L'algebra della giustizia infinita
Gemelli nel terroreArundhati Roy (scrittrice indiana)
Poco dopo l'inconcepibile attacco suicida dell'11 settembre al Pentagono e al World Trade Centre, un cronista ha detto: "il bene e il male raramente si manifestano così chiaramente come martedì passato. Persone che non conosciamo hanno massacrato persone che conosciamo. E lo hanno fatto con gioia sprezzante". Poi è scoppiato a piangere.
Ecco la difficoltà: l'America è in guerra contro persone che non conosce perché non appaiono spesso in TV. Prima ancora di averlo propriamente identificato o almeno aver iniziato a comprendere la natura del nemico, il governo statunitense, in una furia di pubblicità e di retorica imbarazzante, ha messo insieme una coalizione internazionale contro il terrore, mobilitato l'esercito, l'aviazione, la marina e li ha mandati in battaglia.
Il guaio è che una volta che l'America va in guerra, non può tranquillamente ritornare senza averne combattuta una. Se non trova un nemico, per placare la popolazione inferocita che è rimasta a casa, dovrà fabbricarselo. E una volta che la guerra è iniziata, svilupperà un'inerzia, una logica e una giustificazione di per sé, e perderemo di vista la ragione per cui è stata combattuta in primo luogo.
Stiamo per assistere allo spettacolo della nazione più potente del mondo che si approssima per riflesso, con rabbia, seguendo un vecchio istinto di lotta, ad un nuovo tipo di guerra. Improvvisamente, quando si tratta di difendersi, le idrodinamiche navi da guerra, i missili cruise e i jet F-16 sembrano obsoleti, vecchiume. Come deterrente, il suo arsenale nucleare non vale il suo peso in ferraglia. Taglierini, coltellini e fredda rabbia sono le armi con le quali si fa la guerra nel nuovo secolo. La rabbia è il passe-partout. Si insinua attraverso le frontiere senza farsi notare. Passa inosservata al controllo bagagli.IL VERO NEMICO
Contro chi sta combattendo l'America? Il 20 settembre l'FBI dichiarava che aveva dubbi sull'identità di alcuni dei dirottatori. Lo stesso giorno Bush dichiarava: "sappiamo esattamente chi sono queste persone e quali governi li aiutano". Come se il presidente sapesse qualcosa di cui l'FBI e il pubblico americano non erano al corrente.
Nel suo discorso al Congresso del 20 settembre, il presidente Bush ha chiamato i nemici dell'America "i nemici della libertà". "Gli americani si chiedono perché ci odiano" ha detto. "Odiano la nostra libertà di parola, la nostra libertà di votare, di riunirci in assemblea e di essere in disaccordo gli uni con gli altri". Ci viene chiesto qui di fare due assunzioni fideistiche. Uno, di ammettere che Il Nemico sia colui che è indicato dal governo statunitense, anche se non ha prove sostanziali per dar credito all'accusa. Due, di ammettere che i motivi del Nemico siano quelli indicati dal governo statunitense. E anche in questo caso non c'è niente che lo dimostri.
Per ragioni strategiche, militari ed economiche è vitale per gli Stati Uniti persuadere il suo pubblico che i valori di libertà, democrazia e American Way of Life sono stati attaccati. Nell'attuale atmosfera di dolore, oltraggio e rabbia è un concetto facile da spacciare. Comunque, se fosse vero, è ragionevole chiedersi perché sono stati scelti come bersagli dell'attacco i simboli del dominio economico e militare americano, il WTC ed il Pentagono. Perché no la statua della libertà? Potrebbe essere che la rabbia demoniaca che ha portato agli attacchi abbia la radice principale non nella libertà e democrazia americana, ma nel curriculum d'impegno ed appoggio da parte del governo statunitense al loro esatto contrario, al terrorismo militare ed economico, all'insurrezione armata, alla dittatura militare, al fanatismo religioso, al genocidio inimmaginabile (fuori dall'America)? Deve essere difficile per l'Americano qualunque, nel suo lutto recente, guardare il mondo con gli occhi pieni di lacrime e incontrare quello che può sembrargli indifferenza. Non è indifferenza. E' preveggenza. Un'assenza di sorpresa. La stanca saggezza di sapere che ciò che è nell'aria alla fine accade. Gli americani dovrebbero sapere che non sono loro, ma la politica del loro governo che è tanto odiata. Non possono dubitare che loro, i loro straordinari musicisti, scrittori, attori, i loro sportivi spettacolari ed il loro cinema siano universalmente benvenuti. Tutti noi ci siamo commossi davanti al coraggio e alla dedizione mostrati dai pompieri, soccorritori e normali impiegati nei giorni trascorsi dall'attacco.LE DOMANDE DIFFICILI
Il dolore dell'America per ciò che è successo è stato immenso e immensamente pubblico. Sarebbe stato grottesco aspettarsi che potesse misurare o modulare la sua angoscia. Tuttavia, sarebbe un peccato se, invece di cogliere l'opportunità di provare a capire perché i fatti dell'11 settembre sono potuti accadere, gli americani ne approfittassero per usurpare il dolore del mondo intero per piangere e vendicare solo i loro. Perché allora toccherebbero a noi fare le domande penose e rivelare i retroscena sgradevoli. E per il dolore arrecato, per il momento inopportuno, saremmo presi in avversione, ignoranti e forse persino ridotti al silenzio.
