Asce
di guerra

Le
storie sono asce di guerra da disseppellire, ma non sempre per fare
la guerra. A volte soprattutto per oltraggiare il presente, smascherare
le apparenze, tagliare come una lama affilata il velo di menzogne che
le soffoca.
È questa la sfida che, in un tumulto di pensieri, emozioni e
riflessioni, ci propone la "impresa di produzioni narrative"
Wu Ming, nata dalle ceneri del ben noto Luther Blisset, nel nuovo romanzo
dal titolo "Asce di guerra", appunto, frutto di una insolita
collaborazione con l'ex partigiano e internazionalista Vitaliano Ravagli.
Il filo della narrazione scorre e cattura in un gioco, sapiente e ben
fatto, di salti fra contesti, tempi e generazioni che progressivamente
costruiscono un incastro che si rivela lentamente e man mano appare
più coerente, nitido, complesso.
E così LA STORIA diventa l'intreccio delle storie, le vite, le
passioni, le paure, i conflitti degli uomini e delle donne: di quelli
che hanno vissuto le vicende esaltanti e tragiche della guerra partigiana;
di coloro che nell'Italia cieca e sorda del dopoguerra, travolta dall'oblio
e da un pesante clima di rimozione delle spinte ideali che animavano
la Resistenza e delle stesse persone che le impersonificavano, hanno
scelto la strada difficile e spesso ancora oggi ignorata di combattere
in Indocina al fianco di un popolo in lotta contro il colonialismo;
ma anche di chi, nell'Italia del 2000, protesta e lotta, disobbedisce
e si organizza contro i disastri della globalizzazione.
È questo intreccio che restituisce una lettura lucida e soprattutto
spoglia di ogni retorica ad un passato e ad un presente così 'carichi'.
Nello snodarsi di queste vicende, quello proposto è uno sguardo
più attento ai dubbi che alle certezze, più sensibile
agli errori, alle indecisioni, alla dimensione umana che proprio in
quanto umana è davvero politica.
E la Resistenza, filo conduttore di tutto il racconto, è stata
anche tutto questo: uno scontro violentissimo, una guerra civile fatta
di torture e rappresaglie, dove ci si doveva difendere da spie ed infiltrati,
una scossa violenta nella vita di migliaia di persone che ha prodotto
anche contraddizioni, errori, uccisione di innocenti, tutte cose perfettamente
comprensibili solo se inserite in un contesto di guerra, di sopraffazione,
di odio.
Scrivono gli autori "
A questo punto non serve a niente arroccarsi,
stare sulla difensiva: al contrario, occorre rimettere tutto in gioco,
scavare, trovare e raccontare storie a suo tempo accontonate perché
non trovavano posto nell'antinomia santificazione/demonizzazione. Restituire
al passato la sua complessità."
Bisogna dissacrare per valorizzare sul serio le storie, bisogna uscire
da una lettura stucchevole che oscilla fra idealizzazione edulcorata
e criminalizzazione posticcia della violenza, per sentirsi finalmente
e totalmente 'dentro' queste storie e percepire anche sulla propria
pelle, nelle proprie battaglie quotidiane quel fiume semplice e maestoso
che è la Storia.
Ce ne sono di asce di guerra seppellite pochi centimetri sotto i nostri
piedi e questo libro ci rende anche tutta la difficoltà di raccontare,
di raccontarsi.
È la storia del ritorno, il disorientamento di chi torna e soffoca
nel silenzio le proprie strade tortuose, le emozioni struggenti, la
violenza delle passioni, il dolore che non sa trovare le parole.
Che si torni dalla montagne dell'Appennino italiano, dalle foreste dell'Indocina
o da qualunque altro angolo della vita, nel silenzio affogano le emozioni,
strette fra l'incapacità di parlare, di condividere gli strappi
dell'anima di chi torna e l'incapacità di ascoltare di quelli
che si ritrovano, perché il dolore è duro da digerire
come le passioni e ignorarli è più facile che saperli
guardare dritti in faccia.
È per questo che "
scavare nel cuore oscuro di vicende
dimenticate o mai raccontate è un oltraggio al presente. Un atto
spregiudicato e volontario."
È la chiave nelle mani di tutti per poter capire.
WU
MING - VITALIANO RAVAGLI
ASCE DI GUERRA
In cerca del vietcong romagnolo
Marco Tropea Editore - £. 29.000