Il Military Commissions Act e la fine dell’habeas corpus

Umberto Zona (altremappe.org)

Il Military Commissions Act, va a sanare tutte quelle violazioni che potrebbero costare a Bush l'impeachment. Ciò non vuol dire, tuttavia, che Bush riuscirà a evitarlo: se cambiasse la composizione del Congresso, anche una sola di queste imputazioni potrebbe portare all’apertura della procedura di impeachment nei suoi confronti. Il problema è che non sembra proprio che ci sia qualcuno disposto a farlo.

 

Del Military Commissions Act si comincia a parlare il 19 dicembre del 2005, quando un Bush minaccioso ammonisce stampa e congressisti a cucirsi la bocca sul suo contenuto: “Il fatto stesso che ne stiamo discutendo – scandisce nel corso di una conferenza – sta aiutando il nemico”. Il testo viene quindi blindato e di esso trapela soltanto che consentirà “nuove misure di contrasto al terrorismo”. La decisione si spiega principalmente con la preoccupazione di evitare che negli Usa si rinfocoli la polemica su Abu Ghraib, sulle extraordinary renditions della Cia e sulle condizioni di detenzione dei prigionieri di Guantanamo, in un periodo in cui la crisi di consensi dell’amministrazione Bush si fa sempre più grave a causa delle disastrose sorti della guerra in Iraq. Ma di lì a poco, si viene a sapere che il disegno di legge autorizzerebbe proprio le misure più contestate. Il dibattito si surriscalda e il 26 giugno scorso, un Bush paonazzo, in prima serata tv, si scaglia contro chi ha “spifferato quel progetto di legge per farlo pubblicare a un giornale”. Ma ormai la frittata è fatta, e non resta che far leva ancora una volta sulla sicurezza per motivare l’approvazione della legge. Bush torna a farlo il 6 settembre, davanti ai familiari delle vittime di Ground Zero: “Dobbiamo assicurare che chi sta interrogando i terroristi possa continuare a usare qualsiasi mezzo consentito dalla legge”, ricordando che mancano ormai poche settimane prima che il Congresso fermi le sue attività per le elezioni di medio termine.
Il 27 settembre è una data cruciale: nella notte esplode il caso Foley, deputato repubblicano in odore di pedofilia, e nelle stesse ore il Senato approva di soppiatto il Military Commissions Act, nella speranza che il clamore suscitato dalle disavventure di Foley distolga l’attenzione dei media. In effetti, i repubblicani erano consapevoli che Foley - ultras repubblicano alfiere proprio della lotta alla pedofilia - aveva le ore contate, visto che le sue avventure con minorenni erano un segreto di Pulcinella: il settimanale gay “The Advocate”, infatti, aveva denunciato Foley come pedofilo già una decina di anni fa, della cosa era a conoscenza da tempo l’Fbi e i vertici del partito erano impegnati da almeno un anno a blindare la notizia. Quando questi vengono a conoscenza che George Soros è in procinto di divulgare sul sito moveon.org gli sms di Foley e il nome del paggetto del senato a cui erano indirizzati, decidono di giocare di anticipo e di sfruttare il cono d'ombra che la notizia avrebbe proiettato sui mezzi di informazione per distogliere l'attenzione dall'approvazione del Military Commissions Act. L'operazione ha successo: la mattina del 28 settembre i giornali sono inondati dalle rivelazioni sulla doppia vita del moralizzatore Foley e tra le principali testate solo il New York Times riserva un editoriale, dall'emblematico titolo "Scivolando verso l'abisso",  al colpo di mano messo a segno al senato, dove è stata approvata -scrive l'autore dell'articolo- una "legge tirannica che umilia i principi democratici dell'America". Nell'editoriale vengono anche schematicamente elencati i vari punti della legge, compresa l'abolizione dell'habeas corpus, ma, come ha sottolineato Keith Olbermann in una requisitoria al vetriolo sulla rete televisiva MSNBC, per la maggioranza degli americani l'habeas corpus potrebbe essere un personaggio di Harry Potter...Ma non è ancora finita. Bush, che per mesi aveva invocato la celere approvazione della legge, a questo punto, inaspettatamente frena e, invece di firmarla subito, fa sapere che lo farà "entro le prossime settimane". La motivazione ufficiale del ritardo è che molti altri provvedimenti urgenti attendono di essere sottoscritti dal presidente. Quali sono? Beh, la legge di riforma delle agenzie di revisione crediti, la richiesta di ratifica dei trattati di estradizione con Malta, Estonia e Lituania, la proclamazione della giornata nazionale di amicizia America-Germania, la legge per la gestione della pesca, della flora e della fauna, la proclamazione della giornata nazionale di Leif Erickson, interprete di pellicole memorabili come "Pistole infallibili" e "La bibbia e la pistola". Il vero obiettivo è ovviamente quello di firmare la legge immediatamente prima che il congresso sospenda i lavori per le elezioni di novembre, in modo da mettere tutti davanti al fatto compiuto ed evitare polemiche indigeste. E infatti il 17 ottobre, in extremis, il Military Commissions Act viene firmato.

