FASTOSE MEMORIE 

 

Per realizzare Reflecting Absence, gigantesca opera monumentale in ricordo dell' attacco al World Trade Center, l'amministrazione di New York aveva preventivato una spesa di 500 milioni di dollari, ma qualcosa deve essere andato storto.

 

 

I costi hanno già abbondantemente superato il miliardo e pare che il problema sia dovuto ad un costosissimo impianto idrico voluto dagli architetti per alimentare i due specchi d'acqua e la cascata inseriti nel corpo centrale, che ha richiesto manodopera specializzata e tutta una serie di circuiti piuttosto articolati. In questo momento i lavori sono concentrati sulla torre centrale, che si chiamerà “Libertà” e sarà alta 1.776 piedi , in omaggio all'anno in cui vennero fondati gli Stati Uniti d'America. La luce proveniente dall'alto andrà ad illuminare a giorno il vuoto lasciato dal crollo del WCT, ma il sindaco Bloomberg teme che gli enormi riflettori necessari a produrre il suggestivo scenario ideato dagli architetti facciano aumentare ulteriormente la spesa.

Per realizzare il colossale monumento era stata indetta una gara d'appalto alla quale hanno partecipato 5.201 imprese. E' riuscito ad aggiudicarsi la commessa l'architetto Mike Harad, amico personale del governatore Pataki, il quale sostiene che non si deve lesinare sui costi se si vuole che l'opera abbia un effetto taumaturgico sulla città di New York ancora sotto choc dopo cinque anni.

La gente si aspetta che le autorità facciano del loro meglio per ricordare degnamente le vittime, come è avvenuto in passato con i caduti di Pearl Harbour o con gli ebrei uccisi durante l'olocausto. Per questi ultimi in particolare, il Congresso autorizzò negli anni '80 una spesa di 29 milioni di dollari provenienti dalle casse pubbliche e destinati alla realizzazione del Museo dell'Olocausto di Washington. Il pubblico si augura ora che governo e autorità varie non si dimostrino avari proprio con i caduti delle Torri Gemelle, tanto più che quasi tutti erano americani.

Il problema è che il sindaco ed il governatore di New York speravano in cospicue raccolte di fondi per la costruzione di Reflecting Absence, ma le donazioni si sono fermate a 130 milioni di dollari, il resto dovranno mettercelo i contribuenti. Il New York Times, facendosi interprete della voce dei suoi lettori, esige invece non solo che l'opera venga realizzata comunque, ma anche che diventi un simbolo universale.

Del resto l'America è l'unico paese al mondo in grado di investire cifre consistenti per i suoi caduti. In molti altri posti, come Iraq e Afghanistan, non solo non ci sono i mezzi, ma il caos che vi regna assoluto sconsiglia la costruzione di mausolei e sacrari in memoria delle vittime. Le persone muoiono senza che neppure un cane se ne accorga. E anche quando la morte è feroce, i familiari non avranno altro per ricordarle che la propria memoria. Perché la violenza cieca della guerra non sa che farsene di fontane e fregi barocchi, per altro superflui dove manca la legalità.

Non sapremo mai quello che accadde veramente l'11 settembre. Prima ancora che qualcuno cominciasse ad indagare, la retorica di Washington ci aveva già confuso le idee. Ma anche con il poco raziocinio rimastoci abbiamo intuito che a partire dal 12 settembre si è verificato un numero infinito di tragedie non tutte riconducibili al terrorismo. Anche l'odio e la vendetta hanno ucciso migliaia di esseri umani dei quali si parla assai meno di quanto si sia parlato del memoriale per le vittime dell'11 settembre. Da vivi avevano assistito inermi alla distruzione del loro paese, da morti sono finiti sui giornali sotto la voce “danni collaterali”.

Bianca Cerri

25.05.06