Il mondo probabilmente non saprà mai cosa ha spinto questi particolari dirottatori che hanno pilotato gli aerei contro questi particolari edifici americani. Non andavano in cerca di gloria. Non hanno lasciato lettere d'addio, messaggi politici, nessuna organizzazione ha rivendicato gli attacchi. Tutto ciò che sappiamo è che la loro convinzione in quello che stavano facendo ha vinto il naturale istinto umano di sopravvivenza o ogni desiderio di essere ricordati. E' quasi come se non avessero potuto sfogare l'enormità della loro rabbia su qualcosa di più piccolo. Ed il loro atto ha aperto uno squarcio nel mondo che conoscevamo. In assenza di informazioni, politici, commentatori e scrittori (come me) investiranno l'atto con le loro politiche, con le loro interpretazioni.. Queste congetture, queste analisi del clima politico in cui gli attacchi hanno avuto luogo, non possono che fare del bene.
Ma la guerra incombe minacciosa. Qualsiasi cosa resti da dire va detta velocemente. Prima che l'America si ponga al timone della "coalizione internazionale contro il terrore" prima che inviti (e costringa) tutti i paesi a partecipare ad una missione quasi divina chiamata Operazione Giustizia Infinita (fino a quando è stato segnalato che ciò poteva suonare come un insulto per i musulmani, che credono che solo Allah possa amministrare una giustizia infinita) poi ribattezzata Operazione Libertà Duratura, sarebbe utile chiarire alcuni punti. Per esempio, Giustizia Infinita/Libertà Duratura per chi? E' la guerra dell'America contro il terrore in America o contro il terrore in generale? Che cosa esattamente si vuole vendicare qui? La tragica perdita di quasi 7000 vite, lo sventramento di cinque milioni di piedi quadrati di uffici a Manhattan, la distruzione di una sezione del Pentagono, la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, la bancarotta di alcune linee aeree e la caduta della borsa di New York? O c'è di più? Nel 1996, Madeleine Albright, allora segretario di stato degli USA, interrogata da una televisione nazionale su cosa pensava del fatto che 500.000 bambini iracheni erano morti in seguito alle sanzioni economiche statunitensi, rispose che era stata una scelta difficile, ma che "tutto sommato, ne valeva la pena". Albright non perse il lavoro per aver detto ciò. Continuò a viaggiare per il mondo rappresentando le opinioni e le aspirazioni del governo statunitense. Per di più, le sanzioni contro l'Iraq continuano. I bambini continuano a morire.IL CONFINE FRA CIVILTA' E BARBARIE
Eccoci, dunque, al punto. L'ambigua distinzione tra civiltà e barbarie, tra massacro d'innocenti o, se preferite, "scontro di civilizzazioni", e danni collaterali. I sofismi e la difficile algebra della giustizia infinita. Quanti morti iracheni ci vogliono per rendere questo mondo un mondo migliore? Quanti morti afgani per ogni morto americano? Quante donne e bambini per ogni uomo? Quanti mujaheddin per ogni consulente finanziario? Mentre guardiamo ipnotizzati, l'operazione Libertà Duratura si spiega sugli schermi delle televisioni di tutto il mondo. Una coalizione delle superpotenze mondiali si avvicina sempre più all'Afganistan, uno dei paesi più poveri e devastati dalla guerra del mondo, il cui governo talibano dà asilo ad Osama bin Laden, l'uomo ritenuto responsabile degli attentati dell'11 settembre.
