L’eroe sconosciuto

 

Nessuno sa a che categoria di uomini appartenesse Hugh Thompson, che la mattina del 15 marzo 1968 stava sorvolando la zona di Son Mi, nel Vietnam del sud,pesantemente minata dagli americani. Con lui c’erano Glenn Andreotta e Lawrence Colburn, i due uomini del suo equipaggio, con i quali faceva ogni giorno il regolamentare giro di ricognizione. La giornata era limpida e il volo procedeva tranquillo. In basso, s’intravedevano vietnamiti in marcia verso il mercato del sabato. L’elicottero, un OH-23, li aveva sorvolati per poi fare rotta verso l’interno.15-20 minuti dopo, Thompson ed il suo equipaggio, di nuovo sul centro abitato, si erano trovati davanti uno scenario agghiacciante. Fino a dove i loro sguardi riuscivano ad arrivare non c’erano che cadaveri, quelli delle persone che solo poco prima si stavano dirigendo tranquillamente verso il mercato, una distesa sterminata di morte. Le madri stringevano ancora i bambini tra le braccia, come se non avessero voluto separarsi da loro. Giacevano assieme ad altre centinaia di morti sul terreno coperto di un fango sottile tipico delle zone umide, che si attacca alla pelle e che nemmeno la pioggia riesce a lavare via. Portandosi a bassa quota, Thompson era riuscito ad avvicinarsi abbastanza da vedere una donna ferita ma ancora viva e sentire il pianto dei bambini nascosti dai cadaveri delle madri.

Nè lui nè i due uomini del suo equipaggio riuscivano a credere che gli americani potessero aver compiuto un simile scempio.

 

Tornato alla base con mille pensieri confusi nella testa, Thompson aveva chiesto inutilmente aiuto per i civili in fuga e per i feriti che ancora giacevano nel terreno paludoso, ottenendo in cambio solo risate e risposte ironiche. Il tenente Brooks l’aveva invitato a salvarli a colpi di granata. Capendo che non esisteva altra scelta per salvare i feriti e gli altri civili in fuga, Thompson aveva puntato il mitra sui comandanti avvertendoli che se avessero tentato di fermarlo non avrebbe esitato ad ucciderli. Facendosi scudo con il mitra spianato, seguito dal suo equipaggio e da un altro elicotterista era tornato nella zona del massacro, riuscendo a trarre in salvo una donna con il torace squarciato ma ancora viva e i bambini sopravvissuti alle madri. Poi era tornato indietro per guidare i civili fino al più vicino bunker, sottraendoli alla morte.

 

In preda alla frustrazione, sentendosi sempre più impotente davanti all’orrore della guerra, Thompson era tornato in America per denunciare il suo comando. Non aveva altro testimone a parte Colburn perchè il terzo uomo del suo equipaggio nel frattempo era rimasto ucciso, ma riuscì a far condannare il luogotenente Calley, regista del massacro di My Lai all’ergastolo, pena poi ridotta a venti anni di carcere, solo cinque dei quali furono effettivamente scontati. Tornò in libertà grazie a Richard Nixon, che in tre giorni fece approvare un decreto ad personam in suo favore.

 

Nel 1998, Thompson e Colburn avevano ricevuto una medaglia d’onore, poi erano tornati in Vietnam per rivedere alcuni dei bambini salvati trentacinque anni prima. Il sei gennaio 2006, Thompson è morto di tumore al Veterans Medical Center di Alexandria. Nelle vie di Saigon e delle altre città del Vietnam, camminano ancora molte persone che gli devono la vita.

 

Bianca Cerri

Gennaio 2006