista per la globalizzazione agricola, ancora lontana dall'imporsi essendo i flussi di import/export di derrate limitati intorno al 10% della produzione agricola mondiale.
Il Mais Bt è un prodotto transgenico della Ciba Geigy che contiene un gene per la produzione della tossina Bt del Bacillus thuringensis ad azione insetticida, principalmente contro le larve dei lepidotteri (farfalle). Questo mais è stato inoltre ingegnerizzato integrando un fattore per la resistenza al Basta (un erbicida della Hoechst, affiliata alla Ciba), ed un gene per la resistenza all'antibiotico ampicillina quale marcatore.
Il Bacillus thuringensis ancor prima di trovare impiego nelle colture transgeniche rappresentava un efficace ed 'ecologico' insetticida naturale spesso usato in agricoltura biologica, spargendo le spore del batterio. Quando la spora viene inghiottita da una larva essa si attiva nello stomaco e produce una tossina che normalmente la uccide. Le piante Bt, invece, producono costantemente la tossina, con tre principali conseguenze:
gli insetti nocivi che
cominciano ad attaccare il mais non sempre muoiono, nel qual caso possono
riuscire a spostarsi in un campo limitrofo esercitando l'attività parassitaria;
la tossina passa al suolo attraverso le radici o con l'interramento delle
stoppie, dove si caratterizza per una notevole persistenza e per la nocività
verso molti organismi terricoli utili;
la diffusione della tossina su larga scala aumenta la probabilità di
insorgenza di forme di resistenza da parte delle popolazioni di insetti target,
innescando un processo di selezione che favorisce gli insetti resistenti.
L'acquisizione progressiva di resistenza rende fatalmente inefficace l'applicazione
di Bt, oltre che nelle colture ingegnerizzate, anche da parte degli agricoltori
biologici per i quali il Bacillus thuringensis rappresenta una delle non numerose
soluzioni valide nel contenere gli attachi parassitari.
CON GLI OGM RISOLVEREMO IL PROBLEMA DELLA FAME NEL MONDO E DELLE MALATTIE
?
L'introduzione degli OGM in agricoltura viene giustificata con la tesi che le colture transgeniche garantirebbero una maggiore produzione alimentare ritenuta necessaria per sfamare gli 800 milioni di persone che soffrono la fame. In realtà, il problema dell'insicurezza alimentare è principalmente connesso ad una iniqua ripartizione delle risorse e non ad una eventuale sottoproduzione agricola; è anche necessario sottolineare che le coltivazioni geneticamente modificate non hanno dimostrato alcun vantaggio produttivo rispetto a quelle tradizionali.
La produzione odierna di cibo, quale media complessiva a livello mondiale, è tale da soddisfare l'attuale consumo umano fino a raggiungere un valore medio pari a 2.700 calorie al giorno, ben al di sopra del valore di 2.500 calorie, ritenuta la soglia minima media per assicurare un'alimentazione adeguata. Questi dati globali nascondono però profonde ineguaglianze: mentre nell'Europa occidentale disponiamo di 3.350 calorie pro capite al giorno (negli USA 3.570), nel Sud-Est asiatico non si superano le 2.350 e nell'Africa al di sotto del Sahara le 2.150! Difficile capire come le biotecnologie possano sanare tali squilibri; più facile ritenere che siano destinate ad aggravare le sperequazioni nell'accesso al cibo, legate principalmente alla mancanza di democrazia economica e sociale. A dimostrazione dell'assenza di una causalità diretta fra livelli di produzione nazionale e livelli di consumo, il Brasile, pur essendo il terzo esportatore mondiale di derrate agricole verso i paesi industrializzati, vanta il triste dato del 18% della popolazione in condizioni di insicurezza alimentare.
Finora, oltre il 70% delle piante transgeniche che sono state immesse sul mercato sono state manipolate per renderle più resistenti all'attacco di erbicidi prodottI dalle stesse multinazionali che producono le sementi, o in grado di produrre da sé sostanze insetticide. Nel tentativo di offrire una faccia presentabile alle biotecnologie agricole, alcuni sforzi della ricerca sono stati orientati verso un miglioramento qualitativo delle colture per assicurare una più adeguata copertura dei fabbisogni dietetici. Il 'riso alla vitamina A' (anche conosciuto come golden rice) risponde a questa logica, ma la sperimentazione in corso non sembra mantenere le promesse dell'enfasi demagogica con cui è stata presentata: calcolando la quantità di vitamina A disponibile attraverso il riso transgenico, è stato stimato che una donna adulta può soddisfare un fabbisogno pari a 500 microgrammi con 3.75 kg di riso al giorno, una quantità che aumenta fino a 9 kg con la cottura! Anche in questo caso la soluzione risiede nella diversificazione alimentare e nell'inclusione nella dieta di vegetali naturalmente ricchi di vitamina A che sono spesso presenti in natura e che possono facilmente ed economicamente sopperire ai fabbisogni. Lo stesso Istituto Internazionale di Ricerca sul Riso (IRRI), impegnato nella sperimentazione del golden rice, ha recentemente affermato che siamo lontani da una sua commercializzazione, tanto da aggiungere che prima di cinque anni difficilmente verranno effettuate prove in campo, e che i nutrizionisti devono continuare a promuovere fonti convenzionali di vitamina A.
Le promesse di ricadute sociali degli OGM sembrano ad oggi più demagogia che scienza.
MA POSSIAMO SCEGLIERE DI NON COMPRARE GLI OGM?
L'opposizione dei consumatori europei verso l'uso di OGM in campo alimentare ha imposto alle autorità di mettere a punto un sistema di etichettatura dei prodotti come strumento per assicurare l'esercizio della libera scelta del consumatore. Ma l'etichettatura è indispensabile ma non sufficiente, in quanto è ben più necessario tenere separati i prodotti agricoli transgenici da quelli tradizionali. In caso contrario la contaminazione da OGM nei prodotti tradizionali rende vana e insensata anche l'etichettatura (sia in positivo - assenza di OGM - che in negativo - presenza di OGM-).
Nel 1998 è entrata in vigore una Direttiva che prevedeva l'obbligo di riportare in etichetta l'eventuale presenza di OGM. Ma dopo due anni, la Commissione Europea ha riconosciuto che lo stato di contaminazione delle sementi rendeva impossibile garantire l'assenza totale di OGM negli alimenti e ha quindi varato un testo corretto della direttiva in vigore dove si prescrive che la presenza di ingredienti transgenici non debba essere riportata in etichetta qualora la percentuale di OGM sia al di sotto dell'1% (ad esclusione di un impiego intenzionale, nel qual caso l'obbligo di etichettare si estende anche al di sotto di tale soglia).
L'obbligo di riportare
in etichetta la dicitura relativa ad ingredienti originati da colture transgeniche
scatta quindi solo nel caso si superi un valore limite e sia rilevabile analiticamente
la presenza di DNA o proteine dovute alla manipolazione genetica, mentre nessuna
informazione viene fornita per ingredienti - come l'amido od olii particolarmente
processati - ottenuti da piante geneticamente modificate, ma 'sostanzialmente
equivalenti' a quelli ottenuti da piante convenzionali. Il consumatore ha
quindi accesso ad una informazione parziale ed esclusivamente riconducibile
al prodotto da acquistare, mentre viene totalmente tenuto all'oscuro delle
modalità di ottenimento - i processi produttivi - delle derrate agricole,
su cui si possono nutrire preoccupazioni di carattere ambientale o etico.
