CONTRO L'OCCUPAZIONE
ISRAELIANA

IMMAGINI
Kalandya 28.3

Gerusalemme 28.3
PHOTOS - ORIENT HOUSE 29.3 IMMAGINI 30.3
Immagini da Gerusalemme 31.03 Conferenza stampa 1.4

E

CONTRO

L'APARTHEID

 

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27 marzo-6 aprile Carovana in Palestina
Da Gerusalemme una piattaforma comunicativa formata da Altremappe ed altri sitiweb e radio indipendenti ha seguito l'iniziativa.
"BREAK POINT " MEDIA CENTER

Comunicato dai mediattivisti a Gerusalemme che hanno dato vita ad una esperienza straordinaria di comunicazione indipendente

Una questione di coscienza. Il declino della democrazia israeliana
di Baruch Kimmerling, sociologo all'università ebraica di Gerusalemme§

Israele. La matrice ordinante.
di
Matteo Pasquinelli

7.4.2002 ore 21.30 Jenin Abbiamo appena parlato con una famiglia che vive nel campo di Jenin, da dove continuano ad arrivare notizie allarmanti: 5 giorni e 6 notti di assedio sotto le bombe e il fuoco delle mitragliatrici. Nessuna ambulanza e`ancora riuscita a lasciare lospedale, ci sono morti e feriti. Nessuno esce dalle case, e` impossibile comprare viveri o soccorrere i feriti. Unaltra notte senza elettricita`e sotto il fuoco dell'esercito israeliano : "Terrorizzati, ci e` rimasta soltanto la dignita`. Ho 3 bambini e domani non avro`niente da dargli da mangiare. Abbiamo appreso dalla radio che tutto il mondo dice che questa tragedia deve finire pero` anche questa notte qui non e`cambiato niente", ci ha raccontato una signora di Jenin.
"Sono cento anni che noi palestinesi siamo vittime".

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7.4.2002 ore 21.00 Gerusalemme Sono una quindicina tra mediattivist* e attivist* internazionali rientrati e ricongiunti che si trovavano ancora tra Betlemme tv e l'ospedale di Deheshe a supporto della popolazione palestinese nell'area di Betlemme. Passeranno la nottata a Gerusalemme e nella giornata di domani cercheranno di raggiungere Amman per il rientro in aereo previsto per il 9 aprile all'aereoporto di Fiumicino - Roma.
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7.4.2002 ore 17.00 Gerusalemme ''I bulldozer dell'esercito israeliano si sono avvicinati alle entrate Est e Ovest del campo profughi, i soldati hanno intimato ai civili di uscire dalle prime case ma nonostante in molti si siano rifiutati, quelli hanno ugualmente dato ordine di radere al suolo gli edifici'': lo racconta all'Ansa Adnan Al Sabah, scrittore palestinese di 47 anni, direttore del centro stampa del campo profughi di Jenin dove oggi, secondo fonti mediche, numerosi civili sono stati sepolti vivi nelle case rase al suolo dalle ruspe dell'esercito. Al Sabah, raggiunto telefonicamente nel campo profughi che e' tuttora inaccessibile per i giornalisti, racconta di essere stato testimone dell'accaduto. ''Sono arrivati nella tarda mattinata - dice - evidentemente i soldati volevano aprire un varco per consentire l'avanzata dei carri armati che le case invece impediscono. Con il megafono hanno urlato ai civili che si trovavano all'interno di uscire con le mani alzate: chi lo ha fatto e''stato ammanettato e portato via, gli altri sono stati sepolti vivi''. Al Sabah sostiene che la demolizione delle case ha provocato ''molti morti e feriti'' ma dice di non essere in grado di fornire cifre esatte, anche perche' i soldati ''hanno isolato la zona, impedendo persino alle ambulanze di avvicinarsi''. Nader Rashid, medico presso l'ospedale di Jenin, intervistato dalla televisione del Qatar Al Jazira, ha detto che i carri armati ''hanno circondato l'ospedale, impediscono a chiunque di entrare o uscire, e bloccano anche i mezzi di soccorso''. Rashid ha confermato che ''molti civili sono rimasti uccisi nella demolizione delle loro case'', e ha detto di continuare a ricevere, ma di non poterle soddisfare, ''centinaia di richieste di soccorso dal campo profughi di Jenin dove i combattimenti stanno continuando a provocare vittime''.(ANSA)

7.4.2002 ore 17.00 Betlemme Numerosi gruppi di Americani, Francesi, Svedesi e altri oservatori Internazionali sono ancora presenti nei campi profughi e a Betlemme, monitorando il conflitto nel suo dispiegarsi e le continue violazioni dei diritti umani a danno della poplazione palestinese. Ad Al Azza nonostante il coprifuoco e gli spari dell'esercito israeliano e numerosi osservatori e gruppi internazionali continuano a fare servizio di interposizione sulle ambulanze per garantirne la circolazione ed il soccorso dei feiriti che vengono abbandonati nelle strade in condizioni critiche.
ore 16.00: un altro gruppo di internazionali , ache essi provenineti dal campo di Al Azza si sta recando verso la Chiesa della Nativita' per portare viveri e medicinali ai palestinesi intrappolati nella Chiesada giorni.
ore 15.00:
a Beit Jala alcuni internazionali che si trovavano a Gerusalemme visto l'aggravarsi della situazione a Betlemme, hanno deciso di diriggersi a piedi verso il check point di Beit Jala. L'intenzione non e' di passare ma di dununciare l'isolamente a cui sono sottoposti i campi vicino Betlemme. Altri 10 internazionali stanno cercando in questo momento di attraversare il ceck point di Beit jala per recarsi a Gerusalemme.
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6.4.2002 Tel Aviv Comunicato - BUND Partito Socialista Ebraico Basta con il Governo Sharon e basta con il terrorismo (palestinese e israeliano) 'Come segretario nazionale dei giovani del BUND - Partito Socialista Ebraico vi comunico che sono contro il governo Sharon. Non è il Popolo Ebraico ad attaccare Arafat, ma Sharon.'

