IL VOTO A CHI DÀ TERRA E DIRITTI.
I VESCOVI BRASILIANI "APRONO" LA CAMPAGNA ELETTORALE

È il momento di un'inversione di rotta nella politica economica brasiliana. A meno di un anno dalle elezioni presidenziali e legislative (fissate nell'ottobre del 2002), la Conferenza dei Vescovi del Brasile (Cnbb) annuncia una campagna per orientare l'elettore nella scelta di candidati impegnati per una politica che privilegi gli investimenti sociali e la distribuzione del reddito. Lo fa in un documento, che vuole essere "un forte appello alla coscienza dei cittadini" e, insieme, "uno strumento di lavoro" che "apra uno spazio di dialogo" nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle comunità, nei movimenti, "affinché possa nascere effettivamente qualcosa di nuovo nel nostro Paese".
Ad esigere "qualcosa di nuovo", è la ben poco incoraggiante situazione nazionale e internazionale. Nonostante il mondo sia in condizione di produrre più di quanto siano capaci di consumare tutti i suoi abitanti, "la fame continua ad essere il più grande flagello, trasformandosi in una vera guerra che uccide più di ogni altra". "Il mercato finanziario domina sempre più l'economia mondiale a scapito delle necessità della maggior parte della popolazione. In tutti i Paesi, la concentrazione del reddito e l'aumento di esclusione generano masse in esubero, esposte alla disoccupazione, alla fame e all'assenza delle politiche pubbliche".

In questo quadro, la sottomissione del Brasile al processo di globalizzazione neoliberista non ha fatto che accentuare quella che già era "una delle più perverse distribuzioni della ricchezza nel pianeta", condannando alla povertà almeno 44 milioni di persone. E mentre la "potenza oggi egemonica nel mondo sta esercitando pressioni sul nostro Paese perché aderisca al progetto dell'Alca, l'Area di libero commercio delle Americhe, che minaccia di accrescere la sottomissione del Brasile e di tutta l'America Latina agli interessi economici degli Stati Uniti", i vescovi sottolineano la necessità per il Brasile di "definire un progetto nazionale proprio e di assumere un ruolo da leader nell'integrazione latinoamericana".
Tre le grandi mete indicate dai vescovi:
l'eliminazione della fame, attraverso una redistribuzione del reddito e la realizzazione di un'autentica riforma agraria;
lo sviluppo sostenibile, mediante la promozione di una nuova cultura della sobrietà e il sostegno alle iniziative del terzo settore;
l'effettivo rispetto dei diritti umani, operando una decisa inversione nelle priorità di investimento a vantaggio del diritto di tutti all'educazione, alla salute, all'abitazione e al lavoro, promuovendo l'espansione del mercato interno in vista del soddisfacimento delle necessità elementari del popolo, stabilendo meccanismi di controllo delle spese pubbliche da parte della popolazione.
Perché ciò sia possibile, perché il Paese possa finalmente contare su una classe politica in grado di raggiungere tali obiettivi, i vescovi si propongono di coscientizzare i cittadini intorno alla loro "responsabilità di votare e di votare bene", scegliendo con cura i candidati in base al loro programma, al loro comportamento etico, al loro impegno per la giustizia. La Chiesa, conclude il documento, non indicherà candidati o partiti, ma potrà divulgare informazioni su di essi, organizzando incontri e seminari, creando comitati contro la corruzione elettorale, incoraggiando i laici a promuovere gruppi di formazione politica.
Gennaio 2002