Venezuela. La comunicazione come diritto umano
Intervista a Blanca, della Televisione comunitaria dell'est, Katia tv
altremappe: Ci puoi dire come è nata questa esperienza e chi fa parte di questa televisione?
Blanca: Questa esperienza di tv comunitaria nasce da un movimento nato in Venezuela negli anni '60: nel caso della nostra tv nasce all'interno dell'esperienza di un quartiere nella parte est di Caracas. Gli abitanti di questo quartiere si sono organizzati per dare vita ad una televisione che fosse nelle mani della gente, dove i produttori fossero indipendenti: questa è una comunità piuttosto povera, che però in questi anni ha fatto un lavoro straordinario per costruire questa esperienza. La televisione è stata una risposta alla terribile esclusione della gente dai media di massa. I mezzi di comunicazione privati che esistono e sono preponderanti in Venezuela, quando parlano dei quartieri popolari parlano solo della violenza, della delinquenza, dell'emarginazione che sembrano essere le protagoniste della maggior parte dei notiziari, senza dare spazio alle battaglie delle comunità di questi territori, alle richieste di miglioramento della gente.
altremappe: Dall'insediamento del governo Chavez (1999, ndr) è cambiata in qualche modo la vita nei quartieri popolari e questo governo ostacola o favorisce il fiorire di esperienze come la vostra?
Blanca: Il cambiamento è stato radicale, non soltanto nell'aver migliorato la qualità della vita, ma ancora più importante è il fatto che la gente ha iniziato a riappropriarsi dei propri diritti e a considerare la costituzione come la propria principale arma. Non è quindi solo un'acquisizione concreta, ma anche una conquista di diritti politici per trasformare la vita in questo paese: nel nostro caso, ad esempio, noi siamo organizzati in una forma assolutamente orizzontale e spontanea. Non c'è una direzione politica, ma semplicemente si cerca di dare voce alla gente di questi quartieri perché ognuno si senta parte del processo di trasformazione del Venezuela, nella sua possibilità di essere uno stato sovrano.
Nel caso del mondo televisivo, nel governo precedente non c'era nessuna possibilità di organizzare televisioni comunitarie: qualunque forma di opposizione veniva considerata illegale e veniva soppressa.
Nel 1999 con la costituzione della Repubblica Bolivariana, per la prima volta la comunicazione è stata considerata come uno dei diritti umani: rispetto ai due poli della comunicazione privata e commerciale da un lato e della comunicazione statale dall'altro, è iniziata a svilupparsi una comunicazione comunitaria basata su una proprietà collettiva. E la legge sulle telecomunicazioni obbliga lo stato ad appoggiare le comunità che posseggono un proprio canale di comunicazione. Noi stessi, possiamo partecipare alla discussione sui regolamenti e sulle leggi in tema di comunicazione e questo ha portato ad uno sviluppo straordinario di questi mezzi nella nostra città.altremappe: Hai detto una cosa molto vera quando parli della comunicazione come uno dei diritti umani fondamentali. Pensi che in questo momento così critico per il Venezuela, le masse popolari, quelle a cui voi date voce nelle vostre trasmissioni, riusciranno a difendere gli spazi di democrazia che esistono nel vostro paese?
Blanca: Sono assolutamente convinta che in questo momento la gente è disposta a lottare per difendere in nostro paese, nel mezzo di una campagna mediatica che crea molta confusione. La gente possiede propri canali e proprie forme di comunicare e anche questo è un modo per lottare e combattere i tentativi di rovesciare l'attuale governo.
Già nello scorso aprile la gente ha dovuto affrontare un golpe che è stato di una violenza terribile, la maggior parte delle morti sono avvenute fra la gente del popolo che ha difeso la nostra rivoluzione. Siamo scesi nelle strade per combattere il tentativo di un golpe fascista.
Credo che, anche attraverso il ruolo importante che hanno svolto e svolgono televisioni come la nostra, ogni giorno il popolo sta lottando per difendere il nostro diritto a vivere in un paese sovrano e a decidere il nostro destino.
Gennaio 2003