6.4.2002 ore 23.52 Betlemme Militari israeliani bussano alla porta di IMC palestina. Ormai da mezz'ora due carriarmati e un bulldozer stanno tenendo soto tiro gli uffici di imc palestina a Betlemme. All'interno si trovano sette mediattivisti che da una settimana aggiornano il sito in condizioni quasi disperate. I soldati hanno bussato alla porta piu' volte ma nessuno ha risposto alla "chiamata". Esperienze precedenti insegnano che in questi casi chi apre la porta riceve direttamente la prima raffica di mitragliatrice. Nello stesso edificio ha sede Betlemme tv, l'unica televisione indipendente della zona, seguitissima dal pubblico locale. Dai rumori provenienti da quella direzione gli attivisti pensano che sia in atto un raid all'interno degli studi. Fortunatamente nessuno frequenta quegli uffici da qualche giorno. Al momento gli attivisti sono immobili per evitare rumori che possano insospettire i militari. Colpi di mitragliatrice hanno colpito i serbatoi dell'acqua che si trovano sul tetto dell'edificio dissipando le gia' ridotte riserve d'acqua.
Per info e aggiornamenti poteet chiamare Bilal negli uffici dell' AIC a Betlemme: 0097252814992
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6.4.2002 Roma IL CUORE E LA TESTA DEL CORTEO ->immagini dal corteo
Una grandiosa manifestazione di 50.000 persone ha espresso lo sdegno della città di Roma per la guerra che Israele sta portando avanti contro il popolo palestinese. Nonostante qualche stonatura ultraminoritaria il corteo, che si è sndoato da Piazza Esedra fino a riempire Piazza del Popolo, ha colpito per l'enorme condivisione di contenuti e linguaggi:
dai Disobbedienti ai Verdi ("senza la presenza degli attivisti Sharon avrebbe portato a termine il suo lavoro senza nessun disturbo", ha detto Paolo Cento), dai militanti dei centri sociali ("Sharon genocida", recitava l'enorme striscione del Forte Prenestino) alla Fiom (presente in piazza, nonostante l'assenza dei sindacati e del centrosinistra, con il suo segretario Sabattini), dai comitati di solidarietà a Rifondazione Comunista, una comunità plurale e decisa a portare avanti la battaglia
per il rispetto dei diritti umani in Palestina e a continuare lo straordinario esperimento di diplomazia dal basso,
comunicazione indipendente, solidarietà concreta cui abbiamo assistito in questi giorni a Ramallah, Gerusalemme,
Betlemme.
"Siamo partiti verso la Palestina tenendo per mano Carlo Giuliani -hanno detto dal palco i Disobbedienti- è lì ci siamo resi
conto che la nostra Action for Peace doveva divenire Action against global war".
Per quanto qualcuno si sia autonominato avanguardia, celebrando la triste cerimonia della presa della testa del corteo
in perfetta solitudine, il cuore del corteo stava dietro l'enorme palco ambulante che ha attraversato il centro di Roma, a fianco dell'ambasciatore palestinese Hammad, vicino agli occhi ancora straziati delle persone che indossano la pettorina della Carovana, in mezzo a tutti i singoli che sono scesi in piazza per ritrovare il senso dell'azione politica di fronte all'orrore
della guerra.
Ed era lì che stava anche la testa del corteo, in quel senso di condivisione e nella consapevolezza della necessità di partecipazione di ogni singolo che i processi sociali di questi anni ci hanno insegnato.

6.4.2002 - ore 12.30 Roma Oggi pomeriggio tornano gli altri compagni della Carovana (una trentina di persone)che in questi giorni erano rimasti a Ramallah e a Gerusalemme. L'appuntamento è a Fiumicino intorno alle 17.00.
Stasera, al csoa Villaggio Globale ( Lungotevere
Testaccio), il concerto della Banda Bassotti chiude una giornata di mobilitazione a sostegno del popolo palestinese, con la manifestazione che partirà intorno alle 14.30 da Piazza Esedra.

5.4.2002 - ore 23.30 Roma Luisa Morgantini, europarlamentare appena tornata dalla Palestina, al termine della trasmissione 'Sciuscià' a cui aveva partecipato è stata aggredita all'uscita degli studi RAI. Una trentina di persone hanno circondato l'auto su cui era salita e hanno tentato di bloccarla e di sfondarne i vetri.
Fortunatamente l'aggressione non è riuscita.

Dopo aver violentemente protestato martedì scorso sotto la sede di Rifondazione Comunista qualcuno, che evidentemente non ha a piacere che si racconti quello che molti occhi hanno potuto vedere nei Territori palestinesi occupati, ha tentato di intimidire una delle voci che questa verità stanno tentando di raccontare a tutti, perchè ognuno possa giudicare da sè.

5.4.2002 - ore 22.30 Ramallah (AGI/REUTERS) E' stata un'altra giornata di sangue in Cisgiordania, dove le forze israeliane, sorde al richiamo del presidente degli Stati Uniti George W. Bush, hanno portato avanti la loro campagna che ha come obiettivo dichiarato lo sradicamento del terrorismo. Nelle ultime 24 ore sono morti 22palestinesi, compresi sei componenti di Izadin Al Kassam, braccio armato di Hamas. Fra questi ultimi figura anche Qais Idwan, capo di questo gruppo a Jenin. Secondo gli israeliani, era lui il responsabile del devastante attentato suicida che la settimana scorsa, all'inizio della Pasqua ebraica, era costato la vita a 26 israeliani a Netanya. E' morto insieme ai compagni sotto il fuoco concentrato dei carri armati e degli elicotteri israeliani, che hanno preso di mira e distrutto un edificio del villaggio di Toubas, nelle vicinanze di Jenin. Il nome di Idwan, a quel che si sa, figurava in una lista di estremisti il cui arresto era stato richiesto all'Autorita' nazionale palestinese h

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5.4.2002 - ore 21.10 Ramallah Secondo fonti palestinesi, i soldati israeliani hanno fermato questa sera Yasser Abed Rabbo, responsabile dell'Informazione e della cultura nell'Autorità nazionale palestinese (Anp). I palestinesi riferiscono che i militari israeliani hanno prelevato Rabbo dalla sua abitazione, che si trova all'entrata di Ramallah.

