Porto Alegre: I report di Bifo per Rekombinant

I

World Forum vuol dire di tutto.

Ci sono gli amministratori degli enti locali europei che vengono qui a firmare accordi con banche e associazioni di agricoltori locali, c'é Chevenement con un codazzo di esponenti del nazional-populismo francese, c'e' il dalemiano Burlando (noi non siamo meno liberisti di chiunque altro) e c'e' Veltroni, che dice che il G8 va bene basta che ci sia anche qualche africano.

E poi c'e' un movimento che non smette di crescere, nei paesi sudamericani come in Italia come in Francia come dovunque.

Oggi si attendono le notizie da New York dove si svolge il Forum economico mondiale (quello vero, quello cattivo) e i militanti del movimento globale si preparano ad affrontare l'apparato repressivo gia' dispiegato e galvanizzato dalle parole del criminale presidente petroliere che ha promesso guerra forever and everywhere.

Stamattina si e' svolto il Social Forum nazionale italiano (semo i piu' forti). Si sta ponendo il problema di organizzare le prossime scadenze, prima di tutto il forum europeo. Dove si deve tenere il forum europeo.

E qua emerge per la prima volta con una certa chiarezza la polarita' fondamentale di questa fase di movimento.

ATTAC propone che il Forum si tenga a Parigi, con una evidente caratterizzazione nazionale, antiglobale, istituzionale. Il Social Forum italiano, in tutte le sue componenti (semo i piu unitari) propone che si tenga a Roma.

Quel che emerge e' una divaricazione tra vocazione isituzionalista del movimento francese e vocazione sociale del movimento italiano. Da parte mia direi che sarebbe opportuno uscire da questa autoglorificazione del movimento italiano (semo i piu belli) per riconoscere che, per quanto forti unitari e belli non siamo per il momento in grado di fare i conti con una specificita tutta italiana del liberismo, che e il governo mafioso e razzista di Berlusconi e Fini.

Oggi inizia l'incontro per l'organizzazione del Forum europeo. In quella sede il problema italiano dovrebbe emergere, nella sua specificita' (mafiosa) e nel suo carattere di rottura del processo europeo. Dalla specificita italiana potrebbe (che non e' da leggersi come arretratezza) ci sono forse le condizioni per dare finalmente a questo movimento la capacita' di interpretare l'esigenza di una dimensione costituzionale europea, per porre il problema di una identita' antiliberista, postnazionale e antibellicista al processo costituzionale europeo che fino a questo momento e' rimasto estraneo alla discussione.

La polarita' che si va delineando e' quella che oppone uan prospettiva di tipo sovranista (rappresentata da ATTAC) e una prospettiva di tipo disobbediente.

E' probabile che nei prossimi giorni la discussione su questa polarita' venga chiarendosi, non certo per portare a delle rotture che non sono all'ordine del giorno, ma per portare ad una migliore focalizzazione della prospettiva strategica del movimento globale.


II

Stavo dormendo verso le quattro, perche' stamattina mi sono affaticato nel caldo affollato dell'assemblea del social forum italiano, con Agnoletto che maledice i parlamentari che votano per la guerra santificano il liberismo poi vengono a porto alegre a fare accordi commerciali con le banche del rio grande do sul, o a farsi fotografare perche si creda che c'erano anche loro. Stavo dormendo ma sotto le finestre dell'hotel everest dove alloggio sento gridare a squarciagola el pueblo unido jamas sera vincido.

Non sia mai che il pueblo rischi di perdere perche' non e' abbastanza unido, mi sono detto, e sono saltato giu' dal letto e sono corso giu'.

Eccomi mescolado con la via campesina, un corteo ordinado di migliaia di sem terra con bandiere verdi e rosse. Poi arriva un enorme striscione con su scritto un'altra argentina esta possible, e dietro inizia un fiume che non finisce mai.

bandiere rosse dalle finestre del grattacielo El pueblo se levanta contra el neoliberismo gridano giu da un camion evviva il socialismo.

El capitulo Equador c'e' scritto su un cartello portato da un gruppo di donne piccole e agguerrite. Un grosso reparto di black bloc argentini con tamburi e catene e bastoni minacciosi. I metallurgici del Caxias, quelli del Parana, i campesinos del Pernambuco e quelli del Pantanal.

