UN TENTATIVO D'AMORE
10 Dichiarazioni
(settembre 2002 bozza non corretta di antonello sotgia )
" avevamo sempre bisogno di un passaggio, ma,ora
conosciamo le coincidenze del 60 notturno"
Rino Gaetano
1. .Chi siamo ?In questi mesi in cui abbiamo provato, stiamo provando, ad
interrogarci su come abitiamo Roma e, soprattutto, su come vorremmo
abitarla, più volte c'è stato domandato chi fossimo. I più vecchi tra
noi hanno tirato un sospiro di sollievo ricordandosi che, in passato,
tentativi di partecipare agli avvenimenti della città, di mettere in
discussione l'essere come gli altri ci avrebbero voluto, interventi
fatti da 'non addetti ai lavori' venivano subito bollati con la
domanda 'chi vi paga ?'.
Questo avvenne, ricordate?, quando, studenti, osammo denunciare il
carattere di classe di quello che ci veniva insegnato; quando scoprendo
la costruzione delle case alla Magliana svelammo l'intreccio tra
politica urbanistica e palazzinari chiamati, ingrassandosi, ad
interpretarla; quando, con girotondi ante-litteram sui prati di
Montalto, schiacciammo la scelta del nucleare; quando, qualcuno,
intaccò il potere unico dell'informazione facendo giornali quotidiani
di quattro pagine e, quando fummo capaci di raccogliere nelle radio i
nostri desideri, amplificando i nostri sogni, rianimando uno strumento
di comunicazione, allora, assolutamente agonizzante.
Certo, molte altre volte, abbiamo sbagliato ed ancora altrettante
innumerevoli volte, abbiamo abitato Roma senza opporci. Ingabbiati
nella città in cui eravamo costretti a vivere ognuno per proprio conto.
Altre volte (tante) - come dimenticare le stagioni dei comitati, delle
associazioni prima, dei centri sociali dopo - ingaggiando una continua
guerriglia su interventi specifici contro chi, interpretando i vuoti
tra le case della città come altrettanti spazi assolutamente da
riempire, li avrebbe voluti occupare con altre case.
Siamo quelli che, in alcuni casi, l'abbiamo impedito ottenendo aree
verdi, parchi e servizi. Battendoci contro la cancellazione di
elementi di identità. Impegnandoci per fare di Roma una vera città
dell'accoglienza capace di cogliere la potenzialità rappresentata
dall'incontro tra diversi; lottando per dare una casa (sono queste le
case che noi richiediamo, con un accanimento quasi pari a quello di /
dei Caltagirone) ai tanti che -senza casa- attraversano la nostra città .
2. Una possibile rispostaE'stato così inevitabile e naturale che, aspettando il piano
(latitante da quarant'anni), dopo aver rigettato al mittente (Rutelli -
Cecchini) il loro meccanismo del pianificar facendo, che il popolo
dei comitati, dell'associazionismo, dei centri sociali, ma anche delle
università, i singoli, i rappresentanti della società civile sentissero
la necessità di capire che cosa la città, con il nuovo piano
s'apprestava a diventare.
Siamo - una possibile risposta - ognuno con la propria appartenenza
(alcuni anche con multiple, altri senza, ma che importa), con la nostra
diversità, tutte queste esperienze assieme. Siamo le tante storie, le
tante narrazioni di come abitiamo Roma. Da mettere a confronto,
amplificare.
Per conoscerne ininterrottamente altre. Per catturare nuovi occhi
capaci di vedere 'oltre- le carte e gli elaborati del piano, nuove
orecchie per ascoltare i suoni che le carte non sanno raccogliere e
soprattutto bocche capaci di gridare che finalmente le trasformazioni
della città possano divenire patrimonio dei tanti e delle tante, dei
tutti e delle tutte che lavorando ,vivendo e lottando materialmente le
producono.3. Deformati da tutto ciò che ci circonda
Qualche mese fa ci siamo convinti, 'deformati come siamo da tutto ciò
che ci circonda-, anche da ciò che appare sotto forma di norme e
cartografie, che piuttosto che aspettare contenuti e disegni del piano,
sarebbe stato possibile 'anticiparlo'non per prenderlo in contropiede,
ma molto semplicemente, per andare a vedere se il tanto aspettato e
pubblicizzato strumento urbanistico avrebbe potuto dare sostanza a
quello che abbiamo sperato.