5.4.2002 - ore 21.10 Città del Vaticano I frati di Betlemme negano di essere ostaggio dei palestinesi e smentiscono l'esercito israeliano che, a loro avviso, potrebbe aver diffuso tale notizia per giustificare un imminente assalto. Lo ha reso noto questa sera, tramite l'agenzia Fides, Padre David Jaeger, portavoce ufficiale della custodia di Terra santa. "Circolano voci - dice la nota di Padre David Jaeger, che l'esercito israeliano abbia deciso ufficialmente di considerare i frati al servizio della basilica della Natività a Betlemme come 'ostaggi'. Un comandante militare israeliano della zona, Marcel Aviv, lo ha dichiarato ad una radio italiana da noi ascoltata. Non si può non temere che ciò possa essere fatto nel tentativo di legittimare un assalto armato, forse imminente". La nota prosegue: "La custodia di Terra santa dichiara solennemente, davanti a tutto il mondo: i frati non sono ostaggi, sono a casa loro e al posto loro, per fedeltà alla loro vocazione, e per obbedienza agli ordini dei loro superiori; non è ammissibile, per nessun pretesto, alcun assalto al luogo Santo o alle sue adiacenze, assalto che, comunque possa essere presentato, sarebbe una gravissima violazione del luogo Santo, dei fondamentali principi di umanità e di civiltà, nonchè di precisi accordi sul livello di diritto internazionale. Piuttosto - conclude padre David Jaeger - ci si appella alle parti per accettare il piano di risoluzione, onorabile e pacifica, che da qualche tempo è stato loro reso noto".
da repubblica.it

5.4.2002 ore 19.30 da indymedia.org - Campo profughi Azza Una macchina del luogo ha cercato di uscire dal campo quando e' stata attaccata da un veicolo con a bordo militari. L'auto e' stata mitragliata e tutti i finestrini sono stati fracassati. Testimonianze parlano di un incidente(forse un ferito) ma non ci sono conferme. I medici sono potuti entrare nell'area ma poi sono stati trattenuti da sei miltari israeliani, mentre 5 civili internazionali osservavano la situazione.Le truppe israeliane hanno battuto tutta l' area e un soldato, senza ricevere provocazioni, ha fatto fuoco dal suo fucile all'interno del campo. L' IDF ha ripetutamente ostacolato il trasporto di aiuti umanitari(cibo,acqua,medicine) alla popolazione di Betlemme assediata. Le organizzazioni umanitarie continuano a cercare di rispondere alle chiamate di aiuto della popolazione palestinese e degli internazionali senza riuscire ad intervenire.

5.4.2002 ore 19.30 DOPO LE PIAZZE, I POLITICI Incalzati da una intera settimana di dimostrazioni di piazze contro Israele e in sostegno ai palestinesi, i leader arabi prendono la parola. Ieri sera il presidente egiziano Mubarak si e' rivolto dagli schermi tv alla nazione, dopo la decisione di interrompere i contatti tra i governi de Il Cairo e Tel Aviv e di mantenere solo canali "diplomatici". Paola Caridi dal Cairo www.amisnet.org
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5.4.2002 ore 19.30 MEDIO ORIENTE - I FRATI FRANCESCANI: UN SAIO AI PALESTINESI I frati francescani, custodi dei Luoghi Santi, si dicono pronti a vestire con un saio i palestinesi asserragliati nella Basilica di Betlemme, pur di salvare loro la vita: lo fecero gia' con gli ebrei perseguitati dai nazisti. E si propongono come mediatori nel conflitto. Servizio di Paolo Affatato www.amisnet.org
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5.4.2002 Viareggio ore 18.50- Dopo il gemellaggio tra il X Municipio di Roma e la municipalità di Gerusalemme est, ancora un'interessante forma di "diplomazia dal basso" e di pressione sul governo da parte delle "comunità municipali". Il consiglio comunale di Viareggio ha conferito la cittadinanza onoraria al presidente palestinese Yasser Arafat. La giunta della cittadina toscana si e' espressa anche scrivendo una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nella quale si chiede il ritiro dell' ambasciatore italiano da Israele. Una copia dell' ordine del giorno sul terrorismo e' stata immediatamente chiesta dal comando dei Carabinieri di Viareggio, come "normale informativa su un argomento di interesse pubblico". La richiesta ha suscitato l' ovvia perplessita' da parte del senatore Pagliarulo dei Comunisti italiani, che accompagnava la carovana espulsa ieri, che ha annunciato la presentazione di una interrogazione parlamentare in merito.

5.4.2002 ore 18.30 Ramallah - Corrispondenza audio sull'uscita della delegazione da Ramallah. La consueta e triste "trafila" dei palestinesi.
link audio da www.amisnet.org
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5.4.2002 Ramallah ore 18.30- I palestinesi ''non si aspettano nulla dagli americani'', ha detto all'Ansa Yasser Abed Rabbo, ministro dell'informazione e consigliere di Yasser Arafat. ''Gli americani fanno solo dei giochetti - ha aggiunto -. Con l'invio del segretario di stato
Colin Powell hanno dato una settimana di tempo in piu' agli israeliani''. Pungenti sono state anche le considerazioni del negoziatore capo Saeb Erikat a proposito delle accuse mosse da Bush ad Arafat, responsabile - secondo il presidente Usa - di non aver mantenuto i suo impegni per la lotta alle organizzazioni terroristiche palestinesi :''Sono critiche ingiustificate e inaccettabili'', ha protestato Erikat. Da parte sua, l'ANP, in un comunicato ufficiale diffuso stamane, ha sorvolato sulle accuse rivolte da Bush ad ad Arafat e ha scelto invece di riaffermare la propria ''piena disponibilità'' a favorire l' attuazione dei Piani Tenet e Mitchell per un cessate il fuoco e la ripresa del negoziato di pace israelo-palestinese. ''Cosa altro potevamo fare? Le parole di Bush ci hanno fatto irritare, ma almeno hanno riaperto uno spiraglio dopo una settimana di attacchi incessanti dell'esercito israeliano rivolti proprio contro la persona di Arafat'', afferma un funzionario dell'ANP. ''In verita' - ha aggiunto - sospettiamo che gli Usa stiano semplicemente reggendo il gioco a Israele, che punta a far uscire di scena, in qualsiasi modo, il presidente Arafat e a favorire la nascita di una leadership palestinese alternativa."

