EDUCAZIONE STILE ABU GHRAIB

 

Nel video che ha sconvolto il senatore repubblicano Gus Barrero si vede un ragazzo mentre viene picchiato con bestiale ferocia da nove guardie. Il ragazzo si chiama Martin Lee Anderson e morirà poco dopo al Sacred Heart Hospital di Pensacola, in Florida, con i polsi ancora segnati dai legacci con cui era stato immobilizzato durante gli ultimi tre giorni della sua brevissima esistenza. La tragedia è avvenuta all'interno di un boot camp, strutture che hanno parzialmente sostituito i riformatori negli Stati Uniti a partire dal 1983 e che costituiscono l'ultima frontiera tra mondo libero e carcere per migliaia di minori americani disadattati.

La leggenda vuole che per mantenere l'ordine in un boot camp bastino esercizi fisici e buoni consigli. Una versione fin troppo ottimistica se paragonata a quella di alcuni senatori del partito democratico USA che denunciano l'uso della coercizione fisica come vera asse portante dei correzionali, a causa della quale hanno già perso la vita 142 ragazzi di età inferiore ai 18 anni. Anche i governatori di alcuni stati del sud, come Georgia e Mississippi, ammettono che la situazione è ormai fuori controllo e nelle strutture che accolgono i minori regna il caos totale. Si fa fatica a credere che degli educatori usino la forza fisica ma che arrivino a causare la morte di giovanissimi affidati alla loro custodia lascia inebetiti.

Tuttavia, le cronache hanno spesso riportato storie di terribili tragedie come quella di Edith Campos, 15 anni, morta soffocata nel letto del reparto psichiatrico perchè legata da nodi talmente stretti che non le consentivano di respirare, dei sedicenni Paul Ploy e Nicholas Contreras, costretti da sadici educatori a rimanere all'addiaccio seminudi per aver infranto il regolamento e fulminati dalla polmonite, di Erika Harvey, 15 anni, stroncata da un infarto per aver corso per ore sotto un sole cocente come le avevano ordinato di fare gli istruttori del boot camp dove alloggiava. L'elenco sarebbe ancora lunghissimo e ogni caso avrebbe meritato molto di più di un articolo frettoloso oltre che indagini più accurate che nessuno ha avuto voglia di fare.

Verso la fine degli anni Ottanta, con la nascita di strutture gestite da privati, si è venuta a creare un'intricata rete affaristica che ha fatto del disagio giovanile un enorme mercato. Centinaia di famiglie della classe media e medio-alta che non hanno voglia di combattere con i problemi adolescenziali dei figli e possono permettersi rette che si aggirano intorno ai 1000 dollari a settimana si affidano, come ultima spiaggia, a fumosi metodi educativi. I ragazzi, tutti tra gli 11 ed i 16 anni, finiscono così nelle mani di corporazioni come la WWASPS, Associazione Mondiale di Scuole e Programmi Speciali, fatturato circa 90 milioni di dollari l'anno, nelle cui strutture l'atmosfera ricorda più Abu Ghraib che la vacanza all'aria aperta promessa dai depliants illustrati. Le accuse di maltrattamento ai minori non hanno particolarmente impressionato il presidente di WWAPS, Ken Kay, convinto che le generose donazioni fatte ai repubblicani lo assolvano da ogni colpa. In effetti, a parte George Miller, solitario congressista, nessuno ha mai tentano di mettere fine ai centri WWAPS dove i ragazzi vengono regolamente picchiati e sbattuti in isolamento. Nel 2003, anno in cui Miller si appellò inutilmente all'allora ministro della giustizia Ashcroft, WASPS aveva in custodia circa 11.000 minori .

Per ciascuno di loro incassava, oltre alla retta a carico della famiglia, fondi di stato destinati alle associazioni cattoliche che promettono di riportare i giovani sulla via della diligenza. In quell'occasione, Ashcroft rispose di non avere il potere di chiudere i centri perchè WWASPS risultava domiciliata in un paese straniero, pur sapendo benissimo che la sede centrale continuava ad essere nello Utah. Nel 2004, Miller si rivolse di nuovo al ministro della giustizia facendo presente che la situazione era disperata e apparentemente non aveva torto. Il sei ottobre dello stesso anno, una ragazza ospite della comunità WWASPS preferì suicidarsi anzichè continuare a vivere tra privazioni e maltrattamenti. Ken Kay emise tempestivamente un comunicato-stampa alludendo alla particolare fragilità della giovane suicida e promettendo un'inchiesta mai aperta.
Un mese dopo, WWAPS fece avere un assegno da un milione di dollari per la campagna elettorale di George Bush e la sedicenne suicida venne dimenticata assieme a tutti gli altri sfortunati adolescenti che non riuscirono ad uscire vivi dai trattamenti correttivi praticati negli istituti WWASPS. Quanto a Miller, i suoi successivi appelli per mettere fine alla nuova strage degli innocenti sono rimasti inascoltati. E' già molto che non gli abbiano dato del comunista.

Bianca Cerri

28.02.06