Grave intimidazione al Movimento dei Movimenti
L'arresto per associazione sovversiva di leader riconosciuti del Movimento
dei Movimenti è un atto grave di attacco alle forme della democrazia partecipata
e del conflitto che questo movimento ha saputo realizzare da Genova in poi.
Esprimiamo la piena solidarietà ai ragazzi arrestati e grande preoccupazione
per la limitazione degli spazi di libertà che questa operazione di polizia
comporta. Risultano evidentemente sospetti anche i tempi in cui il teorema
è scattato e cioè all?indomani del grande successo del Social Forum Europeo
e della manifestazione di un milione di persone contro la guerra.
L?arresto dei 20 ragazzi del sud è un monito a tutti coloro che hanno scelto
di misurarsi con i contenuti e i progetti del Movijmento dei Movimenti e
con la pratica della disobbedienza. Ognuno di loro è ognuno di noi, i loro
volti i nostri volti, i loro sogni i nostri sogni.
Saremo al loro fianco, continueremo a disobbedire.MASSIMILIANO SMERIGLIO - PRESIDENTE DEL MUNICIPIO ROMA XI
LUCIANO UMMARINO - ASSESSORE BILANCIO PARTECIPATIVO MUNICIPIO ROMA XI-------------------------------------------------------------------------------------------------
Roma 15 Novembre 2002
UN'OPERAZIONE SOVVERSIVA
Sono 41 i compagni e le compagne del sud che questa notte sono stati raggiunti da procedimento giudiziario
aperto dalla magistratura di Cosenza dal PM Domenico Fiordaliso per 270/bis associazione sovversiva e
cospirazione mediante associazione.
Tra questi sono stati effettuati 20 arresti per i quali 11 compagni si torvano ora al Carcere Speciale
di Trani, 2 compagne al Carcere di Massima sicurezza di Latina e 6 agli arresti domiciliari.
Dopo Firenze, la forza del milione di persone che si sono mobilitate
contro la guerra ha parlato chiaro e le armi della persecuzione sono le uniche che questo
potere misero e gretto prova ad usare contro la forza delle idee, contro la giustezza delle nostre ragioni,
contro la costruzione di una nuova legalita'contro il dissenso che mette in gioco corpi di uomini e donne: con il carcere.Crediamo sia necessario che tutte le forze democratiche di questo paese, si mobilitino da questo momento in poi contro questa scandalosa operazione,utilizzando ciascuno i propri strumenti e le proprie forme.
INVITIAMO TUTTI E TUTTE A PARTECIPARE AL PRESIDIO E
ALLA CONFERENZA STAMPA ALLE ORE 12 DAVANTI ALLA
PREFETTURA DI ROMA (P.za Apostoli).
LIBERI SUBITO TUTTI I COMPAGNI E LE COMPAGNE
ARRESTATE!!!Movimento delle/dei Disobbedienti - Roma
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Grave atto terroristico alle libertà di pensiero ed all'azione politico sindacale in Italia
Con l'ondata di arresti di stanotte 15 nov 2002 sono stati colpiti importanti figure del panorama politico meridionale dell' area antagonista appartenenti a organizzazioni nazionali sindacali della Confederazione Cobas, docenti universitari, pensionati, studenti, lavoratori e lavoratrici precari . Donne ed uomini, espressioni di una realtà politico culturale che rifiuta la rassegnazione e che non accetta la precarietà e la miseria.
Miseria spesso anche esistenziale e culturale che, storicamente ha impedito la nascita e la crescita di un progetto autonomo e che ha lasciato il posto alla commiserazione tipicamente meridionale . Non basta: la disoccupazione, le nuove ondate migratorie dei nostri giovani verso le fabbriche del nord est, il lavoro precario che umilia ragazze e ragazzi, la scarsità d'acqua causata dalla gestione mafioso- clientelare che privatizza questo bene libero, i cumuli d'immondizia che ci sommergono e infettano l'aria che respiriamo.
Non basta aggiungere alla precarietà dell'esistente il danno della gestione mafiosa delle risorse del sud ma si aggiunge anche il terrore e la criminalizzazione di coloro che alla luce del sole interpretano e raccolgono il malessere sociale praticando in prima persona il rifiuto ad accettare supini tali condizioni dei precarietà. Il potere ha paura che tutte le contraddizioni sociali del sud possano essere indirizzate verso specifiche rivendicazioni territoriali e generali che potrebbero mettere in discussione i grandi progetti come il ponte sullo stretto di Messina e l'autostrada SA\RC. Ciò contribuirebbe a disarticolare i piani politici e finanziari del governo Berlusconi -ma non solo- che vede nel meridione un'area di sperimentazione di nuovi modelli economici. Il potere ha paura che nel meridione , base logistica della NATO, . si sviluppi un ampio movimento d'opinione e di lotta che si ribelli agli assetti politici e strategici determinati dagli USA .
