Siamo stati in Palestina...
Siamo stati in Palestina con la Carovana della Pace , per proteggere attivamente la popolazione Palestinese e per sostenere quella parte della società civile Israeliana schierata contro l'occupazione dei territori .
Siamo andati lì con la speranza nel cuore e con Carlo Giuliani per mano.
Siamo andati lì per parlare di Pace , portandoci dietro tutta una serie di certezze.
Ci siamo ritrovati nel cuore della guerra globale permanente dove non si intravede alcun dopoguerra nel quale godere della Pace.
Abbiamo visto una guerra , combattuta da un esercito ,quello Israeliano , armato di tutto punto , sostenuto dai più grandi poteri di questo pianeta , contro la popolazione civile Palestinese.
Una guerra sporca , criminale , portata avanti calpestando i più elementari diritti umani , violando qualsiasi normativa internazionale.
Abbiamo visto Palestinesi fare file interminabili davanti ai checkpoint ,umiliati dai soldati Tshal , al cui arbitrio è affidata la scelta di lasciarti andare a lavorare , di separarti dalla tua famiglia , di lasciarti passare dentro ad un'ambulanza mentre sei agonizzante.
Ci hanno picchiato selvaggiamente, davanti all'Orient House , per il solo fatto di aver esposto una bandiera Palestinese , perché della Palestina non ne vogliono neanche sentir parlare.
Abbiamo visto cecchini sparare sulle ambulanze , nell'inferno di Ramallah, per impedire ai medici di soccorrere i feriti .
Abbiamo visto Palestinesi costretti a seppellire i loro cari in fretta e furia , in un parcheggio , senza lapidi.
E poi hanno anche sparato addosso a quelli che tornavano dal funerale.
Perché i Palestinesi non devono aver diritto neanche a piangere i loro morti. Perché i Palestinesi , per loro ,hanno meno diritti di un cane.
Abbiamo visto insulti tatuati sulle braccia di vecchi di 90 anni a cui avevano già distrutto la casa, arrestato i loro figli e nipoti, umiliato le loro mogli e le loro figlie.
Abbiamo visto cecchini uccidere donne, giovani handicappati, vecchi, bambini.
Abbiamo saputo che l'80% dei bambini sono stati ammazzati con un colpo in fronte.
Li abbiamo visti entrare negli ospedali, arrestando i medici e terrorizzando i malati.
Li abbiamo visti far saltare palazzi , abitazioni di civili, radio, televisioni , ministeri.
Questa è la loro guerra al terrorismo.
In nome della guerra al terrorismo, oggi , i vassalli dell'Impero massacrano civili innocenti in tutto il mondo.
Nel disobbedire a tutto ciò, abbiamo disvelato la falsità di questa ennesima "guerra giusta" che non fa altro che alimentare una spirale di disperazione e miseria di cui non vediamo la via d'uscita.
Una spirale che svuota di senso la parola Pace.
Per questo abbiamo ravvisato la necessità di passare da "Action for Peace" ad "Action against Global War"
Perché siamo partiti parlando di pace, ma abbiamo il terrore che essa si trasformi in una pace armata, in un congelamento della sopraffazione e della lesione della dignità del popolo Palestinese.
Ci siamo convinti , invece , della necessità di schierarsi , di combattere.
Anche se per noi , combattere ha significato violare i checkpoint e sfidare pallottole e carri armati per raggiungere Ramallah, o per raggiungere il campo profughi di Dheisheh per poter comunicare al mondo come sono costretti a vivere i profughi Palestinesi.
Anche se questo per noi ha significato donare il sangue agli ospedali Palestinesi in perenne emergenza sanitaria.
Anche se questo per noi ha significato mettere in piedi una rete di informazione , il Break Point Media Centre, per far raccontare dai protagonisti ciò che stava accadendo.Per raccontare una verità che i Media "ufficiali" non hanno il coraggio di raccontare.
Anche se per noi ha significato costruire un'unità di crisi , qui in Italia o raccogliere corrispondenze e notizie , come hanno fatto Radio Onda Rossa, Altremappe, Radio Sherwood, Makaja , Indymedia e tanti altri mediattivisti .
Anche se per noi ha significato , soprattutto , disobbedire.
Ci accusano di unilateralismo per questo.
