La violenza della globalizzazione

di Shiva Vandana

Credevamo di esserci lasciati alle spalle la schiavitù, l'olocausto e l'apartheid--che l'umanità non avrebbe ammesso mai più che sistemi disumanizzanti e violenti delineassero le regole secondo le quali viviamo e moriamo. Eppure la globalizzazione sta facendo sorgere una nuova schiavitù, un nuovo olocausto, un nuovo apartheid. È una guerra contro la natura, contro le donne, contro i bambini e contro i poveri. Una guerra che sta trasformando ogni comunità ed ogni casa in una zona di guerra. È una guerra di culture monolitiche contro la diversità, del grande contro il piccolo, di tecnologie da guerra contro la natura.

Le tecnologie per la guerra stanno diventando la base della produzione in tempo di pace. Agent Orange, l'agente chimico che fu spruzzato sul Vietnam è ora spruzzato sulle nostre fattorie come erbicida assieme a Round Up ed altri veleni. Piante ed animali vengono sottoposti a procedimenti di ingegneria genetica, trasformando così i nostri campi in luoghi di guerra biologica. E una intelligenza perversa viene applicata allo sforzo di interrompere i cicli di rinnovamento della vita mediante la creazione di semi "Terminator" sterili.
Al crescere di questa violenza, la tensione sulle società, sugli ecosistemi e sugli essere viventi sta raggiungendo livelli da collasso. Siamo circondati da processi tendenti al collasso sociale ed ecologico.
Guardiamo gli eventi del nostro tempo che fanno ora notizia sulle prime pagine. Mucche in Europa soggette alla encefalopatia bovina spongiforme (BSE), milioni di animali bruciati per evitare l'ulteriore diffusione dell'afta dovuta all'incremento del commercio, i coltivatori in India che si suicidano a migliaia, i Talebani che distruggono la loro stessa eredità e danneggiano il Buddha di Bamiyan, un quindicenne, Charles Andrew Williams, che spara ad un compagno di classe in una scuola superiore californiana, pulizie etniche.
Tutte queste sono guerre in tempo di pace, che si svolgono nel corso della nostra vita di tutti i giorni ed espressione ultima della violenza in un sistema che ha posto il profitto al di sopra della vita, il commercio al di sopra della giustizia, che tratta l'etica e l'ecologia come tecnologie violente.
Le mucche sono erbivore, non sono fatte per mangiare le loro carcasse. Ma in un sistema industriale di allevamento globalizzato sotto le regole del libero commercio dell'agricoltura, era "efficiente" polverizzare la carne di pecore e mucche infette e trasformarla in magimi. Ciò ha fatto diffondere tra il bestiame la BSE--una malattia che può essere trasmessa all'uomo.
I bambini dovrebbero giocare con i loro amici. Le scuole non sono fatte per essere zone di guerra. Ma una cultura di pistole e di violenza, combinata con una cultura che si è concentrata in maniera così esclusiva sul commercio e sulla crescita economica e l'accumulazione materiale, ha lasciato le generazioni future prive di radici e disancorate, spaventate e violente. I nostri bambini sono derubati della fanciullezza. In Iraq, dodici bambini muoiono ogni ora a causa dell'embargo commerciale. In altre regioni i bambini sono spinti alla prostituzione oppure alla guerra--le uniche possibilità di sopravvivenza quando le società collassano. In tutto il Terzo Mondo la fame e la malnutrizione sono cresciute come risultato delle correzioni strutturali e delle politiche di liberalizzazione.
Negli anni dal 1979 al 1981 e 1992-93, l'assunzione di calorie diminuì del tre percento in Messico, del 4,1 in Argentina, del 10,9 in Kenia, del 10 percento in Tanzania, del 9,9 in Etiopia. In India, il consumo di cereali pro capite diminuì del 12,2 percento nelle aree rurali e del 5,4 percento nelle aree urbane. Rifiutare il cibo agli affamati e nutrire i mercati è uno degli aspetti da genocidio della globalizzazione. I paesi non possono garantirsi che gli affamati siano nutriti perché ciò coinvolge leggi, politiche ed impegni finanziari che sono "protezionistici"--il crimine peggiore in regime di globalizzazione.
Rifiutare medicine agli ammalati così che l'industria farmaceutica globale possa fare profitti è un altro aspetto del genocidio. Secondo l'accordo Trade Related Intellectual Property (proprietà intellettuale collagata al commercio) del WTO, i paesi devono attuare leggi a regolazione dei brevetti che garantiscano diritti esclusivi e monopolistici all'industria farmaceutica e delle biotecnologie. Ciò impedisce ai paesi di produrre medicinali generici a basso costo. Medicine brevettate per la cura dell'HIV/AIDS costano 15 mila dollari per un trattamento di durata annuale, mentre un medicinale generico prodotto in India e Brasile costa 250-300 dollari. I brevetti, perciò, stanno letteralmente derubando le vittime dell'AIDS della loro vita.
