PRG: chi sono i cittadini della 'città globale'?
Condivido in pieno moltissimo di quanto a scritto Gualtiero. Condivido in primo luogo la linea politica che propone: "Il ruolo delle Associazioni, dei Comitati e dei Partiti che vogliono stare fuori del coro (aggiungo io: che sono mossi dall'obiettivo di migliorare le condizioni di vita di tutti i romani e le romane) è di denunciare l'operazione di raschiamento del fondo del barile cementificatorio, facendo accaparrare alla rendita edilizia ciò che rimane del povero territorio metropolitano ..."
Condivido l'esigenza di
- cancellare le aree di riserva
- ridurre drasticamente le cubature previste
- consentire ai cittadini di controllare che cosa accadrà nelle nuove "centralità"
- denunciare il perdurare della ormai nota, anti-democratica pratica del Pianificar Facendo, chiedendo che nel nuovo PRG siano chiaramente indicate le proposte di nuove cubature e trasformazioni che sono già state approvate in sede comunale rispetto a quelle, poche, che possono essere ancora oggetto di discussione
- tolleranza ZERO per qualsiasi nuova speculazione all'interno o nell'intorno dei nuovi nuclei abusivi (i cosiddetti Toponimi)
- ridimensionare e/o cancellare le 20 centralità del nuovo PRG in base alle vere esigenze del territorio
- privilegiare il recupero e riqualificazione del patrimonio degradato per coprire la domanda di abitazioni e servizi
- privilegiare le infrastrutture per la mobilità dei cittadini e cittadine nonché la dotazioni di servizi locali dei quartieri esistenti piuttosto che favorire la speculazione fondiaria attraverso la creazione di nuovi quartieri.Detto questo, vorrei dire qualche parola in più su quelli che, a mio avviso, sono gli obiettivi di fondo di questo piano. Questo tipo di riflessione mi sembra indispensabile se vogliamo capire bene quale è la posta in gioco e articolare di conseguenza una serie di azioni di resistenza.
Gli obiettivi del nuovo PRG non sono un mistero. Chiunque può consultare sul sito internet del Comune la sintesi della relazione di presentazione del nuovo PRG firmata dall'Assessore Roberto Morassut. Nelle prime righe vi si legge "L'esigenza per il NPRG era quella di definire un sistema urbano che garantisca un punto di equilibrio tra un'effettiva apertura verso il sistema dell'economia globale e una salvaguardia delle radici essenziali dell'identità storica e civile di Roma."
Vediamo quindi che cosa significa garantire l'apertura della città all'economia globale, quali trasformazioni bisogna prevedere se si vuole che Roma diventi "città globale", e quale parte dell'identità storica e civile di Roma (che annovera un buon numero di speculatori e sfruttatori accanto a tantissime brave persone) è compatibili con la città globale. In estrema sintesi, le città globali sono caratterizzate da fenomeni di accentuata "polarizzazione" sociale.
Da un lato abbiamo un ristretto numero di persone decisamente ricche (in prevalenza uomini bianchi e occidentali) che svolgono funzioni dirigenziali nelle imprese ad alto profitto (finanza, nuove tecnologie, ecc.). Dall'altro aumenta costantemente il numero delle persone con reddito basso e precario (in prevalenza donne e immigrati), che lavorano per fornire ogni tipo di servizio alle imprese ad alto reddito e ai suoi managers.
Parallelamente si va riducendo la cosiddetta "classe media", ovvero le persone che dispongono di un reddito decente e soprattutto garantito.Come si localizzano queste diverse categorie di persone nella città globale?
I ricchi "globali" non sembrano interessati ai sobborghi residenziali creati per l'alta borghesia (Casal Palocco, Olgiata, ecc.). Alle ampie case con giardino, legate alla città da strade veloci (la Cassia bis, la Cristoforo Colombo) e servite da centri commerciali e sportivi "esclusivi", i ricchi "globali" preferiscono la residenza in centro storico (o meglio diverse residenze nelle aree centrali di diverse città globali) e le botteghe artigianali di lusso. La loro ricchezza non si traduce in maggior tempo libero (non più weekend passati a tagliare l'erba o a far correre il cane, ma solo ore ed ore davanti al computer a giocare con titoli ed azioni). Quindi si accontenteranno di comprare una quantità minore di beni (ma tutti rigorosamente esclusivi) e compreranno invece una gran quantità di servizi, compresi quelli di uno stuolo di persone di colore che curano la casa, preparano i pasti, guidano le auto, ecc.
Provate a mettere insieme la domanda immobiliare dei nuovi ricchi "globali" e delle imprese ad alto reddito in cui essi lavorano, nonché quella del settore turistico che rappresenta una parte rilevante dell'economia di tutte le città globali. Il risultato è un bottino assai ricco per tutto il settore edilizio romano, bottino che può essere catturato solo se si "libera" il centro storico da tutta una serie di restrizioni alla trasformazione.
