Nassiriya, marzo 2004. Il soldato risponde senza incertezze alla domanda. «Rischi legati all'uranio impoverito? Nella zona non c'è uranio impoverito, mai avuti problemi».
La telecamera allarga il campo fino a inquadrare una colonna di carri armati iracheni distrutti e distante non più di un centinaio di metri dalla base dei nostri soldati. Poco prima, proprio tra quelle lamiere mezze bruciate e perforate dalle pallottole, un contatore geiger aveva rilevato una presenza di radiazioni pari a 10 microsievert.
La media naturale del fondo terrestre è tra 0,20 e 0,40 microsievert.
Una sconvolgente verita' dietro l'uranio impoverito, dott.ssa A. Gatti
Commissione parlamentare. Tentativi di depistaggio, sen. L. Malabarba
A Nassiryia usato l'uranio impoverito, C. Lania - il manifesto
Armi all'uranio impoverito, il silenzio cala anche sull'Iraq, P. Mirenda - Osservatorio Iraq
Sotto accusa anche i poligoni di tiro della Puglia, appello dei comitati dell'Alta Murgia
Balcani: continuano i decessi per uranio impoverito, D. Sighele - Osservatorio sui Balcani
Le nanopolveri prodotte dalla guerra e dai poligoni di tiro entrano nei tessuti di soldati e i civili coinvolti, senza più uscirne. E' in atto una contaminazione planetaria prodotta da nanoparticelle inquinate. Ingerite anche mangiando un alimento contenente nanopolveri, passano irreversibilmente nei tessuti.
L'inquietante scoperta delle "nanopatologie" emerge nella Commissione di inchiesta del Senato sull'uranio impoverito. Questa è la relazione della dottoressa Antonietta Gatti, responsabile del Laboratorio dei biomateriali presso il Dipartimento di neuroscienze dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.27 febbraio 2006
«Nanopathology»
«Nanopathology» è una parola inventata da me, anche se ora comincia ad essere di uso corrente: significa patologie da micro e nano particelle. Con una macchina di nuovo tipo, un microscopio elettronico di tipo ambientale, non solo riusciamo a individuare delle cose molto piccole, ma anche abbiamo sviluppato una tecnica innovativa per vedere all'interno dei tessuti patologici.
Una nuova tecnica di indagine per osservare l'infinitamente piccolo
Con questa tecnica riusciamo a vedere cose che sono molto piccole. Siamo abbastanza avvezzi a sentire l'espressione PM10: si tratta delle particelle che non ci fanno girare in auto la domenica e vuol dire 10 micron. Ebbene, in questo momento noi stiamo lavorando con particelle che sono più piccole di un micron, che si avvicinano ai nanometri (siamo arrivati fino a dieci nanometri): sono le dimensioni delle proteine e dei virus, quindi stiamo lavorando con qualcosa che è veramente molto piccolo. Perché ne parliamo? Perché effettivamente in questo modo riusciamo a vedere dei corpi estranei all'interno dei tessuti patologici.
Dall'uranio impoverito all'analisi dei tessuti
Quando scoppiò il caso dell'uranio impoverito, mi dissi: se c'è dell'uranio, andiamo a vederlo all'interno dei tessuti patologici, perché solo così si può dimostrare una correlazione tra l'uranio e la patologia eventualmente sviluppata. Se sta fuori, questo tipo di uranio impoverito non dà grossi problemi.
Ho potuto analizzare il midollo, un pezzetto di fegato, un colon, un polmone, delle sezioni di campioni biologici. In alcuni casi ho avuto più campioni dello stesso paziente; per esempio, midollo, sperma e sangue.
Nelle biopsie sono state trovate particelle tonde. E' importante soffermarsi sulla forma rotondeggiante: lo scienziato dei materiali sa che le forme rotondeggianti provengono da combustioni ad altissima temperatura.
A duemila gradi vengono prodotte insolite particelle
Queste particelle, a mio avviso, si presentano strane. E' stata rinvenuta nel tratto digestivo, nello stomaco, una particella di zirconio rotondeggiante, anzi tondissima, di 50 micron, quindi abbastanza grande. Trovare nell'ambiente una particella di zirconio così tonda è tecnicamente difficile. Lo zirconio, infatti, ha un'altissima temperatura di fusione e la rotondità della particella relativa al caso che sto illustrando è necessariamente dovuta ad una temperatura superiore almeno ai 2.000 gradi.
Oltre i duemila gradi: cosa accade con la combustione dell'uranio impoverito
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Ho avuto modo di leggere il rapporto annuale del 1977 della base militare di Eglin, in Florida, nel quale sono stati valutati gli effetti sull'ambiente dell'esplosione di una bomba all'uranio impoverito. Gli americani fecero esplodere simili bombe nel deserto del Nevada per raccogliere poi elementi di uranio impoverito che, in realtà, non furono trovati. Vennero invece raccolti i prodotti della combustione determinata dall'uranio impoverito.Quando esplodono, bombe di questo tipo creano temperature superiori ai 3.000 gradi che fondono tutto ciò che si trova nel crogiuolo.
Il rapporto della base statunitense ha dimostrato che le particelle rinvenute da quelle esplosioni avevano una forma perfettamente rotondeggiante, mentre la loro composizione chimica era determinata ovviamente dai materiali fusi presenti nel crogiuolo.
Nel deserto del Nevada c'era solo sabbia, ma in una zona di guerra le esplosioni fanno fondere i materiali presenti (ad esempio, parti di un carro armato), creando quindi un inquinamento ambientale in cui si rilevano tutti gli elementi soggetti alla combustione avvenuta.Se si bombarda una raffineria o una fabbrica di armi, dall'esame dei residui della combustione che segue le esplosioni si possono individuare tutti i composti chimici presenti al momento del bombardamento.
