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MORTE HOLLYWOOD - CECIL B. DEMENTED di JOHN WATERS
Regia: John Waters;
sceneggiatura: John Waters; fotografia: Robert Stevens; montaggio: Jeffrey
Wolf, ACC; musica: Zoe Poledouris, Basil Poledouris; interpreti: Melanie
Griffith, Stephen Dorff, Alicia Witt, Adrien Grenier, Larry Gilliard
Jr, Maggie Gyllenhaal; produzione: Polar Entertainment; USA 2000. FESTIVAL
DI CANNES 2000 - SELEZIONE UFFICIALE

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Baltimora per presentare il suo ultimo film, la star hollywoodiana Honey
Whitlock è rapita da uno stralunato gruppo di cineasti indipendenti
guidati da Cecil B. Demented, regista nemico del sistema hollywodiano.
L'attrice verrà inizialmente costretta a girare un film lontano dai
canoni volgari del cinema di cassetta, ma finirà per sostenere la causa
dei suoi rapitori, in nome di una cinematografia pura e realista.
L'ultima
opera del regista indipendente John Waters è un vero e proprio manifesto
di libertà cinematografica, "in nome di Fassbinder, Pekinpah, Almodovar,
Anger …", un'accusa irriverente e spiritosa al sistema hollywoodiano,
dorato cinema per famiglie intriso di squallida moralità borghese, a
uso e consumo di un pubblico cinematografico terribilmente uniformato
al pensiero unico dei blockbusters. Un film "scorretto", un controcanto
acuto all'ipocrisia denominata "coscienza civile" e all'organizzazione
sociale che la sostiene, l'ennesima beffa alle major statunitensi da
parte di un regista che da tempo rappresenta il barocco anello di congiunzione
tra il cinema underground degli anni '60 ( l'onda travolgente di autori
come Kenneth Anger e Andy Wharol ) e il cinema della Trasgressione degli
anni '80 (qualcuno ricorda ancora l'esperienza dissacrante di Nick Zedd
e di Richard Kern?). Tra gli interpreti, un'inaspettata e autoironica
Melanie Griffith, prototipo della star hollywoodiana, e Stephen Dorff,
ovvero Cecil B. Demented ( nel nome, un evidente richiamo a uno dei
mostri sacri del cinema americano Cecil B. De Mille ), il regista-terrorista
ecologico in un mondo da ripulire dalle scorie di celluloide alla Forrest
Gump, Insomma, un'ora e ventiquattro minuti da non perdere, un caleidoscopico
vortice di (prime!) visioni, per divertirsi e riflettere sullo stato
attuale del cinema "globalizzato".