VOGLIO AVERE UNA CASA PER ANDARE IN GIRO PER IL MONDO
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Il cammino del D.a.C. trae origine dall'esperienza delle Tute Bianche, dalla semplice, potente, radicale rivendicazione di reddito e dignità e dalla convinzione che rimettersi in movimento volesse dire essere capaci di declinare i mille linguaggi che parlano di precarietà nelle nostre metropoli. Ed è con le gambe di lavoratori a tempo determinato, disoccupati, sans papier, studenti, famiglie, singles, giovani coppie che questo percorso ha attraversato la Roma-vetrina del Giubileo e dei poteri forti, della dismissione selvaggia del patrimonio pubblico e delle speculazioni immobiliari, inceppando l'ingranaggio della progressiva diminuzione della spesa sociale. Il 18 dicembre 1998 il DaC piazza la prima bandierina sulla cartina di Roma: si aprono le porte dell'ex commissariato del Quarticciolo, rivendicando il diritto alla casa oggi gli occupanti esigono il soddisfacimento di un bisogno fondamentale e la riappropriazione di pezzi importanti di reddito e servizi. L'azione è condivisa con il Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa, struttura che storicamente affronta la questione dell'emergenza abitativa nella città. Ma ci sono segni di forte discontinuità con il passato: la rivendicazione di un progetto socioabitativo e, soprattutto, la variegata composizione sociale degli occupanti. Il 19 maggio 1999 un altro stabile è restituito alla città: si tratta di un edificio scolastico in disuso da più di 4 anni in Via dei Sabelli 88 in procinto di essere regalato ai baroni della Sapienza, nel quartiere di San Lorenzo. Gli immigrati, le famiglie, gli studenti che occupano la S.C.O.L.A. affermano in uno dei loro volantini di aspirare ad un "progetto socioabitativo che unisca diverse esperienze e diversi soggetti sociali che si muovono nella metropoli e che vivono la precarietà". La rivendicazione del quartiere di un asilo nido si unisce alla battaglia per la casa e per degli spazi sociali a San Lorenzo. Tra le mille difficoltà, le differenze, i trabocchetti di alcuni interlocutori istituzionali si cerca di costruire una battaglia unica per i diritti negati. Il 25 marzo 2000 viene occupata una palazzina di 5 piani sequestrata al camorrista Michele Zaza e quasi interamente vuota da 8 anni, situata in via Quattro Novembre. La legge impone al Prefetto e poi al Sindaco di destinare questi beni a scopi sociali, ma ci pensa la Questura a spazzare via ogni buona speranza: impone agli occupanti di liberare l'edificio pena un immediato intervento di forza. E' solo grazie al senso di responsabilità degli occupanti che l'edificio viene abbandonato. Ma la questione degli immobili abbandonati in balia di squali e speculatori è sotto gli occhi di tutti Il 30 marzo 2000 è la volta di un ex scuola elementare in Via di Torre Spaccata:single immigrati giovani coppie e famiglie ripopolano i locali di un ex scuola lasciata all'incuria e all'abbandono a viale di Torre Maura. Nel mese di luglio si aprono le porte di un ex scuola a Tormarancia di proprietà della provincia e che, a tutt'oggi, è in grave pericolo di sgombero. PER MAGGIORI INFORMAZIONI scolaoccupata@disinfo.net
La mattina dell'11Luglio il Dac entra nel palazzo del Ministero dell'aereonautica di via Masurio Sabino 31. Gli occupanti sgomberati in giornata e denunciati dalle autorità vi rientrano il 26 Ottobre per essere nuovamente cacciati fuori. Questa volta però danno luogo ad un presidio permanente finche l'impegno preso dal Comune di acquistare l'immobile per destinarlo ad alloggio pubblico, che si scontra con una irresponsabile lungaggine burocratica, non sarà rispettato. Il presidio ancora oggi attivo è comunque anche un punto d'informazione per i cittadini della XCircoscrizione che stanno per subire uno sfratto esecutivo o che aspettano da anni una casa popolare. Dopo più di 2 anni di lotte la moltitudine