L'ISPETTORE SU BOLZANETO: DISASTRO ORGANIZZATIVO
9.8.2001 - Genova. "Un disastro organizzativo". Una ammissione di responsabilità pesantissime quelle individuate da Salvatore Montanaro, l'ispettore del Viminale incaricato di indagare sugli atti di violenza compiuti dalle forze dell'ordine nella caserma di Bolzaneto. "Un disastro organizzativo" che "ha frammentato - secondo Montanaro - compiti e responsabilità dell'apparato operativo". Una ammissione che lascia aperti però molti dubbi e soprattutto non spiega la brutalità del comportamento di tutte le forze di polizia intervenute all'interno della caserma e gli abusi perpetrati nei confronti dei fermati. A conclusione della sua relazione il "superispettore" chiede l'apertura di procedimenti disciplinari per due funzionari, i cui nomi non sono stati divulgati. Sono responsabili di aver "omesso di impartire precise direttive operative e di esercitare la necessaria azione di vigilanza nei confronti del personale". Nello specifico sono nove i punti in cui la polizia, a dire di Montanaro, ha delle responsabilità per la gestione dei fermati nella caserma genovese. Oltre la "totale carenza del momento organizzativo", Montanaro sottolinea contro "la mancanza di pregnanti direttive organizzative" e "l'inosservanza ricorrente del prescritto obbligo di relazionare". Censurabile anche l'assenza di "sinergia" nell'operazione, condotta al contrario in uno stile da "corpi separati". Quinta carenza "la preoccupante ignoranza delle problematiche connesse all'emergenza". Stigmatizzo anche "il sistema di afflusso dei fermati presso la caserma" e "la maniera sommaria" con cui sono stati compilati i verbali di arresto, stilati "senza l'indicazione dello stato di salute degli arrestati". Ottava carenza la scelta stessa di allestire "la specifica struttura all'interno del VI Reparto Mobile ", troppo decentrato. L'ultimo appunto riguarda le "audizioni non formalizzate per i tempi ristretti". Altrettanto diretto il rapporto dell'ispettore Pippo Micalizio sul blitz nella notte tra il 21 e 22 luglio nella scuola Diaz. La perquisizione - si legge nella relazione - è stata "predisposta in maniera molto approssimativa e carente". Troppi gli uomini impiegati nell'operazione, secondo Micalizio, a fronte di appena 93 manifestanti. E altrettanto censurabile è l'assoluta mancanza di un responsabile designato a guidare i 275 uomini della polizia criminale, della polizia di prevenzione e della squadra mobile impiegati nella discussa perquisizione. Nonostante tutto questo, gli ispettori si sentono però di escludere intenti persecutori. E non si capisce bene perché la mancanza di coordinamento e di organizzazione delle operazioni giustifichi, se non vi è un esplicita volontà predefinita, l'abbandonarsi ad atti violenti degli agenti, l' aggressione a freddo nella Diaz e le ripetute violenze e abusi avvenuti nella caserma di Bolzaneto. Delle 93 persone che si trovavano nella Diaz ben 62 sono finite all'ospedale e le dichiarazioni rese dai fermati a Bolzaneto sono concordi nel denunciare una ritualità di comportamenti che non sembra affatto episodica. Nel rapporto di Micalizio sono sette i procedimenti disciplinari richiesti. Due riguardano funzionari o dirigenti che avrebbero dovuto "curare l'organizzazione del servizio". Procedimento disciplinare viene richiesto anche per l'agente che per primo è entrato nella scuola Diaz, perché "ha compromesso con la propria condotta la fase del servizio nella fase maggiormente delicata". "Condotta connotata da grande equivocità", è questa l'accusa per cui viene richiesta un'azione disciplinare anche per "un dirigente aggregato presso la questura di Genova". Procedimento anche per chi avrebbe dovuto ''offrire a quest'ultimo il necessario supporto per un efficiente svolgimento del servizio''. Ed ancora: procedimento disciplinare per colui che ''ha trascurato i propri doveri che gli imponevano, anche in relazione alla sua posizione nei confronti dell'autorità giudiziaria, di seguire direttamente e con il massimo scrupolo la delicata operazione in esame'' . E procedimento disciplinare verso chi ''non ha svolto con la necessaria solerzia ed attenzione i doveri inerenti alla propria funzione, anche in relazione alla sua partecipazione, in posizione preminente, alla fase esecutiva dell'operazione''.
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