Coerentemente incoerenti.
La retorica incontra la realtà nella guerra contro il terrorismo
Tim Wise
E così sembra che i talebani siano caduti, o siano ormai vicini ad un crollo totale. E dato ciò che sappiamo del loro dominio brutale sull'Afganistan, questa è fino ad ora una buona cosa. Inoltre, questo è vero indipendentemente da ciò che pensiamo circa la guerra che ha condotto a questo risultato. Dopo tutto, risultati buoni possono di tanto in tanto derivare da azioni che sono di per sé ingiuste o potenzialmente capaci di aggravare la sofferenza umana sul lungo termine.
Proprio come si potrebbe far festa se tutti i sostenitori della supremazia bianca scomparissero domani a mezzogiorno eppure continuare ad opporsi ad un piano per catturarli tutti e facilitare il processo con bombe al neutrone, così pure possiamo condannare il bombardamento dell'Afganistan, e continuare a sostenere che esistessero altre strade per facilitare la caduta dei Mullahs - strade che avrebbero potuto dimostrarsi più durature data la guerriglia di logoramento che potrebbe stare dietro l'angolo - e allo stesso tempo riconoscere che il crollo subitaneo di questi fascisti è un evento lieto.
Eppure dovremmo anche fermarci e considerare la dimensione dell'ignoto in questo momento.Come la RAWA (Revolutionary Association of Women of Afghanistan) ha chiarito, le prospettive di una banda predatrice di fanatici dell'Alleanza del Nord al potere è ben difficilmente un miglioramento consistente. Il loro curriculum in quanto a stupri, omicidi ed esecuzioni sommarie dovrebbe far soffermare ognuno, specialmente quelli che credono che abbiamo "liberato" il popolo afgano. La liberazione resta di là da venire. Pochi giorni di festa nelle strade - punteggiati da atrocità crescenti da parte dei membri dell'Alleanza - ben difficilmente danno un'indicazione di quale può essere il risultato di lungo termine di Enduring Freedom.
Nessun altro aspetto dei risultati dell'azione di cui parliamo è maggiormente in dubbio di quello che la maggior parte degli Americani considerano un aspetto chiave: precisamente, il nostro bombardamento di un mese dell'Afganistan, e tutto ciò che vi resti da fare, avrà un effetto sulla riduzione del terrorismo come quello che abbiamo conosciuto l'11 settembre? Dopo tutto, l'intera questione attorno a questa guerra era - o così ci è stato detto - distruggere al-Qaeda, e in misura minore il suo leader Osama bin Laden. Che la caduta dei talebani si sia verificata, e che noi possiamo giorne, non cambia il fatto che una simile conclusione è solo un tassello di un mosaico molto più grande. Se la nostra azione non solo non riuscisse ad incrementare la sicurezza rispetto al terrorismo, ma in realtà la diminuisse infiammando alcuni segmenti della comunità islamica, allora il giudizio sul bombardamento e sulla distruzione che ha arrecato potrebbe tuttavia dimostrarsi negativo, finanche agli occhi di coloro che al momento sono pieni di gioia.
In maniera simile, se il bombardamento non cessasse immediatamente in maniera che il cibo possa essere ritrasportato all'interno del paese e fornito ai milioni che fronteggiano la morte per fame, il cambio nel governo sarà un contributo ridotto all'intento di ridurre la miseria umana.
Se la storia ci insegna qualcosa è che la sicurezza non si raggiunge mai grazie ad una batteria di cannoni, perché la pace è una questione politica, non militare. Sfortunatamente, la perizia con cui gli USA sganciano bombe e distruggono cose è stata raramente eguagliata da altrettanto talento a livello di diplomazia politica, o di sviluppo di politiche estere pacifiche e giuste. E anche mentre celebriamo le nostre vittorie attuali, c'è poca ragione di credere che gli USA abbiano alcuna intenzione di prendere in considerazione le incoerenze fondamentali della nostra "guerra al terrorismo": incoerenze che rendono solo meno probabile che la nostra causa sia vista come giusta o che la campagna contro il terrorismo possa vincere.