Il rapporto sulla base di Eglin già nel 1977 poneva l'accento sulle polveri create da questo tipo di esplosioni, le cui dimensioni erano al di sotto del micron. Il sito governativo dal quale era possibile reperire il rapporto è stato oscurato.
Le nanoparticelle tondeggianti
Esaminando il caso di un tumore della pleura abbiamo trovato piccolissime particelle di antimonio. Da una biopsia polmonare è risultata la presenza di tungsteno, materiale utilizzato nella produzione di lampadine: ritrovarlo all'interno di un polmone non è assolutamente normale. Nel caso di un linfoma di Hodgkin è stata rinvenuta una particella molto particolare perché composta da fosforo, cloro, piombo e cromo. E' importante ricordare tale composizione per verificare non solo le problematiche di salute riferite all'uranio impoverito, quanto anche quello di indagare sui soggetti che abitano le zone limitrofe al poligono di Salto di Quirra in Sardegna. E il piombo è tossico. Ricordo, ad esempio, che nel XVIII secolo a Venezia esisteva una scuola di vetrai che produceva bellissimi vetri al piombo, attualmente esposti nei musei; ebbene, tutte le persone che operavano in quella scuola sono decedute in maniera anomala per via degli effetti tossici del piombo. Dalla biopsia del midollo osseo di un altro soggetto è stato rinvenuto anche del titanio, mentre abbiamo esaminato il caso di un soldato sminatore, che faceva cioè brillare gli armamenti nemici, al quale è stato diagnosticato un cancro della prostata. Dagli esami effettuati è risultata la presenza di notevoli quantità di metalli pesanti (bismuto, ferro, cobalto e tungsteno). In letteratura è risaputo che i metalli pesanti sono cancerogeni. Dalle immagini relative alle cellule esaminate è possibile notare che la loro forma è sempre rotondeggiante. Numerosi sono stati i casi in cui abbiamo rinvenuto particelle di acciaio, e quindi piombo, di antimonio misto a cobalto, lega che prima non conoscevo, pur lavorando nel settore dei biomateriali da molti anni. Ho ritrovato questo tipo di lega in un soldato americano che ha operato nella prima guerra del Golfo. E' strano. Io non ho delle risposte. Ho solo delle evidenze.
Esplosioni e nanoparticelle
La nanotecnologia, nuova scienza del XXI secolo, consente di creare in laboratorio particelle molto piccole non presenti in natura, tecnica molto faticosa e dispendiosa. Tali particelle, una volta create, hanno la particolarità di aggregarsi, formando, in base alle leggi fisiche della nanotecnologia, dei clusters. Il cluster è un aggregato di nanoparticelle.
Per l'eliminazione di ordigni bellici a Baghdad, ad esempio, i soldati, dopo aver scavato una buca, vi mettevano dentro gli armamenti del nemico e li facevano deflagrare. Nei crateri si possono trovare delle polveri con questi composti: piombo, stagno, bismuto, silicio, zirconio, argento, vale a dire tutti gli elementi che abbiamo visto nelle biopsie. Ciò significa che nell'involucro delle bombe, al loro interno, c'erano tutti questi elementi. Se si trovano lì e se una persona li respira, finiscono dentro i polmoni, sembra abbastanza logica la consequenzialità.
Le nanoparticelle superano le barriere e passano nello sperma
Veniamo ora all'analisi dello sperma. Non pensavo che fosse possibile. Ancora adesso su certi libri si parla dell'esistenza di barriere, come la barriera polmonare, quella intestinale, quella ematoencefalica. Si riteneva che alcuni corpi estranei non potessero andare oltre queste barriere, almeno questo è ciò che si sapeva fino a poco tempo fa. Tuttavia, in un articolo di un gruppo di tossicologi del lavoro belgi, apparso nel 2002 su una rivista scientifica molto importante, si riporta un esperimento semplicissimo: quegli studiosi hanno fatto inspirare delle nanoparticelle da 0.1 micron, quindi cento volte più piccole di quelle che respiriamo in strada al di fuori di qui, e siccome erano particelle radioattive le hanno seguite nel loro corso. Ebbene, una volta respirate, dopo 60 secondi hanno passato la barriera polmonare e sono entrate nel sangue; dopo un'ora sono arrivate al fegato. Quando questi corpi estranei sono all'interno, non è più possibile eliminarli, al momento, almeno, non si conoscono tecniche di eliminazione. Ma se sono nel sangue possono andare benissimo nelle gonadi, nello sperma; se sono dentro lo sperma ci può essere anche una contaminazione di un partner.
Il soldato canadese dalle sette sindromi
Ho studiato il caso di un soldato canadese. Questo paziente, che era un maratoneta, è tornato dalla guerra del Golfo dopo sei mesi in sedia a rotelle e dopo otto anni è morto. Nel frattempo ha sviluppato almeno sei o sette sindromi, aveva tutto il compendiario del libro di patologia e, alla fine, anche l'Alzheimer.