5.4.2002 Corrispondenza audio sulla situazione in Egitto (da www.amisnet.org)
Incalzati da una intera settimana di dimostrazioni di piazze contro Israele e in sostegno ai palestinesi, i leader arabi prendono la parola. Ieri sera il presidente egiziano Mubarak si e' rivolto dagli schermi tv alla nazione, dopo la decisione di interrompere i contatti tra i governi de Il Cairo e Tel Aviv e di mantenere solo canali "diplomatici". Paola Caridi dal Cairo
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5.4.2002 Corrispondenza audio sulla situazione alla chiesa della Natività di Betlemme (da www.amisnet.org)
I FRATI FRANCESCANI: UN SAIO AI PALESTINESI - I frati francescani, custodi dei Luoghi Santi, si dicono pronti a vestire con un saio i palestinesi asserragliati nella Basilica di Betlemme, pur di salvare loro la vita: lo fecero gia' con gli ebrei perseguitati dai nazisti. E si propongono come mediatori nel conflitto. Servizio di Paolo Affatato
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5.4.2002 Rimini 18.00 - Vittorio Agnoletto replica a Pera e a chi accusa la carovana in Palestina di "pacifismo a senso unico" affermando: ''farebbero bene a documentarsi prima su quale era il nostro programma. Noi siamo arrivati giovedi alle 4: alle 11 di mattina avremmo tenuto una conferenza stampa, poi ci saremmo diretti a Netanya a depositare i fiori sul luogo dove vi e' stata la stage provocata da una ragazza kamikaze, in cui sono morte venti persone. Poi saremmo andati all'Universita' ad incontrare alcuni professori pacifisti israeliani. Poi volevamo incontrare i militari che si rifiutano di prestare servizio nei territori occupati. Quindi, pezzi di societa' israeliana. Oggi, inoltre, saremmo andati a Ramallah a sostituire i pacifisti che da sette-dieci giorni sono lì. A senso unico non c'e' nulla". ''L'Italia ritiri o almeno richiami il suo ambasciatore in Israele''ha continuato Agnoletto dalla tribuna del Congresso del Prc, annunciando ''una grande catena umana di decine di migliaia di persone il 28 giugno prossimo lungo i confini palestinesi del '67''.


5.4.2002 Roma 18.00 -(AGI) Arriva una mozione al Senato dei deputati DS. "Il governo deve assumere un'iniziativa immediata, di concerto con l'UE, per una missione di pace che coinvolga i massimi livelli istituzionali dei singoli Paesi e deve promuovere l'invio di forze di interposizione dell'Onu e azioni di dialogo interreligioso e di cooperazione economica con i paesi del Medioriente", affermano i senatori DS. Nella mozione si ribadisce che "non vi e' soluzione di pace se non applicando il principio sancito nelle risoluzioni dell'Onu "terra in cambio di pace" e che "due popoli, due stati" è l'unica formula in grado di assicurare ad Israele il diritto alla sicurezza e ai palestinesi il diritto a una patria. Inoltre, "il governo Sharon deve restituire liberta' di movimento al presidente Arafat". L'iniziativa dell'Unione europea e' considerata "essenziale allo scopo di fermare la violenza, ottenere dal governo Sharon il ritiro incondizionato dell'esercito dai territori palestinesi, promuovere un'immediata ripresa dei negoziati che si fondi sul riconoscimento della legittimita' dell'ANP e di Arafat, operare per la convocazione di una conferenza di pace che veda partecipi gli Stati Uniti e la Repubblica Federativa Russa". Nella mozione infine si ribadisce che "la giusta lotta al terrorismo internazionale deve proseguire senza inutili e immotivate estensioni della guerra".

5.4.2002 Gerusalemme 17.30 - Dopo essere stati fermi alcune ora al check point di Kalandia, fermati arbitrariamente dai soldati israeliani, tutti gli italiani provenienti dal Ramallah Hospital sono riusciti ad uscire dalla città e si stanno dirigendo verso Gerusalemme.

5.4.2002 Gerusalemme ore 17.30-Indymedia Jerusalem comunica che "al campo profughi Azza una macchina del luogo ha cercato di girare attorno e uscira dal campo quando e' stata attaccata da un veicolo con a bordo militari. L' auto e' stata mitragliata e tutti i finestrini sono stati fracassati. Testimonianze parlano di un incidente(ferito?) ma non ci sono conferme. I medici sono potuti entrare nell' area ma attualmente sono interrogati e trattenuti da sei miltari israeliani mentre 5 civili internazionali osservano la situazione.Le truppe israeliane stanno battendo tutta l' area e un soldato senza ricevere provocazioni ha fatto fuoco dal suo fucile all' interno del campo. L' IDF ha ripetutamente ostacolato il trasporto di aiuti umanitari(cibo,acqua,medicine) alla popolazione di Betlemme assediata. Le organizzazioni umanitarie continuano a cercare di rispondere alle chiamate di aiuto della popolazione palestinese e degli internazionali senza riuscire ad intervenire."

5.4.2002 Washington ore 17.30-Le scuole militari sono da sempre il think tank della politica estera americana. E' in questi luoghi, per esempio, che sono state pensate le dittature in America Latina e che è stato esportato il sitema dei desaparecidos. In quest'ottica non va sottovalutato ciò che riporta l'ANSA: infatti mentre il Pentagono continua a sostenere di non avere piani per l'invio di una forza di pace Usa nell'area mediorientale, istituti come la 'School of Advanced Military Studies' (SAMS), una scuola di addestramento dell'esercito americano, hanno completato i piani sulla struttura di una forza di pace da inviare nella regione. Tale forza, secondo uno studio di 68 pagine del SAMS, richiederebbe nel primo anno di attivita' almeno 20 mila soldati ''ben armati'' da dislocare in zone chiave come Gerusalemme, Gaza, Hebron e Nabila. Nell' analisi della situazione viene sottolineato che le truppe di Tel Aviv ''sono famose per ignorare le leggi internazionali per compiere le missioni affidate'', tuttavia ''e' molto improbabile che aprano il fuoco sulle truppe americane''. Il rapporto definisce il Mossad, il servizio segreto israeliano, ''imprevedibile, spietato ed astuto. Ha la capacita' di prendere di mira le forze Usa facendo apparire l'attacco originati dai palestinesi o dagli arabi''.

