BOMBA CONTRO I MOVIMENTI: INTERVISTA A LUCA CASARINI
10.8.2001 - Venezia. Poteva essere una strage. Forse DOVEVA essere una strage. E nel clima di questi giorni, tutto fa pensare a un atto ben orchestrato che aiuta governo, forze di polizia, organi di sicurezza a riguadagnare una nuova credibilità, una ignobile facciata che gronda sangue.
Questo il commento a caldo di Luca Casarini, portavoce dei Centri Sociali del Nord-Est sulla bomba di ieri al Tribunale di Venezia.
Una bomba che esplode in un momento critico per il governo e che vuole criminalizzare il movimento. Quale strategia ci sarebbe dietro?
"Scatta il solito meccanismo della tensione. Dietro questo attentato c'è sicuramente una strategia molto pesante mirata a impedire manifestazioni di protesta. E, poi, questa bomba serve a salvare qualcuno e a mettere in difficoltà chi intende manifestare democraticamente il proprio dissenso".
Una bomba per salvare chi?
"Una bomba per salvarsi. Quale modo migliore, in effetti, per scaricare le responsabilità della polizia, dell'arma dei carabinieri e dello stesso Governo dopo i fatti di Genova che far esplodere una bomba e usarla per criminalizzare un movimento? Nel mondo, in questi ultimi giorni, non si parla d'altro che di G8 e delle pesanti responsabilità della polizia e dei vertici politici nella gestione di quelle giornate. Lo dovevano pur trovare un modo per salvarsi".
Per il pomeriggio di ieri avevate in programma una manifestazione contro Berlusconi. Cosa avete deciso di fare dopo la notizia della bomba?
"Noi avevamo in programma un presidio pacifico. E la bomba, come si suol dire, è capitata 'a fagiolo'. Più chiaro di così. Comunque, sì, nel pomeriggio volevamo contestare la visita di Berlusconi a Venezia. In realtà dopo la notizia abbiamo deciso di manifestare proprio davanti al Tribunale e dopo siamo andati a partecipare alla riunione del Consiglio Comunale di Venezia. C'è grande preoccupazione per il segnale che si vuole mandare con questo gravissimo attentato. E questa nostra preoccupazione la volevamo manifestare anche in quella sede. Solo che anche in questo momento è chiaro l'intento criminalizzatorio di alcune forze politiche. I consiglieri di An e di Forza Italia hanno lasciato l'aula quando ho preso la parola. "Dello stesso parere anche l'assessore alle politiche sociali del comune di Venezia, Beppe Caccia. "La visita di Silvio Berlusconi è stata decisa soltanto l'altro ieri. Ma questo attentato poteva essere stato preparato da tempo. Non è una cosa improvvisata, e si vede, qui a Rialto, basta osservare le macerie. E' una cosa fatta da professionisti". "Qui i movimenti anti-g8 non c'entrano proprio niente. Si vede bene che si tratta di un ordigno realizzato e sistemato da professionisti. E poi il tribunale non è mica un obbiettivo semplice. E' un luogo presidiato, sul quale si era concentrata l'attenzione dopo i fatti di Genova. Servono dei professionisti per non farsi scoprire. E qui in Veneto i professionisti di questo tipo, secondo me, non mancano".
"Torna la voglia di cambiamento sociale - continua - e tornano anche le bombe". E la mente torna ai precedenti del 1993. "Via dei Georgofili a Firenze, via Palestro a Milano, attentati che colpivano luoghi d'arte, per attirare l'attenzione. Per quegli atti sono stati condannati esponenti mafiosi, ma i mandanti non sono stati toccati". E ora l'obiettivo si sposta nel Veneto, una terra non certo immune dalla presenza di trame nere. "Partivano tutti da qui - dice - Maggi, Zorzi, e altri. Il Veneto č stata la culla dell'estremismo nero, e ora č il luogo dove si sta realizzando il maggior dialogo tra i centri sociali, i settori antagonisti della societā, e l'amministrazione. Non č un caso quindi, se durante gli anni Settanta, quando si colpivano quasi tutte le cittā italiane, sulla Laguna non ci fu quasi nessun attentato, se se ne esclude uno alla sede del Gazzettino. E ora, praticamente per la prima volta, Venezia viene colpita da una bomba ad alto potenziale". Sul fatto che l'ordigno potesse o volesse uccidere ci sono pochi dubbi. "E' evidente guardando le macerie - dice- č saltato tutto. Si vede bene che se qualcuno fosse stato nelle vicinanze non avrebbe potuto salvarsi."