Aveva disseminate in tutto il corpo (io ho avuto il fegato, il polmone, la milza) particelle di antimonio cobalto, di cui abbiamo parlato, di cobalto e di mercurioselenio; non ho mai visto questa lega, non so come possa essere entrata. Questa persona aveva gli occhi marroni; dopo due anni di patologia aveva gli occhi sul grigio, dopo altri due anni gli occhi sono diventati blu. Il cobalto è blu: c'eè una correlazione? Non lo so. So che esiste la sindrome di Wilson, che è genetica, in cui si accumula rame: la parte esterna dell'occhio diventa gialla brunata come il rame. E' una coincidenza? Nessuno ha mai dato una spiegazione, quindi siamo aperti a tutte le possibili ipotesi; sta di fatto, però, che la moglie ha sviluppato quella che si chiama la burning semen disease, in italiano si potrebbe tradurre come «sindrome del seme urente». Il militare, una volta tornato a casa, aveva delle turbe neurologiche e non riusciva a portare a termine l'atto sessuale; il giorno dopo la partner aveva bruciori nella parte interna tali da non poter stare in piedi. Ha dovuto inserire un preservativo con del ghiaccio dentro. La partner, in seguito, ha avuto anche perdite di sangue che non sono comprensibili da nessun ginecologo.
Sperma con bismuto, calcio, titanio, ferro, cobalto, cromo, molibdeno, acciaio: le nanoparticelle possono passare nel partner
Ho conosciuto personalmente mogli che hanno sviluppato un cancro dell'utero. Sta di fatto che se nello sperma di un soldato ci sono degli elementi come bismuto, calcio, titanio, ferro, ebbene, non sono assolutamente biocompatibili: cosa facciano poi a livello dello sperma, cosa facciano nel partner non lo so, ma possono passare nel partner.
E' un fatto che molti soldati della prima guerra del Golfo hanno avuto figli malformati; è un fatto, non so se c'è una correlazione.
Questa cosa non è biologica, ma non è neanche biodegradabile, quando è all'interno rimane, non va più via.
Ho delle immagini in cui si nello sperma si possono notare alcune palline tonde di ferrocromo, e, di nuovo, una particella di zirconio. Quindi ci sono delle chimiche che effettivamente ricorrono. Notiamo anche particelle di tungsteno, titanio, cobalto, ferro, cromo e molibdeno. E poi anche acciaio, che potrebbe derivare benissimo dall'armatura di un carro armato.
Mangiare un cavolo con le nanoparticelle e ammalarsi di tumore
In conclusione possiamo dire che le nanoparticelle possono passare: passano tranquillamente la barriera polmonare ma passano anche quella intestinale, perché se - per esempio - mangio un cavolo su cui è caduta questa polvere, ho una certa probabilità di ingerirlo. Quindi, questa polvere giunge negli organi interni e posso avere delle patologie di tali organi interni perché non c'è nessuna barriera che possa fermare queste nanoparticelle.
Siamo partiti dall'uranio impoverito per imbatterci in una questione che di certo porta molto più lontano perché sconfina dallo specifico problema relativo all'uranio ed investe più estensivamente la questione ambientale.Note: Riduzione dell'audizione tenuta il 18 maggio 2005 davanti alla commissione parlamentare di inchiesta presso il Senato della Repubblica.
Titolazione e adattamento a cura di Alessandro Marescotti, peacelink
"L'uranio impoverito ha dei complici", denuncia il senatore Malabarba, membro della Commissione d'inchiesta sull'U.I., evidenziando il boicottaggio del Ministero della difesa, che ha ostacolato in ogni modo la fornitura di dati e testimonianze da parte dei militari.
Tentativi di depistaggio nella stesura della relazione finale
La denuncia di Gigi Malabarba, capogruppo PRC e segretario della Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito.
Senato della Repubblica
Gruppo Rifondazione ComunistaComunicato stampa
L'URANIO IMPOVERITO E' KILLER, MA HA DEI COMPLICI
MINISTERO DIFESA HA SABOTATO INCHIESTADichiarazione di Gigi Malabarba, capogruppo PRC e segretario della Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito
"E' accaduto ciò che si poteva temere: i commissari di centrodestra che non si sono mai presentati ai lavori della Commissione tentano ora di stravolgerne le conclusioni. Certamente si tratta di un testo che, nella migliore delle ipotesi, non può soddisfare chi si è battuto per la verità e la giustizia e lascia a tutti l'amaro in bocca. Nonostante tutto, anche dalle conclusioni pur ambigue e insoddisfacenti che sembrano delinearsi un dato è inequivocabile: l'U.I. ha per certo un "ruolo indiretto" nel promuovere patologie tumorali, in quanto l'esplosione di munizioni ad altissima temperatura provoca la dispersione di polveri - "anche a grande distanza dal luogo dell'impatto" e per un lungo periodo - la cui inalazione trasferisce nei tessuti umani nanoparticelle tossiche di minerali pesanti, effettivamente ritrovate nei militari malati di ritorno dalle missioni nei Balcani. I militari colpiti e i loro familiari devono avere, anche indipendentemente dalla sussistenza della causa di servizio, adeguata assistenza, sostegno al reddito e speciale elargizione» commenta così Gigi Malabarba, capogruppo PRC al Senato e segretario della Commissione d'inchiesta, la risoluzione conclusiva proposta oggi a Palazzo Madama che con ogni probabilità sarà votata definitivamente domattina.
«Il fatto che "non sono state riscontrate (...) tracce di uranio impoverito in campioni istologici di militari italiani (...) che hanno sviluppato patologie tumorali" trova quindi una spiegazione più complessa, grazie al lavoro di consulenti molto qualificati, tra cui la dottoressa Gatti dell'Università di Modena. Per cui i tumori si producono tra i soldati in missione e tra le popolazioni civili attorno ai poligoni di tiro o nei teatri di guerra sicuramente per effetto indiretto di bombardamenti o esplosioni di proiettili all'U.I. e forse anche con altra composizione. L'uranio impoverito c'entra quindi, eccome, e ha dei complici!»
