Curve, fascismo e movimento
10/09/01- Gli striscioni in onore di Carlo Giuliani ultimamente comparsi in alcune curve non c’entrano nulla. Anzi, sotto alcuni aspetti rischiano di essere in qualche modo “depistanti”, perché lascerebbero pensare ad una sorta di “pax” tra movimento no global e gruppi ultrà di destra, tutto sommato uniti nella lotta contro il “sistema”. Non è così: anzi è proprio il contrario. Perché all’interno del variegato arcipelago che ha dato vita alle manifestazioni di Genova serpeggia un’altra intenzione: quella di riappropriarsi delle curve e di cacciare soprattutto quei gruppi che negli ultimi anni si sono caratterizzati per le loro manifestazioni di razzismo. Sì, perché - si dice – luoghi di aggregazione come gli stadi non possono essere lasciati alla mercè dei neofascisti, simpatizzanti dei destra o assimilati, soprattutto quando questi ultimi approfittano di quella tribuna e di quella visibilità per far passare messaggi di intolleranza, che rappresentano esattamente i valori opposti a quelli in cui crede gran parte del popolo che ha manifestato contro il G8. Insomma, (...) i prossimi mesi potrebbero determinare una ridefinizione delle “mappe” del tifo, che a fine stagione potrebbero essere molto differenti da quelle attuali. Sarà un processo indolore? Molto dipenderà, più che dai no-global, dalle eventuali resistenze dei gruppi ultras di destra, che in questi ultimi anni hanno talora goduto di un sostanziale monopolio. Ma quali sono i segnali che fanno trasparire questa volontà? I più semplici: a cominciare dalle chat all’interno dei siti internet del movimento, dove la discussione è cominciata ed è diventata anche abbastanza approfondita. (...) Naturalmente, proprio perché il movimento anti-G8 è estremamente variegato al suo interno, ed è anche assai disorganizzato, nonostante sia stato presentato diversamente anche nei rapporti di polizia, parlare di una precisa volontà degli anti-global o dell’esistenza di una piattaforma che impegni tutto il movimento è sbagliato. Tuttavia gli umori esistono e sono forti. Chi si batte contro l’oppressione dei poveri del mondo – è uno dei discorsi – non può accettare che esistano “vetrine” razziste, dove si propagandano messaggi di intolleranza. Né il comune sentire anti-global (o anti-mondialista come dicono a destra) può rappresentare un punto di incontro, proprio per la totale divergenza delle due visioni. Insomma, secondo alcune di queste logiche, se è giusto indirizzare la protesta contro, ad esempio, i Mac Donald, ancor più giusto sarebbe combattere il fascismo negli stadi e, soprattutto, i rigurgiti razzisti. Come farlo concretamente, però? Al momento non c’è un’idea. C’è chi pensa ad una “occupazione” dei luoghi, chi a organizzare una presenza visibile di gruppi all’interno dello stadio, che non necessariamente debbano cercare lo scontro con gli ultras fascisti, ma si limiterebbero a rappresentarne un’alternativa. (...) Una riprova è venuta dalla Shalom Cup, organizzata dalla Lazio per lanciare un messaggio anti-razzista. I gruppi ultrà biancocelesti avevano invitato al boicottaggio, in nome degli ideali filo-palestinesi e anti- sionisti che animano le formazioni di estrema destra. Ma poi allo stadio è comparso un grande striscione di solidarietà ai palestinesi, con tanto di slogan anti-israeliani. L’unica differenza era che il tutto era “condito” con una stella rossa. Chiaro segnale che qualcuno, da sponde opposte, ha pensato di occupare lo spazio lasciato vuoto dagli altri. E che il dibattito sulla presenza organizzata negli stadi non è alle prime battute. Dopo le piazze, le curve, dunque. Segnale positivo, se ciò volesse dire dare un contributo di civiltà e buon senso in un mondo esasperato dai miliardi e umiliato dall’intolleranza.