A quello che ostinatamente continuiamo a sperare.
Se la sua idea di città fosse compatibile, o meno, con la città
che noi vogliamo.
Abbiamo proposto, non un ideologico o pregiudiziale punto di vista;
un saccente parere tecnico disciplinare sui tanti elaborati,ma
(ambiziosamente come qualcuno ci ha rimproverato ?) un nostro
approccio all'urbanistica, l'unico per noi praticabile.4. ..è possibile rendere visibili le travi
Andare a vedere se, davvero molto semplicemente, discutendo, lavorando,
interrogandosi ed interrogandoci, sarebbe stato possibile rendere
visibili le travi che stanno sotto quell'enorme pavimento
rappresentato dal piano che si sovrappone alla città esistente e da cui
noi oggi - da questa città non dall'altra ipotetica prefigurata da
quelli elaborati- vogliamo partire per lanciare il nostro assalto al
cielo.
Questo, per noi, vuol dire assicurare per tutte e tutti una reale e
praticabile qualità della vita unitamente alla creazione di nuovi
statuti della partecipazione.
Non riconoscendoci nei vari modelli che sono, poi, altrettante
espressioni delle lotte tra le città in competizione l'un l'altra ( la
deregulation milanese, il rigore della Napoli della prima giunta
Bassolino, il ricorso pressoché esclusivo al mercato della Roma
rutelliana) abbiamo proposto la lettura delle trasformazioni previste
attraverso un processo partecipativo che intendeva il piano non come
fotografia dell'esistente da integrare attraverso meccanismi
d'ingegneria d'amministrazione urbana , ma come un momento in grado
di assumere la stessa pratica della partecipazione come fine.
Che, una volta dispiegatasi nella sua immensa potenzialità,
risultasse capace di determinare sia la sommatoria e l' integrazione
di progetti condivisi pensati, proposti, discussi e, nel tempo,
monitorati e controllati dalla comunità insediata, sia, con essi, la
determinazione di nuove forme d'organizzazione sociale all'interno
delle singole comunità- individualità che costituiscono le tante Roma.Abbiamo lanciato questa campagna come un tentativo d'amore per la
nostra città.5. Compagni di strada
Così ci siamo, nuovamente, incamminati per strada . Scoprendo
nuovi e vecchi compagni. I tanti che a Roma e per Roma hanno in mente
soluzioni, progetti, o solo appunti tratti dal loro vivere e muoversi
in città.
Opinioni che volentieri sono state messe in comune, per essere discusse
ed organizzate senza ordine e in modo assolutamente non
gerarchicamente organizzato.
Una lettura fatta sulle proprie esperienze quotidiane, sui tempi lunghi
dei sogni; su quelli opprimenti dei disagi e delle necessità.
Un processo in cui sia pur sperimentalmente siamo riusciti a costruire
momenti di lettura e conoscenza dei fenomeni urbani a partire dalle
singole pratiche, a mettere in relazione accadimenti che la tecnica
urbanistica, la carta delle norme tecniche non sono in grado di
cogliere, ma che non sfuggono a chi intende leggere le previsioni del
piano come uno strumento da costruire nel tempo secondo pratiche di
progettualità sociale e costruendo mezzi e modalità per rendere reale
il processo partecipativo.
Per questo, con molta soddisfazione, abbiamo raccolto la proposta che
ci è pervenuta dal Dipartimento d'Urbanistica della facoltà d'
Ingegneria ' la Sapienza-che interessata ai nostri sforzi ed
intercettando le nostre assemblee ( l'incontro è avvenuto al Pigneto )
si è candidata ad affiancarci mettendo a disposizione le proprie
competenze ( ed anche il suo entusiasmo scientifico ) per funzionare
come cervello -motore della necessaria trasmissione scientifica dei
contenuti del piano.
