"IL MERAVIGLIOSO MONDO DI AMELIE",
Francia 2001 Regia: Jean-Pierre Jeunet
Sceneggiatura: Jean-Pierre Jeunet e Guillaume Laurant

con Audrey Tautou
Mathieu Kassovitz



Ameliè (o "Il favoloso mondo della donna che non c'era")
L'incontro scontro tra queste due pellicole coeve, si pone se riconosciamo al regista francese una autorialità da comic-writer già presente nella sua pellicola d'esordio al pubblico (DELICATESSEN, 1990, codiretto con il fumettista Marc Caro), ibridatasi via via con il circo visuale hollywoodiano (ALIEN LA CLONAZIONE, 1997), che trova una espressione riuscita di sintesi nel suo più recente lavoro, e che mantiene lungo le linee del grottesco (più o meno palesato) il tratto più simile ala cinematografia dei fratelli Coen.
Il grottesco costituisce la massima accentuazione di ciò che è sensibilmente rappresentabile…in questo senso le raffigurazioni grottesche sono insieme l'espressione della turgida salute di un'epoca…Certo, non si può contestare che, per quanto riguarda le forze istintive del grottesco, esiste un polo nettamente opposto. Anche le epoche di decadenza e i cervelli malati inclinano alla raffigurazione grottesca. In simili casi, il grottesco rappresenta il preoccupante segno del fatto che alle epoche e agli individui in questione i problemi del mondo risultano irresolubili…Quale di queste due tendenze stia dietro a una fantasia grottesca, come sua forza di propulsione creatrice, è riconoscibile al primo colpo d'occhio.
Eduard Fuchs, Tang-Plastik [La scultura dei Tang]

Possiamo tracciare la linea dialettica tra Amelié ed Ed (scusate il gioco di parole) Crane (de "L'uomo che non c'era"), proprio su queste coordinate, in cui il cosiddetto polo polo turgido della rappresentazione sarà scontatamente occupato dagli occhioni della prima, mentre il polo malato potrebbe essere il barbiere brizzolato, ma potremmo ribaltare completamente queste coordinate e vedere nei comportamenti ossessivo paranoici di Amelié e dei suoi accoliti i sintomi di una malattia estranea alle vitali pulsioni di un uomo medio che reagisce in maniera più terrena (un banale affare di soldi, un piano semplice parafrasando Raimi) alle angherie delllo squallore medio. Tutto sta nell'occhio di chi guarda, direbbe Wilde, ma chi guarda in questo caso sta da ambedue i lati dello schermo, la turgida\plastica Amelié che ci fissa forse anche troppo furbettamente, ed Ed (…..) presente\assente dietro una costante voluta di fumo.
La donna che non c'era vive nascosta agli sguardi di tutti tranne che ai nostri, che riusciamo a vederla anche radiografata in tempo reale, mentre nel favoloso mondo di Mr Crane ciò che vediamo è messo in scena per darci un continuo scarto tra ciò che pensano di sapere i personaggi, e ciò che crede di sapere il pubblico.
A questo scarto corrisponde una ridondanza pop del film di Jeunet, che opera invece sulla estremizzazione dei sensi, se avesse potuto siamo sicuri che avrebbe usato anche l'odorama brevettato da JohnWaters.
Lo scontro è bello quando dura poco, quindi dovendo trarre le somme non c'è un vincitore uscente, ma due ottimi film da snocciolare per le serate estive, per cui buona visione, (e se l'italia va in finale…).

[Piotr]