L'unica ricchezza che resta all'Afganistan sono i suoi cittadini (tra loro, mezzo milione d'orfani mutilati. Si racconta di affannose corse di zoppi che avvengono regolarmente quando arti artificiali sono paracadutati in villaggi remoti ed inaccessibili). L'economia afgana è nel caos. In realtà, il problema per un esercito invasore è che l'Afganistan non ha coordinate o punti di riferimento convenzionali da tracciare su una carta militare - nessuna grande città, nessuna autostrada, nessun complesso industriale, nessun impianto di trattamento delle acque. Le fattorie sono state trasformate in cimiteri di massa. La campagna è disseminata di mine terrestri - 10 milioni secondo le stime più recenti. L'esercito dovrebbe prima rimuovere le mine e costruire le strade per portare i suoi soldati all'interno.
Per timore dell'attacco americano, un milione di cittadini sono fuggiti dalle loro case e sono arrivati alle frontiere tra Afganistan e Pakistan. Secondo una stima dell'ONU sono otto milioni gli afgani che hanno bisogno di aiuti d'emergenza. Poiché le riserve si esauriscono - le organizzazioni che distribuivano cibo e assistenza sono state invitate a partire - la BBC sostiene che uno dei peggiori disastri umanitari dei nostri tempi ha cominciato a dispiegarsi. Siete testimoni della giustizia infinita del nuovo secolo. Civili che muoiono di fame mentre aspettano di essere uccisi.GUERRA SANTA CONTRO L'URSS
In America ci sono state dichiarazioni brutali di "bombardare l'Afganistan fino a ridurlo all'età della pietra". Qualcuno, per favore, divulghi la notizia che l'Afganistan è già all'età della pietra. E se può essere di consolazione, l'America non ha avuto un ruolo minore nel portarcelo. Gli americani possono avere idee confuse su dove esattamente sia (abbiamo sentito dire che c'è una corsa all'acquisto di carte geografiche nel paese), ma gli Stati Uniti e l'Afganistan sono vecchi amici.
Nel 1979, dopo l'invasione sovietica dell'Afganistan, la CIA ed il pachistano ISI (Inter Services Intelligence) lanciarono congiuntamente la più grande operazione segreta della storia della CIA. Lo scopo era quello di imbrigliare l'energia della resistenza afgana ai sovietici e trasformarla in una guerra santa, una jihad islamica, che avrebbe fatto insorgere le repubbliche sovietiche musulmane contro il regime comunista finendo per destabilizzarlo. Quando iniziò, doveva essere il Vietnam dell'Unione Sovietica. Alla fine fu qualcosa di più. Per anni, attraverso l'ISI, la CIA finanziò e reclutò quasi 100.000 mojaheddin provenienti da 40 paesi islamici per combattere la guerra per procura dell'America. I soldati semplici e caporali mojaheddin erano all'oscuro del fatto che la loro jihad era combattuta per conto dello Zio Sam. (L'ironia è che l'America era altrettanto all'oscuro del fatto che stava finanziando una futura guerra contro se stessa).
Nel 1989, dissanguati da 10 anni di conflitto brutale, i russi si ritirarono, lasciandosi dietro una civilizzazione ridotta in macerie.
In Afganistan si scatenò la guerra civile. La jihad si estese alla Cecenia, al Kossovo e finalmente al Kashmir. La CIA continuava a riversare denaro e armamenti, ma le spese generali erano diventate immense, e c'era bisogno di più soldi. I mojaheddin ordinarono agli agricoltori di piantare oppio come "tassa rivoluzionaria".ARRIVANO I TALIBAN
L'ISI allestì centinaia di laboratori per la raffinazione dell'eroina da un capo all'altro dell'Afganistan. Nel giro di due anni dall'arrivo della CIA, la zona di frontiera tra Pakistan-Afganistan era diventata la più grande produttrice di eroina del mondo, e la maggiore fonte di eroina nelle strade americane. Il profitto annuale, stimato da $100miliardi a $200miliardi, era reinvestito per addestrare e armare i militanti.