occupante potrebbe essere ad una svolta. Il comune di Roma ha definito Bonus Casa il rimborso delle spese d'affitto cui possono usufruire tutti gli sfrattati, gli aventi diritto alla casa popolare e i nuclei a basso reddito (sotto i 20 milioni). Attraverso la delibera n.163\'98, infatti, l'Assessorato alle Politiche per la Promozione della Salute del Comune di Roma (http://www.comune.roma.it/salute/delibera%20163.htm) ha istituito "la possibilità di ottenere un contributo economico per l'affitto mensile, erogato direttamente dalla circoscrizione di appartenenza, fino ad un milione al mese per un massimo di quattro anni, destinato a chiunque abbia subito uno sfratto". Analoghe forme di protezione sociale sono previste dalla delibera 431\'98 (http://www.comune.roma.it/dipatrimonio/menu.htm), istituita con la finalità di "aiutare economicamente cittadini e famiglie ad affrontare il pagamento dei canone d'affitto, la cui incidenza sia troppo gravosa rispetto al reddito percepito". Il sito dell'Assessorato alle Politiche per la Promozione della Salute afferma, rivelando involontarie doti cabarettistiche, che "attualmente questo strumento ha dato i suoi primi, positivi frutti, sono infatti già più di 300 le famiglie che ne usufruiscono". Una goccia nell'oceano dell'emergenza abitativa a Roma!!! Il D.a.C. ha proposto di usare questa cifra collettivamente all'interno di un meccanismo che porti ad un uso abitativo del palazzo di Via Masurio Sabino, ma, soprattutto, ha aperto una vertenza che potrebbe rappresentare un punto fermo nella complicata ricerca di una fessura in cui inserire il piede di porco e riprendersi il maltolto.
Il movimento per la casa a Roma, dalla fine degli anni '60, ha rappresentato una delle punte più avanzate del movimento di classe complessivo. Il fatto che Roma si sia trovata, nel periodo di sviluppo industruiale degli anni '60, ad assumere una funzione di cerniera tra le aree di sottosviluppo ed il Nord, ha contribuito ad accentuare il fenomeno di urbanesimo ad elevata concentrazione abitativa. La carenza di investimenti pubblici per l'edilizia economica e popolare e il vuoto legislativo sui criteri e sui limiti di edificabilità dei suoli ( argomento della legge Bucalossi degli anni '80 ) favorirono la grande speculazione edilizia a sua volta legata a potenti gruppi finanziari. Gli investimenti pubblici, dal 1960 al 1970, diminuirono di ben 13,1 punti rispetto al totale degli investimenti complessivi, passando dal 16,8% del 1960 al 3,7% del 1970. L'edilizia privata, sorda alle esigenze effettive della domanda reale, si era indirizzata prevalentemente verso abitazioni di tipo signorile e medio, causando in questo modo un aumento dei prezzi degli alloggi e dei fitti e alimentando spinte per ulteriori investimenti speculativi. Il fenomeno di accentuato urbanesimo aveva posto quindi al centro del problema la questione della penuria di abitazioni a costi accessibili alla gran massa di proletari, costretti a vivere nelle baracche e in situazioni di estremo disagio. Nel 1969 si contano a circa 16.000 le famiglie che vivono nelle baracche e 50.000 in stato di coabitazione, a monte di circa 40.000 appartamenti vuoti. L'ondata di lotte operaie e studentesche del '68-'69, unita alla situazione di estrema precarietà dei baraccati innescheranno un'improvvisa radicalizzazione delle lotte urbane a Roma. Nel Luglio '69 vengono occupati spontaneamente 25 appartamenti al Tufello che poi diventeranno in tutto 130. Sulla base di questa esperienza venne formato il Comitato di Agitazione Borgata (Cab), un organismo di base formato da baraccati, donne, giovani, militanti di base del Pci e del Psiup e cattolici di Sinistra. Nell'Agosto dello stesso anno il Comitato di Agitazione organizzò due importanti occupazioni: la prima di 220 alloggi al Celio ( dietro il Colosseo ) di proprietà dello Iacp; la seconda all'Ostiense di 150 appartamenti di proprietà delle