Per uscire ,con i nostri camminatori, nella città e nei suoi territori,
per cercare di spiegare e capire cosa c'è veramente dietro un disegno
colorato per costruire le domande da cui raccogliere parei ed
osservazioni.
6. Abbiamo preso in mano le carte
Abbiamo iniziato così a vedere le carte nell'unico modo in cui ne siamo
capaci: ponendo continue questioni, affastellando domande su domande.
Da una parte per cercare di capire quali i mutamenti, le previsioni, i
progetti le conferme edilizie che incideranno sul nostro abitare;
dall'altra per conoscere pezzo per pezzo, isolato per isolato, quale è,
ma soprattutto quale dovrà essere l'idea forte che caratterizzerà Roma
nei prossimi anni.
Facendo tutto con tanta fatica ed altrettanta (tanta ) umiltà, cercando
di capire domandando a chi professionalmente o per pratiche di lotta e
sul terreno urbanistico ne sa ( dovrebbe saperne) molto; incontrandoci
più volte con chi materialmente ha lavorato sugli elaborati, non
vergognandosi d'incontraci con chi istituzionalmente è chiamato a
governare la macchina del piano e della sua trasmissione.
Nella piena consapevolezza che questo dovrà esser l'ultimo strumento
non partecipato fin dalla sua fase propositiva.
Che la nostra azione non avrebbe dovuto sanare questo difetto
insanabile, ma solo costruire primi passi per dotarci di reali statuti
partecipativi per l'immediato futuro attraverso un patto con i
cittadini che ha spaventato e continua a spaventare la giunta.
Raccogliere più pareri possibili dai cittadini e riuscire a
trasformarli in altrettante ( tantissime ) osservazioni con cui
ridefinire i contenuti del piano .
Da consegnare ai consiglieri comunali ( tutti ) perché sapessero
spingendo il bottone delle votazioni cosa realmente significa accettare
quelle cubature, ridurre quella strada, definire quella centralità:……Un
corto circuito tra città ed istituzioni, anche conflittuale, affinché
la parte istituzionale della città oltre che parlare sia aiutata a
raccogliere le voci di tutti e possa e sappia a loro , finalmente,
poter parlare.7. Senza fraintendimenti
E' necessario però che vengano abbandonate, da subito, le pratiche
d'infiltrazione che ,in spregio ad ogni assicurazione, sono continuate
a succedersi ingolfando il consiglio comunale richiedendo ed ottenendo
di accettare interventi edilizi 'fuor ' del piano.
Quello che è successo nella seduta balneare del consiglio della notte -
mattina del 6 agosto è esemplare.
Sono state approvate, con le pinne in mano, nuove cubature non
previste nelle tante che accompagnano il piano. Per giunta con un
aggravante: quella di non aver tenuto in nessuna considerazione il
parere di chi ( X Municipio) si era preso la briga di interrogarsi su
quei progetti (edilizia pubblica a Tor Vergata) e non ritenendolo
condivisibile nel merito e nel metodo aveva espresso le proprie
decisioni alla stessa assemblea capitolina.
Il consiglio Comunale ha al contrario risposto con un atto di
autoreferenzialità interna ( gli accordi tra le forze politiche)
mettendo sul nascere fuori gioco ogni forma di possibile processo di
partecipazione, anche di tipo istituzionale, come quello espresso dal
Municipio di Cinecittà !Questo non può continuare ad avvenire. ( l'iter di presentazione-
adozione del PRG non è un autobus da cui, per giunta, si sale solo e
non si scende - leggi togli cubature -mai). Ogni intervento va rapportato al piano e con esso valutato; non certo
portato 'fuori sacco' ed infilato tra le carte.
Richiediamo che l'iter di presentazione-approvazione proceda senza
questi pericolosi fraintendimenti.8. il piano fuori dal piano
Un fraintendimento- il ricordato voto balneare- che non sembra
destinato a restare isolato visto che può essere spiegato con la
contestuale fretta, espressa nelle dichiarazioni continue
della Giunta, di ' chiudere ' ogni discussione ( il
pressing sui municipi) come una precisa e voluta scelta.