Aspettarsi che il mondo musulmano accetti gli USA come leader di un qualche fronte unito contro il terrorismo è chiedere molto. Specialmente quando siano noti per aver bombardato migliaia di innocenti civili in Afganistan. E, in particolare, fintanto che conserviamo le sanzioni contro l'Iraq, che l'ex segretario di stato Albright ammette abbiano contribuito alla morte di forse mezzo milione di bambini, sommati ai 130 mila civili che la Croce Rossa stima siano stati uccisi dai bombardamenti americani durante la guerra del Golfo.
A meno che non siamo pronti a fare un passo indietro e cercare di vederci come fanno gli altri, non raggiungeremo mai quel punto di vista che ci consentirebbe di porre in essere politiche più razionali, etiche ed efficaci di quelle che vanno di moda attualmente. Perché indipendentemente da ciò che si pensi sui bombardamenti in corso nessuno può negare che per gran parte del mondo - e comprensibilmente - gli USA siano supremamente ipocriti per ciò che riguarda le ragioni che abbiamo addotto per le nostre recenti azioni in Asia centrale.
Per prima cosa c'è la ragione ovvia che è sbagliato uccidere gente innocente, come hanno fatto i terroristi dell'11 settembre. Ed è sbagliato indipendentemente da quanta rabbia si possa provare per le azioni dei governi sotto i quali quegli innocenti vivano. Tutto ciò è vero, chiaramente, e la ragione è valida, ma non solo per coloro che hanno compiuto le atrocità di settembre. Per essere coerenti dobbiamo accettare il fatto che il ragionamento è applicabile a tutti, compresi noi stessi. Eppure non vi abbiamo mai aderito e certo non lo abbiamo fatto bombardando l'Afganistan.
Gli USA hanno regolarmente ucciso civili e non solo come effetto concomitante di bombardamenti altrimenti giusti di obiettivi militari. Tokyo e Dresda furono bombardate durante la seconda guerra mondiale non perché fossero installazioni militari - non lo erano - ma perché credevamo che queste uccisioni avrebbero contribuito ad avvicinare la vittoria facendo crescere il costo pagato dai nostri nemici. Hiroshima e Nagasaki furono ancor di più la stessa cosa, e poiché dei documenti declassificati indicano che gli attacchi atomici non fossero necessari per porre fine alla guerra (giacché il Giappone era pronto ad arrendersi e noi lo sapevamo), essi furono nient'altro che assassini di massa premeditati, senza la più pallida giustificazione storica.
In Vietnam, furono istituite delle free fire zone (zone di fuoco libero) in cui si sapeva che dei civili sarebbero stati uccisi. Ma poiché i civili vietnamiti rassomigliavano ai combattenti (si rassomigliano tutti, alla fine), risparmiarne le vite era visto come l'accettazione di un rischio.
Ed ora in Afganistan i nostri piani hanno previsto il lancio di bombe a grappolo, note per la loro mancanza di precisione militare, e per l'efficacia nell'uccidere e mutilare civili che capitino sopra dozzine di piccole bombe inesplose che sono rilasciate al suolo. Al di là delle affermazioni che gli USA abbiano cercato di evitare le morti civili, l'uso di tali armi rende tali affermazioni vuote. Anche se le morti di civili non fossero stati un obiettivo deliberato di questi bombardamenti - come lo erano per gli attentatori dell'11 settembre - il risultato finale è stato una distinzione senza differenze. Morto è morto, e quando le azioni di uno hanno conseguenze interamente prevedibili, è poco più che una banalità ricercata e vuota argomentare che quelle conseguenze fossero mero accidente.