FF.SS. L'occupazine del Celio si estese immediatamente ai blocchi di case vicine raggiungendo un totale di 500 alloggi. L'iniziativa del Cab è indicativa in quanto viene operato un vero e proprio salto di qualità rispetto alla politica condotta fino a quel momento dai senza casa e dallo stesso Pci. Prima del '69 le lotte sul diritto alla casa erano state condotte prevalentemente dalle Consulte popolari, un organismo di base del Pci, il quale aveva basato la sua iniziativa su un terreno di scontro "civile" e "dimostrativo", basato prevalentemente su petizioni popolari, delegazioni al Comune, presidi, occupazioni simboliche e forme di agitazione che facessero da preambolo per discussioni e proposte di legge sul terreno parlamentare e legislativo. Il salto qualitativo dell'iniziativa condotta dal Comitato di Agitazione Borgate sta appunto nell'aver posto con forza il problema della casa attraverso un tipo di lotta non più delegata e dimostrativa. Le occupazioni erano indirizzate inizialmente verso quegli appartamenti di proprietà degli Enti Pubblici che per ragioni speculative preferivano tenere vuoti gli alloggi piuttosto che assegnarli ai baraccati. Il rapporti con l'Unia ( Unione inquilini e assegnatari ) il sindacato del Pci, fu immediatamente conflittuale. Primo perchè l'Unia non condivideva le iniziative spontanee di occupazione, in secondo luogo perché le case occupate erano di proprietà degli enti pubblici. Il Pci faceva perciò opera di disgregazione contro l'autogestione delle lotte. Un altro punto importante dell'occupazione del Celio, per quanto le case occupate fossero fatiscenti, era la richiesta di riappropriazione del centro cittadino contro i tentativi di emarginazione e di espulsione dei proletari. Il Cab ebbe una battuta d'arresto - per poi dissolversi come struttura - nel momento in cui all'interno della propria strategia cominciò ad essere praticata l'occupazione di case di proprietà delle grandi immobiliari e con le occupazioni di case private iniziarono anche gli sgomberi polizieschi. L'arresto dell'iniziativa del Cab si deve comunque principalmente a due ordini di fattori: 1) la pressione dei proprietari e delle immobiliari che alimentarono una martellante campagna stampa e un conseguente intervento della magistratura; 2) il mancato coordinamento cittadino delle realtà che si trovavano a vivere pesantemente il problema della casa.
Gli anni '70 si caratterizzano principalmente per due avvenimenti di notevole importanza: da una parte la gestione del Pci e dell'Unia tendente a contrastare la politica del governo sulla casa e a dare agli enti pubblici e ai comuni maggiori poteri ai fini di una diversa e più razionale gestione dell'assetto territoriale; dall'altra il movimento delle occupazioni spontanee e di quelle gestite dai gruppi a sinistra del Pci che porranno al centro delle rivendicazioni il problema della casa come bisogno sociale irrinunciabile. Le occupazioni del '71 furono caratterizzate da una forte presenza dei gruppi della sinistra extraparlamentare ( dal Manifesto a Lotta Continua a Potere Operaio ), la quale radicalizzerà a tal punto lo scontro che molte occupazioni di case si conclusero con lo sgombero violento da parte della polizia. Per contro la controparte pubblica e gli stessi costruttori privati non avevano nessun interesse a far si che il movimento di occupazioni riuscisse ad ottenere qualche piccolo risultato, soprattutto dopo che a Milano una occupazione ( di via Mac Mahon ) si era dimostrata vincente per i senza casa. Il 31 Ottobre dello stesso anno ( giorno dell'entrata in vigore della legge 865 di riforma della casa ), l'Unia organizzò una mastodontica occupazione "simbolica" di 1.700 alloggi a cui parteciparono circa 10.000 persone. Nonostante fosse dimostrativa l'occupazione venne subito sgomberata dalla polizia. Riconosciuta dal Comune come legittima controparte, l'Unia riuscì a strappare una fantomatica promessa