Usa in minoranza sulle ispezioni in Iraq?

11.2.2003 - Bruxelles. Tutti i membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu, eccetto quattro, sono favorevoli a prolungare le ispezioni sul disarmo in Iraq. Lo hanno detto fonti di ambienti governativi tedeschi.

Tali fonti hanno negato che la Germania sia isolata nel suo desiderio di vedere intensificate le ispezioni sul disarmo in Iraq.

I quattro Paesi che sono d'accordo con gli Stati Uniti nel ritenere che è tempo di passare all'azione militare contro l'Iraq sarebbero la Gran Bretagna, la Spagna e la Bulgaria. I membri del Consiglio di sicurezza sono 15.

Nonostante questo resta del tutto aperta la questione di una nuova risoluzione delle Nazioni Unite che approvi l'azione di forza contro l'Iraq. E' dalla Francia, il Pakistan e il Messico secondo David Malone, un ex-ambasciatore canadese, che dipendera' alla fine dall'atteggiamento di questi tre paesi se gli Stati Uniti otterranno o no dal Consiglio di Sicurezza luce verde per la guerra in Iraq.
Malone ha spiegato a 'Le Monde' che l'amministrazione Bush non e' mal messa all'Onu come puo' sembrare: ''Le campagne diplomatiche di cui gli Stati Uniti sono capaci sono in genere molto efficaci''.

Per strappare una copertura internazionale all'intervento armato gli Usa hanno bisogno di avere dalla loro parte in Consiglio di Sicurezza almeno nove dei quindici membri e non appare un obiettivo impossibile. Per quanto riguarda il rischio di un veto, esercitabile soltanto dai cinque membri permanenti (Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina), l'ex ambasciatore e' convinto che soltanto la Francia puo' ''in teoria'' spingersi a tanto: Mosca e Pechino al massimo si asterranno ed e' molto probabile che a conti fatti anche Parigi non andra' oltre. Al momento il presidente George W. Bush appare minoritario al Palazzo di Vetro perche' dalla sua ha appena tre dei quindici (Gran Bretagna, Bulgaria e Spagna) mentre cinque (Francia, Russia, Cina, Germania e Siria) si oppongono alla guerra.
Ma gli equilibri di forza potrebbero rapidamente cambiare. Bisognera' vedere che cosa faranno i sei paesi del Consiglio tuttora incerti: Cile, Guinea, Cameroun, Angola, Messico e Pakistan. I primi quattro dovrebbe cedere senza troppa resistenza sotto il peso del forcing diplomatico americano. Meno scontata sarebbe la reazione di Messico e Pakistan.