Leggetevi con cura il capitolo "CITTÀ STORICA" delle Norme Tecniche: non manca proprio nulla per facilitare al massimo la cosiddetta "signorilizzazione" del nostro centro storico, compresa la demolizione e ricostruzione (che fine faranno gli abitanti attuali? sembra non interessare nessuno) e dei provvidenziali "ambiti di valorizzazione" (economica, ovviamente). L'intenzione di offrire il centro storico ai nuovi ricchi "globali" è talmente palese che non ci si trattiene dal parlare di roof garden (se non ci credete leggete il comma 5 dell'art. 21) mentre ci si dimentica allegramente di qualsiasi norma che tuteli gli abitanti attuali o che preveda la realizzazione di abitazioni per cittadini/e a basso reddito con le relative attività. Dimenticavo: cosa riceveranno in cambio gli altri cittadini, quelli che non avranno più diritto a vivere o frequentare il centro storico? Ben poco. L'unico caso in cui si prevede un qualche risarcimento è quello degli interventi di Nuova Edificazione (NE). In quel caso il proprietario dovrà provvedere "al finanziamento o diretta realizzazione di opere pubbliche, per un importo corrispondente al 25% del valore immobiliare dell'operazione" (ma se la può cavare anche demolendo altrove una superficie pari ad un terzo di quella che realizzerà; resta da dimostrare che questo equivalga al 25% del valore immobiliare dell'operazione). Passiamo ora ai nuovi poveri "globali". A parte quelli (o piuttosto quelle) che verranno splendidamente ospitati nella case dei nuovi ricchi "globali" in cambio dei loro servigi, agli altri rimane da scegliere (si fa per dire!) tra città consolidata, città da ristrutturare e città della trasformazione.
Scorrendo le Norme Tecniche relative alla "CITTÀ CONSOLIDATA", mi sembra di capire che per questa parte di città si prevede il mantenimento e anche la crescita della funzione abitativa, inframmezzata da attività di servizio, commercio medio-piccolo, strutture alberghiere, parcheggi e autorimesse. Forse sbaglio, ma non posso fare a meno di pensare che per il nuovo PRG la città consolidata debba diventare un'enorme struttura di supporto al "cuore signorilizzato" della città, un'area dove mettere tutto quello che i ricchi "globali" non vogliono a casa loro ma non vogliono neppure troppo lontano o che comunque non gli dà troppo fastidio avere vicino.Eppure nelle Norme Tecniche c'è anche la preoccupazione per la carenza di spazi verdi e servizi pubblici, particolarmente grave nelle aree di maggiore densità edilizia. Sembrerebbe ovvio che una serie di aree "libere" (ad esempio le aree ferroviarie) fossero destinate a questo scopo. E invece no, quelle servono per la città globale (grandi funzioni culturali dello spettacolo, congressuali ed espositive, del turismo e del tempo libero). Per servizi e verde pubblico ci sono gli "Ambiti per Progetti Integrati". Ma quale è il prezzo da pagare per ottenere ciò che spetterebbe per legge (18 mq di servizi pubblici + 18 mq di verde attrezzato per abitante)? Metri cubi aggiuntivi (non più dell'80%!), sconti sugli oneri concessori, esenzioni ICI, contributi finanziari e pure la possibilità di ricostruire altrove (nelle cosiddette "aree di riserva a trasformabilità", ovvero in Agro Romano) tutti i metri cubi che sono stati demoliti e anche qualcosa in più. Questo è quanto prevede la normativa per i cosiddetti "Programmi integrati" della città consolidata (art.46).
Naturalmente ciò che spetta agli operatori immobiliari è definito in gran dettaglio, mentre ciò che spetta ai cittadini è estremamente vago. Naturalmente (e questo è ancor più grave) si parla di diradamenti, demolizioni, trasferimenti di cubature, come se la città consolidata fosse piena di edifici vuoti. Lo abbiamo già detto per la città storica, ma vale la pena di ribadirlo: dove sono le norme che tutelano gli abitanti attuali o che si preoccupano di garantire la realizzazione di abitazioni per cittadini/e a basso reddito con le relative attività? Io non sono riuscita a trovarle, come non sono riuscita a capire come i cittadini e le cittadine possano intervenire nella fase di formazione dei Programmi integrati.L'incubo della demolizione-trasferimento finisce quando si passa alla "città da ristrutturare" e alla "città della trasformazione". Insomma, in queste due città ci può vivere chi vuole, o meglio chi non può vivere altrove. Infatti, se è vero che qui non si rischia di essere mandati via dalle proprie case, è anche vero che a parte le case, spesso di cattiva qualità, non c'è molto altro. Ma a questo proposito le Norme Tecniche sembrano piuttosto rassicuranti: tutto sembra essere previsto per garantire la "polifunzionalità" dei quartieri periferici (se solo si fosse posta altrettanta attenzione a mischiare le classi sociali oltre alle funzioni urbane!) Che cosa prevedono di fatto le Norme Tecniche?
Partiamo dalla "CITTÀ DA RISTRUTTURARE".