5.4.2002 Milano ore 15.50 - (ANSA) Non tutti gli internazionali se ne sono andati da Deheishe: 6 persone sono rimaste, per scelta, nel campo. Lo riferisce Fabio, del comitato di appoggio all' Intifada, uno dei 31 attivisti italiani appena rientrati a Gerusalemme da Deheishe. ''Nel campo ora sono rimaste sei persone - racconta al telefono Fabio - due ragazzi di Milano, tre toscani e un americano''. Tra i ragazzi che hanno scelto di non lasciare Deheishe, alcuni attivisti di Indymedia, rimasti, nonostante le difficolta' di utilizzare Internet, per documentare la situazione. Altri, riferisce ancora Fabio, hanno preferito non abbandonare la gente del campo al proprio destino, nonostante gli stessi palestinesi li avessero invitati ad andarsene per la gravita' della situazione. Fabio, tornato a Gerusalemme con il convoglio consolare, racconta che sulla via del ritorno, ''gli israeliani ci hanno sparato addosso, sulle macchine blindate''. I 31 italiani rientrati a Gerusalemme, rimasti chiusi per tre giorni nel centro Ibdaa, ora stanno valutando se raggiungere altri campi profughi.

5.4.2002 Ramallah ore 15.40 - "A piccoli gruppi stiamo provando a fare strade alternative, ma alcuni palestinesi che abbiamo incontrato ci hanno detto che è impossibile passare da qui."

5.4.2002 Ramallah ore 15.30 - "C'è un carro armato che sta passando. Ora è fermo davanti al check point. Noi ci stiamo spostando per non innervosire i militari. Dovremo uscire clandestinamente. Dall'altra parte del check point ci sono tre carri armati che lo stanno chiudendo."

5.4.2002 Ramallah ore 15.15 - "Già una decina di persone sono riuscite a passare il primo controllo, ma sono solo una piccola parte. Una ventina di persone deve ancora passare i controlli che sono lentissimi. Gli europarlamentari che erano con noi sono già usciti, mentre quelli che sono arrivati questa mattina sono ancora dentro all'ospedale per darci il cambio. I soldati stanno sparando in aria. Stiamo cercando di capire cosa dobbiamo fare, i palestinesi sono andati via tutti. Siamo bloccati qui."

5.4.2002 Ramallah ore 15.30 - Mentre la delegazione passava il check point di Kalandya, uno alla volta, i militari hanno sparato in aria senza motivo. Metà degli italiani è bloccata dentro.
(Break Point Media Center www.sherwood.it/carovanapalestina)

5.4.2002 Ramallah ore 15.00 (Adnkronos) OSCE, PREOCCUPAZIONE PER LIBERTA' STAMPA. L'Osce esprime la sua ''grave preoccupazione per le restrizioni imposte alla stampa e le violenze nei confronti dei giornalisti perpetrate dall'esercito israeliano'' nei territori occupati. In una lettera al Ministro degli esteri israeliano Shimon Peres inviata dal Rappresentante dell'Osce per la liberta' di stampa, Freimut Duve, si ricorda al governo israeliano che Israele ha stretto degli accordi di cooperazione con l'Osce e che molti dei giornalisti vittime di violenza da parte israeliana sono cittadini di Paesi membri dell'Osce. Secondo l'Osce, le autorita' israeliane stanno continuamente incrementando nei territori occupati le misure contro i giornalisti, in chiara violazione della liberta' di stampa.

Resoconto da Indymedia Italia 1:16pm 5.4.2002 - Veniamo svegliati di mattina presto.... Il console ha chiamato, vengono a prendervi le macchine del consolato... "ma le condizioni? Vengono senza carri armati e con le ambulanze vero? Altrimenti col cazzo che ce ne andiamo.... Almeno questo lo dobbiamo ai palestinesi... " Confusione. Ci ritroviamo un po' qui un po' li', ribadendo che vogliamo andare via solo se questo ha un senso anche per i palestinesi, se ha un senso di pressione. Arriva la notizia che non c'e' piu' il corpifuoco... "che cosa ci facciamo venire a prendere a fare? Andiamo no?" Sempre piu' confusione. Sono le undici e mezzo. Si sentono arrivare altri tank, per l'ennesima volta. Esplodono decine e decine di raffiche, colpi di tutto. Spazzano completamente la strada dove fino a qualche minuto prima tutti noi camminavamo, parlavamo, giocavamo con i bambini del campo. Appena ci azzardiamo a rimettere il naso fuori, vediamo transitare le 14 macchine blindate del corpo diplomatico. "Bastardi, sono venuti con i carri, gli hanno fatto aprire la strada agli israeliani..." Rabbia. Poi non ci sono carri intorno, e iniziamo a parlamentare con i diplomatici per includere una ambulanza nella carovana. C'e' molta confusione. Io e gkd decidiamo di rimanere... abbiamo un lavoro da finire con indymedia palestina. La situazione sembra essere piu' rilassata, sembrano esserci dei momenti in cui il coprifuoco e' meno intenso e pensiamo di potercela fare ad uscire un paio di giorni dopo. Altri sono in difficoltà... non vogliono abbandonare i palestinesi... Non cosi'... Vogliono sapere da loro che stanno facendo la cosa giusta, nonostante la paura, nonostante i dubbi le difficoltà. Alla fine anche per gli abitanti del campo e' difficile ospitare tanti di noi... Si tolgono il pane di bocca per noi... Saluti, lacrime, mai visto un momento così teso. Alla fine decidiamo che restano solo pochissime persone. Una persona che deve lavorare con una cooperativa nei campi. Una ragazza che sta sudiando arabo. Due compagni il cui biglietto dura ancora qualche settimana. Un paio di indyani. Le ultime due persone stanno per salire sulle jeep. Iniziamo a sentire spari, sia da tank comparsi dalle strade laterali che dai cecchini. Le pallottole ci fischiano tutti intorno. Le ultime persone che stavano salendo e quelli che avevano deciso di restare corrono dentro Ibdaa. Gli altri nelle macchine. Dieci minuti di fuoco israeliano. A denti stretti: "Bastardi. Stanno sparando cosi' possono mettere i carri armati davanti e dietro la delegazione e far passare l'esercito israeliano come i fottuti salvatori degli internazionali. Bastardi infami." Le macchine se ne vanno. Rimangono 7 italiani e 2 americani. Rimaniamo per cinque minuti a pensare. K. corre dentro e ci chiede se vogliamo andare all'AIC adesso. Ci salutiamo con gli altri, e ci risentiremo a breve, dato che dovremo muoverci insieme comunque. Io gkd kev montiamo insieme a k e altri due palestinesi su una jeep della televisione di Betlemme e ci catapultiamo nel posto per cui siamo rimasti. IMC palestina. Due giorni per fare quello che dobbiamo fare. Poi rientreremo. Mi sento libero e sollevato. Sto facendo la cosa giusta. L'adrenalina scende lentamente sorseggiando un té caldo.