Il diritto all'informazione e alla scelta consapevole è, inoltre, negato
anche all'agricoltore: i frequenti casi di contaminazione delle sementi emersi
nel corso della primavera dell'anno in corso denunciano una situazione allarmante
di rischio di inquinamento genetico dei nostri campi, di cui i contadini sono
ignari, con potenziali ripercussioni anche sulla salute dei consumatori, come
evidenziato dal caso StarLink (il mais transgenico che aveva ottenuto l'autorizzazione
al commercio negli USA per il solo uso in zootecnia, ma che ha contaminato
accidentalmente oltre 300 prodotti alimentari con decine di casi di allergie
denunciati e un conseguente danno economico stimato in oltre 2.000 miliardi
di lire dalla stessa Aventis, la multinazionale che lo ha prodotto, brevettato
e messo in commercio).
BREVETTARE LA VITA?
Nel 1998, in risposta alle pressioni provenienti dalle industrie biotecnologiche, l'Unione Europea ha emanato una Direttiva che consente esplicitamente di brevettare organismi viventi come piante ed animali o parti di essi. La domanda di brevetti su organismi viventi e sulle tecnologie sviluppate per la loro manipolazione ha subito una impennata negli ultimi anni con il moltiplicarsi di ricerche su piante transgeniche e animali 'nuovi' come la chimera uomo-maiale, le cui applicazioni risultano ancora oscure. Ad oggi sono state presentate all'EPO di Monaco (l'Ufficio Europeo per i Brevetti) più di 15.000 richieste di brevetti nel campo dell'ingegneria genetica ed oltre 2.000 sui geni umani di cui circa 300 già concesse prima del 1998. Le domande di brevetti che riguardano specie animali sono oltre 600 e una dozzina circa sono già state approvate mentre per le piante le richieste sono 1.500 di cui 100 già accolte.
La concessione del brevetto è subordinata alla presentazione dettagliata dell'invenzione, che nel caso di organismi viventi transgenici riguarda anche la sequenza genica. I sostenitori della brevettabilità degli organismi viventi sostengono che la concessione del brevetto consente al mondo scientifico ed industriale di coprire i costi di ricerca e sviluppo delle tecnologie.
Secondo una ricerca commissionata dal quotidiano britannico The Guardian, sono circa 127.000 i geni umani o sequenze parziali di geni umani brevettati da aziende farmaceutiche, aziende biotecnologiche, istituti di ricerca privati ed università. Un'azienda francese, la Genset, detiene circa il 29% del totale dei brevetti di geni umani, "possedendone" oltre 36.000.
L'azienda Myriad Genetics dello Utah, che possiede i diritti intellettuali di due geni mutanti, il BRCA1 ed il BRCA2, considerati indicatori della predisposizione al tumore alle ovaie ed alle mammelle, ha inviato lettere di diffida a molti laboratori di ricerca chiedendo di interrompere l'uso diagnostico dei due geni in assenza del pagamento dei diritti brevettuali. Molti istituti di ricerca hanno ricevuto una simile lettera dalla compagnia Athena Diagnostic che rivendicava il possesso di diritti esclusivi di alcuni test diagnostici per il morbo di Alzheimer e ricordava che il loro uso da parte di qualsiasi altro istituto rappresentava una violazione della legge.
L'Athena offriva di condurre i test al prezzo di circa 450.000 lire per ogni campione, un prezzo circa il doppio rispetto a quello offerto da molte strutture sanitarie attrezzate.
Altro che sviluppo e applicazione terapeutica dell'ingegneria genetica: questa è proprietà privata della possibilità di cura!
Quando
il WTO nacque, varie organizzazioni non governative espressero la loro preoccupazione
che le nuove regole e il sistema creato per farle rispettare, avrebbero potuto
costituire una seria minaccia per gli abitanti del pianeta. Cinque anni dopo,
possiamo dire che quei timori erano fondati. Tutte le cause hanno avuto come
risultato finale un verdetto sfavorevole agli interessi pubblici.
Questa vicenda riguarda un conflitto commerciale avvenuto fra Usa e Unione
Europea che dimostra come le politiche del WTO non si interessino affatto
del benessere del consumatore e dimostra come in queste vicende possano essere
coinvolti organizzazioni come la FAO, che dovrebbe promuovere la sicurezza
alimentare. Su sollecitazione delle industrie produttrici di carni e biotecnologie,
gli Usa nel gennaio 1996 hanno portato davanti la tribunale del WTO il bando
europeo che vietava l'importazione della carne americana trattata con ormoni,
ritenuta nociva alla salute. La WTO , attraverso l'accordo Sps (sulle misure
sanitarie e Fitosanitarie) ereditato dal Gatt non riconosce il Principio Precauzionale
sostenuto dall'Unione Europea, capovolgendone l'impostazione: secondo questo
regime, spettava all'impresa produttrice dover fornire prove sull'innocuità
del prodotto, anche su tempi lunghi; la WTO affidava invece ai potere pubblici
l'onere di testare il prodotto, deresponsabilizando fortemente le imprese.
Sulla base di questo nuovo assunto il WTO ha condannato il bando europeo,
imponendo sanzioni per oltre 116 milioni di dollari.
Secondo
quali prove il WTO condannò l'Europa? Il WTO nel caso di dispute sulla sicurezza
degli alimenti decide in base al parere degli scienziati della FAO. A loro
fu chiesto di emettere il verdetto sulla carne agli ormoni. E infatti un gruppo
di scienziati cosiddetti super partes, si riunirono proprio alla FAO a Roma
nella commissione chiamata Codex. E dalla FAO partì il verdetto. Ma gli scienziati
della FAO erano davvero imparziali? Alan Randell, uno dei massimi responsabili
dei gruppi scientifici della FAO assicura: "Siamo una organizzazione
inter governativa e il nostro compito è di fissare gli standard internazionali
per la sicurezza degli alimenti. Abbiamo deciso che gli ormoni nella carne
americana non pongono problemi alla salute, e potete fidarvi." Per dimostrare
invece quanto la FAO possa essere inaffidabile, basta ricordare una vicenda
parallela in cui fu coinvolta, davvero poco edificante. Nel novembre del '97,
la FAO giudicò la sicurezza degli ormoni nel latte, che sono prodotti dalla
multinazionale Monsanto.Uno scienziato della FAO, il dott. Nick Weber, aveva
passato al dott. Kowalczyk della Monsanto i documenti riservati che solo gli
scienziati della FAO avrebbero dovuto leggere prima di emettere il verdetto.
Fra questi documenti c'erano persino gli studi della Commissione Europea,
che era contraria agli ormoni artificiali. La Monsanto poté così studiarsi
con anticipo cosa avrebbero sostenuto i suoi accusatori.