Nel 1995, i talibani - allora una setta marginale di pericolosi fondamentalisti dalla linea dura - si impadronirono militarmente del potere in Afganistan. Erano finanziati dall'ISI, la vecchia coorte della CIA, e avevano il sostegno di molti partiti politici pachistani. I talibani scatenarono un regime di terrore. Le prime vittime furono gli stessi afgani, in particolare le donne. Chiusero le scuole femminili, licenziarono le donne dagli impieghi pubblici e applicarono le leggi della sharia, secondo le quali le donne considerate "immorali" vanno lapidate e le vedove adultere seppellite vive. Visto il rispetto per i diritti umani che caratterizza il governo talibano, sembra improbabile che vi sia modo di intimidirlo o farlo deviare dai suoi propositi attraverso la minaccia della guerra o il pericolo per le vite dei suoi civili.
Dopo tutto quello che è successo, ci può essere qualcosa di più ironico del fatto che Russia e America si coalizzino per ri-distruggere l'Afganistan? La questione è, si può distruggere la distruzione? Lanciare altre bombe sull'Afganistan non avrà altro effetto che rivoltare le macerie, scoperchiare qualche vecchia sepoltura e disturbare il morto.
Il paesaggio desolato dell'Afganistan è stato il cimitero del comunismo sovietico e il trampolino di un mondo unipolare dominato dall'America. Ha fatto spazio al neocapitalismo e alla globalizzazione economica, sempre dominati dall'America. E ora l'Afganistan è pronto a diventare la tomba degli improbabili soldati che hanno combattuto e vinto quella guerra per l'America.
E che ne è del fidato alleato dell'America? Anche il Pakistan ha sofferto enormemente. Il governo statunitense non è stato timido nell'appoggiare dittatori militari che hanno impedito che l'idea della democrazia mettesse radici nel paese. Prima dell'arrivo della CIA, in Pakistan esisteva un piccolo mercato rurale dell'oppio. Tra il 1979 e il 1985, il numero degli eroinomani è cresciuto da zero a un milione e mezzo. Già prima dell'11 settembre, tre milioni di rifugiati afgani vivevano in tendopoli lungo il confine. L'economia pachistana si sta sgretolando. La violenza settaria, i programmi di adattamento strutturale alla globalizzazione e i signori della droga stanno lacerando il paese. Creati per combattere contro i sovietici, i centri di addestramento per i terroristi e le scuole religiose, seminati come denti di drago in tutto il paese, hanno prodotto fondamentalisti con un tremendo richiamo popolare all'interno dello stesso Pakistan. I talibani, per anni aiutati, finanziati e sostenuti dal governo pachistano, hanno importanti alleanze strategiche con i partiti politici del Pakistan.
Ora il governo statunitense sta chiedendo (solo chiedendo?) al Pakistan di strangolare la creatura che ha amorosamente allevato nel cortile dietro casa per tanti anni. Il presidente Musharraf, che ha promesso il suo appoggio agli USA, potrebbe ritrovarsi a dover affrontare qualcosa che assomiglia ad una guerra civile.
L'India, in parte grazie alla sua geografia, in parte grazie alla lungimiranza dei suoi ex-leader, fino ad ora ha avuto la fortuna di essere lasciata fuori da questo Grande Gioco. Se vi fosse stata coinvolta, è più che probabile che la nostra democrazia, così com'è, non sarebbe sopravvissuta. Oggi, mentre alcuni di noi stanno a guardare inorriditi, il governo indiano sta dimenadosi su e giu' accanitamente, pregando in ginocchiogli USA di stabilire la base in India anziché in Pakistan. Dopo aver avuto questa visione dal di fuori del ring del sordido destino del Pakistan, non è solo bizzarro, ma addirittura impensabile, che l'India possa volere la stessa cosa. Qualsiasi paese del terzo mondo con una economia fragile ed una base sociale complessa dovrebbe ormai sapere che invitare una superpotenza come l'America (sia che affermi di rimanere che di essere di passaggio) è come invitare un mattone a cadere sul parabrezza.UNA RETORICA OLTRAGGIOSA
Nella guerra dei media seguita all'11 settembre, le grandi catene televisive hanno quasi completamente ignorato la storia del coinvolgimento americano in Afghanistan. Così, per chi non ha familiarità con queste vicende, la copertura giornalistica degli attacchi può essere stata commovente, inquietante e per i cinici forse addirittura compiaciuta. Ma per quelli di noi che conoscono la recente storia afgana, la copertura televisiva americana e la retorica della 'coalizione internazionale contro il terrore' è semplicemente oltraggiosa. La 'libera stampa' dell'America, proprio come il suo 'libero mercato' ha la sua buona dose di responsabilità.
