Chiuso il vertice: il Forum rigetta il piano della Fao
13.06.02 - Roma. Il Forum delle Ong ha respinto la dichiarazione finale del summit internazionale della Fao di Roma e non ha nascosto la propria delusione, sebbene le aspettative non fossero poi molte. Di fatto la Fao ripeterà le stesse pratiche irresponsabili del passato, visto che il 'piano di azione per la lotta alla fame' è del tutto simile al passato, quando non peggiore come nel caso dell'apertura agli OGM.
Anzi, è profondo il disagio manifestato stamattina dalla malesiana Sarojeni Rengam, in rappresentanza degli oltre 2.000 delegati che in questi giorni hanno discusso di sovranità alimentare al Palazzo dei congressi di Roma.
Nel suo intervento, la rappresentante delle Ong ha sottolineato come il forum delle associazioni abbia respinto la dichiarazione finale del vertice con queste motivazioni: "Il piano di azione del '96 - ha detto Rengam - è fallito non per la mancanza di volontà politica, ma perché si è basato su politiche che incentivano la fame nel mondo e la liberalizzazione economica. Solo politiche completamente differenti, basate sulla dignità degli esseri viventi e delle comunità potranno cancellare la fame".
Dai delegati del Forum che ha riunito per 5 giorni Ong di tutto il mondo, arrivano altre accuse contro la Fao: "Dannosa è stata la concentrazione di risorse e dei processi produttivi nelle mani di poche multinazionali, l'imposizione di modelli di produzione esterni e intensivi che hanno distrutto ambiente e piccole comunità e hanno creato insicurezza alimentare anche per l'uso di biotecnologia".
Secondo la rappresentante delle Ong, queste scelte hanno prodotto una serie di gravi conseguenze: "Massicce migrazioni, perdita di lavoro in comunità già allo stremo, e un divario sempre più grande tra poveri e ricchi, tra nord e sud".
Come risultato del "controvertice" sulla sovranità alimentare (il cui slogan era: La fame non è solo questione di mezzi ma di diritti), le Ong avanzano nella dichiarazione finale una proposta: "La sovranità alimentare - ha detto Rengam - è il diritto dei popoli ad autodefinire la propria agricoltura e le proprie politiche produttive. Questo significa assicurare prezzi di favore ai piccoli produttori, accesso all'acqua e alle risorse principali, abbattere la concentrazione della proprietà nelle mani di pochi, riconoscere il ruolo delle donne e delle realtà marginali, promuovere investimenti pubblici in favore dei piccoli produttori".
Quale la strada da percorrere per realizzare la sovranità alimentare? Le Ong rilanciano il proprio impegno e indicano una strada: rafforzare i movimenti sociali e le organizzazioni di contadini, pescatori e realtà marginali, promuovere una vera riforma agraria, battersi per estromettere dall'Organizzazione mondiale del commercio le politiche agricole, condurre una battaglia per una moratoria degli organismi geneticamente modificati (ogm).
Infine - ha concluso la delegata davanti all'assemblea - arrivare ad una Convenzione per la sovranità alimentare, per far sì che questi principi vengano riconosciuti ed accettati".