Ecco il resoconto dell'interpellanza parlamentare dell'on. Mauro Bulgarelli (Verdi) del 22.11.04 e la risposta del Sottosegretario di Stato per i rapporti col Parlamento Cosimo Ventucci.

Rischi connessi alla presenza di sottomarini a propulsione nucleare nelle aree portuali (n. 2-01368)

PRESIDENTE:
L'onorevole Bulgarelli ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01368 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).
MAURO BULGARELLI: Signor Presidente, in molti porti italiani (Augusta, Brindisi, Cagliari, Castellammare di Stabia, Gaeta, La Maddalena, La Spezia, Livorno, Napoli, Taranto e Trieste) è prevista la possibilità di transito e attracco di sottomarini a propulsione nucleare.
Tale attività comporta evidenti rischi per la popolazione civile, vista la possibilità che si verifichino incidenti dalle conseguenze gravissime per la salute pubblica e per l'ecosistema.
Il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, emanato in attuazione delle direttive EURATOM in materia di radiazioni ionizzanti, nella sezione I (Piani di emergenza) disciplina l'emergenza nucleare riferita a situazioni determinate da eventi incidentali negli impianti nucleari e, all'articolo 124 (Aree portuali), prende in considerazione la possibilità di emergenza in conseguenza di incidenti derivanti dalla presenza di naviglio a propulsione nucleare nelle aree portuali.
Al capo X (Stato di emergenza nucleare), sezione II (Informazione della popolazione), gli articoli da 127 a 134 del decreto legislativo n. 230 del 1995 prendono in esame le misure di informazione della popolazione in merito alla protezione sanitaria e al comportamento da adottare per i casi di emergenza radiologica. Signor Presidente, mi scusi, ma...
PRESIDENTE: Onorevole Monaco, la prego, il collega Bulgarelli reclama una maggiore attenzione da parte dei parlamentari presenti. Prego, onorevole Bulgarelli.
MAURO BULGARELLI: Grazie, signor Presidente. L'articolo 129 (Obbligo di informazione) stabilisce che le "informazioni previste nella presente sezione devono essere fornite alle popolazioni senza che le stesse ne debbano fare richiesta. Le informazioni devono essere accessibili al pubblico, sia in condizioni normali, sia in fase di preallarme o di emergenza radiologica". All'articolo 130, si afferma che: "la popolazione che rischia di essere interessata dall'emergenza radiologica viene informata e regolarmente aggiornata sulle misure di protezione sanitaria ad essa applicabili nei vari casi di emergenza prevedibili, nonché sul comportamento da adottare in caso di emergenza radiologica". L'articolo 133 prevede l'istituzione, presso il Ministero della salute, della commissione permanente per l'informazione sulla protezione contro i rischi da radiazioni ionizzanti, avente il compito di predisporre ed aggiornare le informazioni preventive di cui agli articoli 130 e 132 e di indicare le vie di comunicazione idonee alla loro diffusione, nonché la frequenza della diffusione stessa. Al medesimo articolo si dispone, inoltre, di "predisporre gli schemi generali delle informazioni da diffondere in caso di emergenza di cui all'articolo 131 e indicare i criteri per l'individuazione degli idonei mezzi di comunicazione" e, infine, di "studiare le modalità per la verifica che l'informazione preventiva sia giunta alla popolazione, utilizzando anche le strutture del Servizio sanitario nazionale ed il sistema informativo sanitario".
La nostra domanda riguarda anzitutto il motivo per il quale il decreto legislativo n. 230 del 1995 sia rimasto lettera morta.
In secondo luogo, poiché le coperture assicurative private, in caso di incidente nucleare, escludono il risarcimento dei danni, chiediamo se sia stata prevista ed attivata una copertura assicurativa dallo Stato italiano atta a risarcire i danni a cose e persone in caso di incidente nucleare per ogni singolo cittadino danneggiato e, in caso negativo, se si intenda predisporre tale copertura assicurativa in ogni sito in cui è previsto il piano di emergenza nucleare.
In terzo luogo, chiediamo se tutte le misure di sicurezza previste per le centrali nucleari di terra siano applicate nei reattori nucleari dei sottomarini e se risponda a verità quanto riportato nello studio del Politecnico di Torino del novembre 2004 - uno studio, quindi, recentissimo e, devo dire, piuttosto aggiornato - secondo il quale un reattore nucleare per propulsione sottomarina non avrebbe tutti i requisiti di sicurezza prescritti per i reattori di terra, dovendo, tra l'altro, convivere con testate esplosive ed essendo privo delle schermature previste per i reattori di terra.