La procura di Cosenza in linea con la politica degli USA e dell'UE sulla messa fuorilegge dei vari movimenti sociali inseriti nella lista, ha paura che le realtà sociali dell' antagonismo meridionale, che si riconoscono nella rete del sud ribelle, possano rappresentare un valido soggetto politico-sociale capace di rimettere in discussione le politiche neoliberiste . La procura di Cosenza ha preso un grosso abbaglio, la rete del sud ribelle non è un'organizzazione clandestina ma un modo di tenere unito le realtà antagoniste del meridione ( centri sociali, Cobas, associazioni ambientaliste ed individualità). È chiaro che la grande manifestazione di Firenze e la sua piena riuscita così come il corteo alla base NATO di Camp Darby e la creazione di un grande blocco contro la guerra degli USA e dei suoi alleati dà fastidio. Le grandi mobilitazioni nonostante le minacce non si fermeranno. I compagni arrestati sono un patrimonio del sud e hanno il diritto di cittadinanza politica per aver creato strutture sociali a fianco dei disoccupati, degli LSU, dei lavoratori licenziati, degli sfrattati, degli studenti e degli immigrati. Questi compagni da sempre hanno garantito la dignità e la sopravvivenza a decine di migliaia di proletari del sud difendendo lo stato sociale con le loro lotte e conquistando sempre più spazi di agibilità politica e sociale. Invitiamo quindi a una mobilitazione nazionale a Cosenza da tenersi in solidarietà alle compagne e ai compagni arrestatiRete sud ribelle
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Siamo un esercito di sognatori e pertanto invincibili
FRANCESCO LIBERO LIBERI TUTTI
In merito all'inchiesta della Procura della Repubblica di Cosenza ed ai mandati di arresto che hanno portato alla carcerazione di Francesco Caruso dei Disobbedienti e altri compagni e compagne dichiariamo
che è in atto una montatura giudiziaria scandalosamente falsa nella quale si tende di incasellare eventi politici pubblici, partecipazione a reti sociali e semplici opinioni di attivisti politici in un teorema giuridico esso sì criminale- che questa operazione è stata lucidamente premedidata nei modi e nei tempi, tant'è che viene lanciata i giorni immediatamente successivi la conclusione dello European Social Forum di Firenze e delle riunioni del tavolo di preparazione del prossimo foro sociale di Porto Alegre
- che è un attacco a tutte le reti sociali che compongono e attraversano il movimento dei movimenti, dal cui interno provengono tutti i compagni e le compagne arrestate e pertanto invitiamo tutte le agenzie di comunicazione, i siti, le radio, i giornalisti che non hanno smesso di pensare a permetterci di comunicare le ragioni di chi questa mattina è stato tradotto in manette nelle carceri speciali di Trani e Latina solo perchè in lotta con noi per la costruzione concreta di un altro mondo possibile
ribadiamo:
- che i veri responsabili del sovvertimento dell'ordine pubblico a Napoli durante il Global Forum e a Genova durante il G8 sono stati gli allora ministri degli interni, i reparti mobili di Canterini, gli squadroni dei carabinieri, i GOM ed i torturatori di Bolzaneto, il cui vertici non sono ancora stati
rimossiinfine:
puntualizziamo che non abbiamo mai istigato a disobbedire, ma abbiato praticato e pratichiamo la disobbedienza sociale contro leggi ingiuste, liberticide o apertamente razziste e neoschiaviste come la c.d. Bossi/Fini. E continueremo a farlo perchè la costruzione della nostra Europa, che vogliamo aperta, sociale e solidale, e della democrazia globale passa attraverso il conflitto sociale e la disobbedienza.
STOP ALLA REPRESSIONE!
Invitiamo tutti alla mobilitazione fino a quando non saranno liberati gli attivisti rinchiusi nei supercarceri di Trani e Latina.