Nel frattempo diecimila chilometri piu a nord al Waldorf of Astoria iniziano vellutati ragionamenti di coloro che hanno insegnato a Domingo Cavallo cos'e' l'econo/MIA. Saranno ben protetti da battaglioni di uomini armati. E gli schiamazzi dei campesinos lassu' non arriveranno.

Io sarei davero ipocrita se dicessi che ci credo. Sarei ipocrita se dicessi che credo che un altro mondo sia in costruzione. Sarei ipocrita se dicessi che credo che el pueblo unido jamas sera vencido. Sarei un ipocrita e un mascalzone se dicessi che ci credo che e possibile vincere in questo modo la battaglia contro gli sciacalli criminali che siedono alla Casa Bianca come a Palazzo Chigi sfilando nelle strade di Porto Alegre. Sarei un ipocrita un coglione e un irresponsabile se dicessi che credo nel socialismo.

Qui a Porto Alegre sfila il problema, e non la soluzione. La soluzione non sfila, non urla la sua rabbia e la sua disperazione, non balla, non saltella, non sventola bandiere. La soluzione e' silenziosa, sottile, cerebrale e sistematica. La soluzione sta nel lavoro intelligente di ricombinazione.

Eppero' oggi sfilo coi campesino e con i disperati e con i rabbiosi black bloc, perche' qui si coltiva l'odio che e' nutrimento indispensabile per chi vuole costruire la soluzione che tagliera' la gola a tutti i Berluscones della terra.

III

Porto Alegre: l'hangar ricombinante
Report Rekombinant 3. In un hangar sul porto alla ricerca di parole e di concetti che possano interpretare la realta' presente e che ci permettano di trovare una strada per il futuro.

Il Forum sociale mondiale si avvicina al suo termine. Nei corridoi dell'universita' cattolica dove si tengono i seminari e le conferenze si susseguono cortei scamiciati, urlando slogan contro il genocidio del popolo palestinese, in solidarieta' con il popolo argentino scaraventato nella miseria dalle politiche del neoliberismo, contro la violenza che le donne subiscono nei paesi governati dal fondamentalismo. L'effetto e' un po' caricaturale e un po' patetico. Contro chi stanno urlando in questo posto dove non c'e' nessun nemico, dove tutti condividono la stessa rabbia e la stessa impotenza? Qualche migliaia di chilometri piu' a nord in un hotel circondato da migliaia di poliziotti armati, si riuniscono gli esperti (begli esperti) che hanno portato il mondo a questo punto di devastazione. In Italia sento dire che l'Ulivo si sfascia. Notizia piu' irrilevante non potra' mai esserci. Questi miserabili che hanno cercato di avere una porzioncina del potere assassino del neoliberismo non hanno piu' alcun diritto all'esistenza politica. Ma da qualche parte occorre pur cominciare a ricombinare il mosaico in pezzi del pianeta devastato da venti anni di dittatura del neoliberismo.

Il Social forum mondiale e' stato occasione per l'incontro di quegli amministratori e di quegli operatori sociali che da qualche parte hanno cercato di salvare qualcosa della convivenza civile tra gli esseri umani. E questo non e' poco. Ma dal punto di vista politico, dal punto di vista della ricerca di un percorso culturale e sociale di ricostruzione di un orizzonte vivibile, se posso essere franco, diro' che questo incontro non serve a gran che. Anzi. Serve a far riemergere vecchie ideologie liquidate dalla storia del ventesimo secolo, serve a dare visibilita' e forza a una ipotesi culturale di tipo antiglobale e nazionalista. Serve a offrire un palco internazionale a personaggi pericolosi come Jean Pierre Chevenement. Rappresentante dello revanscismo antiamericano di alcuni settori della politica europea che in Francia provengono dalla sinistra ma in Italia sono rappresentati adeguatamente da Bossi.

A margine del Social Forum si e' svolto ieri, in un enorme hangar sul porto, un brainstorm organizzato dall'associazione Resistencia e creacion di Sao Paulo. Vi hanno partecipato studenti di psicologia e della scuola di arti plastiche, operatori psichiatrici e militanti critici del partito dei lavoratori, intellettuali e filosofi di varia estrazione politica, e anche rappresentanti del Social forum italiano. Il tema comune era la ricerca di parole e di concetti che possano interpretare la realta' presente e che ci permettano di trovare una strada per il futuro. La discussione si e' incardinata intorno a parole come: forza invenzione, guerra civile planetaria, resistenza creativa, panico, disobbedienza e ricombinazione. Hanno partecipato fra gli altri Michael Hardt e Maurizio Lazzarato, Ligya Nobre e Peter Pal Pelbart, Luca Casarini e Gianfranco Bettin, Suelly Rosnik e Yann Moulier Boutang.