PRESIDENTE: Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di rispondere.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento: Signor Presidente, innanzitutto vorrei presentare pubblicamente le mie scuse perché non mi ero accorto che la signora che usciva mentre leggevo la risposta alla precedente interpellanza era l'onorevole D'Antona. Mi scuso pubblicamente per l'invito piuttosto non garbato che ho rivolto a quella voce, ma non avevo visto che si trattava dell'onorevole D'Antona. Ripeto, me ne scuso e me ne dispiaccio.
In Italia sono in vigore piani di emergenza esterna (l'acronimo è PEE) per la protezione della popolazione dai rischi derivanti da eventuali incidenti su unità navali a propulsione nucleare in transito o in sosta nelle aree portuali italiane.
Attualmente detti piani si riferiscono alla base navale statunitense dell'Arcipelago de La Maddalena ed ai porti militari di La Spezia, Livorno, Gaeta, Napoli-Castellammare di Stabia, Cagliari, Augusta, Taranto, Brindisi e Trieste. In generale, i piani in vigore, in relazione al carattere militare delle installazioni, furono predisposti come documenti classificati, ma attualmente è in corso un'attività di revisione ed aggiornamento al fine della loro declassificazione.
I PEE furono predisposti a partire dalla metà degli anni Settanta, su indicazione del Ministero dell'interno, che fin dal 1975 ravvisò per la base nucleare de La Maddalena l'esigenza di predisporre pianificazioni di emergenza, al fine della salvaguardia della popolazione civile e delle città contigue alle aree di attracco di dette unità navali. Ai succitati fini, detto ministero, di intesa con i Ministeri della salute e della difesa, stabilì che, in assenza di specifiche disposizioni di legge, fosse seguito l'approccio metodologico e la procedura indicata dal decreto del Presidente della Repubblica n. 185 del 1964, all'epoca vigente, per le installazioni nucleari per scopi civili.
Conseguentemente, il Centro applicazioni militari energia nucleare (CAMEN), oggi Centro interforze studi per le applicazioni militari (CISAM), organo tecnico del Ministero della difesa, elaborò nel 1975, con riferimento alla base navale de La Maddalena, e, successivamente, nel 1979, per gli altri porti con presenza di unità navali a propulsione nucleare, i presupposti tecnici (ossia le situazioni incidentali di riferimento) per la predisposizione dei piani di emergenza interna alle basi navali.
Le ipotesi incidentali assunte dal CAMEN per le suddette analisi costituirono la base per l'elaborazione, effettuata dall'allora Comitato nazionale energia nucleare - Direzione sicurezza e protezione (CNEN/DISP), dei presupposti tecnici assunti a riferimento per le pianificazioni di emergenza esterna e, sulla base dei presupposti tecnici elaborati dallo stesso CNEN/DISP, furono quindi predisposti dalle prefetture interessate, negli anni successivi, i relativi piani di emergenza, che furono elaborati secondo lo schema indicato dal Ministero dell'interno, contenente i lineamenti generali per la loro compilazione da parte dell'apposito comitato provinciale.
Attualmente la predisposizione dei piani di emergenza esterna è richiesta dal capo X del decreto legislativo n. 230 del 1995, che prevede all'articolo 124 l'emanazione di un "(...) decreto del ministro per il coordinamento della Protezione civile, di concerto con i Ministri dell'ambiente, della difesa, dell'interno, dei trasporti e della navigazione e della salute, sentita l'ANPA", che stabilisca le modalità di applicazione di detto capo X alle aree portuali interessate dalla presenza di naviglio a propulsione nucleare.
Alla fine degli anni Novanta, dopo oltre vent'anni dalla prima valutazione, è emersa l'esigenza di aggiornare lo studio dei presupposti tecnici in questione, al fine di adeguarli all'eventuale evoluzione tecnologica dei propulsori nucleari installati sulle navi militari, nonché all'evoluzione intervenuta nel campo della radioprotezione e, a tal fine, lo Stato maggiore della Marina, interpellato dal Dipartimento della Protezione civile, confermò la validità dell'incidente di riferimento a suo tempo scelto e le ipotesi assunte per la valutazione dei conseguenti rilasci.
Su tale base fu condotto successivamente dall'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente (ANPA), ora Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT), uno specifico studio del 25 maggio 2000, sul quale è stato emesso parere della commissione tecnica per la sicurezza nucleare e protezione sanitaria, successivamente trasmesso al Dipartimento della Protezione civile, che, a sua volta, lo diffuse nell'ottobre del 2000 a tutte le prefetture interessate dalla presenza nei propri porti di unità navali a propulsione nucleare, auspicando l'avvio delle attività di revisione delle rispettive pianificazioni.
Allo stato, nelle more della definizione del decreto attuativo di cui all'articolo 124 del decreto legislativo n. 230 del 1995, e successive modifiche, all'Agenzia risultano avviati - e condotti secondo le procedure identificate nello stesso decreto legislativo n. 230 del 1995 per le installazioni nucleari civili - i processi di revisione dei piani delle aree portuali di La Spezia, Gaeta, Napoli, La Maddalena ed Augusta. L'APAT è coinvolta nel processo come previsto dal citato decreto.
