"Il golpe silenzioso", l'ultimo libro-intervista di Noam Chomsky

Fondamentalismo a stelle e strisce

Tonino Bucci

Liberazione 6 giugno 2004

La contraddizione di un paese in bilico tra sviluppo tecnologico e aumento vertiginoso di organizzazioni a stampo religioso. Nonostante il balzo in avanti della scienza persiste negli Usa un atteggiamento di estraneità al pensiero scientifico, se non di vero e proprio irrazionalismo

Chiunque avrà sentito parlare degli Stati Uniti come del paese più avanzato dell'occidente capitalistico, tempio della tecnologia e della ricerca scientifica, patria dei diritti dell'individuo e delle libertà sessuali. E' meno noto, invece, che sull'altro piatto della bilancia gravi il versante oscuro di un paese con grandissima diffusione di sette e associazioni religiose, di organizzazioni a sfondo evangelico-fondamentalista, di gruppi accomunati da ideologie razziste. Un paese - sembrerà strano - pervaso da una strisciante ostilità contro la scienza, da atteggiamenti irrazionalistici, da superstizioni recrudescenti, nel quale la maggioranza della popolazione respinge la teoria dell'evoluzionismo darwiniano in quanto contraria all'ordine divino del cosmo.

Questo sottile filo che unisce pragmatismo, uso quotidiano della tecnologia e neofondamentalismo religioso non poteva sfuggire allo sguardo di Noam Chomsky, il filosofo che più di tutti incarna l'intellettualità critica di un'America soffocata dall'amministrazione Bush e del quale esce ora in Italia l'ultimo volume Il golpe silenzioso. Segreti, bugie, crimini e democrazia (edizioni Piemme, pp. 178, euro 12,50).

Esistono indagini statistiche secondo cui «da un terzo a circa la metà degli americani credono che il futuro possa essere interpretato dalle profezie bibliche»: a questa osservazione dell'intervistatore David Barsamian, Chomsky risponde «non ho avuto occasione di esaminare quella statistica in particolare, ma ho letto un sacco di cose simili. Un paio di anni fa uno studio comparato, mi sembra fosse stato pubblicato in Inghilterra, poneva a confronto le credenze di quel tipo in diverse società. Gli Stati Uniti spiccavano fra tutte, erano un caso unico nel mondo industrializzato».

Qualcosa, quindi, non funziona nello schema fondamentalismo uguale arretratezza, né l'irrazionalismo può dirsi fugato dallo sviluppo tecnologico. Se, da una parte, la scienza compie passi da gigante, estende la capacità manipolatoria persino sulla struttura recondita della vita, dall'altra, l'accumulo di competenze scientifiche sembra appannaggio di pochi cervelli. Il connubio scuola e internet - tanto esaltato anche dalle nostri parti e dal ministro Moratti - funziona più come "istruzione all'uso" di programmi informatici che non come accumulazione collettiva di cultura scientifica. E visto che in questa divisione del lavoro intellettuale i compiti di progettazione sono svolti da pochi individui, si capisce come la scuola americana abbia abbandonata da tempo l'urgenza di una solida cultura unitaria: al posto di questa, emerge piuttosto un'organizzazione elitaria, una frammentazione dei saperi, un percorso d'apprendimento tagliato sugli individui più "dotati". Risultato, «la società americana è estremamente fondamentalista. A livello di fanatismo religioso è come l'Iran. Tanto per fare un esempio, penso che circa il settantacinque per cento della popolazione statunitense creda nell'esistenza del diavolo». E se si vuol avere un'idea dell'incidenza del pensiero scientifico sul senso comune, basta considerare che «parecchi anni fa venne effettuato un sondaggio sull'evoluzione. Alla gente fu chiesto di esprimere un parere sulle diverse teorie relative alla comparsa della vita sulla Terra. Il numero di coloro che credevano nell'evoluzione darwiniana era inferiore al dieci per cento. Circa metà della popolazione credeva nella dottrina ecclesiastica di una evoluzione guidata dalla mano di Dio. La maggior parte degli altri era probabilmente convinta che il mondo fosse stato creato duemila anni fa».