di requisizione di 6.000 appartamenti, da assegnarsi entro la fine dello stesso anno. Gli alloggi promessi non furono mai requisiti, né tanto meno acquisiti dal Comune ( ne furono assegnati solo 150 ) il quale respinse la proposta dell'Unia con 39 voti favorevoli e 25 contrari. Alla prova dei risultati la mobilitazione dell'Unia si rivelò una bolla di sapone. Un discorso a parte merita l'esperienza del Comitato della Magliana, inserito in un quartiere completamente abusivo costruito addirittura al disotto del livello del Tevere. Nato come diretta espressione di un movimento radicatosi all'interno del quartiere, il Comitato della Magliana diede vita ad una vasta campagna di mobilitazione e di lotte. Le esperienze più significative erano costituite dall'autoriduzione dei fitti: 4/500 famiglie erano riuscite a ridurre del 50% il prezzo dell'affitto. Sempre grazie alla mobilitazione del Comitato vennero organizzate e difese numerose occupazioni. Nei momenti di massima aggregazione l'autoriduzione venne portata dal 50 al 75% pari ad un valore di 2.500 lire a vano secondo lo slogan che tutti i proletari erano tenuti a pagare lo stesso canone. Dopo una serie di sgomberi della polizia, il Comitato organizzò l'occupazione di 650 nuovi alloggi situati nello stesso quartiere. Lo sgombero della polizia non bloccò l'iniziativa del Comitato che diede vita a numerosissime mobilitazioni tendenti a sensibilizzare l'opinione pubblica sugli svariati abusi edilizi condotti dalle immobiliari ai danni del quartiere. A queste si aggiunsero denuncie sulle complicità del Comune che aveva favorito l'abusivismo edilizio e le speculazioni dei costruttori. L'intervento della magistratura dimostrò l'illegalità delle licenze edilizie rilasciate dalle autorità comunali, nonché evidentissimi abusi. La mancanza di impianti idrici, di reti fognarie, il non rispetto dei vincoli imposti dalla legge, insieme ad altre numerosissime inadempienze, portarono all'incriminazione di 132 persone tra professionisti, assessori comunali e dipendenti. Nel 1972 nasce il Sunia dalla fusione tra l'Apicep ( assegnatari case popolari ) e l'Unia ( assegnatari case private ). Il nuovo sindacato rappresentò un'operazione burocratica che aveva come obiettivo la strutturazione in modo capillare a livello territoriale. Il Sunia cercò di mediare tra gli interessi delle masse popolari e quelli dei piccoli proprietari di case, attraverso delle forme di lotta politica nei margini della legalità. La sua spinta interclassista ha sempre spinto il Sunia a considerare l'occupazione di case come un modo individuale di risolvere il problema, o addirittura a considerarlo come manovre di provocatori funzionali agli interessi dei palazzinari. Il 1973 è tristemente famoso per l'assassinio operato dalla polizia nei confronti di un giovane compagno occupante di San Basilio, Fabrizio Ceruso, durante gli scontri che seguirono all'occupazione di un gruppo di case comunali, scontri che impegnarono per alcuni giorni le forze dell'ordine. A San Basilio il movimento, oltre a dar vita alla occupazioni di case, aveva in piedi unlavoro sull'autoriduzione ( fitti, Acea, Enel ) e aveva creato un "ambulatorio rosso" gestito direttamente da Lotta Continua e dal Manifesto. Il lavoro politico sulla casa ha infatti sempre riguardato anche i problemi più generali del salario, dell'aumento dei generi di prima necessità e delle tariffe pubbliche ed in modo particolare la vivibilità dei quartieri compresi i servizi socio-sanitari. Con il 1974 il movimento riesce ad occupare circa 3.800 appartamenti, di cui 147 a Casalbruciato, 160 a Pietralata, 100 a Portonaccio, ecc. Tutte le prime occupazioni vennero sgomberate dalla polizia. Gli sgomberi furono quasi sempre violenti e provocarono spesso incidenti che si estesero nei quartieri, a Casalbruciato vennero addirittura arrestate 20 donne. A Pietralata venne arrestata una donna che durante lo sgombero