All'interno
della FAO ci sono altri scienziati gravemente compromessi: sono Margaret Miller
e Leonard Ritter. La dottoressa Miller è stata sotto inchiesta perché sorpresa
a lavorare alla Monsanto, per conto della quale studiava gli ormoni. Il dottor
Ritter, invece, è stato più volte pagato del CAHI, una grossa lobby nordamericana
di industrie veterinarie favorevoli agli ormoni. Anche Nick Weber e Margaret
Miller erano da tempo collusi con una lobby e con una grande multinazionale
interessate a vendere ormoni e nonostante l'evidente conflitto di interessi,
hanno continuato a lavorare sulla sicurezza alimentare per conto della FAO.
Questi tre nomi compaiono anche tra coloro che hanno giudicato la carne agli
ormoni durante il contrasto tra il WTO e l'Unione Europea…
GATT: Il WTO nasce dalle ceneri del GATT (General Agreement on Tariffs)
e fu creato nel 1995 al termine dei negoziati noti sotto il nome di Uruguay
Round, le cui trattative sono durate ben sette anni. I negoziati portarono
in dote al WTO, oltre al GATT, l'accordo sui servizi (GATS) e quello relativo
ai diritti di Proprietà Intellettuale (TRIPS).Prima, il GATT si occupava di
tariffe (dazi doganali) e quote d'importazione. Dal '95 le regole si occupano
di quello che in gergo si definiscono come barriere non doganali (non-tariff
barriers to trade), in pratica leggi sanitarie, regolamenti sui prodotti,
sistemi fiscali interni, politiche d'investimenti e qualsiasi altra legge
di un paese che in qualche modo influenzi il commercio di qualche prodotto.
Le pressioni del WTO nelle legislazioni interne si sono fatte perciò pesanti,
mentre il GATT è una tipica organizzazione di un'età ancora centrata sul ruolo
cardine degli Stati Nazionali.
GATS: Con il termine di "servizi" si intende tutto quello che non rientra
nella produzione: per es. telecomunicazioni, movimento di persone, trasporto
aereo, servizi finanziari. Gli Stati Uniti, in particolare, chiedono la copertura
del settore sanitario e scolastico. Sono in lista anche il settore idrico,
comprese le aziende municipali e spicca la richiesta di ulteriori liberalizzazioni
nel settore finanziario.
TRIPS: Questo accordo stabilisce regole mondiali per brevetti, copyright
e marchi registrati: un accordo molto pericoloso e per questo su di esso si
sono puntate molte critiche di ONG e di Paesi poveri. Tramite i TRIPS, il
WTO si è attribuito il ruolo di regolatore mondiale dei sistemi di protezione
della proprietà intellettuale: al momento della firma, infatti, la maggior
parte dei paesi del mondo era priva di una legislazione al riguardo. I principali
beneficiari dell'implementazione del TRIPS sono i centri di ricerca dei paesi
industrializzati che vedono garantirsi in ogni parte del mondo i guadagni
degli investimenti effettuati, violando la Convenzione sulla Biodiversità
che stabilisce il principio della sovranità degli Stati (e dei relativi popoli)
sulle loro risorse. L'industria farmaceutica sta facendo grosse pressioni
su questo punto per adottare le regole americane in materia che permettono
un allungamento dei tempi che garantiscono il monopolio dei diritti intellettuali.
L'accordo TRIPS richiede ad alcune nazioni come l'India e il Brasile o l'Argentina
di abbandonare le regole che sostengono la produzione farmaceutica nazionale,
per favorire le multinazionali farmaceutiche, permettendo loro di erodere
la già debole fetta di mercato detenuta dai produttori dei paesi meno sviluppati.
http://rds.org.hn/via/ (via campesina)
http://www.citinv.it/associazioni/MST/ (Movimiento Sem Terra)
http://www.rfb.it/asci/ (A.S.C.I.)
http://www.rfb.it/csa/(Resistenza ai Frankenfood ed alla Biopirateria)
LISTA DELLE MULTINAZIONALI E DEI GRUPPI DA BOICOTTARE: I PRODOTTI E IL PERCHE'
SETTORE ALIMENTARE
UNILEVER
(proclamata da Animal Aid per esperimenti su animali) .
COMPORTAMENTI
NON ETICI SEGNALATI: Abuso di potere,Sfruttamento Terzomondo, Danni all'ambiente,
Ogm, Diritti lavoratori, Regimi oppressivi, Illeciti, Sfruttamento animali,Pubblicita'
scorretta, Paradisi fiscali
COSA COMBINA NEL
MONDO LA UNILEVER
REGIMI OPPRESSIVI: ha filiali in Brasile, Colombia, Egitto, El Salvador, Guatemala,
Honduras, India, Indonesia, Kenya, Messico, Marocco, Perù, Filippine, Senegal,
Sri Lanka, Turchia e Uganda.
RELAZIONI SINDACALI: nel Giugno 89 i lavoratori della Gessy Lever a San Paolo,
Brasile, occuparono la fabbrica per rivendicare paghe e condizioni di lavoro
migliori; 87 di loro furono licenziati. Sebbene poi i lavoratori ricevettero
un aumento di paga, la direzione mancò di riconoscere il consiglio di fabbrica
eletto dai lavoratori.
SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: nel 1988 membri del sindacato dei lavoratori
nella fabbrica Elida Gibbs in Sudafrica scioperarono per il salario minimo.
La direzione aziendale ottenne un ordine dalla Corte Suprema che reprimeva
i membri del sindacato dall'interferire con la produzione e distribuzione
di merci. (Comunque, il sindacato ultimamente ha vinto la sua rivendicazione
per un salario minimo mensile di R 195).
DIRITTO ALLA TERRA: Unilever ha una grande fabbrica di tè a Pazar nella Turchia
Orientale, un'area dalla quale la gente, la maggior parte Kurdi, è stata espulsa
secondo uno schema di sviluppo deciso dal Governo Turco.
AMBIENTE: la compagnia è stata multata per 5.000 sterline nel 1990 per il
rilascio di 50 tonnellate di acido solforico concentrato dalla sua fabbrica
Crossfield Chemicals a Warrington (Gran Bretagna). Secondo il Registro dell'Autorità
Nazionale dei Fiumi, nel periodo Gennaio-Marzo 1991 la compagnia ha superato
gli scarichi consentiti tre o più volte. Inoltre, tra l'1-9-1989 e il 31-8-1991
la compagnia fu dichiarata colpevole di inquinamento delle acque.
COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: Unipath, filiale della Unilever, è stata
criticata da Maternity Alliance per l'offerta di una fornitura mensile di
un complesso vitaminico insieme ai kit per il test della gravidanza. I gruppi
fanno notare che nel 1990 il Dipartimento della Sanità consigliò alle donne
gravide di evitare di prendere integratori dietetici che includono la vitamina
A, a causa dei pericoli di difetti nel nascituro.
CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO: nel Febbraio 1992 Mid Somerset Earth First! lanciò
il boicottaggio della Unilever e dei suoi prodotti dietetici integrali, alla
luce dei test sugli animali e del comportamento globale verso l'ambiente.