La diffusione di associazioni e sette a sfondo religioso è anche l'effetto di una fuga nel privato o, meglio, della proiezione del privato sul pubblico? E' un caso che la patria dell'associazionismo - come gli Usa vantano di essere - è anche il paese dove la politica è mestiere da professionisti o affare da corporation economiche? «Ricordo di aver letto, forse dieci o quindici anni fa - risponde Chomsky - quanto scriveva uno studioso della politica che si occupa di queste cose, Walter Dean Burnham. Egli ipotizzava che ciò potesse essere un riflesso della depoliticizzazione: in sostanza, l'impossibilità di partecipare in modo significativo alla vita politica poteva avere un impatto psichico piuttosto importante sulla società civile. Questo è tutt'altro che improbabile. La gente cerca in vari modi di costruirsi un'identità collettiva, associandosi agli altri o prendendo parte a iniziative comuni. E' un processo inevitabile, lo faranno in un modo o nell'altro. Se non hanno la possibilità di entrare in un sindacato, o in una organizzazione politica che funzioni sul serio, cercheranno altre vie. Il fondamentalismo religioso è un esempio classico». Così, se quello che viene chiamato "fondamentalismo islamico" è un effetto del «crollo delle alternative nazionaliste secolari che sono state screditate o distrutte», altrettanto chi detiene il potere nelle società capitalistiche guarda con favore il riflusso dalla politica attiva verso nuovi fenomeni religiosi identitari. «Nel diciannovesimo secolo, vi sono stati anche alcuni tentativi mirati da parte di leader della comunità affaristica di sostenere dei predicatori dai toni apocalittici che spingessero la gente a guardare la società in maniera più passiva. La stessa cosa si verificò nelle fasi iniziali della rivoluzione industriale in Inghilterra».

Tanto diminuisce lo spazio pubblico della politica, tanto aumenta l'organizzazione nella società americana del fondamentalismo religioso. E' questo, in sintesi, il «golpe silenzioso» che corrode l'America e la sua forma gerarchica di democrazia, dall'alto verso il basso: una democrazia che consente «alle tradizionali strutture di potere, fondamentalmente le imprese economiche e i loro alleati, di mantenere uno stretto controllo sulla società».

Sette religiose in America e oltre, per saperne di più

T. B.

Allo studio e la definizione del termine «setta» si è dedicato il filosofo e sociologo Frédéric Lenorr, autore, con Nathalie Luca, di "Sectes, mensonges et idéaux" (Bayard Editions, Parigi, 1998). I due studiosi realizzarono, alcuni anni fa, un'inchiesta sul fenomeno in Francia, in Canada e negli Stati Uniti. Da quel lavoro nacque oltre al libro, una serie televisiva di 5 documentari trasmessi in Francia e in Canada. Del termine setta «non esiste alcuna definizione giuridica o universalmente ammessa - scrive Lenorr - e ciascuno applica la propria, a seconda del suo punto di vista. La parola "setta" deriva dai verbi latini "sequi" (seguire) e "secare" (tagliare). Queste radici etimologiche sottolineano due modalità tipiche dell'apparizione storica delle sette, nate talora dall'insegnamento di un capo carismatico che riunisce intorno a sé i suoi seguaci, o formate in seguito alla spaccatura di un gruppo esistente. Spesso i due significati si sono fusi, dato che molti fondatori si sono affermati come dissidenti di una religione precedente». In generale, le sette appaiono come il sintomo dell'allentamento dei legami sociali, della partecipazione alle decisioni collettive e, anche, come frammentazione della religiosità. Esiste, però, anche il rischio di un'eccessiva confusione nel labirinto delle organizzazione religiose, tra le quali ci sono «gruppi sanguinari quali l'Organizzazione del tempio solare (Ots), o associazioni che sono state coinvolte in casi giudiziari gravi come Scientology, e comunità evangeliche come ne esistono a migliaia negli Stati Uniti, una religione fondamentalista come i Testimoni di Geova, inoffensivi gruppi New Age». Secondo lo specialista americano Gordon Melton, per quanto riguarda i movimenti evangelici, sincretisti, New Age e terapeutici, dei quali non si è accertata la pericolosità, i gruppi nel mondo sono circa 20.000, e la loro espansione interessa principalmente l'America del Sud e i paesi dell'Est. Del 1995 è il libro "Cults in Our Midst" ("Le sette tra noi") di Margaret Thaler Singer, con la collaborazione di Janja Lalich che analizza il fenomeno sia nel suo sviluppo storico sia nel concreto funzionamento delle organizzazioni, compresi metodi di «lavaggio del cervello» e di persuasione sistematica. In Italia, infine, il Ministro degli interni inviò al parlamento un rapporto del Dipartimento di pubblica sicurezza, resa pubblica il 29 Aprile 1998 e disponibile anche su Internet al sito http://xenu. freewinds. cx/sette.htm.