aveva minacciato di gettarsi dal 5° piano. Tutte queste occupazioni erano indirizzate verso le costruzioni di proprietà di palazzinari, molti dei quali facenti parte dell'Associazione Costruttori Edili Romani ( Acer ) che aveva gestito fino a quel momento la speculazione edilizia e la stessa politica urbanistica della città. Altri proprietari erano le imprese immobiliari legate al gruppo Fiat, alla Banca Nazionale del Lavoro e a varie società assicurative. L'estendersi ed il radicarsi delle occupazioni portò ad un irrigidimento dell'Acer, la quale non accontentandosi della forze dell'ordine e della stessa campagna stampa contro il movimento ( tra l'altro condotta da tutti i quotidiani ), assoldò delle squadre di mazzieri spalleggiate da picchiatori fascisti a difesa degli stabili occupati. La risposta degli occupanti non si fece attendere, dopo numerose provocazioni e duri scontri, venne assaltata con un lancio di sassi la sed dell'Acer. Nonostante le intimidazioni dei costruttori, le occupazioni ripreserò in tutta Roma. Ai costruttori non restò allora che attuare una serrata dei cantieri e chiedere l'arresto di occupanti e organizzatori. Il Governo nello stesso periodo istituì un battaglione celere speciale contro le lotte per la casa a Roma. Al Portuense vennero comunque occupati 170 appartamenti, 13 alla Garbatella, 98 al Tuscolano, più di 300 al Prenestino e sulla Cassia, 90 a Guidonia. A Montesacro viene occupato l'edificio dell'ex Gil. Tutti questi appartamenti vennero però sgomberati, compresi altri 350 occupati nei dintorni di Roma. Durante gli sgomberi vennero arrestate 42 persone di cui 28 a Montesacro. Secondo la polizia tutte le case occupate in quel periodo erano state così sgomberate. Per fermare gli sgomberi il gruppo legato alle occupazioni di Avanguardia Operaia aveva deciso di attuare un'ultima resistenza occupando 3 chiese. Come ne '71 anche in questa occasione l'ondata di agitazioni sul problema della casa era stata organizzata dai gruppi della sinistra extraparlamentare che però non erano mai riusciti a trovare un momento di coordinamento e di iniziativa comune. All'interno degli stessi gruppi esistevano grosse differenze tra chi come Lotta Continua e il Manifesto si serviva delle occupazioni per esercitare un momento di pressione nei confronti della politica del partito cominista, e chi invece come le prime organizzazioni legate all'autonomia operaia, praticava le occupazioni come strumento per la risoluzione diretta del problema della casa. Le occupazioni nei vari quartieri della capitale erano in pratica rimaste isolate tra di loro, ed uno dei pochi momenti comuni fu costituito da una grande manifestazione in Campidoglio per la liberazione degli occupanti arrestati, che portò in piazza circa 10.000 persone. La posizione del Pci nei confronti del movimento di lotta per la casa contribuì a determinare il fallimento delle occupazioni che vennero definite "avventuriste" e "indiscriminate" - legate più che altro ad una "strategia della disperazione". Come rimedio al problema della casa il Pci proponeva la requisizione di 8.000 alloggi da parte del Comune. Questi alloggi però non vennero mai requisiti. Dopo il '74 le occupazioni di case continuarono in modo discontinuo. A Casalbruciato alcuni stabili furono ripetutamente occupati, mentre a Ostia altri 800 appartamenti furono presi di mira dai senza casa. Negli anni successivi due nuovi fatti intervennero a modificare il quadro entro cui si sviluppò la lotta per la casa. Il primo riguarda l'entrata del Pci nel governo della città ( 1976 ), il secondo le modifiche legislative relative all'entrata in vigore della legge sull'equo canone ( legge 27 luglio 1978 n.392 ). Anche se una delle parole d'ordine del Pci riguardava il completo smantellamento dei borghetti e il risanamento delle borgate, la situazione della casa, dalla seconda metà degli anni '70, continuò ad essere al centro di accese