 

Quali sono gli effetti della legge? Semplicemente, in un colpo solo, vengono cancellati i 9/10 del Bill of Rights: in violazione dell’art. 3 della Convenzione di Ginevra, si autorizzano “interrogatori aggressivi” dei “combattenti nemici illegali”, viene legalizzata l’esistenza di prigioni segrete e prevista la possibilità che agli imputati non sia concessa una difesa legale. Soprattutto, li si priva della possibilità di appellarsi all’Habeas Corpus, caposaldo del diritto penale anglosassone risalente al 1679, che sancisce il diritto di ogni imputato a conoscere le cause del proprio arresto e che impedisce la detenzione senza che siano prodotte le prove della colpevolezza. Va sottolineato come la Carta costituzionale americana preveda che l’Habeas corpus (o Great Writ) possa essere sospeso - e non abolito - solo nel caso di “ribellione o invasione”, ma proprio questa clausola viene utilizzata dagli estensori per legittimare il provvedimento sotto il profilo costituzionale, argomentando che oggi il terrorismo può attaccare l’America senza necessariamente operare all’interno del suo territorio. Il Military Commissions Act completa il quadro delle leggi emergenziali varate dopo l'11 settembre: l'Usa Patriot Act dell'ottobre 2001, il Military Order del 13 novembre 2001, l'Homeland Security Act del 2002. Ma è anche una risposta alle pressioni internazionali per la chiusura di Guantanamo, alla condanna del Consiglio d’Europa dei voli segreti della Cia e, soprattutto, un espediente dell’amministrazione Bush per cautelarsi dalle numerose cause intentate da cittadini statunitensi arrestati illegalmente dopo l’11 settembre, tutti motivi che potrebbero costare a Bush l’impeachment, soprattuttoqualora entrambe le camere, dopo il 7 novembre, passassero in mani democratiche.
In particolare tre procedimenti, di cui si è occupata la Corte Suprema, minacciavano Bush: Hamdi vs Rumsfeld, Rumsfeld vs Padilla e Rasus vs Bush. Yaser Esam Hamdi e Josè Padilla sono due cittadini americani, detenuti in basi militari su territorio statunitense. Il primo, attualmente detenuto presso la base navale di Norfolk, in Virginia, è stato catturato nel 2001 in Afghanistan e dal momento della cattura è rimasto prigioniero senza difesa legale perché dichiarato "nemico combattente"; classificazione rifiutata da Hamdi, che sostiene invece di essersi recato in Afghanistan nell'ambito di un progetto umanitario. Il secondo, Padilla, fu arrestato dall'Fbi all'aeroporto di Chicago nell'ambito dell'inchiesta sull'11 settembre. Al suo avvocato difensore fu notificato che per il governo Usa Padilla era un nemico combattente, e la sua custodia era stata affidata a Donald Rumsfeld presso la base navale di Charleston. Il terzo caso - Rasul vs Bush, riunito con Al Odah vs United States - riguarda infine 2 australiani e 12 kuwaitiani, detenuti presso la base di Guantanamo, che avevano invocato la giurisdizione della Corte suprema Usa per verificare la costituzionalità della loro detenzione.
Riguardo al primo caso, la Corte suprema ha respinto le decisioni delle corti distrettuali e di circuito, riaffermando il diritto di Hamdi a difendersi di fronte a un giudice terzo dalle accuse contestategli, respingendo il principio che la separazione dei poteri impedisca una verifica dell'azione

dell'esecutivo e motivando che "uno stato di guerra non costituisce un assegno in bianco per il Presidente quando coinvolge il diritto di un cittadino". Nel caso Rumsfeld vs Padilla, la maggioranza della Corte si è invece rifiutata di affrontare il quesito principale - se cioè il Presidente degli Stati uniti potesse trattenere un cittadino americano dichiarato "nemico combattente" - riconoscendo così la giurisdizione della corte distrettuale della South Carolina, ma provocando, però, la dissenting opinion del giudice Stevens. Per il terzo caso, infine, i giudici hanno affermato che anche gli stranieri detenuti in custodia militare sono legittimati a ricorrere.
È noto che l'amministrazione Bush ha intrapreso da tempo un braccio di ferro con la suprema corte, ostacolo particolarmente ingombrante per il varo delle varie leggi emergenziali, e con le nomine di giudici legati alla destra religiosa fatte negli anni scorsi si augurava di aver risolto il problema. Ma proprio alla fine del giugno di quest'anno era arrivata la doccia fredda. Chiamata a giudicare sul caso dello yemenita Salim Ahmed Hamdan, detenuto a Guantanamo, autista di Osama bin Laden e per sua stessa ammissione membro di Al Qaeda, la Corte aveva sentenziato che "la commissione militare non ha il potere di andare avanti perché la sua struttura e le sue procedure violano sia la legge militare statunitense che il trattato internazione sui diritti dei prigionieri di guerra", ovvero la Convenzione di Ginevra. "I tribunali militari - conclude la sentenza - sollevano preoccupazioni sulla separazione dei poteri al più alto livello". Un colpo durissimo all'architettura costruita all'indomani dell'11 settembre dall'Amministrazione Bush e un minaccioso avvertimento per il futuro, visto che le nomine di Samuel Alito e del nuovo presidente John Roberts non hanno ribaltato gli indirizzi della Corte e che i tre giudici nominati da amministrazioni repubblicane (Stevens, Souter e Kennedy) continuano a votare regolarmente assieme ai progressisti.
Da qui l'urgenza di approvare in fretta e furia un provvedimento, il Military Commissions Act, che guarda caso va a sanare tutte quelle violazioni che potrebbero costare a Bush l'impeachment. Ciò non vuol dire, tuttavia, che Bush riuscirà a evitarlo: su di lui pesano sempre le bugie sulle armi di distruzione di massa che hanno portato alla guerra in Iraq e lo scandalo delle intercettazioni telefoniche disposte per migliaia di americani a “scopo preventivo”. Se cambiasse la composizione del Congresso, anche una sola di queste imputazioni potrebbe portare all’apertura della procedura di impeachment nei suoi confronti. Il problema è che non sembra proprio che ci sia qualcuno disposto a farlo.