Movimento delle/i Disobbedienti - Nord Est----------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Genova, 15 novembre 2002
L'arresto di Francesco Caruso e di altri esponenti del movimento no-global, avvenuto sulla base di ordinanze di custodia cautelare emesse dalla magistratura cosentina, configura un inaccettabile tentativo di criminalizzazione del movimento, a meno di una settimana dall'eccezionale riuscita dell'appuntamento di Firenze e a pochi mesi da quello mondiale di Porto Alegre. Dalle informazioni in nostro possesso emerge, a fronte di un'estrema povertà di riscontri probatori e a una forte fragilità del teorema accusatorio sottostante agli arresti, un uso spregiudicato ed incauto di disposizioni penali che costituiscono un evidente retaggio del periodo fascista, come quelle che incriminano l'"associazione sovversiva", la "cospirazione politica" e la "propaganda sovversiva".
Dal riferimento, scandalosamente inedito, al "tentativo di sovvertire gli ordinamenti economici" traspare poi addirittura un tentativo di sacralizzare, dotandola di garanzia penalmente snazionata, la globalizzazione capitalistica esistente, con uno spirito più che mai estraneo al sistema di valori cui si ispira la nostra Costituzione, e a cui deve ispirarsi evidentemente ogni magistrato della Repubblica. Siamo quindi di fronte a un tentativo di strumentalizzazione politica della giurisdizione penale, di fronte al quale deve levarsi forte la protesta di chiunque abbia invece a cuore l'indipendenza della magistratura e lo Stato di diritto, a livello interno, europeo e internazionale.
Vogliamo ricordare, da tale punto di vista, che il comportamento degli organismi repressivi dello Stato italiano, con il ricorso a ingiustificate forme di repressione che configurano in vari casi gli estremi di gravi reati, sarà discusso dalla prossima sessione della Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite, in programma a Ginevra in primavera. Il Coordinamento dei Giuristi Democratici e il Genoa Legal Forum si impegnano a garantire, con la difesa degli arrestati e la promozione di una campagna per la salvaguardia delle libertà fondamentali, il diritto di critica e di opposizione alla globalizzazione capitalistica e al pensiero unico nonché la tutela dei valori che sono alla base del nostro patto costituzionale.Coordinamento Giuristi democratici/ Genoa Legal Forum
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COMITATO "VERITA E GIUSTIZIA PER GENOVA"
"Il diritto al dissenso è ancora garantito?"Dichiarazione congiunta di Giulietto Chiesa (presidente onorario), Enrica Bartesaghi (presidente), Antonio Bruno (tesoriere), Lorenzo Guadagnucci
Siamo preoccupati e dopo gli arresti ordinati dalla procura di Cosenza ci domandiamo una volta di più fino a che punto il diritto al dissenso, la libertà d'espressione e di manifestazione, i diritti politici siano realmente garantiti in Italia. Non conosciamo ancora i fatti specifici contestati agli arrestati, ma i capi d'imputazione indicati fanno pensare a un'azione di repressione e criminalizzazione politica. Speriamo di essere smentiti ma l'esperienza fatta a Genova nel luglio 2001 ci spinge a invitare tutti i democratici a vigilare con molta attenzione su questo procedimento giudiziario. Agli arrestati, a quanto pare, si contestano anche reati legati al G8 di Genova, ma non risulta che la procura genovese, competente in materia, abbia avviato indagini in tal senso. Siamo preoccupati anche per il trattamento ricevuto dagli arrestati, chiusi addirittura in un carcere di massima sicurezza e senza aver potuto parlare con i propri avvocati: ripensando all'esperienza della caserma di Bolzaneto a Genova, queste notizie ci spaventano.
A Genova nel luglio 2001 furono più volte sospesi i diritti costituzionali. Si produsse in quei giorni una frattura fra la società civile e le forze dell'ordine che non è mai stata sanata. I vertici della polizia e dello stato non hanno mai preso apertamente le distanze nemmeno dagli episodi più gravi e clamorosi, come il blitz alla scuola Diaz, concluso con l'arresto di 93 persone sulla base di prove costruite (le due molotov portate nella scuola dalla stessa polizia). Gli arresti di questa notte, così poco chiari, rischiano di allargare ulteriormente il fossato creato nel luglio 2001 fra la società e le istituzioni. Siamo preoccupati perché temiamo che questi fatti facciano scadere la qualità della nostra democrazia. Perciò continuiamo a batterci per avere verità e giustizia sui fatti di Genova e oggi chiediamo limmediata liberazione degli arrestati , perché non crediamo, a tanta distanza dai fatti, che possano esservi gli elementi di pericolosità sociale richiesti dalla legge.
