In vista del dibattito parlamentare di mercoledì 7 novembre
Appello della Tavola della Pace ai Parlamentari
"Ricordatevi dei trecentomila della Marcia Perugia-Assisi.
Dite no al coinvolgimento dell'Italia nella guerra dell'Afganistan".Perugia, 5 novembre 2001 - In vista del dibattito parlamentare di mercoledì sulla possibile partecipazione dell'Italia alla guerra in corso in Afganistan, i promotori della grande Marcia per la pace Perugia-Assisi dello scorso 14 ottobre rivolgono un pressante appello a tutti i Deputati e Senatori: "Ricordatevi dei trecentomila della Marcia Perugia-Assisi: dite no al coinvolgimento dell'Italia in guerra dell'Afganistan".
"Nelle scorse settimane, attraversati da poche certezze e da molti dubbi, ci siamo divisi tra coloro che ritenevano l'intervento armato un mezzo sbagliato e chi lo riteneva inevitabile. Oggi noi tutti siamo chiamati a fare i conti con i fatti e l'evoluzione reale della situazione, con gli effetti reali dei bombardamenti, con il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto, con la destabilizzazione del mondo musulmano in corso e con gli altri numerosi problemi evidenziati.
Alcuni fatti appaiono ogni giorno più chiari. Primo: il terrorismo è una minaccia contro l'umanità e contro le prospettive di miglioramento del mondo in cui viviamo, contro la società civile e tutti coloro che si battono per la globalizzazione dei diritti umani e della democrazia, contro l'occidente ma anche contro l'Islam e il dialogo interreligioso. Nessuno si può permettere di sottovalutare il problema o circoscrivere il fenomeno. Secondo: la guerra in corso sembra non risolvere ma aggravare il problema. Nessuno sa quanti terroristi siano stati ammazzati dal 7 ottobre e quanti giorni, mesi o anni di guerra saranno necessari per colpirli tutti, se mai ci riusciranno. Certo è che da allora, ogni giorno si contano più vittime innocenti colpite "per errore" o ammazzate dalla fame, dal freddo e dalle malattie, più profughi, più rifugiati, più disperati, . Terzo: come non riflettere sul fatto che per la gran parte dei musulmani questa guerra non è diretta contro il terrorismo ma contro la loro religione? Com'è possibile ignorare l'odio e la voglia di vendetta che si sta diffondendo nel mondo arabo e musulmano? Dove ci porterà questa spirale? Le incognite sono enormi. I rischi ancora di più. Gli strateghi brancolano nel buio. Perché continuare su questa strada? Il terrorismo è un fenomeno transnazionale che richiede risposte transnazionali. Se la risposta è la guerra, siamo davvero convinti che si possa andare a fare (e sperare di vincere) la guerra in tutto il mondo?
Per questo rinnoviamo a tutti l'appello a fare quanto possibile per ottenere la sospensione e la fine dei bombardamenti e scongiurare l'annunciata catastrofe umanitaria e una estensione della guerra ad altri paesi. Ci sono molte azioni positive che si possono e si debbono fare per sradicare il terrorismo e costruire la pace ma che i governi non stanno ancora facendo. Eccone alcune tra le più urgenti.
Primo: portare massicci aiuti alla popolazione civile dell'Afganistan, aiutarla a riprendere in mano il proprio futuro senza che ancora una volta siano altri a decidere la sua sorte, esigere che il futuro governo provvisorio dell'Afganistan si impegni a rispettare i diritti umani anche con la partecipazione di una donna incaricata di promuovere il riconoscimento dei diritti delle donne.
Secondo: intervenire subito in Medio Oriente non con i deboli auspici di questi giorni ma con fatti concreti in grado di imporre l'immediato rispetto degli accordi di Oslo e delle risoluzioni delle Nazioni Unite e la fine delle azioni terroristiche. Gli Stati Uniti e l'Europa hanno gli strumenti per intervenire. Lasciare che il governo di Sharon continui nell'impunità la strage dei palestinesi cui assistiamo quotidianamente mina alle radici la credibilità dell'Occidente e impedisce il rapido sviluppo della lotta al terrorismo nel mondo arabo.
Terzo: dare all'Onu tutte le risorse e i mezzi necessari per individuare i responsabili e i complici degli attentati terroristici assicurandoli alla giustizia, isolando i loro sostenitori, proseguendo lungo la strada tracciata dalle risoluzioni approvate sin dal 12 settembre. La riforma e la democratizzazione dell'Onu non possono più attendere: per mettere un freno al crescente disordine mondiale, per coinvolgere nelle decisioni politiche chi si sente escluso, per costruire un mondo migliore, più sicuro, più giusto e più democratico per tutti.
Quarto: fare ogni sforzo per sollecitare la ratifica e l'insediamento immediato della Corte Penale Internazionale cui spetta il compito di perseguire tutti i crimini contro l'umanità.
Quinto: combattere ogni politica e atteggiamento tesi a contrapporre l'Occidente e l'Islam e a prefigurare uno scontro di civiltà e di religioni promuovendo, sin dalle nostre comunità, l'incontro e il dialogo.
Sesto: rilanciare la cooperazione internazionale a tutti i livelli, rendendo più efficace quella del nostro paese attraverso l'aumento delle risorse e la riforma della legge, mediante l'adozione di coerenti politiche locali, nazionali e sovranazionali che coinvolgano e puntino al rafforzamento della società civile e degli enti locali, per sradicare la povertà e promuovere il pieno rispetto dei diritti umani."
5.11.2001
Tavola della pace