polemiche. Difatti la politica sulla casa condotta dalle sinistre, non riuscì, se non in modo marginale a colpire gli interessi della grande speculazione pur riuscendo nell'intento di smantellare i borgetti. In questo stesso periodo venne addirittura dato il via alla costruzione di nuovi agglomerati urbani - dei veri e propri quartieri ghetto - completamente staccati dal contesto cittadino, concepiti con spazi ridotti al limite della vivibilità e il più delle volte privi dei più elementari servizi socio-culturali. I vari enti pubblici ( come lo Iacp ) affiancheranno di fatto le grandi immobiliari nella gestione-razionalizzazione dell'assetto urbanistico cittadino secondo una logica dettata prevalentemente dagli interessi di mercato. A questi si aggiunsero le conseguenze della legge sull'Equo Canone, che piuttosto che servire a superare la crisi degli alloggi, accellerò lo sviluppo delle contraddizioni. Continuò ad essere ribadito il concetto di casa come merce, vennero date ai padroni di appartamenti vaste possibilità di sfratto, vennero considerevolmente aumentati i fitti. Le conseguenze furono da una parte l'immediato adeguamento del canone ai valori fissati per legge ( aumento diretto del prezzo dell'affitto ); dall'altra l'estendersi a dismisura del mercato nero degli alloggi ( uso ufficio, anticipo sottobanco, ecc. ). Dopo un periodo di smobilitazione e di relativa privatizzazione delle lotte, a parte alcune occupazioni isolate, venne occupato al centro, vicino alla stazione Termini, l'Hotel Continental.
Mentre alla fine degli anni '60 e per tutti gli anni '70 le occupazioni erano state portate avanti soprattutto da baraccati e dai senza casa, questo periodo sarà caratterizzato invece dalla prevalente mobilitazione di sfrattati. Lo sfrattato diventa una figura sociale emergente. I ricoveri in pensione a spese del Comune oppure soluzioni abitative provvisorie servirono solo a tamponare inizialmente e molto marginalmente il problema degli sfratti. Inoltre con la politica del Governo di tagli alle spese sociali, la spesa pubblica destinata all'edilizia economica e popolare venne ulteriormente ridotta, toccando quasi il tasso zero negli anni '80. Questi ultimi due motivi contribuirono alla ripresa di un vasto movimento di occupazione di case. Nell'80 e nell'81 vennero occupati 500 appartamenti dei noti palazzinari Caltagirone, ma è nel 1982 che il movimento raggiuge il massimo delle mobilitazioni. La Lista di Lotta ( Comitato per la casa ) organizzò l'occupazione dell'ex Gil, ormai di proprietà del Comune di Roma, un'occupazione a Mostacciano, un presidio a Verderocca ed altre occupazioni. Queste ultime due mobilitazioni si conclusero con lo sgombero e 22 arresti. Nonostante l'offensiva della polizia vennero anche riorganizzate le occupazioni e il picchettaggio delle case di Caltagirone in precedenza sgomberate. Sempre nello stesso periodo venne formato il Comitato di lotta per la casa ( poi divenuto Coordinamento cittadino di lotta per la casa ), legato all'area dell'autonomia operaia, che organizzò un'occupazione di 120 alloggi al Laurentino, di 300 a Torre Maura, di 90 a Tio Tre Teste, di 100 appartamenti di proprietà della Bastogi a Torrevecchia, di 60 appartamenti ad ostia, di 220 a Torrespaccata, di 139 alloggi di proprietà Caltegirone a Cinecittà e 270 di proprietà del palazzinaro Genghini a Spinaceto. Il Comitato organizzò inoltre una grossa assemblea degli occupanti al cinema Augustus, al centro di Roma, a cui partecipò anche l'Assessore alla casa del Comune di Roma, Della Seta. Di fronte alle dichiarazioni di Della Seta secondo cui il Comune era disposto ad accettare solo occupazioni a scopo dimostrativo oltre a ribadire che le case occupate di proprietà degli enti pubblici creavano una condizione di guerra tra poveri, l'assemblea reagì violentemente interrompendo a fischi l'intervento dell'Assessore. In totale comunque vennero occupati quasi 