I prodotti:
DETERSIVI: Coccolino, Omo, Bio Presto, Svelto, Vim, Cif, Lysoform, Surf
SAPONETTE: Lux, Dove, Rexona
SPAZZOLINI: Gibbs
DENTIFRICI: Durban's, Benefit, lose-up Pepsodent, Mentadent
CREME: Leocrema, Cutex
SHAMPOO: Clear, Elidor, Axe, Denim, Dimension, Dove, Timotei
COSMETICI: Atkinson
PROFUMI: Fabergè, Brut 33
ALIMENTARI: Milkana, Gradina, Rama, Maya
MARMELLATA: Althea
GELATI: Algida, Carte d'Or, Eldorado, Magnum, Solero, Sorbetteria di Ranieri
SURGELATI: Findus, Genepesca, Igloo
OLIO: Bertolli, Dante, Friol, Maya
MAIONESE: Calve', Mayo', Top down
TE' : Lipton, TE'ati
NESTLE' (proclamata da Baby Milk Action per violazione codice OMS) .:
COMPORTAMENTI NON ETICI
SEGNALATI: Abuso di potere,Sfruttamento Terzomondo, Danni all'ambiente, Vendite
irresponsabili, Ogm, Diritti lavoratori, Regimi oppressivi, Illeciti, Pubblicita'
scorretta, Paradisi fiscali .:
COSA COMBINA NEL
MONDO LA NESTLE':
REGIMI OPPRESSIVI: Nestlè ha filiali in Brasile, Cina, Colombia, Egitto, El
Salvador, Guatemala, Honduras, India, Indonesia, Kenya, Libano, Messico, Papua
Nuova Guinea, Filippine, Senegal, Sri Lanka, Turchia. L'Oreal è presente anche
in Perù e Marocco. RELAZIONI SINDACALI: nel 1989 i lavoratori di una fabbrica
di cioccolato a Cacapava, Brasile, fecero sciopero. I lavoratori si lamentavano
delle misere condizioni di lavoro, compresa la discriminazione verso le donne,
la mancanza di indumenti protettivi e le inadeguate condizioni di sicurezza.
Entro due mesi dall'inizio dello sciopero la compagnia aveva licenziato 40
dei suoi operai, compresa la maggior parte degli organizzatori dello sciopero.
COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: recenti mosse della Nestlè nel campo del
latte in polvere per neonati comprendono un'ulteriore violazione del Codice
dell'OMS, cioè la pubblicità del suo nuovo latte ipo-allergenico, Good Start,
negli USA. Si è saputo che alcuni neonati hanno sofferto di shock 'anafilattici',
con pericolo per le loro vite, dopo essere stati nutriti con questo prodotto.
Vedi anche il boicottaggio sotto.
TEST SU ANIMALI: L'Oreal è attualmente oggetto di boicottaggio per il suo
uso continuato di test sugli animali. La stessa Nestlè è stata recentemente
criticata dalla BUAV (antivivisezionisti inglesi) per aver fatto test di cancerogenicità
del suo caffè su topi. CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO: la Nestlè è attualmente oggetto
di un boicottaggio mondiale per la pubblicità irresponsabile del latte in
polvere, e L'Oreal per i test sugli animali.
I prodotti:
BEVANDE: Nescafè, Nesquik, Nestea, Orzoro, Belte', Chino', Mirage, Nestea,
One-o-one, S.Bitter
ACQUA MINERALE: Claudia, Giara, Giulia, Limpia, Lora Recoaro, Pracastello,
Sandalia, Tione,Perrier, Vittel, Acqua Vera, San Bernardo, S. Pellegrino,
Panna, Levissima, Pejo, Ulmeta
DOLCI: Smarties, Kit Kat, Galak, Lion, After Eight, Quality Street, Toffee,
Polo, Rowntree, Motta, Alemagna, Nesquik, Fruit Joy, Fruttolo, Twix
CIOCCOLATO: Perugina, Baci, Nestlè
SALUMI: Vismara, King's
OLIO: Sasso
CONSERVE: Berni, Condipasta, Condiriso
FORMAGGI: Locatelli
PASTA: Buitoni, Pezzullo
DADI PER BRODO: Maggi
SURGELATI: Surgela, Mare Fresco, La Valle degli Orti
GELATI: Motta, Alemagna, Antica Gelateria del Corso
CIBI PER ANIMALI: Friskies, Buffet
COSMETICI: L'Oreal, Lancome
MCDONALD'S
http://www.tmcrew.org/mcd/index.html
DEL MONTE
CIRIO
CHIQUITA Nel suo secolo di vita, l'impresa è stata coinvolta in intrighi internazionali, in scioperi repressi nel sangue, corruzione, scandali e colpi di stato. Ancora oggi passa per essere un'impresa dal pugno di ferro con molti contenziosi aperti con il sindacato e con le popolazioni dei paesi in cui opera.Dal 91 al 99 Amrican Financial Corporation ha pagato oltre tre milioni di dollari al partito repubblicano, aggiudicandosi il quinto posto nel finanziamento ai partiti americani.Approfitta della sua posizione di potere per imporre prezzi molto bassi delle aziende agricole di cui si rifornisce. Nel 1994, tramite un rapporto al Ministero del lavoro del Costa Rica, il sindacato SITRAP ha denunciato l'esistenza di squadre armate all'interno delle piantagioni e un clima di intimidazione. Il sindacato ha aggiunto che molte società baleniere, compresa Chiquita, tentano di distruggere i sindacati indipendenti convincendo i lavoratore a iscriversi a sindacati padronali. Esse licenziano gli attivisti sindacali e li schedano in apposite "liste nere" affinché non possano trovare lavoro in altre piantagioni.Nel 1995 in Honduras, Chiquita ha chiuso quattro piantagioni. Secondo il sindacato locale si è trattato di una scelta compiuta solo per indebolire il movimento dei lavoratori. Chiquita ha approfittato dei danni provocati dall' uragano Mitch, abbattutosi in America centrale nel 1998, per ricattare i lavoratori con la minaccia della non riapertura delle piantagioni danneggiate e per revocare diritti sindacali ed economici che erano già stati conquistati. Fonti sindacali rivelano che nelle piantagioni Chiquita si usano pesticidi che l'organizzazione mondiale della sanità classifica come molto pericolosi. Inoltre il sindacato aserisce che certi pesticidi sono erogati con aerei, addirittura mentre c'è gente che lavora in piantagione.L' alta quantità di pesticidi utilizzati nelle piantagioni per la produzione di banane contamina i suoli e i fiumi circostanti avvelenando le acque e uccidendo molte forme di vita.Secondo l'inchiesta del "Cincinnati Enquirer" pubblicata il 3 maggio 1998, in Centro America le filiali di Chiquita usano vari sistemi, compresa la corruzione, per ottenere favori dai governi e per aggirare le leggi che regolamentano il comportamento delle imprese.Nel 1999 varie associazioni europee tra cui il Centro nuovo modello di sviluppo, hanno concordato con COLSIBA, il coordinamento sindacale dei lavoratori bananieri del Centro America, il lancio di una campagna di pressione internazionale per indurre Chiquita a relazioni sindacali più corrette e a garantire ai lavoratori migliori condizioni di lavoro.
