Una maggioranza silenziosa trova la voce
New Statesman
29 Giugno 2002
Richard GottIl popolo nascosto del Venezuela gran parte del quale è di etnia indiana o africana ha trovato un difensore in Hugo Chávez. Ma riuscirà a sopravvivere?
La grande città di Caracas si estende su una serie di rilievi montagnosi, e nella stagione delle piogge le cime delle montagne spuntano dalle nuvole sospese sulle valli sottostanti.
Diversi milioni di persone vivono in questi barrios sulle pendici scoscese barrio sta per baraccopoli, ma questo è un termine che non rende giustizia alla realtà. Qui non ci sono case di ferro ondulato e legno, ma piuttosto abitazioni per la maggior parte ben costruite, fatte di blocchi da costruzione a buon mercato in scorie di coke, dentro strutture di cemento. Ciò che le contraddistingue è la prossimità; le case sono impilate una sullaltra, in cerca disperata di un po di spazio. Una massa umana continua a passare, in perpetuo movimento. Alcuni sono bianchi o di razza mista, ma la maggioranza è di pelle scura. Il Venezuela è situato tra il Brasile e le isole dei Carabi, ed i discendenti degli schiavi e degli indigeni superano di gran lunga quelli dei coloni europei. Eppure vivono in condizioni di assoluta povertà, in quello che è uno dei paesi più ricchi di tutta lAmerica Latina. Molti si guadagnano da vivere facendo i venditori ambulanti nelle valli sottostanti.Laria è fresca, ed il panorama lascia senza fiato. Latmosfera è quella di una città collinare nellEuropa medievale, sebbene le infrastrutture siano più moderne. Almeno in teoria, vengono erogate acqua ed elettricità, ma ci sono cumuli di spazzatura sulle ripide scalinate e lungo le strette terrazze che si intersecano in questi immensi conglomerati urbani. Queste sono delle zone pedonali non pianificate, dal momento che nessun autobus o macchina potrebbe avventurarsi su queste colline. Il problema principale sembra essere quello della sicurezza; gli elementi più importanti e più costosi nelledilizia abitativa sono le grate di ferro e le porte blindate.
Dai loro rifugi sulle colline, i poveri osservano dallalto i quartieri dei ricchi, la piccola minoranza dei Venezuelani prevalentemente bianchi che vivono in grandi condomini con cameriera e piscina, e vanno a lavorare in macchine con laria condizionata su autostrade che vanno estendendosi sempre di più. Viene in mente il Sud Africa: Soweto contro i quartieri bianchi di Johannesburg. Lapartheid in America Latina non è legale, ma esiste lo stesso. I colonizzatori bianchi hanno dominato il continente fin dai tempi dei conquistadores, ed in paesi come il Venezuela, un flusso costante di immigrati europei negli ultimi due secoli ha rafforzato lélite bianca ed il suo innato razzismo, un fenomeno prevalente anche a livello politico.
Tre anni fa, dopo dieci anni di crisi ed il collasso dei vecchi partiti corrotti, un uomo del popolo venne eletto presidente attraverso elezioni democratiche. Di origini africane ed indigene, ed armato delle retorica un po rozza di un provinciale dellinterno, Hugo Chávez cominciò ad organizzare la rivoluzione. Ex-colonnello popolare e carismatico, Chávez riconobbe immediatamente le affinità tra i soldati ed il popolo da cui provengono. Prendendo spunto da vari nazionalisti rivoluzionari e visionari del XIX secolo, incluso Simon Bolivar, il venezuelano liberatore di vaste aree dell'America Latina, cominciò ad infrangere le barriere tra le forze armate ed il resto della società, utilizzando i soldati come i punti di forza dei progetti di sviluppo. Venne istituito un Piano Bolivar, che prevedeva lutilizzo delle caserme come scuole, la condivisione delle strutture militari con la popolazione civile, e lintroduzione di incentivi per rendere più dinamico un settore pubblico praticamente moribondo. Tutto ciò ricorda molto lalleanza stipulata da Simon Bolivar tra lesercito ed il popolo intorno al XIX secolo, che rese possibile lindipendenza.
