Venezuela: la crisi ad un punto di non ritorno
21.1.2003 - Caracas. Il Venezuela, dilaniato dal dicembre scorso da una crisi socio-politica che sembra ancora non avere sbocchi, è giunto a "un punto di non ritorno". Ad affermarlo sono due volontari italiani, Federica Nassini e Giacomo Signoroni, due operatori dello Svi (Volontariato internazionale per lo sviluppo), impegnati a Ciudad Guyana. In una lettera, giunta a un mese di distanza dalla loro ultima missiva, i due esaminano con estrema preoccupazione lattuale scenario in corso nel Paese sudamericano. Levoluzione della crisi, sostengono, non si gioca più "sul dibattito, più o meno leale, fra le due parti, fra i chavisti e gli anti-chavisti, ma sarà determinata dalle conseguenze reali dovute a decisioni cruciali prese nei mesi scorsi". Prima tra queste, quella di "paralizzare lindustria del petrolio (Petróleos de Venezuela, Pdvsa) perché in questo Paese tropicale delle guacamayas e del tucano, non sono il turismo, il commercio o lagricoltura delle immense praterie de Los Llanos che muovono la nazione, ma il greggio". Il paro petrolero (lo sciopero del petrolio), sostenuto da diversi settori avversi al presidente Hugo Chávez, "ha ottenuto il risultato aspettato. Si potrebbe discutere se si è trattato di uno sciopero, di un sabotaggio o di un atto terrorista, la realtà è che se non si produce petrolio non esiste economia e tutto si ferma: la produzione, i trasporti, gli stipendi statali, la possibilità di pagare il debito estero, la stabilità economica che permetteva mantenere il dollaro a livelli accettabili". "Oggi proseguono - siamo già al capitolo delle conseguenze e non a quello delle premesse e, di fronte a questo, la politica passa in secondo piano. Intanto la gente comincia a fare le code non solo per la benzina o per il gas, ma per alcuni generi alimentari. Il dollaro è alle stelle e fra 15 giorni lo Stato dovrà pagare milioni di stipendi. Come reagirà la gente? Non lo sappiamo. Il venezuelano vive nella cultura tropicale dellabbondanza. Sa cosa significa non avere i soldi per comprare la farina (per questo ha sempre trovato soluzioni alternative), ma non sa che cosa vuol dire che non cè farina. Sono cose estremamente diverse". Secondo i due volontari, "Chávez in tutto questo sembra un pompiere, che tenta di evitare il propagarsi di incendi, e sembra lunico che, nonostante i suoi interessi politici, stia facendo qualcosa di concreto per impedire che il Venezuela affondi. Siamo testimoni che gran parte dellopposizione sta invece puntando al disastro economico, sia il suo discorso che la sua pratica hanno un significato chiaro: Chávez se ne deve andare a tutti i costi". In conclusione ricordano che "si sta mantenendo il tavolo delle trattative, il quale difficilmente può fare progressi dato che lopposizione esige solo che Chávez si arrenda e dallaltra parte sembra proprio che né Chávez abbia intenzione di farlo, né i suoi sostenitori lo accetterebbero. A questo si aggiunge liniziativa di Lula (Inácio Lula da Silva, il neo Presidente del Brasile) di costituire un gruppo di Paesi amici del Venezuela per aiutare a trovare una soluzione pacifica e soprattutto rispettosa della Costituzione. Gli Stati Uniti che in un primo momento si sono opposti fortemente adesso appoggiano lidea, ma come tutti possono facilmente immaginare, con lintenzione di controllarla".
Fonte Misna