Dopo tutto, immaginiamo che i terroristi dell'11 settembre non avessero dirottato aerei di linea e non li avessero condotti a schiantarsi contro palazzi pieni di gente ma che invece avessero utilizzato degli esplosivi potenti per tirar giù le torri e il Pentagono. Inoltre, immaginiamo che avessero impostato queste bombe per esplodere alle dieci di sera, precisamente per evitare inutili perdite di vite innocenti, solo per dimostrare che potevano raggiungere un qualsiasi obiettivo. Immaginiamo ulteriormente che all'insaputa dei terroristi, centinaia di persone si trovassero ancora in quegli edifici la notte, magari per feste d'ufficio. Saremmo stati davvero inclini a reagire in maniera blanda solo perché avessero cercato di minimizzare il numero di morti civili e perché le morti innocenti fossero in molti sensi "accidentali"? Chiaramente no, né avremmo dovuto
O prendiamo una seconda giustificazione delle nostre azioni: cioè che sia sbagliato dare ospizio a terroristi, addestrarli, offrigli assistenza e sollievo, o consapevolmente accettare la loro presenza nel paese. Di più, ogni nazione che lo faccia merita di essere attaccata.
Ancora una volta gli USA non vi credono, nella pratica. Molti dei nostri alleati sono noti per ospitare terroristi; di fatto le stesse forze di al-Qaeda che diciamo di dover distruggere. Eppure non attaccheremo l'Arabia Saudita, l'Egitto o il Pakistan. Attacchiamo l'Afganistan perché possiamo e perché essi non possono contrattaccare, in nessuna misura concreta, e perché ognuno giustamente odia i talebani, ad ogni modo. Perciò è facile e soddisfa il bisogno pubblico di "fare qualcosa". Ma ha poco a che vedere con l'adesione al principio articolato sopra. Se domani emergesse l'evidenza che i principi sauditi fossero i primi finanziatori di al-Qaeda, ed avessero offerto alla sua leadership rifugio per anni, semplicemente non esiste la possibilità che gli USA possano bombardare l'Arabia Saudita o scendere in guerra contro una nazione dalla quale dipendiamo per il petrolio.
E per il resto del mondo, gli USA stessi hanno offerto rifugio e addestramento a terroristi e accettato la loro presenza sul territorio.
Alla School of the Americas, abbiamo addestrato coloro che avevamo ogni ragione di credere colpevoli di abusi dei diritti umani nei loro paesi: capi di squadroni della morte terroristi, incoraggiati dai manuali dei governi USA a torturare e rapire per raggiungere i loro scopi politici.
Eppure non è certo che gli Americani allargherebbero a quelle nazioni danneggaite dai criminali che noi abbiamo addestrato il diritto all'attacco di ritorsione. È incerto che estenderemmo a Cuba il diritto ad attaccare gli USA nonostante il fatto che abbiamo protetto estremisti anti-castristi come Orlando Bosch, implicato nell'attentato contro una compagnia aerea cubana costato la vita a decine di persone innocenti.
Negli anni '80, quando l'amministrazione Reagan stava intraprendendo la sua guerra sotterranea contro il Nicaragua, armando i Contras e contribuendo alla morte di oltre 30 mila civili, il fratello del leader contra Adolfo Calero raccolse fondi per l'esercito segreto dalla sua casa di Gretna, in Louisiana. E la CIA realizzò manuali di assassino per i contras, consigliando loro di uccidere i nemici politici e qualunque civile apparisse troppo amico dei Sandinisti. Benché queste possano apparirci differenti da quelle distribuite da bin Laden e al-Qaeda, non è sicuro che il resto del mondo possa essere d'accordo.
Ed infine, i sostenitori della guerra insistono a dire che le nazioni hanno il diritto a lanciare attacchi contro i governi che hanno sponsorizzato il terrorismo, in maniera da prevenire attacchi futuri. Questa nozione di "guerra preventiva" è diventata particolarmente anticipatrice con le dichiarazioni fatte dal Presidente Bush che bin Laden ed i suoi compagni cercano armi di distruzione di massa.