Era evidente fin dal principio che lélite bianca del paese, dai generali dalto rango agli uomini daffari più conservatori, era scontenta della rivoluzione di Chávez. Un golpe contro-rivoluzionario è fallito ad aprile distrutto proprio da quellalleanza tra il popolo e lesercito che Chávez aveva meticolosamente costruito ma è probabile che ci sarà un altro tentativo di golpe, possibilmente nel giro di settimane. Lesperimento di Chávez è il progetto più interessante in America Latina dai tempi della rivoluzione cubana di Castro. Chávez è il primo capo di stato a cooperare apertamente con i movimento anti-globalizzazione, denunciando il leader mondiali che vanno di summit in summit, mentre la loro gente va di abisso in abisso. Il suo è un modello politico piuttosto che economico, ed è basato tanto sullo stile e sulla retorica, quanto su specifiche politiche. Non ci sono indizi che il Venezuela possa seguire il modello statalista di Cuba: Chávez al contrario continua a sostenere la necessità di uneconomia mista. Le sue proposte in campo sanitario, per listruzione e la previdenza sociale non sono dissimili da quelle proposte dai presidenti socialdemocratici di Cile e Brasile. Chávez ha resistito ai tentativi di privatizzare Petroleos de Venezuela, la società petrolifera di proprietà statale nonché la maggior fonte di valuta straniera del paese; uno dei suoi maggiori successi è stato quello di riuscire a stabilizzare il prezzo del greggio ad un livello sufficientemente elevato.
Per calarmi un po nellatmosfera dei quartieri popolari, ho trascorso un paio di giorni sulle colline di Caracas. Mi sono fermato ad una delle scuole, dove 15 insegnanti tengono a bada 1500 studenti, e dove un organizzatore locale mi ha spiegato in che modo la gente abbia fatto resistenza la golpe di aprile.
Non siamo Chavistas qui, mi ha detto. Siamo rivoluzionari. Dobbiamo difendere questo governo, ma siamo molto più liberali di loro. Difendiamo Chávez perché è meglio di qualunque altro presidente abbiamo mai avuto. Pensiamo che sia il prodotto della nostra lotta. La gente lo riconosce come un pari. Persone che prima non si erano mai attivate sono andate a salvare il presidente. Adesso sono diventate molto politicizzate, e stanno cercando di organizzarsi molto di più di prima.
Ma non tutti sulle colline sono per la rivoluzione. Io ho votato per Chávez, mi ha detto un idraulico, lavoratore autonomo, ma adesso me ne sono pentito. Sono stato completamente ingannato. Non ho visto nessun miglioramento. Non voglio che ci siano conflitti tra i ricchi ed i poveri, perché altrimenti chi mi darà lavoro? Ripetendo il punto di vista dellopposizione, mi dice che ad aprile non cè stato nessun colpo di stato. È stato un colpo di stato del governo contro la società civile. I militari proteggevano i civili. Cè stato un vuoto di potere.
Dopo essere sceso dalle colline, sono andato ad incontrare il comandante, come viene spesso chiamato, nel suo appartamento privato al secondo piano del Palazzo Miraflores. Chávez sedeva da solo con alcuni documenti al tavolo di una stanza da pranzo poco arredata, con vista su una terrazza con giardino. Indossava un paio di pantaloni casual ed una camicia marrone aperta sul collo, appariva rilassato e notevolmente più in forma dellultima volta che lo avevo visto sei mesi prima a Parigi. Sono un visitatore privilegiato. Lho già incontrato ed intervistato parecchie volte, ed ho scritto la sua biografia. Mi accoglie come un vecchio conoscente, con un abbraccio amichevole.
Pur essendo un presidente abituato farsi strada tra la folla stringendo le mani dei supplicanti, da quando ad aprile cè stato il tentativo di golpe Chávez è rimasto confinato allinterno del palazzo presidenziale, mentre le sue guardie del corpo dei personaggi spaventosi vestiti di nero armati di valigette che alloccasione diventano scudi antiproiettile praticano nuove mosse. Teme un magnicidio, il termine usato dagli Spagnoli per descrivere lomicidio di un personaggio importante. Unaltra possibilità è un golpe legale che lAssemblea Nazionale possa richiedere formalmente le sue dimissioni. Questo strumento, molto discusso sui media, è stato usato in Ecuador negli anni 90 ed in Venezuela nel 1993, quando uno dei predecessori di Chávez, Carlos Andres Perez, è stato dimesso dal suo incarico con laccusa di corruzione.