Quella di usare proprio questo periodo, per cui sono contingentati i
tempi di discussione / presentazione per far passare in consiglio
comunale tutto quello che il piano non contiene, ma che una volta
ricevuta la ratifica del consiglio dovrà contenere.
Per di più rafforzato da un preventivo passaggio in aula e, quindi,
dotato di una sorta di disco verde per essere valorizzato, nel
Consiglio che dovrà approvare il piano, da una preventiva votazione
liberatoria.
Abbiamo sempre sostenuto che il limite maggiore del piano stesso fosse
nel suo non avere un disegno generale, un'idea di città e di
presentarsi, piuttosto, come una fotografia dell'esistente.
Di quello che, in questi anni fuori da ogni piano ( ricordate la
nostra critica al ricorso dei quelli che chiamiamo strumenti
eversivi ? ) si andava realizzando e di quello che si vorrebbe
realizzare.
Abbiamo verificato in questi mesi- in cui ci sforzavamo di darci un
metodo di lettura, rigettando il rifiuto pregiudizialmente ideologico
del piano che non ci appartiene; proponendo, con l'esperienza
dei 'camminatori ' di raggiungere il maggior numero di cittadini- la
possibilità che questo strumento, come avremmo voluto, fosse portatore
di certezze.
Abbiamo scoperto che al contrario, giorno dopo giorno, si andava auto-
proponendo come un vero e proprio piano - offerta .
Non tanto ( meglio non solo ) come tante volte comitati ed associazioni
avevano denunciato allarmati offrendo sponde a singole operazioni
promosse da questo o quel gruppo ( per esempio la localizzazione sulla
Portuense della nuova fiera di Roma ) quanto, piuttosto, creando le
condizioni strutturali - di piano appunto - per accogliere elementi
diffusi, sostanzialmente programmati dal mercato, che, nei fatti,
rappresenteranno la nuova idea di Roma.9. l'idea di Roma del PRG
Il disegno generale di Roma sembra, infatti essere affidato ai tanti
interventi che esterni alla amministrazione pubblica saranno da
questa, certo, tollerati.Stretta, come è, tra la tantissima residenza in eredità e di
programmazione che si trova costretta a garantire ( ha scelto di
garantire) delegherà ,nei fatti, la definizione e la realizzazione del
che fare ai privati che avanzeranno proposte non in base alle esigenze
della comunità insediata, ma di quello che saranno in grado
di 'portare- in alcune zone della città. ( il piano manca- dunque
programmaticamente sceglie, d'essere senza - d'indirizzo pubblico) .Roma, che si vuole città globale, paga alla globalizzazione il proprio
tributo predisponendo uno strumento di piano all'insegna della
flessibilità.
Non sarà l'amministrazione a costruire partecipativamente i propri
progetti di trasformazione, ma offrirà la possibilità ai singoli
investitori per interventi, volta per volta, non certo necessari,
quanto legati a logiche interne 'al sistema della competizione europea
nella libera circolazione di merci e capitali che caratterizzano
l'epoca moderna-( dalla relazione dell'assessore Morassut).
Per l'investitore locale : residenze che le previsioni di piano
continuano a considerare come ' risorsa-. A merci e capitali
fluttuanti nel mondo: la richiesta di 'posarsi- in una città che si
vorrebbe attrezzare per farceli planare.
Indipendentemente dai loro contenuti, indipendentemente dal tipo di
processi che questi produrranno, indipendentemente dai disastri sociali
che porteranno nella comunità esistente.
Solo così si può spiegare il consumo di suolo che il piano prevede.
L'allarme che, puntigliosamente, Vezio DeLucia ed associazioni
ambientaliste hanno lanciato ( c'è troppo consumo di suolo nel nuovo
Prg . Roma 16, settembre 2002), va dunque raccolto leggendo le carte
sia in termini di consumo di spazio - di vuoti destinati a riempirsi-
sapendo che la conquista di quelle zone oggi bianche nelle tavole,
avverrà secondo processi estranei non solo ai cittadini, ma anche agli
stessi amministratori.