"Tuttavia anche sulla presenza diretta di U.I. - che nessuno può permettersi seriamente di escludere - nei tessuti dei militari ammalati e su quanti lo siano veramente, se "la Commissione non ha ancora potuto disporre di dati certi" è a causa del sistematico boicottaggio del Ministero della difesa che ha impedito agli stessi distretti militari di fornire i dati a una Commissione parlamentare, che pure dispone degli stessi poteri inquirenti della magistratura. Quindi non si esclude nulla! Mentre la Commissione diretta dal professor Mandelli semplicemente non è attendibile anche dalla formulazione che prevale finora: sarà per questo, forse, che l'illustre cattedratico non si è presentato alle audizioni!» continua Malabarba.
«Attraverso il prezioso lavoro dei consulenti e l'impegno dello stesso presidente Paolo Franco, la Commissione ha solo cominciato, ma ha cominciato comunque a far breccia nel muro di omertà costruito dalle gerarchie militari e posto le basi per proseguire i lavori nei prossimi mesi con la nuova legislatura. Ai militari ammalati, ai loro familiari e alle popolazioni che vivono presso i poligoni di tiro soprattutto in Sardegna dico che se qualche parzialissimo risultato si potrà ottenere, ciò lo si deve soprattutto a loro, che hanno manifestato in piazza anche ieri, e che da oggi le vertenze legali intraprese nei confronti del Ministero della difesa potranno avere un puntello in più a loro sostegno. Le mancate protezioni per omessa o ritardata informazione dei contingenti in missione nei Balcani, ad esempio, sono perfettamente deducibili, anche se non con gli effetti sanzionatori che avremmo voluto, dalle date di diramazione dei documenti che attestano i rischi associati all'esplosione all'U.I.: per sei anni i militari italiani sono stati lasciati senza norme di protezione».«Viene inoltre smontato - al di là di affermazioni senza ritegno di esponenti di AN -il tentativo di depistaggio legato alla somministrazione dei vaccini, di per sé risibile rispetto alla popolazione civile colpita da neoplasie che evidentemente non ha avuto questo trattamento. Banalmente la concentrazione nel tempo dei vaccini può logicamente avere effetti debilitanti specie in taluni soggetti, ma non può essere la causa di questa ecatombe».
«Da ultimo, l'assoluzione dell'U.I. in quanto -pur essendo documentatamente pericoloso- non sarebbe "direttamente" causa delle patologie per i militari italiani in missione nei Balcani e quindi i tumori sarebbero causati da "degrado ambientale e inquinamento", rappresenta - secondo il segretario della Commissione d'inchiesta, Gigi Malabarba - una lettura fuorviante della stessa proposta di risoluzione della Commissione, essendo scientificamente provato che esistono sempre eziologie multicausali, mentre persino quell'inquinamento ambientale indicato deriva direttamente dai bombardamenti».
"Il voto di Rifondazione Comunista che ha lavorato duramente in tutti questi mesi dipenderà concretamente dall'accoglimento almeno di osservazioni e proposte che, più che pretendere da questa maggioranza impossibili convergenze, consentano di prodeguire proficuamente un lavoro appena iniziato".
28.02.06
Ufficio stampa PRC Senato
A Nassiryia usato l'uranio impoverito
Un video dal Giappone testimonia l'utilizzo dei proiettili. 15 soldati italiani malatiNassiriya, marzo 2004. Il soldato risponde senza incertezze alla domanda. «Rischi legati all'uranio impoverito? Nella zone non c'è uranio impoverito, mai avuti problemi». La telecamera allarga il campo fino a inquadrare una colonna di carri armati iracheni distrutti e distante non più di un centinaio di metri dalla base dei nostri soldati. Poco prima, proprio tra quelle lamiere mezze bruciate e perforate dalle pallottole, un contatore geiger aveva rilevato una presenza di radiazioni pari a 10 microsiver. Un'altra sequenza è girata all'interno dell'ospedale pediatrico di Baghdad e documenta gli effetti della radiazioni sui bambini: fotogrammi terribili che mostrano corpi deformi o privi di arti, visi sfigurati di neonati con gli occhi pieni di terrore. Le immagini fanno parte di un video di 23 minuti realizzato tra il 2003 e il 2004 da una troupe giapponese in Iraq e smentiscono drammaticamente quanto affermato fino a oggi dal ministro della Difesa Antonio Martino, che ha sempre negato l'uso nella guerra del Golfo di pallottole e missili contenenti Depleted uranium, uranio impoverito. Il documentario (in possesso dell'Osservatorio Militare che nei prossimi giorni lo pubblicherà sul sito www.osservatorio militare.it) è stato girato dalla televisione giapponese, ma il video è ancora inedito in Italia, dove intanto cresce il numero dei soldati che hanno fatto ritorno dall'Iraq gravemente ammalati. Gli ultimi sarebbero almeno quindici, secondo l'Osservatorio Militare, numero che fa salire il totale dei militari ammalati dal 1998 a oltre 300, 44 dei quali sono morti. E intanto sono attese per martedì prossimo le conclusioni della Commissione d'inchiesta parlamentare istituita proprio per far luce sui possibili legami tra le malattie riscontrate nei soldati e l'uso di munizioni all'uranio impoverito.