Beh, dice Chávez, hai visto le pressioni sui giornali ed allinterno dellAssemblea Nazionale, ma credo che sarà molto difficile per lopposizione. Ho parlato con il nostro gruppo di parlamentari rivoluzionari laltro giorno e adesso sono molto più compatti, dopo quello che successo durante il golpe, quando molti sono stati perseguitati e minacciati nelle loro stesse case. Una volta erano 86, adesso sono 90. Chávez, per il momento, ha una maggioranza assoluta.
Che ne pensi di un golpe economico, suggerisco, richiamando la minaccia di Kissinger di fare urlare leconomia, quando stava pianificando di rovesciare Salvador Allende in Cile negli anni 70. È possibile che provino a creare problemi economici, dice Chávez, rendendo il paese ingovernabile secondo la loro definizione, come è accaduto in Cile. Stiamo considerando tutti questi scenari, e stiamo cercando di tornare alloffensiva, neutralizzando lopposizione.
Negli ultimi giorni, i canali televisivi hanno mostrato quotidianamente le accese udienze dellAssemblea Nazionale, dove una processione di generali ed ammiragli implicati nel golpe continua ad apparire davanti ad una commissione parlamentare. Non mi ricordo quando è stata lultima volta che in America Latina ufficiali di alto rango sono stati costretti ad affrontare una procedura così umiliante. Eppure tutti sono incredibilmente cortesi durante le interrogazioni, mentre i generali sono arroganti e presuntuosi. Sono tutti pronti per la pensione, ma credono di potere in qualche modo fare ritorno al potere. Ho osservato un ufficiale dallaria distinta, sulla cinquantina, con i capelli molto corti e con la divisa coperta di onorificenze, mentre sosteneva di aver agito per senso del dovere nei confronti dello stato e delle forze armate. Si lamentava del fatto che i militari fossero stati trascinati nella politica, e che ciò avesse comportato delle umiliazioni per gli ufficiali e per le loro famiglie. Si ricordava di come il suo ingresso in un ristorante con la moglie era stato accolto dalla gente con un tintinnio di bicchieri, non come applauso ma come un gesto di disprezzo.
Parlando con Chávez, mi è venuto in mente il caso del Generale Carlos Prat, il comandante in capo di Allende in Cile nellAgosto del 1973. La casa della sua famiglia in un quartiere benestante era stata circondata da donne della classe media che percuotevano le pentole. Si sentì costretto a dare le dimissioni, aprendo la strada al Generale Pinochet. Il Generale Prat e sua moglie furono uccisi da unautobomba a Buenos Aires lanno successivo. Non cè il rischio che in Venezuela questo schema possa ripetersi?
Chávez era daccordo sul fatto che un numero elevato di ufficiali hanno acquisito uno standard di vita comparabile con quello delle classi medio-alte. Sono anche stati oggetto di pressioni e attacchi, in vari posti che hanno frequentato anche con le famiglie, e ciò ha contribuito a compromettere lunità e la forza di questa parte della leadership militare. Tuttavia mi ha fatto notare che un gran numero di ufficiali non si è lasciato influenzare da queste pressioni di classe. Si sono rifiutati di lasciarsi neutralizzare. A rischio della loro stessa vita e della loro carriera militare, hanno saputo resistere nel momento più critico ed hanno espresso il loro punto di vista in sostegno alla Costituzione. Sono stati questi aspetti del comportamento dei militari che hanno guadagnato loro il supporto del popolo. Centinaia di migliaia di persone da tutto il paese si sono espresse contro il golpe. E dove sono andate? Si sono riunite nelle caserme militari, e lo hanno fatto per via del legame che il Plan Bolivar ha creato tra gli ufficiali militari ed i civili.
