GLI EMBRIONI DI SERIE B
Chi ha l’abitudine di addormentarsi davanti al televisore acceso si sarà probabilmente risvegliato più di una volta al suono della garrula voce di un qualche prelato intento a lanciare anatemi contro le donne che rifiutano di fare da serbatoio per la riproduzione. Non ci sono Iraq o crisi economica che tengano: la Chiesa cattolica ha deciso che tutti i mali del mondo vadano ascritti alle leggi sull’aborto. Tuttavia, il problema non è impedire ai cattolici di dire la loro sulle questioni della contemporaneità, bensì stabilire se non esistano per caso una doppia morale e parametri che variano a seconda della classe sociale e del colore della pelle dei soggetti in età riproduttiva. Esaminando la medaglia dal lato opposto, scopriamo infatti che la Chiesa non si oppose mai con la stessa veemenza ai programmi di sterilizzazione forzata negli Stati Uniti iniziati nei primi anni del Novecento e continuati ininterrottamente fino al 1979. Le leggi approvate in California, Oregon, Virginia, Indiana e in molti altri stati americani diedero il via a un vero e proprio “olocausto dei diversi” finanziato da industriali come Hanes, che elargivano cospicue donazioni anche a molte associazioni cattoliche. Gli individui con difetti genetici o bassa intelligenza, le persone povere, gli orfani, soprattutto se di colore, venivano incoraggiate e persino costrette ad astenersi dal procreare. Per una società abituata a misurare l’handicap in termini capitalistici, l’ipotesi di ritrovarsi con l’onere di mantenere soggetti non economicamente indipendenti era terrorizzante.
Nel 1948, il parroco di Saint Benedict the Moore, deciso a mettere fine a quella che considerava una pratica disumana, si appellò inutilmente all’Arcivescovo di Salem senza mai ricevere risposta. In quello stesso anno, 113 ragazzi di sesso maschile, tutti al di sotto dei quattordici anni, furono castrati perchè tendenzialmente pericolosi per la società. Nell’archivio della scuola di Raleigh, nella Carolina del Nord, sono ancora custodite le lettere attraverso le quali i loro insegnanti e i medici che avevano effettuato gli interventi si scambiarono reciprocamente i complimenti per il bene fatto a dei giovani problematici. Ma il bersaglio principale restavano soprattutto le donne e si calcola che tra il 1910 ed il 1979 in almeno settantamila vennero private per sempre della facoltà di procreare. Come si può facilmente immaginare, la stampa di ogni versante si prestò a propagandare una volta ancora il mito razzista della povertà come conseguenza dell’irresponsabilità personale soprattutto per far piacere alla Fondazione Pioneer e al presidente della Procter&Gamble, che avevano permesso la nascita di nuove strutture.
Non sempre la sterilizzazione avveniva con l’esplicito consenso della donna, gli addetti avevano piena libertà di imporre le loro decisioni morali. Lo racconta Bertha Haymes, che perse la capacità di procreare tre giorni dopo la nascita della sua prima e unica bambina. Era il 1967 e la Chiesa cattolica osteggiava ferocemente la diffusione dei nuovi metodi contraccettivi ma continuava a tollerare quanto accadeva in molte zone degli Stati Uniti. Secondo le assistenti sociali, il quoziente intellettivo di Bertha non era sufficiente a garantirle un impiego e il mantenimento dei suoi figli sarebbe andato a gravare sulle casse pubbliche. Gli operatori effettuarono l’intervento a sua insaputa, come prova la cartella clinica dove i medici annotarono che si trattava di una paziente non informata.
Il Dipartimento di Sanità americano non pose mai alcuna barriera all’uso della medicina per ottenere un effetto che favoriva le elites e le vite di migliaia di donne ne uscirono devastate.
Le afro americane soprattutto erano guardate come un potenziale pericolo non solo perchè povere ma anche perchè non era mai morto del tutto l’antico mito di una loro presunta tendenza alla promiscuità al quale non fu estranea neppure l’Europa in precise epoche storiche. Nial Ramirez, che oggi ha 58 anni, venne etichettata come adolescente promiscua all’età di 16 anni.
I medici che la esaminarono stabilirono che non aveva la lucidità necessaria per prendere decisioni autonome sulla procreazione. Dopo la nascita della prima e unica bambina di Ramirez, le assistenti sociali riuscirono a ottenere il suo consenso alla sterilizzazione minacciando di toglierle la figlia. Con il consolidarsi di un welfare dettato dall’economia capitalista, il programma si trasformò in un discreto business. La Human Betterment Foundation della California poteva contare sull’appoggio sempre più solido di banchieri e industriali che approvavano incondizionatamente le regole eugenetiche già applicate dai nazisti. Solo i criteri per la scelta dei soggetti e la coercizione rimasero gli stessi. Rose Brooks, una delle donne che hanno finalmente trovato il coraggio di raccontare la loro esperienza, aveva 16 anni quando partorì due gemelli e i medici le dissero che erano morti e lei non sarebbe mai più diventata madre. Solo nel 1991 Rose apprese che i gemelli erano stati dati in adozione a sua insaputa e che i medici le avevano volontariamente tolto la facoltà di procreare. Oggi che ha 61 anni, 11 dei quali passati in una casa di cura per malati mentali, Rose parla della sua adolescenza come di un periodo molto duro, in cui gli altri facevano di lei ciò che volevano.
Nel 1968, anno in cui Paolo VI scrisse l’enciclica Humanae Vitae, dove viene ribadita l’opposizione della Chiesa cattolica all’aborto, Eileen Riddick venne sterilizzata a sua insaputa poche ore dopo la nascita del suo bambino. Eileen aveva allora 13 anni ed era rimasta incinta in seguito a una violenza carnale avvenuta in casa della nonna, che ricorda ancora di aver siglato con una “X” il consenso all’intervento. Le assistenti sociali erano riuscite a convincerla con la minaccia di toglierle la nipote.
Eileen seppe solo dopo il matrimonio che non avrebbe mai potuto avere figli. Sulla scheda che la riguarda, gli operatori l’avevano descritta come una nera, un po’ tonta, ribelle, promiscua, inadatta a fare la madre. La lungimiranza non doveva essere la dote principale delle assistenti sociali addette a selezionare i soggetti da sterilizzare perchè Riddick tanto tonta non era, visto che è riuscita con le sue sole forze a diplomarsi e a far laureare in ingegneria il figlio avuto a 13 anni. Promiscua non ha avutovoglia di diventarlo perchè dopo aver scoperto di essere stata sterilizzata a sua insaputa non ha più voluto frequentare uomini. L’unica caratteristica che Riddick ha mantenuto è il colore della pelle, identico a quello che aveva nel 1968 a causa del quale sulla sua scheda venne annotato “inadatta a procreare”.
Bianca Cerri
Dicembre 2005