Il terrorismo,
la televisione,
e la rabbia vendicativa
Norman SolomonFissiamo gli schermi delle televisioni e cerchiamo di comprendere la sofferenza del terrorismo. Molto di ciò che vediamo è atroce e tutto troppo reale; angoscia ed un dispiacere terribili.
Allo stesso tempo siamo testimoni di un onslaught dell'inganno da parte dei media. "I più grandi trionfi della propaganda sono stati ottenuti non con il fare qualcosa, ma con il refraining dal fare", osservò Adolf Huxley molto tempo fa. "Grande è la verità, ma ancora più grande, da un punto di vista pratico, è il silenzio attorno alla verità".Il silenzio, rigorosamente selettivo, domina la copertura che i media offrono di questi giorni. Per i policy-makers di Washington l'utilità pratica di questo silenzio è enorme. In risposta all'assassinio di massa commesso dagli attentatori, la giustezza dell'azione militare USA è chiara -- fintanto che non si vede la politica del "due pesi, due misure".
Mentre le truppe di salvataggio coraggiosamente affrontavano il fumo intenso e le macerie raccapriccianti, Vincent Cannistraro, analista di ABC News, aiutava milioni di spettatori a mettere tutto nelle giusta prospettiva. Cannistrato è stato un ufficiale di alto grado della CIA, responsabile tra l'altro del lavoro della CIA con i contras in Nicaragua agli inizi degli anni '80. Dopo essersi trasferito al National Security Council nel 1984, diventò supervisore degli aiuti sottobanco alla guerriglia afgana.
In altre parole Cannistraro ha alle sue spalle una lunga storia di assistenza a terroristi -- prima i contras che di routine uccidevano civili in Nicaragua; poi i mujahidin ribelli in Afganistan... come Osama bin Laden.
Come è possibile che un collaboratore di lunga data di terroristi appaia ora credibile nel denunciare il "terrorismo"? È facile. Tutto ciò che è necessario è che i servizi dei media rimangano in una specie di zona di neutralità storica in cui non c'è uso possibile per qualunque aspetto della realtà che non sia conveniente riconoscere al momento presente.
In "1984, George Orwell descriveva la dinamica mentale: "Il processo deve essere cosciente, o non sarebbe portato a compimento con la precisione sufficiente, ma deve anche essere inconscio, o porterebbe con sé una sensazione di falsità e perciò di colpevolezza... Mentire deliberatamente eppure crederci genuinamente, dimenticare qualsiasi fatto che sia divenuto sconveniente, e poi, quando ridiventasse necessario, richiamarlo indietro dalla dimenticanza giusto per il tempo necessario, negare l'esistenza di una realtà oggettiva e allo stesso tempo prendere atto della realtà che si nega -- tutto ciò è indispensabilmente necessario".
Il Segretario di Stato Colin Powell ha denunciato "persone che credono che con la distruzione di edifici, con l'assassinio, possano raggiungere in qualche modo un obiettivo politico". Parlava dei terroristi che avevano colpito il paese qualche ora prima. Ma Powell stava anche descrivendo in maniera appropriata una lunga schiera di alti ufficiali di Washington.
Sarebbe molto insolito ascolta un commento su questa sorta di ipocrisia su uno qualunque dei canali principali negli USA. Eppure è sicuro che i policy-makers statunitensi abbiano creduto di poter "raggiungere un obiettivo politico" -- con la "distruzione di edifici, con l'assassinio" -- mentre lanciavano missili su Bagdad o Belgrado.
Né i media chiave della nazione stanno facendo molto per gettare luce sugli attacchi americani che furono indicati come "rappresaglia" anti-terroristica -- come il lancio di 13 cruise, un giorno dell'agosto 1998, sull'impianto farmaceutico Al Shifa di Khartoum, in Sudan. Quell'attacco che privò un paese immiserito di medicinali disperatamente necessari fu un'atrocità commessa (nelle parole di Noam Chomsky) "senza un pretesto credibili, distruggendo metà delle disponibilità farmaceutiche del paese e uccidendo con ogni probabilità decine di migliaia di persone".
Nessuno conosce il numero esatto di vite perdute a causa dell'abbattimento della già povera disponibilità di farmaci del Sudan, aggiunge Chomsky, "perché gli USA bloccarono una inchiesta ONU e nessuno si preoccupa di determinarlo".
L'esame da parte dei media delle atrocità commesse dal governo USA è cosa rara. Solo alcuni atti di creudeltà meritano i riflettori. Solo alcune vittime meritano l'immedesimazione. Solo alcuni crimini contro l'umanità meritano le nostre lacrime.
"Questa sarà una lotta monumentale del bene contro il male", ha proclamato il presidente Bush. Le reazioni dei media a questa retorica sono state in maniera travolgente favorevoli.
Ma le voci strappacuore che si ascoltano oggi sulle onde radio degli USA non sono né meno né più importanti delle voci che non abbiamo mai ascoltato. Oggi le vittime del terrorismo in America meritano la nostra profonda compassione. La stessa che meritano le vittime lontane degli Stati Uniti -- esseri umani la cui umanità è passata inosservata ai media USA.
Alla base di questo mancato riconoscimento è un'arroganza nazionalistica condivisa dalla stampa e dallo stato. Pochi occhi si sono spalancati quando il Time dichiarò, nell'edizione del 10 settembre: "Gli USA vivono uno di quei fortunati -- e rari -- momenti nella storia in cui sono nella condizione di dare al mondo la forma che vogliono". Questo atteggiamento può solo attirare su di noi una successione di disastri.Ottobre 2001