SUNDDIAMOND In Italia i prodotti con il marchio Diamond e Sunsweet sono distribuiti da Noberasco. Nel 1997 ha donato 6000 dollari all'ex segretario per l'agricoltura Mike Espye altri 4000 dollari al fratello Henry Espy,a sostegno della campagna elettorale di quest'ultimo.Secondo la sezione sindacale americana Teamstars Local Union usa pesticidi pericolosi.Le relazioni sindacali da parte di Diamond sono pessime. Il sindacato accusa l' aziendadi licenziare gli scioperanti e di dare salari molto bassi.Continua il boicottaggio di Sun Diamond per abusi nei confronti di lavoratori. Nel 1985, in un momento di grave difficoltà finanziaria, le aziende ottenne dai lavoratori una autoriduzione dei salari del 30-40% e un maggior sforzo lavorativo che fece aumentare la resa produttiva . Nel giro di poco tempo l'aziende recupero' e i profitti balzarono all'eccezionale tasso del 40%.Nel 1991 i lavoratori chiesero di far tornare i salari ai livelli originari, ma invece di accogliere la richiesta , Diamond licenzio' i 500 dipendenti in sciopero e li rimpiazzo' con nuovi braccianti intimiditi. Dal 1993 il sindacato ha iniziato una battaglia senza quartiere, anche a livello internazionale, per la reintegrazione dei lavoratori licenziati e il ritorno dei salari a livelli ragionevoli.
DANONE Chi è la
Danone [dalla Guida al consumo critico del Cnms] Il Centro nuovo modello di
sviluppo di Pisa, coordinato da Francesco Gesualdi, pubblica ogni anno la
Guida al consumo critico [edizioni Emi], che raccoglie informazioni riferite
a 170 gruppi italiani ed esteri presenti con i loro prodotti nei supermercati
italiani. Tra questi, naturalmente, trova spazio anche il Gruppo Danone, di
cui vi proponiamo una sintesi del testo contenuto nella guida. Multinazionale
alimentare di origine francese, il Gruppo Danone è presente oggi in 27 paesi.
Sorta nei primi anni Sessanta come produttrice di contenitori di vetro, nel
giro di una quindicina di anni è divenuta una dei colossi mondiali dell'alimentare
e delle bevande. La proprietà del gruppo è frammentata fra oltre 140 mila
azionisti, i principali dei quali sono i banchieri Lazard, la famiglia Agnelli
e la società di assicurazione Axa. La produzione del gruppo Danone è costituita
da: latticini e prodotti freschi, settore in cui è leader mondiale, acque
e altre bevande, ma anche biscotti, pasta, salsa e contenitori in vetro. Negli
ultimi anni è diventata leader nelle acque minerali negli Stati uniti [secondo
operatore dopo la Nestlè], in Argentina, in Cina, e in Indonesia. Nel marzo
dello scorso anno ha lanciato, insieme alla Nestlè, il primo supermercato
on-line per i prodotti di largo consumo delle due aziende. Ha un accordo strategico
mondiale con Coca-Cola per la produzione e la commercializzazione di succhi
di frutta. In Italia Danone opera attraverso varie società: Danone, Egidio
Galbani, Gelaz, Italaquae, Saiwa, Sorgente Santagata, Birra Peroni. Danone
fa parte di EuropaBio, un'associazione che raggruppa le industrie con interessi
nel settore delle biotecnologie, il cui scopo è di intervenire a tutti i livelli
per legittimarne l'impiego. Da vari anni gli stabilimenti della sua controllata
inglese HP Foods inquinano gravemente l'ambiente circostante [secondo l'associazione
ambientalista"Hall of shame", la HP Foods occupa il settimo posto nella graduatoria
delle imprese manifatturiere inglesi più inquinanti]. Per quanto riguarda
i diritti dei lavoratori dipendenti, la strategia della Danone ha previsto
negli ultimi anni una graduale chiusura degli stabilimenti meno redditizi
e l'accorpamento dei piccoli, e la riduzione del personale. Nonostante nel
1996 e nel 1997 avesse firmato col sindacato internazionale due accordi che
la impegnavano a informare i sindacati ed a concordare con essi i piani di
ristrutturazione, nel giugno 1998, si è aperto un grave scontro in Francia
in occasione della ristrutturazione dello stabilimento di Sant-Meloin.
I prodotti:
ACQUE MINERALI:
Ferrarelle, Igea, Antica Fonte, Boario, Fausta,Vitas
YOGURTH E AFFINI:
Yogurth Danone, Vitasnella, Actimel, Danito, Danette
BISCOTTI E AFFINI (Saiwa): Ritz, Oro Saiwa, Oro Ciok, Crackers Premium Saiwa,
Cipster, Biscotti Tuc, Pansaiwa, Urrà, Biscotti Vitasnella, Dolcezze del mondo,
Le Frolle, Wafer Saiwa, Biscotti Prince, Orzobimbo
ALTRI PRODOTTI (gruppo Galbani): Vallelata Galbani, Mozzarella Santa Lucia,
Galbanino, Bel Paese, Certosa, Star, Mellin, Santa Lucia, Lu, Prince, Tigullio
MARS - DOLMA Non si e' impegnata a commercializzare prodotti liberi da organisimo geneticamente manipolati (OGM) I prodotti: Bounty, Milky Way, Snickers, Uncle Ben's
COCA COLA http://www.cokespotlight.org/
FOSTERS: http://www.mcspotlight.org/
MALGARA - QUAKER OATS Non si e' impegnata a commercializzare prodotti liberi da organisimo geneticamente manipolati (OGM) I prodotti: Cruesli, Gatorade, Olof, Quaker Corn Flakes, Snapple
BURGER KING Burger
King (al contrario di McDonald's) non è stato così stupido (che noi sappiamo)
per diffamazione, e per questo motivo che ovviamente non abbiamo la stessa
quantità di materiale anche su di loro. Se dovessero però citare qualcuno
in giudizio siamo sicuri che riusciremmo ad averne tantissime, ma prima di
questo mandateci tutte le informazioni su Burger King che avete. Burger King
della Gran Bretagna è stato al centro dell'attenzione dei media l'altr'anno
quando si scoprì che stipulava i cosiddetti contratti "zero-ore", che significa
che i lavoratori non vengono pagati per i periodi di tempo nella giornata
in cui non hanno lavoro da fare (ad esempio a negozio vuoto etc.). Sono stati
accusati di sottopagare il personale di sala fino a che hanno potuto. Adesso
hanno annunciato di non utilizzare più queste pratiche, ma se sai cose differenti
faccelo sapere.