L'Operazione Libertà Duratura è ostensibilmente portata avanti per difendere l'American Way of Life, il modello di vita americano. Probabilmente finirà per minarlo alle fondamenta. Genererà più rabbia e più terrore dappertutto nel mondo. Per la gente comune in America significherà vivere tutta una vita in un clima di sgradevole incertezza: mio figlio sarà al sicuro a scuola? Ci sarà gas nervino in metropolitana? Una bomba nel cinema? Il mio amore verrà a casa stanotte? Ci sono stati avvertimenti sulla possibilità di una guerra biologica - vaiolo, peste bubbonica, antrace - il carico mortale di innocui aerei che di solito spruzzano diserbanti. Essere abbuttuti pochi alla volta potrebbe finire per essere peggio che essere annientati tutti in un colpo da una bomba nucleare.UN SINTOMO DEL TERRORISMO
Il governo statunitense e senza dubbio i governi di tutto il mondo useranno il clima di guerra come scusa per ridurre i diritti civili, negare la libertà di parola, licenziare i lavoratori, perseguitare le minoranze etniche e religiose, tagliare le spese pubbliche e dirottare quantità enormi di denaro sull'industria militare. A che scopo? Il president Bush non può "liberare il mondo dai malvagi" più di quanto non possa popolarlo di santi. Per il governo degli Stati Uniti è assurdo anche solo trastullarsi con l'idea di poter reprimere il terrorismo con più violenza e oppressione. Il terrorismo è il sintomo, non la malattia. Il terrorismo non ha patria. E' transnazionale, è una impresa globale come Coca Cola o Pepsi o Nike. Alle prime avvisaglie di difficoltà,i terroristi possono trasferirsi e spostare le loro "fabbriche" da paese a paese in cerca di affari migliori. Proprio come le multinazionali.
Il terrorismo come fenomeno potrebbe non sparire mai. Ma se lo si vuole contenere, il primo passo per l'America è quello di riconoscere almeno che condivide il pianeta con altre nazioni, con altri esseri umani che, anche se non vanno in televisione, hanno amori e affanni e storie e canzoni e dolori e, per Dio, diritti. Invece, quando Donald Rumsfeld, il segretario statunitense della difesa, è stato interrogato su cosa avrebbe chiamato "vittoria" in questa nuova guerra, ha risposto: "convincere il mondo che agli americani deve essere permesso di continuare con il loro stile di vita".UN MOSTRUOSO BIGLIETTO DA VISITA
Gli attacchi dell'11 settembre sono stati un mostruoso biglietto da visita di un mondo andato orribilmente in malora. Il messaggio potrebbe essere stato scritto da Bin Laden (chi lo sa?) e consegnato dai suoi corrieri, ma potrebbe benissimo essere stato firmato dai fantasmi delle vittime delle vecchie guerre dell'America. I milioni uccisi in Corea, Vietnam e Cambogia, i 17.500 uccisi quando Israele - spalleggiato dagli USA - invase il Libano nel 1982, i 200.000 iracheni uccisi nell'operazione Desert Storm, le migliaia di palestinesi morti combattendo contro l'occupazione israeliana dei Territori della West Bank. E i milioni che sono morti in Yugoslavia, Somalia, Haiti, Cile, Nicaragua, El Salvador, Repubblica Dominicana, per mano di tutti i terroristi, dittatori e responsabili di genocidi che il governo americano ha appoggiato, addestrato, finanziato e rifornito di armi. E questa è ben lungi da essere una lista esaustiva.
Per un paese coinvolto in così tante guerre e conflitti, gli americani sono stati estremamente fortunati. Gli attacchi dell'11 settembre sono solo i secondi sul suolo americano in oltre un secolo. Il primo era stato Pearl Harbour. La rappresaglia allora prese una via tortuosa, ma terminò con Hiroshima e Nagasaki.
