Con il supporto dei Venezuelani poveri,
Hugo Chávez è rientrato alla grandeZnet Latin American Watch
20 Aprile 2002Justin Delacour*
Sarebbe difficile trovare, nella storia contemporanea, un altro evento del quale i principali media Americani abbiano dato una copertura così scadente, come hanno fatto durante il fallito colpo di stato contro il presidente Venezuelano Hugo Chávez. I giornali americani hanno riportato molte notizie fasulle in un gran numero di articoli ed editoriali, soprattutto la notizia che Chávez si fosse dimesso in seguito alla morte violenta dei manifestanti pro ed anti-Chávez fuori dal palazzo presidenziale di Miraflores, Caracas.
I principali media sono stati lenti nel cogliere il fatto il Presidente, eletto con larga maggioranza, non avesse mai dato le dimissioni, e che il suo allontanamento portasse chiaramente i segni di un colpo di stato. Allo stesso modo, i media hanno continuato a ripetere in modo acritico le dichiarazioni dei leader del colpo di stato, cioè che Chávez era direttamente responsabile per la morte dei manifestanti, ignorando le dichiarazioni dei media alternativi, secondo cui in realtà i manifestanti pro-Chávez erano stati i primi ad essere sparati. Ma c'à un altra lacuna dei reportage Americani che è stata poco notata, quella che che pochi sono stati i tentativi di spiegare perché centinaia di migliaia di Venezuelani, appartenenti alle classi più povere, siano scesi in piazza a difendere il proprio Presidente dal colpo di Stato.Secondo la maggior parte degli articoli usciti sui giornali, Chávez è venuto meno alla sua promessa di ridurre la povertà nel paese. Un editoriale del New York Times ha per esempio affermato che "Chávez è stato eletto nel 1998 promettendo un cambiamento che non ha mai saputo realizzare". Eppure, neppure i media principali potevano ignorare le grandi moltitudini di Venezuelani che si sono ammassati a Caracas per sostenere il loro Presidente, temporaneamente rimosso dal suo incarico. a giudicare dagli articoli sui giornali, dunque, uno potrebbe farsi l'idea che i sostenitori di Chávez siano dei poveracci irrazionali che si aggrappano semplicemente alle vacue promesse populiste del Presidente. Tuttavia risulta difficile immaginare come centinaia di migliaia di persone possano marciare sulla capitale Venezuelana per sostenere il proprio Presidente, mettendo a repentaglio la propria vita, se non avessero ricevuto un qualche beneficio durante il suo mandato.
La verità è che il governo Chávez ha portato numerosi benefici per molti Venezuelani poveri. Greg Wilpert, un ex-borsista Fulbright in Venezuela che sta conducendo ricerca indipendente sulla sociologia dello sviluppo, ha fatto notare che Chávez ha utilizzato le maggiori entrate dalle vendite del petrolio e dal miglioramento del sistema fiscale per aumentare la spesa sociale a vantaggio delle classi povere. Tra le politiche introdotte da Chávez ci sono una fondamentale riforma terriera, l'aumento dell'istruzione per i poveri, la regolamentazione dell'economia informale in modo da ridurre la precarietà per i poveri, ed un programma di micro-credito su vasta scala per i poveri e per le donne. Secondo Wilpert, la disoccupazione ufficiale in Venezuela è scesa dal 18% al 13%, e sotto Chávez la copertura sanitaria per i poveri è stata estesa e la mortalità infantile si è ridotta.Contrariamente a quello che si crede, Chávez non rientra nella tipica definizione di populista. Per anni, gli economisti neo-liberisti hanno accusato i populisti latinoamericani di non concentrare la spesa sociale sulle classi veramente povere. Invece, dicono, i populisti tendono a redistribuire le risorse alle classi medie, attraverso politiche quali i sussidi all'istruzione superiore (alla quale i poveri generalmente non hanno accesso) ed i sussidi ai servizi di pubblica utilità (che non sono di grande aiuto per i poveri che non hanno accesso a tali servizi). Chávez, invece, sembra indirizzare la spesa sociale proprio ai poveri. Il suo principale collegio elettorale è costituito dai lavoratori del settore informale, che in Venezuela rappresenta una grossa fetta dell'elettorato, ed in cui c'è una forte incidenza di povertà.
Naturalmente, non vedremo nessun economista neo-liberista accorrere in difesa di Chávez per i suoi sforzi in difesa dei poveri. Piuttosto, questi economisti e l'intera professione neoliberista sembrano abbastanza infastiditi dal fatto che Chávez sia riuscito a far presa sulle classi povere del suo paese e possa contare sul loro supporto nel caso di un contrattacco della destra. Il fatto che gli economisti neo-liberisti non diano alcun credito a Chávez per i suoi sforzi per combattere la povertà sembra contraddire il loro presunto interesse per il sostegno alle classi povere.
Dati gli interessi economici di coloro che detengono il controllo dei nostri media, non deve sorprendere il fatto che la maggior parte dei media si rifiutino di cogliere il legame tra il sostegno dato a Chávez dalle classi povere ed il suo aumento della spesa sociale a loro favore. Le redazioni dei giornali Americani preferirebbero che noi pensassimo che Chávez non è altro che un mercante del potere e i suoi sostenitori dei sempliciotti. Nello spacciare questa visione rispondente al proprio tornaconto, i media americani hanno insultato l'intelligenza dei poveri del Venezuela, che sono più abili del New York Times nel giudicare in che misura il loro presidente abbia mantenuto le sue promesse.
* Justin Delacour è un attivista solidale con l'America Latina e studente dell'Università di Studi Latino-Americani del Nuovo Messico