L'oggetto della ricerca comune era un piano sul quale sia possibile sposare l'odio per i criminali che stanno distruggendo ogni traccia di umanita' nell'esistenza umana, con l'intelligenza collettiva, la forza invenzione che, sola, puo' permettere di creare nuovi contesti, nuove interfacce, una speranza che al momento appare spenta.

Alle otto la discussione - animata e partecipatissima - si e' sospesa per uscire tutti a guardare il tramonto sulla laguna.

IV

Un morto marginale
Dalle giornate del forum sociale vediamo emergere uno iato doloroso tra la domanda urgente che proviene dalla condizione sociale del mondo e i tempi del processo di ricombinazione.

Ieri mattina, mentre i militanti convenuti a porto alegre si preparavano per una giornata di faticosa militanza, un gruppo di ragazzi assaliva il furgone che portava danaro al bancomat del PUC, il campus dove si svolgono le conferenze del forum sociale mondiale. La polizia li ha intercettati, scontro a fuoco. Uno dei rapinatori e' morto. Il sangue e' stato rapidamente rimosso per non turbare lo svolgimento dei lavori. Non voglio fare speculazioni di cattivo gusto sull'episodio. Ma lo vedo come un evento in qualche modo simbolico.

Prima di tutto ci dice molto sulla situazione di questo paese, di questo Brasile immenso e profondo, insondabile. Qui la politica della sinistra coinvolge una parte del tutto minoritaria della popolazione. Mentre nel centro delle citta' si svolge una vita civile democratica, si discute di capitalismo e di socialismo e di sofferenza e di rivolta, ci si prepara forse a una vittoria elettorale del partito dei lavoratori, nel fondo, nelle periferie immense, nelle favelas nascoste si svolge una sorta di perenne guerra civile che oppone bande armate contro bande armate, e la polizia non e' che una di queste, non molto migliore delle altre, ma neppure molto peggiore.

Ma non e' solo del Brasile che sembra parlarci questo episodio. Forse anche del mondo.
Debbo essere sincero con voi, amici ricombinanti. Questo convegno di porto alegre mi ha messo in uno stato di depressione profonda (spero che passi). Nei discorsi e negli slogan e nelle manifestazioni sento un misto di trionfalismo e disperazione, un misto di vittimismo e di eccitazione senza
contenuto che mi pare intellettualmente pericoloso.

C'e' qualcosa di sgradevole nel modo in cui gli intellettuali portaparola del movimento si presentano all'opinione pubblica, come se fossero portatori di una verita' che non sta da nessuna parte, che proprio non c'e', nella vicenda del mondo globale che ha perduto ogni intelligenza di se'.
Non voglio fare una critica ideologica. Per questo occorrera' tempo e riflessione.
A occhio nudo si vede qui il riemergere di ideologie socialiste gia sconfitte dalla storia e dal buon senso, e di ideologie nazionaliste pericolose e apertamente reazionarie.
D'altra parte pero' situazioni come quella argentina premono con una forza e con una urgenza che non puo' essere ignorata. Milioni di persone chiedono una risposta, chiedono forme di lotta, di organozzazione e di cultura che non sono a nostra disposizione, che non possiamo inventare in quattro e quattr'otto, e che d'altra parte forse non matureranno senza un lungo lento processo durante il quale il mondo subisce e subira' la devastazione prodotta dalla dittatura neoliberista.

Proprio in questi giorni mi vado rendendo conto del fatto che nei prossimi anni ci troveremo di fronte a uno iato spaventoso: da una parte l'emergere rabbioso di un bisogno di innovazione sociale radicale, e d'altra parte il permanere di una forma violenta e puramente dittatoriale del modello capitalistico- neoliberista.

E in questo iato, in questo scarto, il processo di ricombinazione ha dei tempi che non sono quelli dell'urgenza, e la potenza ricombinante della cognizione e dell'immaginazione collettiva non puo' rispondere a una domanda assolutamente materiale, assolutamente dolorosa.