Comunque sia, nell'ordine mondiale della globalizzazione dettato dal commercio, dall'avidità e dal profitto, è il fatto di somministrare cure con medicinali dal costo accessibile che è illegale. L'India, il Brasile ed il Sud Africa sono stati portati davanti alla Corte del WTO (secondo il Meccanismo per la Risoluzione delle Dispute) perché hanno leggi che permettono di produrre medicine a basso costo.
Alla Corte Mondiale delle Donne dichiariamo che le leggi che costringono un governo a negare ai cittadini il diritto al cibo e il diritto ai medicinali sono genocide.
La globalizzazione è un sistema violento, imposto e mantenuto grazie all'uso della violenza. Mano a mano che il commercio è elevato al di sopra delle esigenze umane, l'insaziabile fame di risorse dei mercati globali è soddisfatta scatenando nuove guerre per accaparrarsele. La guerra dei diamanti della Sierra Leone e quella del petrolio in Nigeria hanno ucciso migliaia di donne e bambini.
Il trasferimento delle risorse della popolazione alle corporazioni globali rende gli stati altresì più militaristi, giacché essi si armano per conto degli interessi commerciali, e avviano guerre contro le loro stesse popolazioni. La violenza è stata usata dai governi contro le popolazioni tribali in aree dove si estrae la bauxite ad Orissa e a Koel Karo, dove la costruzione di una grande diga è stata bloccata.
Ma non sono solo le risorse non rinnovabili come i diamanti, il petrolio ed altri minerali che le corporazioni globali vogliono possedere. Esse vogliono possedere anche la nostra biodiversità e la nostra acqua. Vogliono trasformare la stessa base e fabbrica della vita in proprietà privata. I Diritti alla Proprietà Intellettuale sulle sementi e sulle piante, sugli animali e sui geni umani sono mirati a trasformare la vita in proprietà delle corporations. Mentre sostengono falsamente di aver "inventato" forme di vita ed organismi viventi, le corporations reclamano anche brevetti su conoscenze piratate al Terzo Mondo. E così la conoscenza delle nostre madri e nonne viene ora acclamata essere invenzione delle corporation e degli scienziati occidentali. L'uso della Azarichta Indica come pesticida e funghicida fu preteso essere un'invenzione dall'U.S.D.A. e W.R. Grace. L'India ha attaccato questa affermazione ed ottenuto che il brevetto fosse ritirato. I semi e le piante di basmati sono stati dichiarati invenzioni da una corporation statunitense di nome Riceted. E questi sono solo alcuni esempi della biopirateria che ci condurrà all'assurdo di un Terzo Mondo che dovrà pagare per una conoscenza che si è evoluta in maniera cumulativa e collettivamente.
Dalla Corte delle Donne, dichiariamo che i brevetti sulla vita e quelli poggianti sulla biopirateria sono immorali ed illegali. Non dovrebbero essere rispettati perché violano il principio universale del rispetto della vita e l'integrità dei sistemi di sapere di una cultura.
Non vivremo sotto regole che stanno derubando milioni delle loro vite e delle loro medicine, sementi, piante e saperi, del loro sostentamento e dignità e del loro cibo. Non consentiremo che l'avidità e la violenza siano considerate gli unici valori in grado di dar forma alle nostre culture ed esistenze. Ci riprenderemo indietro le nostre vite, allo stesso modo in cui ci siamo ripresi il diritto. Sappiamo che la violenza genera violenza, la paura altra paura, e che la pace porta pace e l'amore amore. Ritesseremo il mondo come un posto di condivisione e cura, di pace e giustizia, non un mercato dove condividere e prendersi cura e proteggere sono crimini e la pace e la giustizia sono inimmaginabili. Daremo forma a nuovi universali attraverso la solidarietà, non l'egemonia.
I mondi delle donne sono mondi basati sulla protezione--della nostra dignità e del nostro auto rispetto, del benessere dei nostri figli, della terra, dei suoi diversi esseri, di coloro che sono affamati e ammalati. Proteggere è la migliore espressione dell'umanità. Quelli che hanno provato a trasformare "protezione" in una parola oscena, il peggior crimine del mercato globale, ritengono che la protezione della salute, della nutrizione, delle livelihoods tutte, evochino sanzioni commerciali e la "punizione" del WTO e della Banca Mondiale.
A quelli che hanno provato a rendere la protezione della vita un crimine, noi diciamo, facendo eco all'arcivescovo Tutu: "Avete già perso. Dovete togliervi dai piedi in modo che noi possiamo proteggerci a vicenda, e proteggere i nostri bambini e la nostra vita su questo pianeta". Il futuro non appartiene ai Mercanti di Morte--appartiene ai Protettori della Vita.

The Hindu (New Dehli)
25 marzo 2001

Brani dalla testimonianza di Vandana Shiva alla Corte delle Donne, Sud Africa, 8 maggio 2001. L'autrice è direttore del Research Foundation for Science, Technology and Ecology, New Dehli.