Sì , siamo stati unilaterali , è vero .
Il nostro è stato l'unilateralismo dei diritti umani , del diritto internazionale , del richiedere il rispetto e l'attuazione delle risoluzioni di un'ONU sempre più inerme , quando si tratta di mettere in discussione l'ordine Imperiale.
Il nostro unilateralismo ci fa affermare la legittimità di un popolo massacrato a resistere , a proteggere le proprie case ,i propri cari , la propria terra , i propri diritti , la propria dignità , anche armati di fucile , come ci avevano già insegnato quei piccoli uomini e donne liberi/e del color della terra in Chiapas.
Non crediamo ,però ,che usare i propri corpi per distruggerne altri di civili possa portare ad una via d'uscita che prefiguri un altro mondo possibile. Pur sapendo quale sia il livello di disperazione che porta a compiere questi atti estremi.
Il nostro unilateralismo ci fa , altresì, ammirare e sostenere chi , in Israele , vuole sottrarsi a questa guerra assurda , chi diserta ,i refusenik.
Uno di loro ha scritto:
Io sbatto per terra i secchi, le pentole,
rovescio i sacchi di zucchero e di farina per controllare
se dentro non ci sia una pistola, o una bomba a mano.
Il rumore delle suppellettili che cadono
mi fa venire il voltastomaco.
Un bambino piccolo mi guarda da un angolo
con occhi grandi pieni di odio.
So che al suo posto anche io odierei
per tutta la vita i soldati ebrei.
Li ammazzerei io stesso se avessi visto mia madre,
ossia te, costretta a stenderti col volto a terra sul tappeto, tremante di paura mentre attorno ti rovesciano la casa".
"Se ancora una volta dovessi entrare in una casa
con le armi in pugno,mi rifiuterò.
Andrò in carcere.
Il nostro unilateralismo ci spinge a dire :Stop Occupazione ,Stop Apartheid!
Lo urleremo a squarciagola , con tutta la nostra voce ancora tremante , con tutta la nostra rabbia per quello che abbiamo provato , con gli occhi ancora bagnati per quello che abbiamo visto.
Lo abbiamo urlato , disobbedendo a Gerusalemme ,a Ramallah ,a Dheisheh.
Lo abbiamo urlato stando lì , a praticare diplomazia dal basso mentre i diplomatici di professione fuggivano, mente la comunità internazionale taceva.
E lo continueremo ad urlare ,facendo pressione su di essa , perché rompa il suo silenzio assordante.
E continueremo ad urlare isolando commercialmente e politicamente Israele e la sua politica criminale e razzista .Lo faremo ancora dal basso , come società civile internazionale , come moltitudini in movimento poiché non ci aspettiamo che lo faccia nessun altro , per ora.
Boicotteremo ,quindi , i prodotti Israeliani.
Saremo tutti ,il 13 Aprile , a Brescia , a contestare la fiera delle armi , di quelle armi così sofisticate , che Israele non esita ad usare contro civili inermi.
Qualcuno ci accusa strumentalmente di antisemitismo , di razzismo.
Non abbiamo neanche bisogno di perdere troppo tempo in chiacchiere per sbugiardare chi ci muove queste accuse.
Sanno tutti bene che siamo sempre stati in prima fila e che abbiamo messo più volte in gioco i nostri corpi contro ogni forma di razzismo e di fascismo.
E lo abbiamo fatto , spesso ,a fianco della comunità ebraica , come quando abbiamo occupato il Tribunale dopo l'indegna sentenza nel processo contro il boia Priebke.
Come quando ci siamo presi manganellate su manganellate , in via della Conciliazione , per urlare il rifiuto di Roma , medaglia d'oro alla resistenza, al neonazista austriaco Haider.
Come quando abbiamo sempre difeso la memoria delle Fosse Ardeatine.
Come quando , ogni giorno , pratichiamo il nostro antifascismo in maniera militante.
E' proprio perché ci sentiamo intimamente avversi ad ogni ingiustizia , ad ogni sopraffazione , ad ogni forma di discriminazione che ci troviamo ,oggi , ad urlare , con la stessa forza di sempre:
Stop Occupazione !
Stop Apartheid !
PALESTINA LIBERA!Piazza del Popolo - 6 aprile 2002