Il video. In tutto si tratta di 23 minuti girati tra Giappone, Iraq, Italia e Stati uniti e legati da un unico filo conduttore: documentare i danni provocati dall'utilizzo dell'uranio impoverito. L'operatore gira tra le abitazioni colpite dai missili, si ferma presso le carcasse di mezzi militari distrutti, interroga civili e soldati. E ogni volta misura, contatore geiger alla mano, la quantità di radiazioni presenti nelle zona. Il risultato è sempre lo stesso: la lancetta dello strumento comincia a muoversi fino a impennarsi. Una scena che si ripete nei pressi della base italiana a Nassiriya, in cui la presenza di uranio impoverito viene smentita dal portavoce della base, ma che diventa paradossale quando a negare l'uso del «metallo del disonore» è un soldato giapponese con il bossolo di un proiettile all'uranio impoverito a poca distanza dai piedi. Più drammatiche di tutte sono però le immagini che documentano gli affetti delle pallottole sui civili. Nel filmato si vedono bambini iracheni deformati dalla radiazioni, ma anche i figli dei reduci americani.
I soldati malati. Parlando l'anno scorso davanti alla Commissione di inchiesta del senato, il ministro Martino ha sempre smentito l'uso di munizioni radioattive: «I nostri militari impegnati all'estero - disse - non corrono alcun pericolo per l'uranio impoverito: non lo usano loro e neanche i militari di altri paesi che collaborano con loro». Eppure i soldati che ammalano di tumore una volta tornati a casa aumentano. Degli ultimi 15 denunciati dall'Osservatorio Militare, tre hanno compiuto missioni in Afghanistan e Iraq, uno soltanto in Iraq, mentre tutti gli altri hanno avuto esperienze nei Balcani prima di essere inviati a Nassiriya. Tra le patologie riscontrate, ci sarebbero almeno tre casi di tumore ai testicoli e un caso di tumore allo stomaco. In Iraq, denuncia Domenico Leggiero, dell'Osservatorio Militare, «oltre al fosforo bianco è stato usato anche l'uranio impoverito e l'esperienza dei Balcani non è servita a maturare le coscienze dei vertici militari: tumori ai testicoli, alla tiroide e linfomi di ogni tipo sono l'eredità che l'impiego in Iraq ci sta lasciando».Carlo Lania
Il Manifesto
24.02.06
Armi all'uranio impoverito, il silenzio cala anche sull'Iraq
Paola Mirenda, Osservatorio Iraq
22 febbraio 2006
Anche tra i reduci della missione Antica Babilonia in Iraq cominciano ad affiorare i primi casi di patologie da uranio impoverito. Lo afferma Domenico Leggiero, responsabile dell' Osservatorio Militare.
Da dove vengono i dati che avete illustrato?
Le informazioni ci vengono dai ragazzi che rientrano dai territori operativi, e che sono ammalati di linfoma, di cancro… Effettuiamo nostre ricerche sia sull'impiego, sia sui compiti, sia sulla diagnosi: dopo vari accertamenti li colleghiamo oppure no all'esposizione all'uranio impoverito.
Questa esposizione è confermata anche per quanto riguarda l'Iraq o si confonde all'interno delle varie missioni che questi uomini compiono?
Purtroppo questo è un problema che abbiamo, perché i militari comunque sono sempre gli stessi. Quelli che rientrano dall'Iraq con qualche patologia hanno già in linea di massima partecipato ad altre operazioni nei Balcani. Per cui riesce difficile, almeno per la nostra incompetenza dal punto di vista medico, fare una precisa differenziazione tra coloro che si sono ammalati nel Balcani e coloro che si sono ammalati in Iraq .
Non c'è su questo il conforto dei altri dati di militari di altre missione internazionali che stanno partecipando e che possono fornire degli elementi?
Sono contesti diversi: gli inglesi sotto questo punto di vista sono ermetici; i francesi non operano in Iraq, mentre quelli che hanno operato nei Balcani – come il battaglione Salamandra - hanno degli indici in certi casi addirittura superiori a nostri, però ovviamente non parlano.
Dico ovviamente, perché la Francia è l'unica nazione europea a produrre proiettili all'uranio impoverito, per cui ci sono delle altre motivazioni. Ovviamente, loro che sono un paese occidentale in tutti i sensi, assistono i loro malati, sia nel loro percorso di malattia sia fino alla morte, in modo decisamente diverso da come facciamo noi in Italia.
Attualmente noi non possiamo fare il parametro con altri militari, così come non possiamo fare un confronto su indici decisamente più perfetti di quelli balcanici: sembra assurdo ma è così, i registri tumorali dell'Iraq sono più aggiornati di quelli dei Balcani, anche perché con la prima Guerra del Golfo abbiamo più di sedici anni di dati. Ma non si può fare il confronto con la popolazione locale perché hanno differenza di tempi di esposizione.
Dunque, c'è questa grossa difficoltà.
Diciamo che con una forza armata gestita più o meno in modo serio potevamo avere un parametro da adottare, che era quello del test e del monitoraggio continuo. In teoria questa forza c'è, con il comitato Signum , ma di fatto lo stesso comitato parte da presupposti sbagliati, non ha dei riferimenti fissi, e ha già denunciato in qualche modo il fallimento dell'operazione. Dal comitato Signum, dalle varie commissioni Mandelli, c'è soltanto una spugna in termini economici: finora non hanno dato, né potranno dare – a mio modesto parere - nulla, quantomeno con delle basi elementari che abbiano qualcosa a che vedere con la scienza. Attualmente tutte le verità che vengono sono solo verità di comodo, sia per l'aspetto politico ma soprattutto per l'aspetto militare, perché dietro l'utilizzo dell'uranio impoverito ci sono delle colpe ben chiare che a questo punto non può che essere la magistratura ad accertare.
Il Ministro Martino si è affrettato, nella stessa giornata in cui voi avete diramato questo comunicato, a smentire che in Iraq siano state utilizzate armi all'uranio impoverito sia da pare dei militari italiani sia da parte dei militari del resto della coalizione. Se esistono prove testimoniali dell'uso di armi all'uranio impoverito, perché questa fretta di smentire?