Mi sono recato nella città petrolifera di Maracaibo, a ovest del paese, per parlare al proprietario dell'unico giornale in tutto il Venezuela che si è rifiutato di unirsi al coro dei media che chiedono le dimissioni di Chávez. Esteban Pineda Belloso è il proprietario di Panorama, un quotidiano istituzionale, dalle grandi risorse economiche, a conduzione familiare, il secondo in termini di tiratura nazionale. Il giorno del contro-golpe, quando i giornali di Caracas hanno osservato un giorno di chiusura, scioccati dalla sconfitta dellinsurrezione che avevano promosso, Panorama ha continuato ad uscire, producendo quattro diverse edizioni, per raccontare le fasi del ritorno al potere di Chávez.
Pineda è una delle poche persone che ho incontrato che è apparsa ottimista riguardo al futuro. Crede che gli sforzi dellopposizione di liberarsi di Chávez con mezzi costituzionali siano destinati a fallire, e crede che un golpe economico colpirebbe gli interessi economici degli imprenditori più duramente di quelli di Chávez. Per quanto riguarda i militari, Pineda crede che lultima cosa che vogliono è essere coinvolti in un altro golpe. Vogliono soltanto tornare a coltivare i loro giardini.
È vero che la classe politica tradizionale del Venezuela si è in qualche modo risvegliata dopo le sconfitte concenti in una serie di elezioni dopo il 1998, ma ancora non gode del mandato popolare. Sicuramente può vantarsi della capacità di mobilitare una larga porzioni delle classi medio-alte in manifestazioni anti-governative per le strade di Caracas, ma nessuno sa quale possa essere la sua vera forza elettorale. Lopposizione è frammentata in una dozzina di partiti indipendenti, nessuno dei quali può considerarsi una solida forza elettorale. Non è emerso finora nessun chiaro leader dellopposizione, e non è stato promosso un programma politico comune.
Il golpe di aprile ha fatto emergere un imprenditore particolarmente incapace, Pedro Carmona adesso deriso come Pedro el Breve senza una gocce di sangue di politico in corpo. Il suo solo programma era quello di abolire lAssemblea Nazionale e la nuova costituzione, che era stata dibattuta a lunga da unassemblea costituzionale democraticamente eletta e ratificata con un referendum.
I contorni di ciò che farebbe un governo dellopposizione sono ben noti. Reintrodurrebbe un programma neoliberista, con la tanto auspicata privatizzazione delle aziende di stato, sullo stesso modello applicato praticamente ovunque in America Latina. Privatizzerebbe lindustria petrolifera, si ritirerebbe dallOPEC ed aumenterebbe la produzione.
Lopposizione ha la tendenza a credere alla sua stessa propaganda. Dal momento che le manifestazioni di protesta contro il governo sono state di grande portata, contro tutte le previsioni, e dal momento che i sondaggi di opinione allinizio dellanno sembravano dare la popolarità di Chávez in declino, tra le classi alte, i suoi rappresentanti ed i giornalisti si è diffuso un sentimento di euforia, che sarebbe stato sufficiente unaltra piccola spintarella per causare la caduta del presidente.
In pratica, per quella che è la mia esperienza dellAmerica Latina, i sondaggi dopinione non danno alcuna garanzia di accuratezza perché i rilevatori non riescono a raggiungere le aree dove vive la maggioranza della popolazione. Le proteste e la marce sono anchesse ununità di misura inaffidabile. Possono essere di grandi dimensioni, ma ciò non significa che questo sintomo di malcontento si converta poi in voti. I giornalisti e gli opinionisti raramente escono e vanno in giro ad informarsi per farsi unopinione personale, come si faceva una volta, di ciò che pensa lopinione pubblica.
La mia impressione è che esiste, intatta, una solida maggioranza pro-Chávez, basata sulla classe sociale e la razza. Per la prima volta nella storia venezuelana, la maggioranza nascosta della popolazione i neri, gli indigeni, i mestizos hanno un presidente con cui identificarsi. Le cose potrebbero anche non essere andate troppo bene per loro negli ultimi tre anni, ed alcuni segmenti poveri potrebbero anche essere diventati ancora più poveri. Ma è anche vero che questa gente è oggetto di un atteggiamento apertamente razzista da parte dellélite dominante del paese. È chiaro che Chávez è un presidente nel quale ripongono ancora molta fiducia, e che faranno di tutto per difendere.