Per info: http://www.ran.org/ran/kids_action/actions.html
- Rainforest Action Network http://www.econet.apc.org/fair/extra/best-of-extra/wildmon-burger-king.html
- EcoNet
UNICHIPS Non si e' impegnata a commercializzare prodotti liberi da organisimo geneticamente manipolati (OGM) I prodotti: Chips Pai, San Carlo, Pai, Slim, Stick
PEPSICO INC. PEPSI K.F.C. ecc. Le contestazioni ed i boicottaggi contro la PepsiCo Inc. si basano sul fatto che opera e sostiene paesi con regimi dittatoriali. La Pepsi ha sussidiarie in Birmania, Messico, Filippine e in Turchia. La PepsiCo ha nei suoi stabilimenti laboratori per esperimenti sugli animali, dove fa studi nutrizionali su delle cavie, che usa anche pertestare la sicurezza di determinanti ingredienti. per info: http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/pepsico.htm
ARGEL Non si e' impegnata a commercializzare prodotti liberi da organisimo geneticamente manipolati (OGM) I prodotti: Arena Surgelati, Brina, Marepronto, distr. Haagen-dasz
SMITHFIELD FOODS Le cose non vanno per il verso giusto nel settore del bestiame. Le famiglie contadine degli Stati Uniti stanno perdendo le loro terre, al loro posto si insediano le grandi aziende, le quali stanno accelerando il loro consolidamento nel mercato agricolo. L'annuncio della fusione tra la Smithfield Foods, il primo produttore di carne di maiale negli Stati Uniti, con la IBP Inc., il secondo produttore del settore per il trattamento e l'inscatolamento di carne di maiale, ha lasciato stupiti persino gli alleati a favore del "big-business" quali il segretario del Farm Bureau and U.S. Agriculture (Ufficio Federale per l'Agricoltura n.d.t.) Dan Glickman. Smithfield attualmente controlla il 18.4% del mercato della macelleria suina USA, IBP controlla il 17.7%. IBP detiene anche un terzo del mercato nazionale della lavorazione di carne di manzo. Il mercato della Smithfield è concentrato nelle regioni affacciate sull'Atlantico, mentre la IBP agisce prevalentemente nel Midwest inoltre le due aziende hanno un approccio differente nell'acquisto di maiali. La Smithfield possiede la maggioranza dei maiali che macella e dichiara l'obiettivo di voler raggiungere il 100% dell'integrazione verticale. La IBP acquista i maiali attraverso contratti di marketing, operando sul libero mercato. (continua su: http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/10worst2000smithfield.htm)
SETTORE ABBIGLIAMENTO
NIKE
COSA COMBINA NEL MONDO LA NIKE
REGIMI OPPRESSIVI: tutte le scarpe Nike sono prodotte in Asia, in particolare
in Indonesia, Cina, Thailandia, Taiwan, Corea del Sud, Vietnam. RELAZIONI
SINDACALI: in Indonesia i sindacati liberi sono illegali e vengono repressi
dall'esercito, i dirigenti sindacali sono licenziati, imprigionati, torturati,
ed anche uccisi.
SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: i lavoratori della Nike ricevono un salario
da fame, inferiore al salario minimo stabilito dalla legge indonesiana. Lavorano
esposti ai vapori delle colle, ai solventi, alle vernici, per 12 ore al giorno.
COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: la Nike spende circa 180 milioni di $
all'anno in pubblicità, quando sarebbe sufficiente l'1% di questo bilancio
per migliorare le condizioni di 15.000 lavoratori indonesiani.
CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO: nel 1990 Operation Push, un gruppo per i diritti
civili, ha lanciato il boicottaggio della Nike perchè, nonostante venda il
45% dei suoi prodotti ai neri, non vi sono afroamericani ai vertici dell'azienda;
essa inoltre non concede sufficienti benefici sociali alla comunità nera.
REEBOK Ecco le fabbriche-lager" Rivelazioni-choc sulle condizioni di vita e di lavoro "Operai vittime di abusi, molestie, carenze igieniche" NEW YORK - La Reebok denuncia la Reebok, sulle condizioni di lavoro negli stabilimenti che hanno sede nel Terzo mondo. Il primo rapporto della multinazionale dell'abbigliamento sportivo, sulla vita nelle fabbriche indonesiane, fornisce un quadro drammatico della situazione: in quei capannoni, dove si producono le scarpe e le magliette destinate ai ragazzi di tutto il mondo, gli operai devono fare i conti con continui disagi e prevaricazioni. E cioè con molestie, discriminazioni sessuali, costanti minacce alla salute. Il documento, che conta oltre quaranta pagine, è stato redatto dagli ispettori inviati dalla stessa Reebok. E la novità non è tanto nell'averlo commissionato (ispezioni del genere non sono infrequenti, in aziende che hanno centri di produzione in altri paesi), quanto nella decisione di renderlo pubblico, in tutta la sua crudezza. Nel testo infatti si parla apertamente delle terribili condizioni in cui i dipendenti sono costretti a lavorare. Un "realismo", nel descrivere la disumanità nel trattamento degli operai, che suona ancora più inconsueto, se paragonato ad un analogo rapporto realizzato, due anni fa, da un'altra multinazionale del settore, la Nike. In quel caso, la relazione, dai toni molto soft, era stata aspramente criticata, e la società accusata di aver tentato di mascherare una situazione ben più grave. Ma forse proprio il "boomerang" d'immagine che aveva colpito la Nike ha convinto Reebok ad adottare una strategia differente, a recitare pubblicamente (e con la massima pubblicità possibile) il mea culpa, per poi annunciare radicali cambiamenti: i vertici hanno già comunicato che per migliorare le condizioni nelle fabbriche indonesiane sono stati stanziati 500.000 dollari. "E non è che l'inizio: questa prima somma verrà utilizzata solo per tamponare le prime emergenze", ha fatto sapere la multinazionale. E, negli Stati Uniti, sono arrivate le prime reazioni positive: "Quello che sta avvenendo - commenta Scott Greathead, direttore esecutivo del Comitato legale per i diritti umani - testimonia di una nuova consapevolezza delle aziende, che cominciano a rendersi conto di come un'onesta analisi della situazione sia la strada migliore da percorrere". Del resto negli Usa le associazioni di consumatori, che contano migliaia e migliaia di iscritti, conducono da anni una battaglia contro lo sfruttamento della manodopera nel Terzo mondo, in cui vengono denunciate soprattutto le condizioni disumane in cui lavorano bambini e adolescenti. Lotte che appannano l'immagine delle società che finiscono sul banco degli imputati, e che spesso sono accompagnate da boicottaggi di alcuni prodotti, sospettati di essere il frutto di queste violazioni dei diritti umani. (18 ottobre 1999)
ADIDAS
BENETTON http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/benetton/index.htm
DISNEY http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/disney.htm sfruttamento dei lavoratori
CHICCO sfruttamento lavoratori http://www.tatavasco.it/boycott/chicco.htm
SETTORE CHIMICO GENETICO http://www.tatavasco.it/archivio/biotech/biotech.htm
MONSANTO http://www.tatavasco.it/boycott/monsanto.htm >>
NOVARTIS (proclamata da una lega di associazioni di agricoltori e consumatori americani per la produzione di mais OGM) COMPORTAMENTI NON ETICI SEGNALATI: Scarsa trasparenza, Abuso di potere, Sfruttamento Terzomondo, Danni all'ambiente, Vendite irresponsabili, Ogm, Regimi oppressivi, Illeciti, Sfruttamento animali, Pubblicita' scorretta I prodotti: Cereal, Peso Forma, Novosal, Ovomaltina, Lecinova, Leciplus, Lievito Vit, Isostad Gruppo Socalbe: Dietro, Frizzina, Fruttil, Idrolitica, Dietorelle, Vantaggio
AVENTIS Quest'anno,