5.4.2002 Il X Municipio di Roma promuove un gemellaggio con la Municipalità di Gerusalemme est

5.4.2002 ore 14.15 Ramallah - Dopo aver provato a raggiungere la residenza di Arafat ed essere statabloccata dai carri armati israeliani, la delegazione di internazionali ha deciso di dirigersi verso il checkpoint di Kalandya per tornare a Gerusalemme.

5.4.2002 ore 14.00 Beirut - Dopo i sei palestinesi arrestati in mattinata dall'esercito libanese, agenti della sicurezza del Libano hanno catturato altri tre palestinesi trovati in possesso di un numero imprecisato di razzi katiusha. Lo ha reso noto la radio di Beirut Voce del Libano secondo cui i tre uomini - tutti residenti del campo profughi di Ein El- Helweh, nel Libano del Sud - sono stati catturati in una grotta nella regione di Tiro, citta' portuale a circa 80 chilometri a Sud di Beirut.
Uno dei tre arrestati, Ahmad Olayan, secondo l'emittente, ''ha fatto importanti ammissioni riguardo i lanci di razzi katiusha in direzione della regione settentrionale di Israele, compreso quello avvenuto martedi' scorso''. L'esercito libanese e le forze di sicurezza hanno in queste ultime ore aumentato i controlli nella zona di frontiera tra Libano e Israele per prevenire qualsiasi tentativo di guerriglieri palestinesi di sferrare attacchi oltre confine. Fonti dell'esercito hanno reso noto che le batterie della contraerea libanese hanno aperto il fuoco stamani contro due caccia israeliani che hanno sorvolato il Libano del Sud. (ANSA)

5.4.2002 ore 13.50 Betlemme - Confuse le notizie che giungono da Betlemme dove sembra che l'esercito abbia, da questa mattina, intimato ai combattenti che si trovano nella chiesa della Natività di arrendersi. Il rischio è che ci sia una strage, per questo l'intimazione finora non è stata accolta. Anche i francescani continuano a manifestare una grande preoccupazione per la pressione esercitata dai soldati israeliani all'esterno della chiesa. Sembra che siano state date 3 ore di tempo agli stessi frati per fuggire o mettersi in salvo.

5.4.2002 Ramallah ore 13.40 - "Ci stiamo avvicinando alla sede dell'ANP, siamo una sessantina di persone con le casacche bianche. Un carro armato ci blocca la strada, i soldati ci dicono di andare via, non possiamo accedere a questa zona. Dobbiamo tornare indietro. Non c'è nessuna possibilità di accedere alla sede dell'ANP la situazione è troppo pericolosa."

5.4.2002 Ramallah ore 13.30 - La delegazione è uscita dall'ospedale e sta raggiungendo, camminando a piedi in uno scenario devastato, la sede dell'ANP. [ascolta] "Stiamo camminando per le strade di Ramallah, una Ramallah devastata con gente che cerca di vivere grazie al cessate il fuoco. Il gruppo è composto da tutta la delegazione italiana e dai parlamentari. Si stanno unendo a noi anche dei palestinesi. Stiamo entrando nella piazza centrale di Ramallah che due giorni fa era stata chiusa con il filo spinato. Questa piazza è completamente distrutta dal passaggio dei carri armati. Stiamo imboccando la strada per raggiungere il quartier generale di Arafat. E' sorprendente vedere la città rinascere, anche se per poche ore."
(Break Point Media Center www.sherwood.it/carovanapalestina)

5.4.2002 ore 13.30 Ramallah L'inviato americano Anthony Zinni è a colloquio con il presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Yasser Arafat. Lo riferiscono fonti palestinesi. Intanto, la delegazione internazionale presente da giorni all'interno dell'ospedale di Ramallah, composta da Disobbedienti, europarlamentari e varie associazioni, si è messa in strada per raggiungere la residenza di Arafat. Gruppi di giornalisti di varia nazionalità (soprattutto americani e britannici) che erano nei pressi del quartier generale di Arafat (nell' attesa dell' arrivo di Zinni), hanno denunciato di essere stati oggetto di attacchi da parte dei soldati israeliani che hanno più volte speronato le loro auto, sparato proiettili di gomma e lanciato bombe assordanti.

5.4.2002 DEISHE CAMP ore 12.30 - Sono finalmente partiti col convoglio consolare diretto a Gerusalemme i 60 internazionali che hanno vissuto giorni di assedio all'interno del campo profughi di Deisheh.

5.4.2002 RAMALLAH HOSPITAL ore 12.30 - Sono arrivati all'ospedale di Ramallah cinque europarlamentari francesi della Sinistra Europea: Wurtz Francis, Vachetta Roselyne, Krivine Alain, Boumediene Alim. Ha raggiunto Ramallah anche la delegazione greca con a capo Alavanov Alekos, europarlamentare anche lui del gruppo Sinistra Europea, e Stefano Squarcina segretario generale aggiunto della Sinistra Europea. In questo momento sono tutti all'interno dell'ospedale.