Un altro elemento di novità, introdotto nel corso dell'aggiornamento dei PEE in corso da parte delle prefetture, riguarda il ritiro, anche se non completo, della classifica di sicurezza con cui erano stati codificati i piani nella loro stesura iniziale, consentendo così l'esercizio del diritto dei cittadini all'informazione.
La classifica di sicurezza, infatti, impedendo la divulgazione delle pianificazioni, precludeva di fatto la possibilità di informare la popolazione sul rischio potenziale a cui era esposta, non permettendo, tra l'altro, l'acquisizione, da parte della popolazione stessa, delle norme di comportamento da rispettare nel caso dovesse verificarsi realmente una tale emergenza.

Il Dipartimento della Protezione civile, con nota del marzo 2001, nelle more dell'istituzione della commissione ex articolo 133 del decreto legislativo n. 230 del 1995, ed in attesa che venisse emanato il decreto, ex articolo 134 del citato decreto legislativo, richiedeva che fossero introdotti nei piani da revisionare specifici piani di informazione alla popolazione, affidando alle stesse prefetture il compito di provvedere alla diffusione alla popolazione degli elementi informativi previsti dall'articolo 130 (informazione preventiva).
A tale riguardo, si fa presente che lo schema di decreto attuativo, previsto dall'articolo 133, comma 2, del suddetto decreto legislativo, è stato già predisposto dagli uffici tecnici del Ministero della salute. Per il formale perfezionamento, il predetto dicastero è in attesa delle designazioni della componente regionale, conformemente al nuovo assetto istituzionale previsto dalla modifica del Titolo V della Costituzione (legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), che ha sancito nella materia la competenza concorrente delle regioni e province autonome.
In merito all'emissione dei decreti di cui agli articoli 124 del decreto legislativo n. 230 del 1995, relativo alle pianificazioni nelle aree portuali, 133 e 134 dello stesso decreto, riguardante le modalità di attuazione dell'informazione, risulta in atto all'Agenzia per la protezione dell'ambiente un'azione coordinata dal Ministero delle politiche comunitarie, finalizzata ad un'emissione in tempi rapidi di detti decreti in risposta ad una procedura di infrazione al riguardo avviata dalla Commissione europea.
In relazione all'ultima questione posta dall'interrogante, relativa alle misure di sicurezza previste sui sottomarini a propulsione nucleare, si premette che la suddetta agenzia, contrariamente a quanto avviene per le installazioni civili, rispetto alle quali svolge, ai sensi del decreto legislativo n. 230 del 1995, funzione di controllo, non dispone di informazioni tecniche di dettaglio.
Si segnala, comunque, oltre alla necessità che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio possa acquisire, attraverso il Ministero della difesa, informazioni utili a meglio caratterizzare il livello di sicurezza e le modalità del possibile impatto ambientale dei reattori di propulsione nucleare dei sottomarini, che l'Agenzia è coinvolta nelle attività di monitoraggio della radioattività ambientale nell'arcipelago de La Maddalena.
Risulta, comunque, che in dette installazioni vengono applicati gli elementi chiave dell'approccio della difesa in profondità tipico della sicurezza delle installazioni nucleari, rappresentato dalla presenza di barriere multiple, tese a prevenire il rilascio di radioattività nell'ambiente.
PRESIDENTE:
L'onorevole Bulgarelli ha facoltà di replicare.
MAURO BULGARELLI: Signor Presidente, signor sottosegretario, sono estremamente perplesso per la sua risposta, anche perché in realtà è una non risposta. Lei ci ha praticamente detto che non si ottempera a quanto previsto dalla legge n. 230 del 1995, anche perché non vi è stato alcun tipo di informazione (era un diritto previsto) nei confronti delle popolazioni dei luoghi citati. Non vi è stato alcun diritto, anche perché è stato aperto un dibattito da due anni a questa parte da alcuni sindaci, in particolare dal sindaco di La Spezia che per primo intervenne, anche con riferimento all'arcipelago de La Maddalena (parlerò del caso de La Maddalena nella seconda parte della mia replica); solo parzialmente si è riusciti a sapere cosa preveda il piano di emergenza, ad esempio, per La Spezia. Tra l'altro, quel sindaco fu accusato di aver rilasciato a giornali e organi di informazione notizie che, di fatto, dovevano essere tenute segrete.