Forse sarebbe troppo sottolineare che milioni di persone in tutto il mondo trovano difficile capire perché non possono possedere armi di distruzione di massa, ma superpotenze come gli USA o nostri alleati come Israele passono. In particolar modo quando noi, più di ogni altra nazione, abbiamo fatto uso di queste armi: bombe atomiche, esplosivi all'aerosol, e sostanze chimiche.
Che gli Americani considerino il nostro governo degno di fiducia circa l'uso di queste armi, a differenza dei "pazzoidi" altrove che potrebbero desiderarne, non ha grosso rilievo. Per gli altri, è la politica americana e l'uso della forza che sono il segno della pazzia. Essi vedono non solo che abbiamo queste armi ma che siamo pronti ad usarle e lo abbiamo fatto. Far loro lezione sulla inopportunità del possesso di simili strumenti a questo punto, mentre insistiamo sul nostro diritto a tenerne, si dimostrerà difficilmente convincente.
Più in tema, se davvero crediamo nella guerra preventiva dovremmo accettare simili attacchi da parte di altre nazioni, o contro di noi o contro nazioni rivali con cui siano in contesa e da cui temono di essere attaccate. L'Iraq potrebbe attaccarci in virtù di questo principio, sostenendo di temere i bombardamenti in corso e le sanzioni azzoppanti imposte da Washington. Allo stesso modo il Pakistan potrebbe attaccare l'India o viceversa; lo stesso con Israele e l'autorità palestinese. La guerra per prevenire la guerra non è solo intrinsecamente contraddittoria e adatta alla fiction di Orwell, ma di fatto è anche una ricetta per continui bagni di sangue.
Naturalmente alcuni affermano che esistano sufficienti differenze tra gli attacchi condotti dagli USA e quelli perpetrati dai terroristi. In particolare, sostengono che laddove le nostre azioni sono conseguenza del fatto che siamo in guerra e che cerchiamo di rispondere, i terroristi che condussero gli attacchi dell'11 settembre aprirono le ostilità e così sono eticamente più colpevoli quando uccidono civili. Ma tali argomenti possono avere senso solo per coloro che accettano come il Vangelo la versione della storia fornita dall'occidente. Per coloro che condussero l'attacco dell'11 settembre non si trattava di aprire le ostilità, né di dichiarare guerra. Per loro la guerra era cominciata da molto tempo ed era stata iniziata dall'occidente. Per loro, l'11 settembre era semplicemente la prima volta che coloro che stavano perdendo quella guerra riuscivano a contrattaccare con successo.
Perciò, al contrario delle affermazioni di molti - che la sinistra cerchi di giustificare gli attacchi contro gli USA sulla base della nostra politica estera - la verità è piuttosto il contrario. Se non altro, sono le posizioni dei sostenitori della guerra le cui posizioni tendono alla giustificazione degli eventi dell'11 settembre. Per supportare Enduring Freedom bisogna accettare il fatto che uccidere civili sia accettabile, e che la guerra preventiva sia una cosa buona e che dare rifugio ai terroristi sia una ragione per l'attacco. E queste idee in realtà conferiscono validità agli attacchi terroristi contro gli USA: non solo quelli dei mesi recenti, ma altri futuri.
Solo prendendo una posizione netta contro l'uccisione di civili innocenti e contro la guerra preventiva e contro la rappresaglia cieca possiamo davvero condannare le azioni dell'11 settembre senza denunciare noi stessi come ipocriti. E a meno che non cominciamo a considerare gli effetti di quella ipocrisia, è sicuro che continueremo ad essere a rischio di attacco, indipendentemente da quale gruppo di fondamentalisti stia guidando l'Afganistan.15 novembre 2001
Tim Wise è un attivista antirazzista statunitense e scrittore.