3.000 alloggi e anche se la maggior parte di essi furono sgomberati, in alcuni casi come a Spinaceto, ad Ostia e al Laurentino gli occupanti riuscirono ad ottenere un alloggio; a Spinaceto, dopo vent'anni di occupazione, si stanno consegnando da poco gli alloggi popolari costruiti nei dintorni di Roma per restituire l'immobile all'attuale proprietà. L'esperienza dell'82 aveva comunque dimostrato che soltanto un'iniziativa organizzata, condotta autonomamnete dai proletari potava ottenere qualche minimo risultato, arrivando anche a condizionare l'atteggiamento del mondo della politica, piuttosto che aspettare semplicemente le promesse del Comune o le iniziative di legge del Parlamento. Nell'83 ci sono state due occupazioni praticamente spontanee dirette contro alloggi di proprietà pubblica. E' il caso delle occupazioni di Corviale ( un megapalazzo di più di un chilometro lasciatoci in eredità dall'urbanistica di sinistra ) e di Torbellamonaca. Il motivo principale di queste occupazioni era principalmente il fatto che i tempi di assegnazione delle case popolari risultavano molto più lenti delle procedure di sfratto, oltre al fatto che le iniziative di lotta erano indirizzate verso quegli alloggi assegnati dal Comune ma non ancora occupati dagli assegnatari. Venivano inoltre occupati stabili di proprietà pubblica perché ormai era difficile reperire grossi edifici privati da poter occupare e difendere. In questi anni si verificano anche altri tentativi di occupazione con l'obiettivo di rimettere al centro il problema degli sfratti, degli alloggi sfitti, del risanamento del centro storico, dell'aumento degli investimenti per le case di edilizia economica e popolare. Da segnalare anche l'iniziativa del Movimento Federativo Democratico, il quale si è posto il problema della requisizione degli alloggi sfitti attuando una forma di denuncia che si è concretizzata nella pubblicizzazione delle case tenute sfitte istituendo un numero telefonico per chiunque individuasse una casa vuota. E' inutile citare il fatto che i grossi fiocchi gialli posti sulle mura delle case individuate sfitte sono stati immediatamente rimossi dai proprietari. Nello stesso peiordo il gruppo che fa riferimento alla Lista di Lotta, che ha in precedenza occupato le case di Caltagirone, intraprende una nuova iniziativa contro la proprietà della Bastogi al Trionfale.
Esauriti i grandi complessi abitativi di proprietà pubbliche da occupare, negli anni tra la fine degli '80 e l'inizio dei '90, il movimento di lotta per la casa si trova nella condizione di dover occupare quello che rimane di abbandonato. La Lista di Lotta farà un ultimo tentativo di risollevare la questione delle case degli enti, occupando un vasto immobile di centinaia di appartamenti al Tintoretto che si risolverà con un violentissimo sgombero da parte della polizia. Dopodichè, avendo avuta l'assicurazione che le occupazioni rimaste verranno garantite e sanate nel giro di breve tempo, l'attenzione si rivolge principalmente verso gli stabili ad uso scolastico abbandonati a causa della diminuzione del tasso di crescita della popolazione e della relativa frequenza. Nel giro di qualche anno verranno occupate una cinquantina di scuole, di cui una trentina tutt'ora occupate. La soluzione iniziale sarà quella di un bando di assegnazione di alloggi popolari in base al quale migliaia di occupanti di scuole, dopo vari anni di occupazione e disagi, vedranno finalmente riconosciuto il diritto alla casa. Successivamente invece, terminate le case popolari, ci si è indirizzati verso la proposta di riutilizzo ad uso abitativo degli immobili abbandonati da cui scaturirà la legge regionale di "autorecupero" tutt'ora vigente. Tra l'altro questo meccanismo si intreccerà con un dibattito intorno alla direzione e alla qualità dello sviluppo urbanistico tendente a limitare il volume di edificazione con l'utilizzo di quello abbandonato esistente nella città.