Una realtà - che le carte neppure riescono a prefigurare e le norme
tecniche soltanto ad evocare- che rischia di travolgere gli stessi
desideri ed intendimenti degli apprendisti stregoni che li hanno
pensati. ( il consumo di suolo ' oltre ' la fagocitazione dello spazio)Non è un caso che il piano non prende in considerazione il grande
tema rappresentato dalla possibilità di costruire nel costruito. A
Roma avrebbe e dovrebbe significare: privilegiare il recupero e la
riqualificazione del patrimonio degradato con cui coprire la domanda
di abitazione e servizi, ma anche riuscire a coniugarlo con quello,
non più eludibile, della messa in sicurezza dell'intero patrimonio
edilizio soggetto a forme di usura e deterioramento. Il meccanismo
della compensazione che deriva dal recupero di aree verdi non
incoraggia paradossalmente, la ricezione di proposte per operazioni di
recupero. Al contrario si sono attuate le procedure 'concorsuali- di
acquisizione delle aree ( ancora un'offerta di possibilità) - un
ennesimo forte consumo di territorio. Per giunta il bando scadrà dopo
che i Municipi saranno chiamati ad esprimersi così che potrà capitare
che il loro 'parere- sul territorio sarà dato senza conoscere neppure
le ultime ' novità- ( il piano non punta, dunque sul recupero edilizio).Un consumo di suolo, per altro, non motivato dal calo demografico in
atto (Roma ha perso negli ultimi dieci anni, in termini di abitanti una
città come Venezia) e, per giunta, aggravato da ipotesi di
appesantimento della mobilità in gomma di infrastrutture già in coma.
Esemplare andare a vedere, in termini di appesantimento veicolare,
cosa accadrà nel quadrante orientale dove per giunta appare ancora
irrisolta la questione dell'abbattimento della sopraelevata.
Vezio De Lucia calcola, nel documento preparato per le associazioni
ambientaliste , che con questo PRG ad un aumento delle cubature del
9,2% corrisponde un aumento più che del doppio (19,8%) del territorio
consumato e l'insospettabile ACER ( costruttori) parla, da tempo, di
tre milioni di metri quadri inutilizzati in città.
Il piano, inoltre, mette in campo un poderoso impianto normativo (
norme tecniche ) in cui definizioni non univoche di fatto spostano le
scelte attuative a fasi successive dove contrattare, di volta i volta,
tra offerte e richieste.
Di fatto se è vero che il nuovo piano sembrava costruito per non
ammettere varianti, così come in molti avevamo richiesto da molto tempo
prima della presentazione di giugno alla Giunta, i meccanismi
normativi ci hanno tolto questa sicurezza , quando abbiamo visto le
norme cartografate.
Le grandi trasformazioni, quelle che serviranno a caratterizzare e
definire attraverso funzioni 'alte- il valore globale di Roma sono solo
localizzate (centralità od utilizzo delle aree ferroviarie ).
Per la loro definizione/realizzazione si ricorre al progetto urbano
che, nei casi più complessi prevede la partecipazione di interventi
pubblici 'catturati' dal privato proponente a cui sarà delegata anche
la redazione dello ' schema d'assetto-, è certo il ricorso allo
strumento dell'accordo di programma . ( ancora strumenti ' altri- )
Così potrà capitare che, fatte salve le individuazioni percentuali (tot
residenza,tot servizi ..), un accordo di programma definirà le
tipologie - il cosa fare - secondo l'offerta, in quel momento, del
mercato globale (capitali in movimento come vengono definiti nella
relazione dell'assessore).
Morassut chiama tutto questo ad interpretare un'altra idea di Roma
come capitale di pace nel mediterraneo aperta all'economia globale e in
grado di salvaguardare le radici essenziali della propria identità
storica e civile.