Genova, 15 novembre 2002
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Dichiarazione di Lorenzo Guadagnucci, giornalista, autore di "Noi della Diaz", membro del comitato "Verità e giustizia per Genova"
Sono sgomento, è come se avessero arrestato anche me. A leggere le accuse contestate alle venti persone arrestate stanotte mi vengono i brividi: "cospirazione politica, sovversione dell'ordine economico, propaganda sovversiva". Trovo una sinistra assonanza con un fatto che molti di noi, me compreso, hanno finora sottovalutato: noi 93 che il 21 luglio 2001 eravamo dentro la scuola Diaz siamo tuttora indagati per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione. Noi che siamo stati pestati e arrestati sulla base di "prove" costruite dalla stessa polizia (le due molotov). Due di noi, cittadini tedeschi, in occasione del Forum di Firenze sono stati respinti alla frontiera, proprio in ragione di quest'accusa ancora in corso. I nostri diritti civili - evidentemente - sono tuttora limitati, siamo persone sospette.
Questi arresti, quest'ondata repressiva in cui - per quello che sappiamo - si contestano reati di tipo politico, confermano gli allarmi che tante volte io stesso ho lanciato sulla qualità della nostra democrazia, sullo stato dei nostri diritti.In questi mesi ho tante volte ricordato che nessuno, a un anno e 4 mesi dai fatti, ha mai preso le distanze nemmeno da un episodio grave e infamante per le forze dell'ordine come il blitz alla Diaz. Il capo della polizia, De Gennaro, non ha mai rinnegato quell'operazione, non ha mai trasmesso al paese un messaggio di autocritica, di presa di distanza. Tutti i funzionari implicati nel blitz, e accusati di reati infamanti come la calunnia, il falso ideologico, le lesioni personali, sono ancora la loro posto.
In questo anno e più trascorso dai fatti di Genova i vertici della polizia, del governo, dello stato, non hanno fatto nulla per colmare quel fossato che si è aperto a Genova fra le istituzioni e la società civile. Quest'ondata repressiva, a pochi giorni dal Forum di Firenze e dalla smentita degli inutili allarmi lanciati in precedenza, allarga ancora quel fossato, e tenta di spingere ai margini della vita civile migliaia di persone, intere moltitudini. Quello che sta accadendo a Cosenza, a Trani, nel paese riguarda tutti i cittadini che hanno a cuore i diritti civili e le libertà garantite dalla costituzione. Io stesso, oggi, mi sento meno sicuro di ieri. Avverto una perdita nella qualità dei miei diritti di cittadino. E' come se avessero arrestato anche me.
Lorenzo Guadagnucci
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SINDACATO NAZIONALE UNIVERSITA¹ E RICERCA SNUR-CGIL
Roma, 15 novembre 2002 Prot. n. p541
Alle Strutture territoriali COMUNICATO CGIL SNUR
Nell'ambito dell'operazione di polizia effettuata la scorsa notte nel Mezzogiorno, su cui la Cgil Nazionale ha già espresso una posizione con un proprio comunicato, che ben rappresenta lo sconcerto per le modalità con cui l'operazione è stata condotta, le forze dell'ordine hanno proceduto all' arresto di un ricercatore e di una dottoranda del Dipartimento di Sociologia dell'Università di Cosenza, e alla perquisizione degli ambienti dagli stessi occupati all'interno dell'Ateneo; successivamente è stata effettuata una perquisizione dell'area polifunzionale, dove hanno sede alcune associazioni studentesche.
I modi ed i tempi in cui le due operazioni sono state effettuate lasciano non poche perplessità.
Già nel passato, in momenti di particolare tensione sociale, l'Università della Calabria ha dovuto subire misure di ordine pubblico che hanno di fatto colpito l'immagine dell'istituzione, che rappresenta viceversa un solido punto di riferimento per la società civile dell'intera regione.
Anche in quest'occasione, colpisce l'imponente spiegamento di forze che hanno isolato l'Ateneo calabrese, che appare francamente sproporzionato rispetto al compito da eseguire.La Cgil Università e Ricerca esprime la propria preoccupazione per il possibile instaurarsi di un clima che si ripercuoterebbe negativamente sulla necessaria serenità dell'Ateneo, e sulla condizione di libero confronto che deve regnare in tutte le Università. Nell'auspicare che si faccia rapidamente chiarezza, si impegna a operare per il mantenimento ed il consolidamento dei valori di libertà e democrazia che costituiscono il terreno fondante dell'istituzione universitaria.
La Segreteria Nazionale SNUR-CGIL
00153 Roma 31, via Leopoldo Serra
tel. 06/5883383 fax 06/5883926 fax 06/5894785