Credo sia vero ciò che lei dice, ossia che i prefetti di queste città sono stati informati. I signori prefetti probabilmente sapranno cosa bisogna fare in caso di emergenza, soprattutto nel caso di radiazioni ionizzanti; ci auguriamo che, se vi saranno incidenti (che potrebbero essere causati da sommergibili a propulsione nucleare, nella maggior parte dei casi armati anche con testate nucleari), ciò sarà dovuto solo ed unicamente al sistema di propulsione e a piccole perdite delle cosiddette radiazioni ionizzanti. Altrimenti, nessun piano di emergenza potrebbe servire, in particolare in una nazione come la nostra ad alta densità di popolazione; quindi, qualsiasi incidente a La Maddalena riguarderebbe tutta Italia e gran parte dell'Europa.
Signor sottosegretario, lei sa che il problema de La Maddalena è esploso con forza lo scorso anno quando, a sei miglia da La Maddalena e a tre miglia da Caprera, si verificò un incidente del quale pareva che lo stesso Governo non conoscesse la data precisa. Di tale incidente siamo infatti venuti a conoscenza attraverso un piccolo giornale della provincia americana. Tant'è che, ad oggi, nonostante si sia parlato del 25 ottobre, a seguito di un monitoraggio della situazione anche attraverso interviste ai cittadini de La Maddalena, risulta che l'incidente sia avvenuto il 20 ottobre, quando si sentì un boato, che dalle risposte fornite ad alcune nostre interrogazioni è stato individuato in un terremoto. Tra l'altro, ad oggi, ancora non sappiamo che tipo di dispersione abbia avuto nell'ambiente e soprattutto rispetto alla salute dei cittadini l'incidente al sommergibile avvenuto a La Maddalena.
Inoltre, ci troviamo davanti ad una contraddizione sia dal punto di vista giuridico, sia dal punto di vista costituzionale. Infatti, nel nostro paese, nel 1987, attraverso un referendum il popolo italiano espresse la sua contrarietà al nucleare civile e da allora l'Italia ha sottoscritto tutti gli accordi internazionali contro l'utilizzo di armamenti nucleari e contro la presenza del nucleare all'interno del proprio territorio.
Attraverso accordi bilaterali che risalgono al 1972, ci ritroviamo nel nostro paese sommergibili nucleari americani. Situazione che sarà ampliata dall'individuazione di nuovi punti di attracco nel porto di Brindisi e in quello di Taranto.
Dal rapporto elaborato da tre scienziati del politecnico di Torino, Iannuzzelli, Polcarlo e Zucchetti, emerge che l'abbinamento del nucleare ai sommergibili è quanto di più si folle si possa realizzare, in quanto un reattore nucleare per propulsione sottomarina non avrebbe tutti i requisiti di sicurezza prescritti per i reattori di terra.
Quindi, è su questo che chiedo una riflessione. Non si ottempera al diritto di informazione dei cittadini che vivono all'interno di quelle aree; i prefetti ne sono a conoscenza, ma francamente la salvezza di un prefetto, rispetto a quella di milioni di cittadini, mi lascia molto perplesso. Infatti, stiamo parlando di dovere di informazione da parte dello Stato italiano rispetto a tutte le aree portuali dov'è previsto che transitino - e dove, per quanto sappiamo, sono passati - sommergibili a propulsione nucleare.
L'altro dato inquietante è quello che riporta come negli ultimi anni si sia verificato il 40 per cento di incidenti sul totale dei sommergibili di tipo nucleare, siano essi russi, statunitensi, inglesi o di qualsiasi paese ne disponga. Gli incidenti hanno provocato una notevole dispersione nell'ambiente, soprattutto in mare, ma anche riscontrabile sugli equipaggi nonché sui cittadini delle località adiacenti. Si tratta del 40 per cento di incidenti sul totale dei sommergibili a propulsione nucleare, tanto che gli stessi Stati Uniti d'America stanno invertendo la tendenza.

Allora, chiedo perché continuiamo ad avere basi di fatto nucleari nel nostro paese, perché ne permettiamo il transito nei nostri porti e, soprattutto, perché fino ad oggi non è stata data esauriente risposta al diritto di informazione, previsto da una legge italiana del 1995, dei cittadini che vivono in aree a rischio. Vorremmo semplicemente avere una risposta a tali quesiti.

Signor sottosegretario, abbiamo avuto la possibilità di leggere parzialmente alcuni tra i piani di emergenza. In realtà, credo che siano uguali per tutti i posti, non tenendo neppure conto delle specifiche caratteristiche di una località. Ebbene, si riscontra un aspetto tutto sommato piuttosto ridicolo. Infatti, si prevede l'utilizzo di un medicinale a soluzione galenica, preparato da un farmacista al momento dell'incidente. Possiamo mai immaginare un farmacista, informato dal prefetto dopo che l'incidente è già avvenuto, che prepara - che so - trecentomila, quattrocentomila, cinquecentomila, un milione, due milioni di soluzioni galeniche per la popolazione civile? Credo che ci troviamo davvero di fronte ad un assurdo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo)!