in cima al mucchio delle aziende irresponsabili del settore biotecnologico,
svetta la francese Aventis, produttrice del grano Cry9C venduto con il nome
di StarLink. All'inizio di quest'anno (il 2000 n.d.t.), il grano StarLink
- il quale non ha ricevuto l'approvazione per il consumo umano - ha contaminato
la marca di taco (sfoglia di farina gialla, tipica della cucina messicana
n.d.t.) Taco Bell venduta nei negozi alimentari dalla Kraft, così come molti
altri cibi. Nel 1998, l'Agenzia per la Protezione Ambientale statunitense
(EPA) ha approvato l'uso del grano StarLink (il quale è complementato con
una proteina che uccide gli insetti parassiti), unicamente per l'alimentazione
animale o per fini industriali non alimentari...(continua su: http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/10worst2000aventis.htm)
SETTORE CHIMICO/FARMACEUTICO
GLAXO WELLCOME Sono oltre 35 milioni i malati di HIV/AIDS nel mondo, di questi circa 20 milioni vivono nelle regioni dell' Africa sub-Sahariana. Il 36% degli adulti in Botswana ha l'HIV/AIDS. Di questa malattia muoiono circa 3 milioni di africani ogni anno. Negli Stati Uniti e in altri paesi ricchi, i trattamenti farmaceutici consentono la sopravvivenza per molti malati di HIV/AIDS. Purtroppo, i cocktail di medicine salva-vita sono molto costosi - le cifre indicano una spesa annua che va da $10,000 a $15,000 e oltre, per ogni paziente. Questi prezzi, ad eccezione di una esigua minoranza, sono inaccessibili per tutti coloro che vivono in Africa, dove il salario medio annuo si conta generalmente in poche centinaia di dollari. In un modo razionale ed umano, i farmaci salva-vita sarebbero disponibili anche per gli africani, che beneficerebbero degli stessi trattamenti riservati ai malati dei paesi ricchi. Sfortunatamente non viviamo in un mondo razionale. Al contrario, le aziende farmaceutiche si servono di forme di protezione dei propri brevetti e della proprietà intellettuale per impedire la distribuzione di versioni generiche e poco costose dei farmaci anti HIV/AIDS così come di altri farmaci. Glaxo Wellcome, la quale al momento sta pianificando la fusione con SmithKline Beecham, si è distinta tra le industrie del cartello farmaceutico, per essere particolarmente minacciosa. (Burroughs Wellcome, attualmente fusa con la Glaxo, è stata tra le prime a schierarsi contro lo sforzo di promozione dell'accesso alle medicine anti AIDS, chiedendo prezzi astronomici per l'AZT, uno dei primi farmaci efficaci contro la malattia.) (continua su: http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/10worst2000glaxo.htm) >>
BAYER
HENKEL
JOHNSON & JOHNSON
L'OREAL
COLGATE-PALMOLIVE
(proclamata da BUAV per esperimenti su animali)
COMPORTAMENTI NON
ETICI SEGNALATI: Danni all'ambiente, Vendite irresponsabili, Diritti lavoratori,
Regimi oppressivi, Illeciti, Sfruttamento animali,Pubblicita' scorretta, Paradisi
fiscali
RECKITT BANCK (proclamata
da BUAV per esperimenti su animali)
COMPORTAMENTI NON ETICI SEGNALATI: Regimi oppressivi, Sfruttamento animali,
Pubblicita' scorretta
JOHNSON WAX (proclamata
da BUAV per esperimenti su animali)
COMPORTAMENTI NON ETICI SEGNALATI: Regimi oppressivi, Sfruttamento animali
SETTORE FINANZIARIO http://www.tatavasco.it/bancaetica.html Lista delle banche
legate al commercio d'armi: Ubae Arab Italian Bank Credito Italiano Istituto
San Paolo di Torino Banca Commerciale Italiana Banca Nazionale del Lavoro
Banco di Napoli Banca di Roma Cassa di Risparmio di La Spezia Monte dei Paschi
di Siena Banca Nazionale dell'Agricoltura Banco Ambrosiano Veneto Banca Toscana
Banca Popolare di Brescia Banco do Brasil Cariplo Credit Agricole Indosuez
Banca Popolare di Bergamo - Credito Varesino Banca Popolare di Novara Banca
San Paolo di Brescia Cassa di Risparmio di Firenze Banca Carige Barclays Bank
Unione Banche Svizzere Banco di Chiavari e della Riviera Ligure Unicredito
Italiano Banca Popolare di Intra
SETTORE METALMECCANICO
TITAN INTERNATIONAL
La Titan International produce pneumatici, ruote e parti di assemblaggio per
macchinari agricoli, edili e fuori strada. Circa 1,000 lavoratori della United
Steelworker of America (USWA -il sindacato americano dei lavoratori dell'acciaio)
impiegati in due fabbriche della Titan hanno lottano contro l'azienda dal
1998. Nel maggio 1998, 670 lavoratori della fabbrica Titan di Des Moines,
nello Iowa hanno scioperato quando la Titan ha rifiutato di negoziare seriamente
una nuova trattativa collettiva. Nel febbraio 1999, un giudice amministrativo
ha sentenziato che lo sciopero era legittimo in quanto attuato a causa di
una ingiustizia, ciò significava l'impossibilità per l'azienda di sostituire
permanentemente coloro che vi avevano preso parte. Il giudice ha scoperto
che l'azienda aveva negato al sindacato le informazioni necessarie al fine
di condurre una giusta trattativa, imposto unilateralmente il contratto ai
lavoratori, trasferito attrezzature e posti di lavoro dalla fabbrica di Des
Moines e sospeso l'assicurazione ai lavoratori in ferie al momento in cui
lo sciopero è iniziato (continua su: http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/10worst2000titan.htm)
SETTORE MILITARE
LOCKHEED/MARTIN: Per anni, le aziende produttrici di pesticidi hanno testato i loro pericolosi prodotti sugli esseri umani. Adesso, i mercanti di guerra stanno procedendo a testare un inquinante sugli esseri umani. A novembre, il Los Angeles Times ha riportato che L'Università di Loma Linda, sta conducendo il primo esperimento su larga scala per valutare gli effetti di un contaminante tossico dell'acqua potabile su soggetti umani, questo per conto del fornitore di generi militari Lockheed Martin - un passaggio che i ricercatori in medicina e gli ambientalisti hanno definito al di fuori di etica e morale, e scientificamente non valido. (continua su: http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/10worst2000lockheed.htm)
SETTORE
MOTORI
Mitsubishi Group e le sue derivazioni Princes, Apricot La Mitsubishi Corporation
(meglio conosciuta per le sue automobili e per l'elettronica) è coinvolta
nell'importazione di grandi quantità di legname in Giappone. Il gruppo è anche
legato al commercio delle armi ed all'industria nucleare. http://www.mcspotlight.org
FORD/FIRESTONE Ford e Firestone erano a conoscenza di almeno 35 decessi e 130 ferimenti prima che il governo federale USA avviasse un esame all'inizio di quest'anno. Lo sapevano in quanto le famiglie delle vittime hanno fatto loro causa.Come condizione di patteggiamento delle cause, la Ford e la Firestone chiedevano che i legali incaricati dei casi non rivelassero a nessuno quanto scoperto durante le inchieste. Ford e Firestone dovrebbero essere perseguite penalmente per omicidio causato da imprudenza deliberata, in collegamento con oltre 90 decessi e centinaia di ferimenti avvenuti quando i pneumatici standard, forniti con la popolare vettura modello Ford Explorer si sono rivelati inaffidabili, causando incidenti catastrofici in tutto il Paese. (continua su: http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/10worst2000ford_firestone.htm)
SETTORE PETROLIFERO
SHELL
COSA COMBINA NEL MONDO LA SHELL
REGIMI OPPRESSIVI: nel 1993, il gruppo Shell possedeva filiali in Brasile,
Colombia, Egitto, El Salvador, Guatemala, Honduras, India, Indonesia, Iran,
Kenya, Liberia, Mali, Messico, Marocco, Papua Nuova Guinea, Perù, Filippine,
Senegal, Siria, Turchia e Uganda.
SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: nel 1991 la Shell violava il codice di condotta
della Comunità Europea, pagando ai lavoratori neri del Sudafrica dei salari
inferiori al minimo legale. Inoltre è una delle tre multinazionali coinvolte
nella causa intentata da 500 contadini del Costarica resi sterili dai pesticidi.
La Shell e la Dow Chemical avevano sviluppato e prodotto il pesticida DBCP,
che è proibito negli U.S.A. e che ha causato la sterilità nei lavoratori delle
piantagioni di banane. La Shell e la Dow Chemical hanno bloccato il processo
nel Texas per 7 anni. Negli U.S.A. la Shell Mining Co. era nel 1989 una delle
5 imprese minerarie con le peggiori misure di sicurezza.
DIRITTO ALLA TERRA: secondo un rapporto dell'ottobre 1991, una vasta area
di foresta tropicale intatta è minacciata da una serie di 10 dighe idroelettriche,
progettate per fornire energia ad un complesso di miniere di bauxite e fonderie
di alluminio nel Parà, in Brasile. La miniera di bauxite è il primo di molti
progetti minerari in Amazzonia, ed è controllata da ALCOA (U.S.A.) e da una
filiale della Shell, Billiton. La fonderia della miniera userà energia proveniente
dalla diga Cachoeira Porteira, che inonderà 911 Kmq di foresta tropicale,
compresi alcuni villaggi dell'Amazzonia. La diga inonderà anche terre abitate
da 23 gruppi di popoli indigeni, alcuni dei quali non sono ancora venuti in
contatto con l'uomo bianco. Secondo Survival International, la Shell è coinvolta
nelle ricerche di gas naturale sul fiume Camisea in Perù, sulle terre degli
Indios Machiguenga, vicino alla zona degli Indios Kugapakori, non ancora contattati,
e quindi vulnerabili alle malattie. Nel 1990, secondo "The Ecologist", la
Shell ammise di aver scelto una zona in Thailandia per una piantagione di
eucalipti perchè sarebbe stato relativamente economico sfrattare e risarcire
più di 4.000 indigeni. Fu consentito agli agenti della Shell di usare la corruzione
e le minacce di violenza per indurre gli indigeni a lasciare le loro terre.
AMBIENTE: nell'agosto 1989 la Shell fu accusata di aver causato un'eruzione
di petrolio alla raffineria di Stanlow. Si ebbe una fuoriuscita di 37.500
litri di petrolio greggio, che inquinò 20 km dell'estuario del fiume Mersey.
Nel primo processo da parte della National Rivers Authority, la Shell ebbe
una multa di 1 milione di sterline. Fu giudicata incapace di "compiere il
proprio dovere di rispetto dovuto alla comunità". Secondo l'Autorità Nazionale
dei Fiumi, la Shell era più preoccupata di salvare l'oleodotto che non di
impedire la perdita, con un incremento nella fuoriuscita di 7 tonnellate di
petrolio. Nel 1992, la raffineria Stanlow a Ellesmere Port era all'undicesimo
posto nella lista di Greenpeace dei 50 impianti industriali più 'sporchi',
autorizzata dalla NRA a scaricare rifiuti tossici nell'ambiente marino. Fu
scoperta ad inquinare illegalmente su 42 dei 275 campioni di acqua prelevati
dalla NRA. Fu scoperta anche a scaricare tre sostanze chimiche proibite senza
autorizzazione.
ENERGIA NUCLEARE: nel 1993, la British Lead Mills era membro del Forum Nucleare
Britannico, ed era fornitore di contenitori per materiale radioattivo.
ARMAMENTI: la Shell è coinvolta nella produzione di tessuti da mimetizzazione
tramite Don & Low, e solventi, resine e altri prodotti con la Shell Chemicals.
La Shell inoltre fornisce carburante alla marina ed alle forze aeree.
TEST SU ANIMALI: nel 1993 la Shell, su richiesta legale, ha testato veleno
per roditori su animali, ed anche altri prodotti chimici come detergenti e
anticongelanti prevedono test su animali.
CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO: nel giugno 1993 la Shell interruppe gli accordi
per riconoscere i diritti dei lavoratori ad essere rappresentati dai sindacati,
nella raffineria Haven nell'Essex. Il sindacato TGWU lanciò nell'agosto 1993
il boicottaggio della Shell, finchè non saranno restaurati i diritti democratici
dei lavoratori. http://www.tmcrew.org/csa/l38/wwi/shell/index.htm
ESSO Una delle maggiori compagnie petrolifere mondiali , con stabilimenti in mezzo mondo, ma sedi legali concentrate nei paradisi fiscali: Isole Marshall, Isole Cayman, Bahamas, Lussemburgo...La Exxon-Mobil, che in Europa si presenta come Esso, è responsabile di almeno quattro disastri naturali negli ultimi 11 anni. Dopo che il presidente Bush Jr. ha dichiarato morto il protocollo di Kyoto sulla riduzione dei gas ad effetto serra, il partito verde internazionale ha lanciato il boicottaggio della Exxon-Mobil e delle altre compagnie Usa (Texaco e Chevron) che hanno generosamente finanziato la campagna elettorale del nuovo inquilino della casa bianca. Maggiori info su: www.corporatewatch.org
TOTALFINA-ELF (proclamata per connivenze con il regime oppressivo in Birmania + danni per l'affondamento della Erika) COMPORTAMENTI NON ETICI SEGNALATI: Scarsa trasparenza, Abuso di potere, Sfruttamento Terzomondo, Commercio con l'esercito, Danni all'ambiente, Diritti lavoratori, Regimi oppressivi, Illeciti
ENI-AGIP http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/eni_agip/index.html
BP/AMOCO Che tipo di pessima compagnia petrolifera troviamo nella BP/Amoco? (BP/Amoco, ha sede a Chicago, ed è nata nel 1998 dalla fusione della Statunitense Amoco Corporation con la British Petroleum Company p.l.c. del Regno Unito.) Passiamo in rassegna le prove: A febbraio, la sussidiaria in Alaska della BP Amoco - BP Exploration (Alaska) Inc. - è stata condannata al pagamento di una multa di $500,000 per aver omesso di riportare lo smaltimento di scorie pericolose nella regione del North Slope, in Alaska. Inoltre, alla compagnia è stata imposta la creazione di un sistema di gestione ambientale su scala nazionale, al fine di prevenire future violazioni. Come condizione per ottenere 5 anni di "libertà vigilata", è stato ingiunto alla BPXA di creare un sistema di gestione ambientale per tutti gli impianti BP Amoco negli Stati Uniti e nel Golfo del Messico attivi nell'esplorazione, estrazione o produzione di petrolio. Si tratta del primo sistema di questo tipo, monitorato da una corte, applicato ad una industria petrolifera come risultato di una condanna federale. (continua su: http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/10worst2000bp.htm)
PHLLIPS PETROLEUM Una gigantesca esplosione, avvenuta lo scorso marz