Chi ci abita forse non se era accorto ma in quella città c'è una vera e propria miniera di cubatura da realizzare. Tranne poche eccezioni, si può ampliare tutto fino a 0,3 mq/mq (circa 1mc/mq per capirci); se si demolisce e ricostruisce si può arrivare a 0,4 mq/mq; se poi il municipio ci regala un programma integrato abbiamo fatto tombola: tutto sale a 0,6 mq/mq, anche se il Comune può (non deve!) utilizzare una parte della cubatura aggiuntiva per la realizzazione di servizi pubblici locali. E il verde pubblico, quei maledetti giardinetti che ci ostiniamo a volere? Niente paura: ci sono le aree agricole contigue, che possono servire anche per i servizi pubblici locali. In conclusione: chi ha fatto l'esperienza dei vari articoli 11 o piani di zona 'O' sa bene come va a finire. La realtà di certi quartieri della periferia romana si commenta da sola.Ma non dimentichiamo il nostro problema: dove andranno ad abitare i nuovi poveri "globali", quelli espulsi dalla città storica e dalla città consolidata e quelli che arriveranno dai nostri domini d'oltremare? Per trovare un minimo riferimento alla necessità di alloggi in locazione per "particolari categorie sociali" (immagino che siano "particolari" perché non si possono comprare casa e neppure pagare affitti che superano di gran lunga la loro pensione o il loro salario), alla necessità di alloggi "a prezzi o canoni convenzionati", ecc., bisogna arrivare alla "CITTÀ DELLA TRASFORMAZIONE" (devo dire che basterebbe guardare l'ordine con cui si susseguono le diverse CITTÀ nelle Norme Tecniche per capire quali sono gli obiettivi del nuovo PRG).
Ai nuovi poveri "globali" sono riservate le aree più remote del territorio comunale, quelle che mancano di qualsiasi infrastruttura civile e dove oggi si arriva attraverso strade sgangherate ed intasate, quelle dove non bisogna ammalarsi perché l'ospedale è troppo lontano, ecc. Ma questa è una vecchia storia: niente di nuovo sotto il sole! Qui ci possiamo lanciare in qualche numero, visto che le Norme Tecniche ce li forniscono.
Ci sono cinque tipi di "Ambiti di Trasformazione Ordinaria": ATO residenziali con meno di 10.000 mq di nuova edificazione; ATO residenziali con più di 10.000 mq; Piani di Edilizia Economica e Popolare (167); ATO integrati (attività + residenze) con meno di 10.000 mq; ATO integrati (attività + residenze) con più di 10.000 mq. Se non ho sbagliato i conti, si prevede un totale di circa 2.500.000 mq, di cui 750.000 di Edilizia Economica e Popolare e altri 350.000 mq di residenze.Quindi in questi quartieri ci sarà spazio per circa 28.000 persone, se volete abitare come il "romano medio" ovvero occupare 40 mq a persona, o 44.000 persone, se vi accontentate dei vostri bravi 25 mq. Ovviamente, come tutto in queste nuove Norme Tecniche, questi conti non sono certi: i mq da edificare potrebbero aumentare per avere una quota maggiore di edilizia a prezzi controllati o una quantità maggiore di servizi pubblici, naturalmente con i dovuti "incentivi" a costruttori e proprietari di aree. Abbiamo detto che la "polifunzionalità" è un pallino del nuovo PRG. Quindi, nelle vecchie e nuove periferie, i poveri "globali" non saranno soli: saranno accompagnati dalle "Centralità Metropolitane e Urbane", ovvero da tutto quello che di cui la città globale ha bisogno ma che proprio non vuole avere davanti agli occhi o in mezzo ai piedi. Non è difficile immaginare che tipo di attività si concentreranno nelle nuove "Centralità": basta andare a vedere tutto quello che non può essere messo nel resto della città e il gioco è fatto.
Così ci saranno sicuramente dei bei centri commerciali e magari anche qualche bingo per i più fortunati, perché i cittadini della città globale sono innanzitutto dei "consumatori" (qualcuno, nell'amministrazione romana, li chiama addirittura "clienti"). Poi ci sarà qualche mega-albergo per i turisti "di massa", perché l'economia globale si nutre di turismo ma si guarda bene dal pagarne il prezzo. Infine ci sarà qualche ministero che intasa "inutilmente" (per chi?) la città storica (a proposito: vi siete chiesti che cosa prenderà il posto di quei ministeri?) e le università che il nuovo PRG - coerentemente con i suoi obiettivi - non ritiene di includere nelle "grandi funzioni culturali" da inserire nella città consolidata né tanto meno pensa che sia degne di occupare gli "ambiti di valorizzazione" della città storica (a quanto pare le università pubbliche valorizzano solo i quartieri dei poveri, che notoriamente sono anche ignoranti, mentre svalorizzano i quartieri dei ricchi, che non ne hanno bisogno perché già hanno provveduto a costruirsi le loro università private a due passi da casa).
Che dire d'altro? Vorrei solo ricordarvi, cari concittadini e concittadine, che o parlate adesso o non parlerete mai più. Le nuove Norme Tecniche riusciranno infatti a togliervi quei pochi spazi di intervento nelle decisioni pubbliche (io sono un po' fuori moda e continuo a pensare che le decisioni relative alla città siano di interesse pubblico) che anche la vecchia legge urbanistica del 1942 (occhio alla data!) vi aveva garantito.
Agosto 2002
Silvia Macchi (Urbanista)