Un'identità storica che, per esempio,non solo non viene recuperata con
una specifica forma normativa per il Progetto Fori, ma sembra
considerare l'archeologia ( il patrimonio archeologico da , speriamo,
ritrovare) come un impiccio.
Fuori piano, sempre il 6 agosto, l'individuazione delle aree per
edilizia economica è avvenuta fatto salvo condizionando le prossime
realizzazioni al rinvenimento di reperti..
E' sicuramente una buona norma. Ma perché licenziando uno strumento
innovativo di questa portata come il piano, d'accordo con la
Sovrintendenza, non prevedere l'individuazione di ambiti di possibile
valenza archeologica, dove per il patrimonio da 'scoprire-, una
risorsa, chiamare le scuole di archeologia del mondo a sperimentare le
loro tecniche di scavo, le loro ipotesi. Al posto di vedere scavare con
il timore di trovare qualcosa che possa , come avviene non impedire la
costruzione di palazzi, ma solo la modifica del progetto. (
l'archeologia come ambito identitario ).Ma a cosa affida il piano la ricostruzione dell'dentità della città?
Una risposta, che conferma la necessità di consumare spazio e di
sprecare cubature, è nella stessa relazione dell'assessore, un vero
manifesto di cosa intende per identità della città.:
' non si investe in città degradate, inquinate e congestionate.Non
si investe e non si rischia in città minacciate da gravi squilibri
territoriali e sociali, con bassi indici di sicurezza e con distanze di
classe troppo marcate. Non si investe e non si produce laddove il copro
sociale tende a guastarsi -.Il piano , -supera- la zonizzazione , sostituendola con la divisione
della città per tessuti a cui far corrispondere servizi di tipo
particolare ( compresi quelli ' umani', come ci ha spiegato Silvia
Macchi rappresentati ' dalle persone di colore che curano la casa,
preparano i pasti, guidano le auto nelle diverse residenze delle aree
centrali delle diverse città globali per i ricchi globali ').
Di fatto così facendo finisce con caratterizzarsi per fenomeni sempre
maggiori di polarizzazione sociali e conseguenti esclusioni.
Non è un caso che la dettagliata normativa che prevede per
esempio ,nelle aree centrali della città operazioni di demolizione e
ricostruzione non preveda in nessun modo di tutelare chi ora in quelle
aree ed in quelle case ci abita.
Di fronte alla paura di non presentarsi bene, di fare incontri non
desiderati, di convivere con l'altro si espelle la dimensione sociale
del vivere. ( il piano non permette di stare l'uno accanto all'altro
negli stessi spazi )
In una parola l'idea del Prg è di far coincidere i singoli centri (lo
sbandierato policentrismo) con territori circoscritti,non comunicanti
tra di loro per cui tutto quello che sta fuori rischia di diventare
un'altra città di cui cogliere solo quello che altri decidono di
volerci trasmettere.
I caratteri fisici sembrano annullarsi a vantaggio delle singole
rappresentazioni mediatiche che questi nuovi luoghi vorranno
trasmettere di se stessi.10. Noi che vogliamo stare insieme per decidere e sognare Roma
Sembrerebbe non esserci più spazio. Tutto essere stato definito. Ma
noi, ostinatamente,vogliamo ancora cercare di prendere la parola.Forti di quello che abbiamo visto, sentito, appreso andando nella
strada, riconoscendo nella realtà, le aree colorate delle mappe, non
scandalizzandoci se molti quando parlano di case usano termini come '
palazzoni' che gli estensori del piano chiamano 'componenti di
sistema', discutendo nei Municipi in assemblee dove abbiamo visto
anche il direttore del piano andar via senza spiegarci il piano stesso
( è accaduto il 20 settembre al X Municipio); sperimentando la
possibilità di costruire insieme una cittadinanza attiva.Abbiamo cercato di leggere il cambiamento della città ( per questo noi
il piano lo vogliamo) proponendo di sperimentare la possibilità di
costruire un legame sociale tra diversi e le tante identità plurali
presenti nel territorio. (alla città che esclude proponiamo, il suo
contrario, l'accoglienza).Pensiamo, senza paura, che la città sarà sicura se non nasconderà ed
attenuerà gli elementi conflittuali ( spostandoli sempre più lontani,
ma lontani da dove?) ma saprà trasformarli in un cantiere per trovare
soluzioni.