5.4.2002 11.30, Ramallah - L'esercito tira bombe accecanti e assordanti impedendo l'uscita. Il racconto di Roberto.

link audio su http://www.amisnet.org (listen) (download)

5.4.2002 11.20, Ramallah - RAMALLAH HOSPITAL. Dalla conferenza stampa si annuncia, che visto l'arrivo di altri internazionali che sono riusciti a entrare a Ramallah Hospital, gli attivisti che sono all'interno dell'ospedale da giorni, usciranno per tornare a Gerusalemme, recandosi prima a piedi a consegnare generi di prima necessità ad Arafat. Li precederà una troupe della Rai che controllerà la sicurezza del luogo, dato che in mattinata sono stati dispersi con granate assordanti vari giornalisti di fronte alla sede del presidente palestinese.

5.4.2002 11.15, Dheishe - E' arrivato nel campo il convoglio consolare, composto da 15 auto blindate, che dovrebbe consentire la fuoriuscita da Betlemme di 60 internazionali ,tra cui i circa 30 compagni del Coordinamento di Solidarietà con l'Intifada , di Radio Inda Rossa e di Indymedia che sono rimasti bloccati , per giorni , dentro il cenro culturale IBDAA , nel campo profughi di Dheishe. Le autorità Israeliane avrebbero rifiutato , invece, la richiesta deigli internazionali di creare anche un corridoio umanitario che consentisse il passaggio di viveri e medicinali per la popolazione civile stramata dall'assedio e dall'occupazione dell'esercito Israeliano. Sono attualmente in corso trattative.

5.4.2002 11.10, Ramallah - Per le 11 (ora locale) è stata programmata una conferenza stampa degli internazionali e dei parlamentari all'interno dell'ospedale. In seguito la delegazione proverà ad incontrare Arafat.

5.4.2002 11.05, Dheishe - Gli internazionalisti presenti nel campo profughi starebbero per lasciare il campo verso Gerusalemme. Un convoglio sembra stia giungendo per permettere l'uscita degli attivisti: la condizione che deve essere rispettata è quella che il convoglio non sia scoratato da soldati dell'esercito. Se questo si verificasse gli internazionali hanno dichiarato che rinunceranno al convoglio e raggiungeranno a piedi il check point verso Betlemme. All'arrivo a Gerusalemme è prevista una conferenza stampa

5.4.2002 11.05,Nablus - ATTACCO ALLA CITTA', GRANDE RESISTENZA. Testimoni hanno riferito di combattimenti casa per casa, dell'attacco israeliano con quattro elicotteri e dell'esplosione di mine anti-carro. Fonti militari israeliane hanno confermato soltanto la morte di due palesinesi e precisato che si trattava di combattenti; hanno riferito anche del ferimento di un militare. Ieri nel campo profughi di Jenin erano stati uccisi tre soldati israeliani. Fonti della sicurezza palestinese e testimoni hanno detto che gli israeliani hanno sparato razzi e impiegato mitragliatrici contro la citta' vecchia di Nablus e l'adiacente campo profughi di Balata. Le truppe di occupazione non consentono il transito di ambulanze per soccorrere le vittime e questo rende difficile anche fare un bilancio. I medici dell'ospedale di Nablus hanno riferito che il locale obitorio e' stato trasformato in ospedale visto l'elevato numero di feriti e hanno chiesto aiuti alle organizzazioni internazionali. L'"Operazione muro di difesa" anti-terrorismo, cosi' la definiscono gli israeliani, e' entrata questa mattina nella seconda settimana con un bilancio in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza di oltre 90 morti tra i palestinesi e circa 20 tra gli israeliani. (AGI)

5.4.2002 11.00, Betlemme - LE SUORE NEL COMPLESSO DELLA NATIVITÀ PRESTANO SOCCORSO AI PALESTINESI FERITI "Le nostre consorelle hanno trascorso tutta la giornata di ieri ad assistere i feriti che si trovano all'interno del complesso della Basilica della natività: la loro preghiera quotidiana è il soccorso alle persone che hanno bisogno di aiuto". Trascorrono così le ore dentro il convento della Natività di Betlemme, sotto assedio ormai da tre giorni. A raccontarlo alla MISNA è suor Maria Sandrina Borgioli, la madre generale della congregazione delle suore Minime del Sacro cuore, che dal convento di Poggio a Caiano, in provincia di Prato, si tiene costantemente in contatto con le 4 consorelle della comunità in Terra Santa, dove si stanno vivendo momenti drammatici. Tra i 200 miliziani armati che hanno trovato rifugio nella Basilica e negli spazi dell'attiguo convento francescano di Santa Caterina alcuni di loro sono feriti. Le suore minime, che vivono lì da anni prestando servizio ai religiosi della basilica (francescani, ortodossi e armeni) e ai pellegrini in visita, da tre giorni spendono gran parte della giornata ad assistere chi ne ha bisogno. Soprattutto i tanzim rimasti feriti negli scontri a fuoco con l'esercito israeliano. "Il vero problema è che ormai scarseggia non solo il cibo, ma anche il materiale sanitario - spiega suor Maria Sandrina Borgioli - l'ultimo contatto telefonico l'ho avuto ieri sera e la superiora del convento, suor Maria Lisetta Vingi, mi ha raccontato di aver effettuato anche una flebo a un palestinese ferito. Alcuni sono disidratati e versano davvero in condizioni disperate. Come si fa a lasciarli allo sbando? A noi - prosegue la madre generale - non interessa se sono armati o se sono guerriglieri. Ci sentiamo in dovere di assisterli e di curarli". Ma oltre ai miliziani palestinesi, all'interno del complesso della Natività si rifugiano anche alcune persone che si trovavano nei pressi della Piazza della Mangiatoia quando i carri armati israeliani hanno invaso il centro di Betlemme. "Sappiamo che ci sono anche dei civili - aggiunge suor Maria Sandrina Borgioli - temiamo per le condizioni di tutti, perché a quanto ci riferiscono le nostre consorelle la situazione non è affatto migliorata. Anzi, il timore è che quelli all'esterno (i militari israeliani, ndr) possano perdere la pazienza ed entrare nella Basilica con la forza. Da parte nostra preghiamo per tutti coloro che stanno vivendo questo terribile momento e speriamo che tutto possa finire presto". (www.misna.org)

5.4.2002 10.50, Gerusalemme - Un farmacista dell'ospedale Al Razi di Jenin, in Cisgiordania, ha detto all'Ansa che bombardamenti israeliani hanno colpito poco fa il nosocomio e combattimenti tra israeliani e palestinesi sono in corso intorno all'edificio semidistrutto, circondato da carri armati. ''Ci hanno distrutto tutto, il reparto di radiologia, i serbatoi dell'acqua, le bombe d'ossigeno'', ha detto Omari, che dopo vent'anni e' tornato lo scorso anno dall'Italia. ''Vediamo i feriti a pochi metri da noi, davanti all'ospedale e non possiamo fare niente, non possiamo andarli a prendere perche' sparano da tutte le parti'', ha aggiunto il medico, con voce concitata. Durante la telefonata si sentiva all'esterno il rombo degli elicotteri. (ANSA).

