EUROPA ADDIO, Grazie Berlusconi
Il vero miracolo italiano di Berlusconi è stato, com’é noto, l’aver contribuito in modo determinante al mutamento antropologico del paese. Gli italiani sono cresciuti con le televisioni: la Rai fu determinante per completare l’unificazione linguistica. Con Mediaset, dai primi episodi di Dallas a Forza Italia, é stata una crescente americanizzazione del Paese. Ben inteso, solo nel peggiore dei sensi, poiché é noto che una concentrazione di poteri come quella riassunta dal Cavaliere sarebbe inimmaginabile negli States, anzi decisamente illegale. La politica estera di Berlusconi, non poteva essere che quella che é, visto l’antipatia verso le regole, la disistima dimostrata dagli altri capi di Governo Europei, e la voglia di protagonismo su tutti gli schermi. Martino l’aveva detto da tempo, lasciando al suo presidente il compito di mediare e di mentire sistematicamente in tutti i salotti d’Oriente ed Occidente, da Parigi a Mosca: Abbasso l’Europa, siamo americani. Pur di ritagliarsi una parte nel più grande serial mai prodotto dagli Americani, titolo provvisorio Enduring Freedom, ovvero la guerra globale permanente, Berlusconi non esita a sacrificare gli interessi nazionali. Ci doveva tenere davvero tanto a questa squallida parte da comprimario perché, questa volta, la via larga a stelle e strisce è piena d’insidie per il nostro Cavaliere. Non solo Berlusca va contro tutti i sondaggi proprio mentre minaccia elezioni anticipate con cui, in condizioni normali, potrebbe facilmente sbaragliare una sinistra incerta e divisa; ma rischia, proprio a causa della guerra in corso, di non poter giocare questa carta. Forse con la fantasia che é propria degli uomini che paga per pensare, accuserà la procura di Milano di essere filo irakena, o magari di avere dei legami con la Corea, in fondo sono tutti comunisti...O forse spera che tutti duri poco, che la guerra passi veloce. Oppure immagina di poter persuadere i suoi spettatori, ops..., elettori grazie ai suoi schermi con cui entra in ogni casa. Ma andiamo con ordine e tentiamo di fare il punto della situazione. Dopo l’Afghanistan, dove ancora infuria la guerra, aspettando l’Iraq, L’Europa è la seconda vittima della guerra globale. Il vecchio continente ha un eredità scomoda: un passato coloniale devastante che ha posto le basi della globalizzazione delle merci e del capitale, secoli di lotte fratricide frutto degli egoismi nazionali, i grandi totalitarismi del novecento. Tuttavia, grazie ad un insieme composito di fattori, tra di cui certo anche l’onnipresenza militare degli Usa, l’Europa Occidentale da oltre cinquant’anni si è sviluppata inseguendo l’ideale illuministico della pace, perseguita anche appoggiando insistentemente la costituzione di enti sovranazionali garanti di un diritto globale. Lo stesso processo di integrazione europea che vede gli stati nazionali cedere sovranità é un tentativo in questo senso . Del resto la Francia e la Germania vedono in un’unione politica dell’Europa una possibilità irripetibile di emanciparsi dalla tutela americana che dopo la caduta del muro di Berlino ha perso ogni ragion d’essere. Lo scandalo delle intercettazioni commerciali perpetuate da americani ed inglesi (vera spina al fianco della CEE) ai danni delle aziende (e della sicurezza) del Vecchio Continente, dimostrano che per gli Usa l’Europa é anche una rivale da sconfiggere. Del resto Pearle é stato esplicito: La Francia, ormai in pratica non è più "un alleato" dell'America e Washington dovrebbe "sviluppare una strategia" per il suo "contenimento". E’ quindi ben comprensibile una certa irritazione da parte di queste due nazioni a fronte della politica degli USA che, con il pretesto della "minaccia del terrorismo", si sono costruiti una impunità totale che gli esenta dal rispettare qualsiasi regola nel perseguimento dei propri obiettivi. Violazioni ed arbitri in materia di diritti umani e diritto internazionale, il ricorso alla guerra preventiva e in prospettiva l’uso del nuovo mini arsenale nucleare, tutto é giustificato. Afghanitan, Iraq, forse Corea...la nuova politica d’invasione statunitense risponde ad un disegno intelleggibile, anche se di certo non condivisibile. C’è il petrolio, la guerra di successione in Arbia saudita, il controllo della acque, l’assetto geopolitico di enormi aree geografiche, Caspio, Mediooriente, ed altro ancora in vista delle guerre del futuro con la Cina ad esempio. I rischi per il mondo sono imponderabili, ma gli interessi di breve e medio periodo sono quantificabili e fanno gola. Business is business. Ma che dire di Spagna, Italia e Portogallo? Quale dividendo pensano i governi Aznar e Berlusconi, di poter ricavare da questa adesione scellerata ai progetti americani? Sono forse impazziti, stupidi, giocatori d’azzardo? Giova al sud dell’Europa un’ostilità consolidata nei confronti dell’intero mondo islamico esasperato da decenni di occupazione militare dei loro territori più sacri? Quanto vale un Martino a capo della Nato? Se i nostri Governanti pensano che l’Italia possa avere dei reali vantaggi da questa politica folle, ce lo spieghino con un bel discorso cinico e pragmatico, all’americana. Vogliamo sentire, fuor di retorica (del tipo: Saddam é un super cattivo con pessime intenzioni), almeno una buona ragione per cui l’Italia debba assecondare l’invasione americana dell’Irak esponendo la propria popolazione civile a rischi ben maggiori di quelli che corrono gli Stati Uniti. Si vuol capire o no che rischiamo di trasformare il nostro paese in una sorta di Israele dove i ragazzi islamici si fanno esplodere al supermercato? Un mondo in cui, in un crescendo di veleni e sospetti, i mussulmani sono ghettizzati, schedati con risultati devastanti per la qualità della vita e dell’economia. Io credo che, in un momento in cui al timone degli Stati Uniti d’America c’è un’amministrazione compromessa e, a mio avviso, poco lucida, dovere dei Governi Europei fosse riportare gli USA alla ragione. Ma le divisioni sono prevalse e non è stato così. E’ mio dovere in quanto cittadino italiano, dell’Europa e del mondo ringraziare il mio Presidente del Consiglio. Grazie Berlusconi.
Lorenzo Casadei, coautore del libro Bulgarelli/ Casadei Lo Scontro delle Inciviltà, Fratelli Frilli editore