Il piano può essere utile se riusciremo a non subirlo come uno
strumento che territorializza verità calate dall'alto, ma dove il modo
di abitare di tutti -il sognare sia in grado di diventare il decidere.
Per questo insistiamo, per verificare se esiste ancora la possibilità
di accompagnare il momento della discussione del piano attraverso la
predisposizione di meccanismi e momenti partecipativi .
Secondo una calendarizzazione precisa che rinvesta innanzitutto i
Municipi, a partire anche dalle osservazioni e i voti espressi.
Per, attraverso il lavoro delle associazioni, riverificarle nei
territori, raggiungendo i più.
Per trasformare tutto tra dibattito tra specialisti e schieramenti
politici in altrettanti pareri sull'abitare e poi , aiutati
dall'Università, da raggruppare e trasformare in osservazioni. Un aiuto
fondamentale per chi dovrà,votando in consiglio comunale, decidere.
Facendoci partecipare alle scelte la città aiuta i cittadini che
ricambiano fornendo il maggior numero di informazioni possibili, quelle
che i cartografi non possono leggere, quelle di chi abita la città.
Per questo richiediamo di ufficializzare alla Regione la volontà di
ottenere una proroga di almeno quattro mesi sulla data di scadenza
prevista per l'approvazione in Consiglio.
E' questa una richiesta politica nel senso che il comune di Roma,
perseguendo, solo ora un reale processo partecipativo, dota il piano di
un ulteriore valore, di un atto aggiuntivo redatto in corso d'opera
che, come tutti gli atti , deve avere tempi e modi per essere
presentato e condiviso.Non è un ritardo.E' qualcosa di più di cui uno strumento come il piano,
siamo sempre più convinti, non può fare a meno.Una richiesta da fare a testa alta, da ottenere senza mediazioni
nell'interesse dei tutti che questi territori abitano. Un processo
procedurale di garanzia ulteriore da presentare ufficialmente con
un'appropriata campagna per illustre quest'inedito e primo momento di
progettualità sociale nella nostra città.
Una richiesta da fare con enorme forza ad un Ente (la Regione) che non
vuole, come sarebbe doveroso, esaminare il Piano delle Certezze (le
cui norme sono scadute da maggio) esercitando sulla città di Roma una
forma inaccettabile di pressione ed una sostanziale insicurezza per
quello che riguarda la tutela delle aree agricole e come sottolinea
Italia Nostra quella dei beni censiti dalla Carta dell'Agro.E' la nostra sola richiesta, non avendo nessuna intenzione né voglia di
sovrapporci a chi dovrà parlare.
Non avendo nessun interesse a fare affari urbanistici, a porre un solo
mattone sul suolo romano, il piano regolatore, non avendo un domani
subito ' spendibile- ha, comunque, un grandissimo futuro : fare di Roma
una città che accoglie tutti quelli che vorranno stare raccolti sotto
il suo cielo,
A questo ci siamo candidati .
Questo vogliamo costruire: progettando e realizzando con comitati,
associazioni, gruppi ,municipi incontri ..forme continue di
partecipazione per arrivare a definire ,partendo dalla pratica
quotidiana, nuovi statuti capaci di esaltare le singole identità
presenti nei singoli territori e farle vivere in questa città.Una pratica che non vogliamo far decadere. Per poter continuare il
nostro viaggio che continuerà anche se l'amministrazione comunale
volesse impedirne lo svolgimento nei modi, nelle forme e nei tempi che
proponiamo.
Continueremo a muoverci nei Municipi e nei territori, chiedere ragione
e conto del molto ancora incomprensibile oggi sulla carta, presto
insostenibile nella realtà.
Staremo ancora, con amore e determinazione, nelle tante Roma che
costituiscono il nostro abitare.23 Settembre 2002
Antonello Sotgia (Urbanista)