Questo non lo sapevo…A dire la verità io conoscevo il ministro Martino come il più grande difensore del ministro Mattarella quando si parlava di uranio impoverito, al punto tale che mi sono dovuto documentare per capire se effettivamente appartenevano a due governi diversi oppure erano amici di vecchio partito: alla fine la seconda ipotesi è stata la più comprensibile per il comportamento tenuto da Martino. Ma se questo è il dubbio, io sono pronto a fare vedere il video - girato a Nassirya a ridosso del nostro insediamento, e a Baghdad - degli A10 che attaccano e dei residui dei proiettili all'uranio, con relativa documentazione dei rilevamenti dei microSievert fatti a ridosso dello schieramento dei militari italiani.
Sono già state rese note anche foto di militari italiani in tuta protettiva, con la strumentazione idonea a rilevare sostanze radioattive….
Probabilmente il ministro Martino era preso da altre cose e non l'ha notato…
Lei come si spiega questa fretta di negarne l'uso, addirittura da parte di tutti i membri della coalizione?
Ripeto: bisognerebbe cercare nelle radici politiche e storiche del ministro Martino e del ministro Mattarella. Non me lo so giustificare, e mi lascia esterrefatto un comportamento del genere. Io posso semplicemente dire che credevamo di aver raggiunto il fondo nella Difesa con la gestione Mattarella, invece il ministro Martino ci ha insegnato e fatto vedere che si poteva scendere ancora più in basso, e lo stiamo facendo a piè veloce.
Torniamo al problema generale dell'uranio impoverito. Negare sull'Iraq è abbastanza facile, poiché i registri non possono dare risultati certi. Ma sui Balcani ? Se ne sta discutendo da troppi anni perché si possa continuare a negare questa situazione, e questa negazione fa sì che non si facciamo studi concreti sui militari mandati in missione, non vengano riconosciute patologie di servizio, e soprattutto vengono lasciati soli quando si trovano- stavolta davvero - a combattere contro la morte.
Mi perdoni innanzitutto una precisazione: prima di tutto c'è un assenza del ministro Martino. Non vorrei e non mi piace far politica, ma sono certo che se Berlusconi, o Prodi al suo posto, effettivamente riuscissero a abbattere il muro di gomma, e parlare in modo diretto con la base, probabilmente sia Mattarella sia Martino sarebbero saltati per aria immediatamente. Perché è talmente ovvia la situazione, che soltanto dei ministri che possono avere delle esigenze di carattere politico a nascondere (e bisogna soltanto avere la volontà di nascondere) possono negare questa evidenza. Noi abbiamo documenti che risalgono al 1990, documenti del Pentagono, che invitano tutti gli Stati a fare adottare ai propri militari misure di precauzione, perché se operano in territorio - sono queste le parole di una direttiva del Pentagono del 13 luglio 1993- senza le adeguate protezioni “operare in zone dove è stato esploso uranio impoverito può provocare” , anzi provoca “malattie linfatiche, cancro e altre patologie cancerose”.
Questo è quanto dice il Pentagono sin dal 1993.
Si può dire che era semplice dotare di maschere i nostri militari, è vero, ed è appunto questo l'aspetto preoccupante ed è il punto di unione che c'è tra Martino e Mattarella.
Dotare i nostri militari di precauzioni significava due cose: la prima far capire ai genitori, alle mogli, alle famiglie che erano in Italia che operavamo in condizioni non del tutto in sicurezza. Non c'era solo l'insicurezza dettata dall'ambiente bellico - quello è un nostro dovere e non è un problema - ma c'era un problema di sicurezza subdola, dovuto a qualcuno che aveva utilizzato del materiale che non doveva utilizzare.
Secondo, se ai militari che operano in quelle zone gli si dà la protezione, cosa si può dare ai civili ? nulla, perché non glielo si può dare, quindi significa che abbiamo utilizzato contro i civili degli armamenti che non potevano essere utilizzarti.
Ecco i due motivi per i quali, a mio modesto parere, questo non è stato fatto, ma poi sarà la magistratura ad accertare eventuali doli, e capire chi ha deciso deliberatamente di fare strage dei nostri ragazzi.
Ma l'uranio impoverito, non rientra tra le armi proibite?
Si, ed è una risoluzione dell'Onu del 1978 se non sbaglio, che avevano proposto anche gli americani
Ma poi non hanno firmato i protocolli, mentre l'Italia li ha firmati tutti
Si, ma degli americani non mi preoccupo più di tanto. È un classico, un loro modo di comportarsi, ed è il motivo per cui l'Onu diventa un soggetto ridicolo, nel momento in cui la potenza che dichiara guerra a tutto il mondo non firma i suoi trattati.
Io ritengo che gli Stati Uniti non avrebbero avuto nessun problema ad osservare la direttiva da loro stessi proposta che proibisce l'utilizzo dell'uranio impoverito. Ma nel 1980 ci fu una sorta di tangentopoli americana nel mondo militare: alcuni generali del Pentagono vennero arrestati perché accusati di aver acquistato enormi quantità di uranio impoverito da altre nazioni per la sperimentazione di armi. Questo era vero, i generali furono indagati e inquisiti. Però, nello stile americano, poiché avevano preso un decisione a nome e per conto degli Usa, quella decisione non è stata mai più rinnegata: perciò da quel momento riprendono le sperimentazioni.