5.4.2002 10.00, Gerusalemme - FRANCESCANI, A BETLEMME NOTTE DI SPARI ED ESPLOSIONI I FRATI NON SONO OSTAGGIO DEI PALESTINESI - Notte di spari ed esplosioni a Betlemme. La tensione nella citta' e in particolare intorno alla Basilica della Nativita' resta altissima. A riferirlo all'Adnkronos e' padre Vincenzo, il segretario della Custodia di Terrasanta. ''Dopo la drammatica giornata di ieri, segnata dall'uccisione da parte di un cecchino del campanaro Samir -ha raccontato- la situazione e' stata di nuovo sul punto di precipitare verso la mezzanotte quando nelle vicinanze del convento si sono sentite una serie di esplosioni e raffiche di mitra e i frati e le suore hanno temuto che ci potesse essere un'irruzione all'interno della Chiesa. Israele e' vero -ha aggiunto- si e' ufficialmente impegnata a non entrare, ma in questo frangente e' difficile credere alle promesse. Ancora verso le due si e' ricominciato a sparare. Questa mattina e' tornata a calare la calma sulla citta', anche se si e' udito un isolato colpo di cannone a distanza''. Quanto all'atmosfera all'interno del complesso della Nativita', padre Vincenzo assicura che e' tutto tranquillo. ''Sono false le voci -dice- che descrivono i frati in ostaggio dei palestinesi. Alcuni certamente posseggono armi, ma di sicuro non le hanno usate per intimidire i frati. Quelli che ce le hanno sono ex guardie di Arafat e poliziotti dell'Autorita' Palestinese, ma c'e' anche molta gente, tra cui tanti ragazzi, che ha cercato rifugio da noi perche' spaventata''. Il francescano riferisce poi di una trattativa in corso tra il convento e un ufficiale israeliano, che vorrebbe ottenere la resa degli uomini asserragliati all'interno. ''Ma delle sue parole non ci fidiamo -sottolinea- e si continua a sperare in un intermediario internazionale che possa offrire delle precise garanzie''. ''I palestinesi, circa 200, che si trovano nel convento chiedono solo cibo, ma -riferisce- le provviste non bastano piu'. E ieri gli israeliani hanno fatto tornare indietro l'ambulanza della Croce Rossa diretta alla Basilica con una scorta di viveri''. E in relazione alle esplosioni di cui racconta il francescano giungono notizie che intorno alle 3 di questa notte 5 palestinesi siano stati uccisi alla chiesa della Natività. Questa testimonianza è stata confermata da fonti palestinesi all'interno della chiesa. I cinque uomini sarebbero stati colpiti da proiettili sparati attraverso la breccia nella porta posteriore(aperta ieri dall'esercito israeliano) e attraverso le finestre rotte.

5.4.2002 9.25 - Sono almeno nove i palestinesi uccisi stamattina in Cisgiordania durante gli scontri con l'esercito di Tel Aviv. Ventiquatto i feriti, tra cui sei gravi. Grave anche un soldato israeliano. Otto palestinesi armati sono morti nella città vecchia di Nablus e nel campo profughi di Balata adiacente alla città. Un ufficiale di polizia palestinese è stato ucciso nel campo profughi di Jenin, nel nord della Cisgiordania, dove ieri sono stati uccisi tre soldati israeliani. Testimoni parlano di perquisizioni e rastrellamenti casa per casa che l'esercito sta effettuando in queste ore (ANSA)

5.4.2002 9.00 - Nablus L'esercito israeliano ha fatto incursione alle prime ore dell'alba nella stazione radio "Tarik al Mahabe" a Nablus nella West Bank ed ha bombardato l'edificio dove sono collocati gli studi della radio. I soldati hanno giustificato l'azione dichiarando che c'erano uomini armati nell'edificio. Al contrario, il direttore dell'emittente, Amer Abdel Hadi, ha detto che in quel momento negli studi erano presenti solo due giornalisti.

5.4.2002 5.30 - Report personale medico delle Nazioni Unite, centro culturale IBDAA, campo di Dheishe, Betlemme,ore 18.00 del 4/4 2002: una donna di deheishe, incinta, è venuta alla clinica perchè aveva le contrazioni. I medici l'hanno aiutata a partorire, ma il neonato era malato. Sia la madre che il figlio avevano bisogno di essere trasportati con urgenza in una struttura ospedaliera, ma le pattuglie dell'esercito israeliano hanno comunicato alla clinica che all'ambulanza non era permesso muoversi. Di conseguenza, due ore dopo, il bambino è morto. Oggi durante i combattimenti, tre ragazzi di 15 anni sono stati colpiti dai soldati dell'IDF. Uno alla caviglia, uno al polso, uno al collo. Sono tutti e tre in cura presso la clinica delle UN. Sempre oggi, una delle ambulanze dell`UN è stata presa di mira dai militari dell'IDF, e colpita dal fuoco delle mitragliatrici. Diversi finestrini sono stati rotti, ma il veicolo è ancora funzionante. C'è al momento una carenza di ambulanze in palestina. Tutti i palestinesi stanno facendo richiesta di medicinali, e stanno chiedendo che si faccia il possibile per garantire al personale medico di portare soccorso a chi ne ha bisogno, lasciando circolare le ambulanze .

per le notizie dal 27 marzo al 4 aprile ...