Questa volta il mondo aspetta con il fiato sospeso gli orrori che verranno.
Qualcuno recentemente ha detto che se Osama bin Laden non fosse esistito, l'America avrebbe dovuto inventarlo. Ma, in un certo modo, l'America lo ha inventato. Era tra i jihadi che si trasferirono in Afganistan nel 1979 quando la CIA iniziava le sue operazioni in zona. Bin Laden ha la peculiarità di essere stato creato dalla CIA e ricercato dall'FBI. Nel giro di due settimane è stato promosso da indiziato a principale indiziato e poi, malgrado la mancanza di qualsiasi prova reale, direttamente in cima alla classifica come "ricercato vivo o morto".
A quanto si dice, sarà impossibile esibire prove (del tipo che supererebbero l'esame in una corte di giustizia) che mettano in relazione Bin Laden agli attentati dell'11 settembre. Finora, pare che la prova più incriminante contro di lui sia il fatto che non li ha condannati.
Per quello che si sa del domicilio di Bin Laden e delle condizioni di vita nelle quali opera, è del tutto possibile che non abbia personalmente pianificato e messo in atto gli attacchi - che sia la figura che li ha ispirati, "il presidente-amministratore delegato della holding". La risposta dei talibani alla richiesta americana di estradare Bin Laden è stata stranamente ragionevole: portate le prove e lo consegneremo. La risposta di Bush è che la richiesta "non è negoziabile".
(A proposito di estradizione di amministratori delegati - l'India può fare domanda per l'estradizione di Warren Anderson dagli USA? Era l'amministratore della Union Carbide, responsabile della fuga di gas che nel 1984 uccise 16.000 persone a Bhopal. Abbiamo raccolto le prove necessarie. E' tutto negli incartamenti. Potete darcelo, per favore?)IL GEMELLO SELVAGGIO
Ma chi è Osama bin Laden veramente? O per meglio dire: che cosa è Osama bin Laden? E' il segreto di famiglia dell'America. E' l'oscuro doppio del presidente americano. Il gemello feroce e primitivo di tutto ciò che pretende di essere bello e civilizzato. E' stato creato dalla costola di un mondo devastato dalla politica estera americana: la sua diplomazia delle cannoniere, il suo arsenale nucleare, la sua politica volgarmente enunciata di "dominazione a spettro totale", la sua agghiacciante indifferenza per le vite dei non-americani, i suoi barbari interventi militari, il suo appoggio a regimi dispotici e dittatoriali, la sua impietosa agenda economica che ha rosicchiato le economie dei paesi poveri come una nuvola di locuste. Le sue multinazionali saccheggiatrici che stanno impossessandosi dell'aria che respiriamo, del suolo su cui stiamo, dell'acqua che beviamo, dei pensieri che pensiamo. Ora che il segreto di famiglia è stato rivelato, i gemelli stanno sfumando l'uno nell'altro e gradatamente stanno diventando intercambiabili. Le loro armi, bombe, soldi e droghe sono andati in giro in circolo per parecchio tempo. (I missili Stinger che saluteranno gli elicotteri USA furono forniti dalla CIA. L'eroina usata dai tossicomani in America viene dall'Afganistan. L'amministrazione Bush ha dato recentemente un sussidio di $43 milioni per una "guerra alla droga "...).
Ora Bush e Bin Laden hanno persino iniziato a prendere reciprocamente a prestito la rispettiva retorica. Ognuno si riferisce all'altro come alla "testa del serpente ". Entrambi invocano Dio e usano la vaga e millenaria moneta del bene e del male come termine di riferimento. Entrambi sono invischiati in indubbi crimini politici. Entrambi sono pericolosamente armati - uno con l'arsenale nucleare dell'oscenamente potente, l'altro con l'incandescente potere distruttivo dell'assoluta disperazione. La palla di fuoco nucleare e il punteruolo per il ghiaccio. Il randello e l'ascia. La cosa importante è tenere in mente che nessuno è un'alternativa accettabile all'altro.
L'ultimatum del president Bush ai popoli del mondo - "Se non siete con noi, siete contro di noi " - è una dichiarazione di presuntuosa arroganza. Non è una scelta che la gente vuole, deve o ha bisogno di fare.The Guardian (Londra)
29 settembre 2001