Poi si sono accorti che l'uranio impoverito poteva essere messo nei proiettili, e andando a fare una guerra ogni tanto qua e là per il mondo questo poteva essere un ottimo modo per smaltire la produzione delle loro centrali atomiche e quindi ecco che ci troviamo, nel 2006, a contare ancora le migliaia di tonnellate di uranio impoverito che vengono scaricate qua e là in giro per il mondo ma sempre ovviamente lontano dagli Stati Uniti.
Lei crede che queste denuncie possano avere qualche effetto oppure ogni volta cade il silenzio?
C'è un silenzio devastante sulla vicenda, in parte dovuto ai giornali. In parte perché – drammaticamente - la notizia va nel momento in cui esce, quando poi diventa un conteggio di morti cade anche la notizia stessa: è la legge del giornalismo che è cosi.
L'unica forza che possiamo avere per superare questo impasse, l'unica forza è nell'opinione pubblica. Abbiamo il sospetto che anche il documento della Commissione di inchiesta uranio possa cadere, per questa volontà di mettere tutto a tacere.
Noi vorremmo organizzare per il prossimo martedì mattina un sit-in davanti Palazzo Chigi, dove verranno tutti i nostri ragazzi ammalati, le famiglie dei ragazzi deceduti: aspetteremo lì seduti come abbiamo fatto per anni, per uno o due giorni e anche di notte se serve finché non ci riceve il presidente Berlusconi. Dopo che saremo stati ricevuti e avremo consegnato la documentazione in nostro possesso, allora sapremo se questa è soltanto una posizione politica dei ministri accumunati dal medesimo percorso politico quali Mattarella o Martino, o se è una volontà di tutti i governi, che più che un'espressione politica è contratto di sudditanza nei confronti degli Stati Uniti
Sotto accusa anche i poligoni di tiro della Puglia
28 febbraio 2006La Puglia è la regione italiana con più servitù militari assieme alla Sardegna.
Ci rivolgiamo al Presidente della regione Puglia Nichi Vendola perché si sospendano le esercitazioni militari in cui vengono provocate deflarazioni con polveri sottili.
Chiediamo che si nominino i membri del Comitato Misto Paritetico allo scopo di affrontare, nelle sedi opportune, il grave problema delle nanoparticelle che si possono diffondere in tutto il territorio circostante.Le nanopolveri prodotte dalla guerra e dai poligoni di tiro entrano nei tessuti di soldati e i civili coinvolti, senza più uscirne. Questa novità è emersa nel corso delle audizioni della Commissione di inchiesta del Senato sull'uranio impoverito. E' una sconvolgente verità che chiama in causa anche i poligoni di tiro della Puglia, indipendentemente dal fatto se venga o no usato l'uranio impoverito. Infatti le esplosioni che producano temperature oltre i duemila gradi sono in grado di diffondere "nanoparticelle" potenzialmente cancerogene. Le nanoparticelle sono sicuramente prodotte dalla potenza di fuoco dell'uranio impoverito ma possono essere diffuse anche da esplosioni provocate da altre armi. Sotto accusa è la guerra moderna e le sue tecnologie sempre più distruttive capaci di esplosioni dagli effetti inimmaginabili.
E' in atto in buona sostanza una contaminazione planetaria prodotta da nanoparticelle inquinanti. Ingerite o inalate passano tutte le barriere biologiche un tempo reputare "invalicabili" (la barriera polmonare, quella intestinale, quella ematoencefalica). Ha dichiarato la dottoressa Antonietta Gatti: "Le nanoparticelle da 0.1 micron, quindi cento volte più piccole di quelle che respiriamo in strada, una volta respirate, dopo 60 secondi hanno passato la barriera polmonare e sono entrate nel sangue; dopo un'ora sono arrivate al fegato. Quando questi corpi estranei sono all'interno, non è più possibile eliminarli". Ma la verità emersa è ancora più allarmante: le nanoparticelle cancerogene non solo entrano irreversibilmente nei tessuti (ossia non vengono espulse con urine, feci, respirazione) ma entrano nello sperma. Vengono trasmesse al partner tramite l'atto sessuale. Sono stati analizzati casi di sperma di soldati in cui inspiegabilmente si è riscontrata la presenza di bismuto, calcio, titanio, ferro, cobalto, cromo, molibdeno, acciaio. L'inquietante scoperta delle "nanopatologie", emersa nella Commissione di inchiesta del Senato sull'uranio impoverito, impone alla Puglia (la regione italiana con più servitù militari assieme alla Sardegna) una precisa urgenza: l'analisi dell'inquinamento da nanoparticelle prodotto dai poligoni di tiro. Occorre vedere se sono presenti nell'organismo umano, negli alimenti e nell'ecosistema in generale. Tali analisi molto sofisticate attualmente si possono realizzare in Italia solo presso il Laboratorio dei biomateriali del Dipartimento di neuroscienze dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.
Applicando il principio di precauzione occorre pertanto bloccare le esercitazioni militari che producono deflagrazioni e polveri sottili in attesa dei risultati di analisi sulle nanoparticelle. Le patologie tumorali riscontrate in tutt'Italia nelle vicinanze dei poligoni di tiro consigliano di sospendere le esercitazioni di guerra nell'interesse sia delle popolazioni civili sia dei militari coinvolti. Ci rivolgiamo al Presidente della regione Puglia Nichi Vendola perché si faccia portavoce di questa urgenza e all'intero consiglio regionale affinché si nominino i membri del Comitato Misto Paritetico allo scopo di affrontare, nelle sedi opportune, questo grave problema.
Piero Castoro Comitati Alta Murgia
http://www.altramurgia.itAlessandro Marescotti presidente di PeaceLink
http://www.peacelink.it
Balcani: continuano i decessi per uranio impoverito
31 gennaio 2005
Al mercato di Bujanovac, cittadina nel sud della Serbia, i banchi degli abitanti di Bratoselce e di Borovac - due villaggi limitrofi - vengono regolarmente evitati. La gente ha paura che carne, formaggio e uova siano contaminati da uranio impoverito. Nei pressi dei due villaggi nel 1999 i caccia della NATO hanno sganciato le bombe nella campagna "umanitaria" per liberare il Kossovo. I proiettili erano all'uranio impoverito, metallo utilizzato perché più pesante di altri e capace di sfondare con più facilità bunker e corazze dei carroarmati.
Oggi la gente teme per la propria salute. In un'inchiesta svolta da Blic News, uno dei più autorevoli settimanali della Serbia, si sottolinea come dopo i bombardamenti hanno cominciato ad apparire con frequenza nel bestiame malformazioni genetiche: a Reljan è nato un agnello senza occhi, a Borovac un capretto con quattro, anziché due unghie ad una sola zampa. Paura condivisa anche da molti cittadini bosniaci. Solo nel 2000, in seguito alle prime pagine dei quotidiani europei dedicate alla "Sindrome dei Balcani" la NATO ha comunicato di aver utilizzato proiettili all'uranio impoverito anche in Bosnia.
Ad Hadzici, sobborgo di Sarajevo, l'imam locale, Hazim Effendi Emso, osserva un cimitero straripante. Lo spazio al centro della triste distesa di questa periferia industriale è costellato di nuove tombe. "Recentemente il numero dei funerali è aumentato. Quasi ogni giorno un funerale" - afferma triste. Le date di nascita e di morte scolpite sulla lapide mostrano che molti sono morti nella loro mezz'età. La maggior parte di loro viveva a Grivci, un quartiere di Hadzici. "Un gran numero di abitanti di Grivci sono morti di cancro, ma è solo da un anno che stiamo registrando e tenendo statistiche sui decessi" - nota l'Imam. Secondo la NATO, dal 5 all'11 settembre del 1995, i propri aerei hanno sparato 1500 volte verso il deposito-rifugio per carro armati di Hadzci, nei pressi di Grivci. Sono in molti, oggi, ad essere convinti non si tratti di una semplice coincidenza e a parlare della correlazione tra bombardamenti e forme tumorali. I medici bosniaci constatano intanto che la mancanza di ricerca degli effetti sulla salute dell'uranio impoverito ha creato negli abitanti un clima di paura.
Eppure l'UNEP, agenzia ONU specializzata in campo ambientale, ha effettuato alcune missioni sia in Bosnia che in Kossovo per valutare il livello di radiazioni nei siti bombardati. Il Rapporto stilato riscontra "radiazioni solo di poco sopra la media", comunque non tali da poter asserire la correlazione tra livello di radioattività e incremento di tumori tra la popolazione. Ma lo stesso capomissione dell'UNEP, Pekka Haavisto, in passato Ministro dell'ambiente in Finlandia, ha ammesso che "i risultati dei monitoraggi dimostravano ben poco arrivando questi ultimi a troppi anni di distanza dai bombardamenti". Anche la Commissione Mandelli, istituita dal Governo italiano per far luce sulle ormai oltre 30 morti per forme tumorali tra i militari italiani reduci da missioni in Bosnia e Kossovo, non è riuscita a fare chiarezza. Dal punto di vista statistico sono state riscontrate "anomalie", ma non così significative da definire una stretta relazione tra esposizione a proiettili all'uranio impoverito e insorgenza di forme tumorali.
C'è chi ha seguito invece una strada d'indagine del tutto diversa. La dottoressa Antonietta Gatti, responsabile del Laboratorio dei Biomateriali dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, è a capo di un progetto di ricerca europeo sulle correlazioni tra tumori ed esposizione a micro e nanoparticelle. Secondo la dottoressa i tumori non sono legati alla radioattività, ma alle "polveri sottili" e nanoparticelle causate dall'alta temperatura sprigionata dall'impatto dei proiettili all'uranio impoverito. "Queste vengono poi inalate od assunte tramite la catena alimentare. Il nostro organismo non è in grado di espellerle e si depositano nei tessuti e causano forme tumorali" - nota la dottoressa Gatti che ha riscontrato la presenza di queste nano-particelle nei tessuti dei defunti per la cosiddetta "Sindrome dei Balcani". Una scoperta è arrivata quasi per caso, dopo che alcuni soldati reduci dai Balcani e dalla Guerra nel Golfo hanno richiesto l'analisi dei propri campioni. In quel momento la Gatti aveva sviluppato una nuova tecnica diagnostica che le ha permesso di vedere e fotografare le nano-particelle presenti nei tessuti patologici analizzati.
Purtroppo le ricerche della Gatti, pur ritrovando molti riscontri con la realtà, non trovano altrettanto facilmente fondi e risorse. Far chiarezza sulla "Sindrome dei Balcani" non sembra una priorità per nessuno. Intanto, non solo in Italia ma anche in Bosnia e Kossovo si continua a morire. Ahmed Fazlic-Ivan vive a 300 metri dal deposito per carri armati nel sobborgo di Sarajevo bombardato nel 1995 dalla NATO. "Siamo venuti a conoscenza dell'uranio impoverito nel 2002, quando sono arrivati qui gli ispettori dell'ONU. Mio padre è morto di un tumore ai polmoni nel marzo di quest'anno. Vi sono 700 persone che vivono a Grivci e 56 di questi sono morti negli ultimi due anni, molti dei quali di cancro o diabete. Qui diciamo spesso che Aezrael, l'angelo della morte, è venuto a Grivci e che ci porterà via tutti".
di Davide Sighele
Osservatorio sui Balcani